25/04/2019
Non prendiamoci in giro, la festa della liberazione non è una festa di tutti. È per tutti, ma non di tutti. Il 25 aprile non è dei "non sono razzista, ma", non è dei "ma i rom non si integrano", non dei "tornassero a casa loro", non dei "destra e sinistra non esistono più", non dei "la società fa vincere chi se la cava da solo" e "i poveri sono nullafacenti sul divano". Il 25 aprile non è di coloro che brandiscono le armi contro i carcerati e poi salvano i politici dai processi, non di coloro che "hanno fatto bene, stefano Cucchi era solo un tossico" o di quelli che considerano i bambini affogati come un danno collaterale, o di quelli che il crocifisso va ovunque e la vita è sacra, ma solo dei bianchi maschi eterosessuali. Il 25 aprile non è di coloro che manipolano le notizie e calvacano la rabbia per salire nei sondaggi, mentre chi legge libri, crede nella scienza e nell'uguaglianza è un buonista di sinistra radical chic. No, il 25 non è di tutti. È di chi ogni giorno dà il proprio tempo, la propria passione, la propria vita per gli altri, per cambiare questo mondo sempre più barbaro. Il 25 aprile è chi continua, nonostante la propaganda quotidiana, a credere fermamente nell'uguaglianza tra i popoli, nella libertà, nella lotta dei deboli e degli sfruttati contro gli sfruttatori. Buon 25 aprile a questi uomini e donne che si liberano dall'oppressione, dalla barbarie e dall'oscurantismo da oltre 70 anni.

14/04/2019