Regione Lombardia
Lega Adro - Sole delle Alpi
Lega - Sezione di Adro
📣CHI PAGA 💶 € 93.326,93?
🩳PANTALONE
Da mesi questa amministrazione continua a raccontare di aver “salvato il Comune” chiudendo la vicenda della “Città del Vino”.Ma oggi, leggendo gli atti ufficiali, emerge una realtà molto diversa e che ogni cittadino dovrebbe conoscere.
La vicenda è semplice.
Il Comune aveva espropriato decine di migliaia di metri quadrati di terreni per realizzare il progetto “Città del Vino”.Un progetto che non era pensato come semplice opera comunale isolata, ma rispetto al quale le precedenti amministrazioni avevano già avviato interlocuzioni e accordi con soggetti privati ed enti pubblici finalizzati al finanziamento, alla gestione e alla promozione dell’iniziativa.
Successivamente l’attuale amministrazione ha deciso di abbandonare definitivamente quel progetto.
A quel punto si aprivano diverse possibilità:
1 attendere la sentenza definitiva del Tribunale sul valore delle aree;
2 valutare la restituzione delle aree, possibilità richiamata dalla stessa amministrazione nella propria deliberazione;
3 oppure trovare un accordo economico con i proprietari.
L’amministrazione ha scelto la terza strada.
Con l’accordo bonario il Comune ha riconosciuto ai proprietari un valore pari a € 42,00 al metro quadrato, per un importo complessivo di oltre 1 milione e 769 mila euro.
Pochi mesi dopo, però, gran parte delle stesse aree viene messa all’asta pubblica dal Comune ad un valore di circa € 39,49 al metro quadrato, con aggiudicazione provvisoria pari a € 1.450.000.
Tradotto in modo semplice:il Comune paga le aree più di quanto ritiene poi di poter incassare rivendendole.
E non basta.
Per arrivare a questa operazione il Comune sostiene anche:
spese notarili;
costi dell’asta pubblica;
costi dei frazionamenti catastali;
costi tecnici e amministrativi per riportare urbanisticamente le aree da destinazione SP ad agricola.
Tutti soldi pubblici.Tutti soldi dei cittadini.
E allora le domande sono inevitabili.
Perché chiudere un accordo al rialzo quando il valore era ancora oggetto di giudizio?
Perché non attendere la sentenza definitiva?
Perché non valutare fino in fondo la restituzione delle aree, prevista dalla stessa normativa richiamata negli atti comunali?
E soprattutto:perché pagare € 42,00 al metro quadrato e poi vendere a circa € 39,49?
Qui non si parla di propaganda o tifoseria politica.Qui si parla di gestione dei soldi pubblici e della responsabilità economica e giuridica di chi amministra la “cosa” pubblica.
Ed è ancora più grave se si pensa che tutto questo accade dopo appena due anni di amministrazione.
Due anni fa queste persone non avevano alcuna esperienza concreta di pubblica amministrazione, di delibere, di atti pubblici e di gestione della macchina comunale.Prima facevano altro.E questi oggi sono i risultati.
Questo è il modo con cui si rischia di piegare economicamente un paese:si cancellano progetti strategici, si disperdono investimenti pubblici e alla fine il conto viene lasciato ai cittadini.
La vera trasparenza non è fare post sui social. La vera trasparenza è spiegare ai cittadini, numeri alla mano, perché queste scelte sarebbero state davvero le più convenienti per Adro .
Sei di Adro se Comune di Adro
30/04/2026
Adro 01/05/2026
“Giuseppe Vezzoli, segretario di sezione della Lega Nord Adro, esempio di dedizione, coerenza e impegno per la comunità: il suo ricordo resta guida per tutti noi.”
Risposta al post del Comune di Adro
Parole condivisibili, Sindaco.
Peccato che, ad Adro, la realtà dica spesso altro.
Perché la libertà non si celebra solo il 25 aprile: si pratica tutto l’anno. Anche in Consiglio comunale, anche quando la minoranza fa il proprio dovere di controllo, verifica e proposta.
E stride sentire parlare di comunità, partecipazione e libertà mentre si porta avanti un regolamento che riduce gli spazi dei consiglieri di minoranza, li comprime, li azzittisce e li ostacola proprio nel loro ruolo: controllare che le scelte della maggioranza siano davvero nell’interesse dei cittadini.
Perché libertà è anche poter dire che non torna vendere un’area a meno di quanto la si è pagata.
È poter chiedere conto del perché si faccia pagare alla casa di riposo una recinzione di confine dopo averle espropriato un’area che era già recintata, quando quell’opera risulta già coperta da un finanziamento statale a fondo perduto.
È poter contestare che si chiedano 15.000 euro alla Chiesa per realizzare un’opera pubblica — la strada del cimitero — sapendo che la Parrocchia è stretta dai tempi dell’appalto per il restauro della chiesa di Santa Maria: se i lavori non saranno completati entro la scadenza, rischia di perdere il finanziamento, con un danno ben superiore. Non sono briciole, e in queste condizioni parlare di scelta libera diventa quantomeno difficile.
Ed è poter denunciare che il costo restante venga coperto con fondi pubblici destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche del paese, sostenendo che quella strada sia “abbattimento barriere” solo perché conduce all’accesso cimiteriale utilizzabile anche da persone disabili.
È libertà anche poter chiedere conto della casa di via Cairoli: un’abitazione che, a detta di un esperto costruttore edile rispettato in paese, che da giovane contribuì persino a costruirla, sarebbe staticamente insicura e fuori legge. Eppure il Comune, pur conoscendo la situazione, non risulta abbia mosso un dito per fare i controlli di legge, nemmeno quando quell’immobile è stato affittato a una famiglia bisognosa con minori, con tutti i rischi che ne conseguono.
E non risulta abbiano mosso un dito nemmeno i servizi sociali per tutelare quei minori, senza dimenticare che la proprietà è di una persona disabile, anch’essa nota ai servizi sociali per ovvie ragioni.
Ed è libertà anche poter dire che esiste un problema di sicurezza.
Perché quando nei bar, nelle scuole, nei parchi giochi e tra la gente si ripete che Adro non è più sicura come prima, quel problema non può essere liquidato solo perché a portarlo in Consiglio comunale sono le minoranze.
I problemi non si negano perché danno fastidio. Si affrontano.
E il Consiglio comunale è proprio la sede giusta per dirlo, per chiederne conto e per pretendere risposte.
Le minoranze, quando evidenziano questi temi, non fanno propaganda: fanno il loro dovere. Anche se dà fastidio.
Ecco cosa stride con il discorso del Sindaco.
La libertà non ha colore politico, certo.
Ma non basta dirlo: bisogna dimostrarlo quando qualcuno controlla, domanda, contesta e porta alla luce ciò che non torna.
Perché una comunità non cresce mettendo il bavaglio a chi fa opposizione.
Cresce quando accetta il confronto, anche scomodo.
Buona Liberazione, allora.
Ma liberazione vera: anche dal fastidio verso chi non si allinea.
25/04/2026
CHI LASCIA LA STRADA VECCHIA
PER LA NUOVA LASCIA LA LEGA 💚…
E ADRO PAGA LA PROVA!
Sei di Adro se
Comune di Adro
25/04/2026
PAR TERA PAR MAR W SAN MARCO
24/04/2026
📣 Caro Adro…
🏤 Consiglio Comunale del 22/04/2026
📖 Buona lettura.
Nel Consiglio comunale del 22 aprile si è visto con chiarezza un dato politico che ormai non può più essere nascosto: questa maggioranza non governa con visione, competenza e coraggio, ma per approssimazione, forzature e paura del confronto vero in aula.
Sul nuovo regolamento del Consiglio comunale abbiamo contestato con fermezza un testo palesemente in contrasto con lo Statuto comunale e costruito non per migliorare il funzionamento del Consiglio, ma per comprimere l’azione delle minoranze, ridurre l’autonomia del singolo consigliere e concentrare tutto nelle mani del capogruppo. In sostanza, un regolamento pensato per trasformare il consigliere di minoranza in un mero esecutore, buono per alzare la mano, votare sì o no e tacere. Lo stesso testo dei nostri emendamenti dimostra il contrasto tra Statuto, regolamento vigente e proposta nuova.
In aula è stato contestato anche il tentativo del Sindaco di applicare alla fase di presentazione degli emendamenti i normali tempi di intervento previsti dal vecchio regolamento, cioè 10 minuti più 5, quando invece proprio nella fase emendativa non è prevista alcuna esplicita contingentazione dei tempi. È stato inoltre contestato il tentativo di rinviare alla fine della lettura di tutti gli emendamenti la questione della votazione singola, con l’evidente intento di svuotare il confronto articolo per articolo. Di fronte a queste contestazioni, il Sindaco ha dovuto proporre il ritiro del punto e il rinvio al prossimo Consiglio comunale, previa acquisizione degli emendamenti. Abbiamo accettato, chiarendo però che il nodo resta intatto: gli emendamenti dovranno essere votati singolarmente. Il ritiro del punto dimostra una cosa molto semplice: quel regolamento non reggeva al confronto.
Ed è proprio in questo quadro che va letta anche la scelta, da parte nostra, di uscire dal gruppo consiliare della Lega per costituirci in gruppi autonomi, ciascuno facente capo a sé stesso. Su questo vogliamo essere chiarissimi: non c’è alcuna frattura politica della Lega. Non c’è alcuna rottura programmatica. C’è invece una precisa strategia politico-amministrativa, resa necessaria dal tentativo della maggioranza di introdurre nuovi vincoli, nuovi lacci e nuovi lacciuoli per restringere gli spazi di azione della minoranza. Abbiamo semplicemente usato, prima che venissero compressi, gli strumenti che l’ordinamento vigente ancora consente. E la maggioranza, a nostro giudizio, ha subito questa scelta senza nemmeno comprenderne fino in fondo la ragione: ha costruito un regolamento per ammutolire la minoranza e si è trovata costretta a fare i conti con una risposta politica e consiliare perfettamente legittima.
Sul punto riguardante il Gruppo comunale di protezione civile, invece, il confronto ha prodotto un risultato positivo. Abbiamo sollevato un rilievo preciso su un’incompletezza del testo e la maggioranza ha accettato di integrare l’articolo con tutti i commi proposti. In quel caso, di fronte a una correzione seria dell’atto, abbiamo votato a favore. Quando il confronto viene preso sul serio, il Consiglio comunale serve davvero.
Molto diverso è stato il giudizio sul punto riguardante la casa di riposo di Adro e l’accordo collegato alla cessione dell’area. Qui abbiamo denunciato in aula una doppia stortura.
La prima è un’evidente iniquità sostanziale dell’accordo: il Comune considera come “opere compensative” anche la nuova recinzione resa necessaria dall’esproprio parziale di una proprietà che prima era già chiusa e recintata. In altre parole: ti prendo un pezzo di area, ti modifico il confine, ti rendo necessaria una nuova chiusura della parte residua e poi uso quel costo per pagarti meno in denaro. Questo non è un criterio equo. Dagli atti risulta infatti che, a fronte di un’indennità complessiva di 17.110 euro, il Comune intende corrispondere in denaro solo 7.413,64 euro, utilizzando 9.696,36 euro di opere a scomputo dell’indennità; e dentro quel computo compaiono anche recinzione metallica e cancello metallico.
La seconda stortura è ancora più grave: abbiamo denunciato con nettezza che quelle stesse opere erano già ricomprese nell’appalto principale dell’opera pubblica, finanziata in larghissima parte a fondo perduto dallo Stato nell’ambito del progetto di casa famiglia, nel cui quadro erano compresi anche la strada di accesso, l’acquisizione dell’area e le opere di recinzione e delimitazione. Se così è, il Comune incamera due volte il valore della stessa spesa: una prima volta all’interno dell’opera pubblica già finanziata, una seconda volta utilizzando le medesime opere per abbattere l’indennità dovuta alla fondazione. Questo non è solo sbagliato: è contro legge ed è lesivo dell’interesse pubblico.
E qui il punto politico è enorme. Non stiamo parlando di un soggetto speculativo qualsiasi. Stiamo parlando della casa di riposo di Adro, della Fondazione Opera Pia Delbarba Maselli Dandolo, cioè di una realtà assistenziale del territorio, qualificata negli atti come O.N.L.U.S.. Se una struttura come questa incassa meno o sopporta costi che non dovrebbe sopportare, quella perdita si riflette sui servizi, sugli utenti, sulle famiglie e, in definitiva, sui cittadini di Adro. Per questa ragione abbiamo chiesto il ritiro del punto. La maggioranza ha deciso ugualmente di andare avanti. E per questa ragione procederemo con un esposto alla Corte dei conti, perché il denaro pubblico deve essere speso nell’interesse dei cittadini e non può essere gestito con operazioni opache, inique o contra legem.
Sul bilancio il nostro voto contrario è stato motivato con chiarezza dalla consigliera Moira Delbarba, che ha messo in evidenza una serie di criticità concrete e molto gravi. I cittadini devono sapere che dietro certi numeri ci sono scelte politiche ben precise e, soprattutto, ci sono buchi che qualcuno poi proverà a coprire mettendo di nuovo le mani nelle tasche degli adriesi.
Basta guardare alcune voci. Sulle multe si prevedono entrate per circa 180.000 euro, ma le somme effettivamente incassate risultano intorno a 88.000 euro, meno della metà. Sugli oneri in entrata si scrivono circa 550.000 euro, ma il dato vero è che il nostro ultimo esercizio portava entrate da oneri intorno a 880.000 euro; e quelle che oggi si vedono sono in larga parte ancora code e strascichi di operazioni avviate dalla nostra amministrazione e soltanto concluse sotto il loro mandato. Il significato politico è semplice: se le entrate vere non arrivano, il rischio è che il Comune vada a cercare altrove ciò che manca. E quando un bilancio si regge su previsioni deboli o su entrate che non tengono, alla fine il conto lo pagano sempre i cittadini, direttamente o indirettamente, con nuove tasse, nuovi aggravi o nuovi balzelli.
Moira Delbarba ha inoltre evidenziato il caso del bar della palestra: a fronte di un canone che avrebbe dovuto superare i 9.000 euro, risulta versata circa la metà della somma. Il Sindaco ha dichiarato in aula che il Comune si attiverà con le azioni di legge per il recupero del credito. Ma il punto politico resta tutto: nel bilancio quella mancanza risulta già sostanzialmente collocata nella colonna delle somme p***e, non tra quelle da recuperare con piena determinazione. La sostanza è chiara: a parole si annunciano azioni di recupero, ma negli atti contabili si registra già la rinuncia sostanziale a quelle entrate. Anche questo è un modo sbagliato di amministrare.
Sul tema della sicurezza è intervenuta con grande nettezza la consigliera Patrizia Galli, dicendo a chiare lettere all’assessore competente che Adro non è sicura, che Adro è diventata una giungla e che non c’è bisogno di avere rapporti da chicchessia per capirlo: basta parlare con la gente. È inutile che l’assessore continui a ripetere che “Adro è sicura” perché così direbbero le forze dell’ordine, quando la percezione reale sul territorio va in una direzione completamente diversa.
Patrizia Galli ha sottolineato una verità che chi vive in mezzo alla gente conosce bene: il calo delle denunce non dimostra affatto che il problema non esista; dimostra, semmai, che sempre più persone non credono più nell’utilità della denuncia. Il problema sicurezza c’è, ed è serio: dai maranza ai furtarelli nelle abitazioni, fino a un clima complessivo di degrado e di insicurezza che basta chiedere a chi gestisce i bar, basta osservare ciò che succede all’oratorio, basta ascoltare i cittadini per capire dove siamo finiti. Ma per capire queste cose bisogna stare in mezzo alla gente, non chiusi in Comune. E questo, purtroppo, questa amministrazione non lo ha ancora imparato.
Un altro passaggio emblematico è stato quello sulla copertura dell’immagine di Gianfranco Miglio dopo la rimozione della scritta. In aula si è provato inizialmente a parlare di copertura provvisoria in occasione dell’intitolazione dell’istituto comprensivo a Paolo Borsellino. Ma, incalzato, il consigliere Delpozzo ha poi ammesso la volontà di lasciare quell’immagine coperta stabilmente. E qui abbiamo detto con chiarezza che bisogna avere rispetto del Consiglio comunale e dire le cose come stanno, senza paura e senza vergogna: non è una copertura neutra, è una scelta politica.
Abbiamo ricordato che quell’immagine è stata donata dai cittadini e che nessuno ha il diritto di oscurarla, perché la storia non si cancella e non si piega alla convenienza politica del momento. Da lì si è aperta anche la discussione sul Sole delle Alpi e su una sentenza che ne aveva imposto la rimozione in ambito scolastico. Anche su questo è stato necessario spiegare l’abc: non c’è mai stato alcun reato nel collocare quel simbolo nel polo scolastico; non è stata violata alcuna legge; quel simbolo è presente in più luoghi pubblici di Adro, dal palazzo municipale al capitello delle ex scuole medie di Torbiato. È stata una sentenza del tribunale del lavoro a ritenere che quel simbolo potesse incidere sull’ambiente di lavoro degli insegnanti. Ma anche questo è parte della storia di Adro, e nessuno ha il diritto di cancellarla o di far finta che non esista.
Sul punto relativo alla CUC, infine, abbiamo letto integralmente il nostro intervento mettendo in evidenza una criticità molto precisa: la maggioranza non è stata in grado di distinguere con chiarezza ciò che continuerà a fare il Comune e ciò che verrà invece demandato alla Centrale unica di committenza. Anche qui è emersa una forte confusione amministrativa e politica. Per questa ragione ci siamo astenuti.
Il bilancio politico complessivo della seduta è chiarissimo.
La maggioranza ha dovuto riti**re il punto sul nuovo regolamento del Consiglio comunale perché non era in grado di difenderne il contenuto.
Ha dovuto accettare l’integrazione da noi proposta sul Gruppo comunale di protezione civile.
Ha scelto invece di ti**re dritto sulla casa di riposo, assumendosi tutta la responsabilità di un’operazione che consideriamo gravemente sbagliata, contro legge e lesiva dell’interesse pubblico.
Sul bilancio ha mostrato una visione fragile, fatta di previsioni discutibili, crediti persi e rischi concreti che, alla fine, si scaricheranno sui cittadini.
Sulla sicurezza ha dimostrato di essere scollegata dalla vita reale di Adro.
Sulla vicenda Miglio e sul Sole delle Alpi ha confermato un approccio ideologico, improvvisato e culturalmente debole.
Sulla CUC non è stata capace di spiegare con chiarezza neppure il perimetro delle competenze che stava votando.
In aula eravamo in tre a sostenere queste battaglie: io, Patrizia Galli e Moira Delbarba. Rosa era assente giustificato.
Quando si studiano gli atti, li si leggono fino in fondo e li si attacca nel merito, la maggioranza si ferma, corregge o si scopre. È esattamente quello che è accaduto il 22 aprile.
Il Consiglio comunale non è il luogo in cui la minoranza deve limitarsi a ratificare decisioni già prese. È il luogo in cui gli atti devono reggere al confronto, alla critica e alla responsabilità pubblica. Ed è esattamente quello che continueremo a pretendere, punto per punto, nell’interesse dei cittadini di Adro.
Sei di Adro se
Comune di Adro
19/04/2026
📣Consiglio Comunale Adro.
Essere presenti significa informarsi, far sentire la propria voce e collaborare per migliorare la qualità della vita di tutti. Anche una semplice partecipazione può fare la differenza.
Non fare come lui ⬇️ti aspettiamo
mercoledì 22.04.2026 ore 19:00.
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