Fratelli d'Italia • Ungheria

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30/04/2026

In Italia non serve imporre un salario minimo, serve creare le condizioni affinché i salari crescano.

Fissare per legge una soglia minima rischia di comprimere verso il basso i salari e indebolire la contrattazione collettiva, che oggi tutela la grande maggioranza dei lavoratori.

Il salario giusto introdotto dal Governo Meloni ha come parametro i contratti collettivi nazionali e tiene conto dei settori, delle competenze e della produttività. E proprio per questo, nella maggior parte dei casi, è più alto del minimo imposto per legge.

Perché un salario giusto non è il minimo possibile: è il massimo che un sistema equo può garantire.

24/04/2026

Quando il Governo Meloni si è insediato, il rapporto deficit/PIL era all’8,1%. Lo abbiamo portato al 3,1%: un risultato considerato da molti irraggiungibile.

Eppure, se non ci fosse stato il Superbonus a pesare come un macigno sui conti dello Stato, saremmo già stati al di sotto della soglia necessaria per uscire dalla procedura di infrazione.

A chi oggi prova a confondere le acque, mentendo spudoratamente per convenienza politica, ricordiamo che la realtà dei conti pubblici non si può alterare.

26/03/2026

Passa al Parlamento europeo il modello Meloni: hub per i rimpatri in Paesi terzi, sulla scia dell’accordo Italia-Albania, già riconosciuto efficace da altri Stati membri.

Il testo introduce inoltre norme più rigorose per il rimpatrio dei clandestini che rappresentano un rischio per la sicurezza e l’ordine pubblico.

La lotta all’immigrazione clandestina accelera insieme al cambio di paradigma in Europa, con l’Italia in prima fila.

Photos from Fratelli d'Italia • Ungheria's post 10/02/2026

Oggi si celebra il Giorno del Ricordo.

Una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza.

Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità.

La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia. È il fondamento di una memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale, tracciando la strada a chi verrà dopo di noi.

Abbiamo ricevuto un testimone, e non intendiamo farlo cadere. Come dimostra la pluralità di iniziative e celebrazioni che il Governo promuove anche quest’anno, come il “Treno del Ricordo” che da Nord a Sud ripercorrerà idealmente il viaggio di chi ha deciso di essere italiano due volte. Per nascita e per scelta.

L’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata. Perché questa storia non è una storia che appartiene a una porzione di confine o a quel che resta del popolo giuliano-dalmata. È una storia che appartiene all’Italia intera. Ad ognuno di noi.

01/02/2026

Stare al vostro fianco è per noi un dovere morale.

01/02/2026

Questa mattina sono stata all’ospedale Le Molinette di Torino per portare, a nome dell’Italia, la solidarietà a due degli agenti rimasti feriti negli scontri di ieri e, attraverso loro, a tutti i militari e gli appartenenti alle Forze dell’ordine coinvolti.

Alessandro ha 29 anni, Lorenzo ne ha 28. Contro di loro martelli, molotov, bombe carta ripiene di chiodi, pietre lanciate con le catapulte, oggetti contundenti di ogni genere e jammer per impedire alla polizia di comunicare. “Erano lì per farci fuori”, ha detto un agente.

Ora sarò chiara. Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi.
Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio.

Mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono e consentono di rispondere in modo fermo, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte.

Se i poliziotti avessero reagito agli aggressori sarebbero già iscritti nel registro degli indagati, e probabilmente ci sarebbe qualche misura cautelare a loro carico. Ma se non riusciamo a difendere chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto.

Per quanto riguarda il Governo, ho convocato una riunione per domattina per parlare delle minacce all’ordine pubblico di questi giorni e per valutare le nuove norme del decreto sicurezza. Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa Nazione.

01/02/2026

Questa immagine dice già tutto.
Volti arrabbiati.
Pugni alzati.
Bandiere ideologiche.
Nessun simbolo dell’Italia.

Slogan:
“**Torino è partigiana**”
“**Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali**”

Non è un invito a parlare.
È un invito allo scontro.

A rilanciarla è **[Ilaria Salis](chatgpt://generic-entity?number=0)**, che scrive:
> “Rispondere agli attacchi repressivi del Governo rilanciando sull’allargamento delle lotte sociali è la strada giusta”.

Parole forti.
Che infatti sono finite in **scontri, feriti e danni** a Torino.
Fonte RaiNews:
https://www.rainews.it/maratona/2026/01/askatasuna-in-migliaia-da-tutta-italia-davanti-a-ateneo-occupato-a-torino-3d3cf8f2-7e2a-46b8-895d-53001bc431ed.html

Un dettaglio che pesa:
Salis è anche **un’insegnante**.
Il messaggio che passa ai ragazzi è questo:
se l’altro è “fascista”,
allora la violenza diventa giusta.

Lo stesso schema visto altrove.

A Milano: corteo pro-Gaza, scontri violenti, arresti.
Poi il TAR ha sospeso i Daspo agli indagati.
Fonte ANSA:
https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2026/01/19/scontri-pro-pal-a-milano-il-tar-sospende-i-daspo-per-i-ragazzi-indagati_0d8f2d61-7c7a-4e2d-8b5e-1b8c5c7f4c9e.html

In Parlamento:
conferenze bloccate non con le idee,
ma con l’occupazione delle sale.
Fonte Askanews:
https://askanews.it/2026/01/30/opposizioni-e-fontana-bloccano-conferenza-remigrazione-la-lega-no-bavagli/

Qui non è destra contro sinistra.
È una questione semplice:
o stai con le regole
o stai con la forza.

La democrazia è lenta.
A volte noiosa.
Ma è fatta di parole,
non di pugni.

Se dici:
“posso colpire perché sono dalla parte giusta”,
non stai difendendo la libertà.
Stai imponendo la tua.

E questo non è antifascismo.
È autoritarismo con un’altra bandiera.








Ambasciata d'Italia Budapest 24/01/2026


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