21/03/2026
Il Nuraghe Sa Jua è uno dei monumenti di maggior interesse del Guilcer, e domina da un'altura il paese di Aidomaggiore. L'edificio è realizzato in blocchi basaltici di grossa e media dimensione, disposti regolarmente. Si tratta di un nuraghe monotorre, con ingresso architravato dal quale ci si immette nel seguente corridoio, lungo circa cinque metri, nel quale vi troviamo una nicchia posta sulla destra ed una scala elicoidale posta sulla sinistra, composta da 23 gradoni, che conducono al piano superiore. Poco più avanti, inoltrandosi all'interno del nuraghe, si accede alla camera principale a pianta circolare, caratterizzata dalla presenza di altre tre nicchie. Il Nuraghe è di tipo a tholos, si restringe man mano che si arriva alla sua sommità. Anni fa, era dotata di una postazione antincendio. Il nuraghe si sviluppa per una altezza massima di circa 11 metri ed era collegato a una torre minore, oggi coperta da macerie di crollo. Il suo stato di conservazione complessivo è buono, ma la costruzione di una strada d'accesso al paese che lo costeggia, ha minato non poco strutture non ancora studiate, come un villaggio di capanne che si sviluppava attorno al nuraghe. Infine, la grande vicinanza con altri nuraghi monotorre, può provare che questo sito ancora non scavato possa offrire molta materia di studi.
14/03/2026
A poca distanza dal Pozzo Sacro di Coni, a 1,5km a sud dal paese di Nuragus e segnalata da un sentiero che costeggia un boschetto di cipressi, vi è l'area dove un tempo sorse l'abitato romano di Valenza. Questa fu citata da Plinio il Vecchio e Tolomeo, definita come una città di confine situata lungo il percorso della Kalaribus Olbiae: godeva di una certa importanza, in quanto controllava la frontiera con le montagne che i romani non riuscirono mai a controllare a tutti gli effetti. Un territorio che chiamarono Barbagia, non a caso. Il sito ebbe continuità abitativa che proseguì per tutto il medioevo, eccetto una parentesi d'abbandono nel V secolo, quando fu rasa al suolo dai Vandali. Ad oggi è ricordata per una chiesa del periodo altomedievale, i cui resti sono ancora ben riconoscibili: Santa Maria di Valenza. L'edificio, in stile romanico e un tempo dotato di abside semicircolare, conservava delle pietre incise probabilmente in lingua greca e tutt'attorno sono ancora conservati blocchi ben lavorati che facevano parte del portale (o più d'uno). Ad oggi della chiesa restano in piedi la parete nord e una parte della facciata, con alcuni conci squadrati dell'ingresso principale ancora inseriti. A poca distanza è probabile si sviluppasse l'antica necropoli, in quanto furono rinvenute alcune sepolture di epoca medievale, segno tangibile di quella continuità abitativa di Valenza. Mancano tuttavia fonti e documenti che attestino la chiesa in epoca medievale, ma sappiamo che riciclò blocchi e vestigia degli edifici romani, tra cui un miliario che immortalava i lavori di restauro della strada romana durante i regni di Valentiniano e Valente attorno al 365 d.C. Probabilmente chiesa e villaggio subirono l'abbandono finale nel corso del XV secolo, dopo un lungo periodo di guerre e pestilenze.
06/03/2026
Il Nuraghe Santu Milanu si trova fuori dal paese di Nuragus, a poca distanza dal Pozzo Sacro di Coni, presso un'altura in passato sede dell'abitato oggi scomparso di Valenza. Il nuraghe presenta un bastione quadrilobato, oggi ancora quasi del tutto sotterrato, ma con un interessante mastio centrale che svetta imponente: il tutto fu realizzato in blocchi calcarei del posto. L'ingresso presenta all'interno - poco sopra l'architrave, appena visibile dal piano di crollo - una celletta che dà sul corridoio e che si apre sulla fronte del nuraghe. La camera centrale, quasi circolare, marginata da tre nicchie disposte a croce, presenta sulle pareti - ad un'altezza di poco superiore a quella dell'architrave d'ingresso – sei fori un tempo occupati delle travi di sostegno di un soppalco ligneo. Sulla parete d'ingresso, presso una nicchia laterale, si apre l'ingresso della scala di camera che porta ad un piccolo vano sussidiario e che un tempo proseguiva verso la camera del piano superiore. Il vano sussidiario, circolare, comunica con la camera attraverso un finestrino. Scavi datati 2020 hanno confermato che tutt'attorno sono presenti tracce di villaggio nuragico sovrapposti a elementi di epoca romana. A sud-est e sotto la torre nord son visibili due campagne di scavi che hanno mostrato sepolture ben chiuse da embrici: la fossa a sud ha inoltre rinvenuto i resti di un bambino, con a fianco il corredo di una fibula ben elaborata di epoca bizantina. Gli scavi hanno confermato che le sepolture presenti possono occupare un'area ben più vasta di quella finora scoperta e si ritiene certa una lunga frequentazione del sito, almeno fino all'alto medioevo.
17/02/2026
Come ogni anno, la Sartiglia trasforma Oristano in un'emozionante arena medievale a cielo aperto, mentre si festeggia il Carnevale. Cavalieri mascherati, guidati da Su Componidori che apre e chiude le danze, galoppano per le strade cercando di infilzare una stella d'argento appesa al palo: un rituale secolare che vuol essere di buon auspicio per la comunità. Cosa rende speciale questo connubio di velocità, abilità, tradizione e simbolismo, oltre alle spettacolari acrobazie che seguono la giostra della stella? L'idea che questi elementi raffigurino l'essenza più genuina di un Popolo. Nei giorni della Sartiglia e dei suoi Gremi, Oristano diventa il centro del mondo per la Sardegna. Chi visita Oristano può assistere alle gare da vicino, esplorare il centro storico vestito a Carnevale (anche dentro i musei), assaggiare i dolci tradizionali sardi e immergersi nella vibrante atmosfera di musica, costumi e orgoglio locale.
10/02/2026
Il pozzo sacro di Coni si trova poco fuori il paese di Nuragus ed è realizzato in blocchi basaltici, provenienti dalla vicina Giara di Gesturi, ma ad oggi non attinge acqua dal sottosuolo, causa assenza della vena acquifera. La sua planimetria è molto semplice: un vano d'accesso a pianta trapezoidale che immette nel vano scala, con 5 gradini e una tholos oggi incompleta. Questa manca della copertura ed è conservata per soli 6 filari. Il pozzo è di forma leggermente ellissoidale, ricorda una serratura, con la sua camera di forma schiacciata. Le sue pareti sono inclinate verso il basso, dato che i conci son disposti in modo da creare una piccola pendenza. Il rinvenimento di una moneta di epoca tardoantica, indica che il sito era in utilizzo anche durante la dominazione romana, per via della vicinanza con Valenza. Qui durante la campagna di scavi del 1914 fu ritrovato un manufatto in bronzo, raffigurante una figura femminile nell’atto di orazione, nota come la "Matriarca in preghiera", ad oggi esposto al museo archeologico nazionale di Cagliari.
05/02/2026
La necropoli di Montessu, patrimonio dell'Unesco, si estende sul fianco di un colle roccioso a 1km da Villaperuccio nel basso Sulcis: trattasi di un'area sepolcrale che comprende 40 grotte adibite a domus, divise in 4 gruppi. Le tombe, diverse tra loro in tipologia e dimensioni, possiedono parimenti vari tipi di accessi: a cielo aperto, delimitati da massi, oppure a pozzetto. Le più grandi son dette "tombe santuario", domus a pianta bicellulare, precedute da un padiglione a cui segue l'anticella e la cella maggiore: qui si notano ancora tracce di pitture rossastre. In quella nota col nome di Sa Cresiedda, il vestibolo era caratterizzato da due colonne, oggi spezzate. Un'altra tomba, nota come De Is Procus, presenta un largo bancone lungo il vano della camera maggiore, mentre altre si distinguono per la presenza di motivi incisi. Sono caratterizzate, nella parte frontale, da allineamenti megalitici disposti a semicerchio, da ingressi alti circa due metri e da un ampio padiglione che fungeva da vestibolo che immette, attraverso tre aperture, alla camera mortuaria. Quest’ultima è ripartita da robusti divisori nei quali si aprono a traforo i portelli disposti in un suggestivo schema a spirale per simboleggiare gli occhi. La più interessante, di certo la Tomba delle Spirali, formata da un piccolo dromos, seguoto dall'anticella e la cella maggiore, che possiede un bancone perimetrale. Questa mostra incisi alcuni motivi a dente di lupo, nonché spirali all'interno della cella maggiore. Sotto la soglia d'ingresso, pare esserci ciò che resta di una protome taurina. Altre tombe più semplici, come la Tomba delle Corna, con ingresso a pozzetto e pianta circolare, possiede alcuni motivi corniformi a bassorilievo che ornano il soffitto e alcune pareti. Il sito fu utilizzato per secoli Neolitico finale fino al Bronzo Antico, periodo al quale si fa coincidere il suo abbandono. Ad oggi apre regolarmente al pubblico ed è un museo a cielo aperto, a cui segue anche una struttura che mostra artefatti trovati in loco e tutta la sua storia. Troverete tutte le info e gli orari presso area archeologica
28/01/2026
Il pozzo sacro di Tattinu è situato tra i boschi alle pendici del monte Tamara nel territorio di Nuxis, piccolo centro alle porte del Sulcis, lungo la strada che porta verso la chiesa bizantina di Sant'Elia. La prima e più evidente singolarità rispetto ai ‘canonici’ pozzi sacri nuragici è l’apparente assenza del vestibolo e di qualsiasi altra struttura a vista. Inoltre pare non essere pertinente alla presenza di un nuraghe, bensì di un villaggio nuragico i cui resti emergono a pelo del terreno a poca distanza. Questi consistono in blocchi poliedrici disposti a cerchio e rappresentano capanne o spazi abitativi. A est pare che vi siano ulteriori resti murari di ancora non facile lettura. Le scale, con 28 gradini, formano un vuoto rettangolare con il vano d’acqua, lungo poco più di otto metri e largo poco più di uno. L'opera muraria è di tipo poliedrico ed emerge dal terreno di soli 60 cm: ciò fa ritenere che la struttura sia del tutto ipogeica. Il parametro murario mostra le lastre maggiori utilizzate come stipiti dell'ingresso a luce angolare, introducendo dentro il pozzo tramite la gradinata che scende: questi stipiti contrapposti creano due ampi finestroni di scarico, sovrapposti sotto al vertice. La scala è molto ripida, ma è ostruita nel tratto terminale e ad oggi contiamo 28 gradini. Il suo sviluppo planimetrico, assieme all'ipogeo, compongono un vano rettangolare allungato senza soluzione di continuità, ma non si esclude che si possa scoprire dell'altro, con scavi che insistano al piede del gradino inferiore della scala. Per quanto le ultime campagne di scavi del sito siano degli anni 80 del XX secolo, molte sono le vestigia ceramiche (ciotole, vasi e scodelle) portate alla luce e ci regalano un periodo d'utilizzo che va dall'età del Ferro al Bronzo finale.
17/01/2026
L'area archeologica del Monte Sirai, situata nell'omonima altura a ridosso della SS 126 che costeggia Carbonia, è composta da 3 settori principali: il centro abitato, il tofet e le due necropoli. Il primo occupa la parte sud della collina ed è una città che i fenici costruirono nel VII secolo, giunta a noi senza alterazioni della struttura, nemmeno quando questa fu abitata da punici prima e romani poi. All’ingresso dell’acropoli c’è il pomerio, per i fenici limite sacro inviolabile. L’abitato si sviluppa intorno al mastio - in precedenza un nuraghe - per secoli fortezza difensiva, nel III a.C. divenne tempio. Sull’acropoli le abitazioni, costituite da vani attorno a una corte, danno l’idea di ricchezza, specie le case Fantar e del Lucernario di Talco, dove un minerale trasparente filtrava la luce solare illuminando gli ambienti. Il tutto era circondato da una cinta muraria. Il secondo invece occupa il colle Nord, un luogo sacro dove furono sepolti i bambini nati morti e i bambini deceduti in tenera età. L'ultimo invece sta nella valle che separa le due colline e consiste in una necropoli a incinerazione, della quale rimangono solo poche tracce, assieme a un'altra a inumazione, formata da ben 13 tombe che ricordano grandi domus de janas, tutte visitabili e alcune dotate di decorazioni e incisioni. Il sito fu frequentato sin dal Neolitico ed in epoca nuragica per la sua importante posizione strategica: il Monte Sirai ha una vista a 360 gradi che consentiva il controllo delle vie di comunicazione marittime e terrestri dell’attuale Sulcis. Per consuetudine, si dà la sua nascita intorno al 740 a.C. e fu durante l'età fenicia che dimensioni considerevoli; fu raso al suolo nel 520 a.C. a seguito della conquista dei Cartaginesi, che in lo ricostruirono, dotandolo di fortificazioni. Dopo la conquista romana il sito, fatta eccezione per lo smantellamento delle mura, rimase intatto sino alla fine del II secolo a.C., epoca di frequenti insurrezioni nell'Isola. In quel periodo, per ragioni ancora sconosciute, si ebbe l'abbandono dell'intero abitato.
06/01/2026
Il complesso nuragico del Monte Sirai si trova alle porte di Carbonia, in una piccola altura che domina il basso Sulcis. Si tratta di un sito risalente al VII secolo a.c. e il suo ottimo stato di conservazione lo rendono il più completo esempio della fase più recente della civiltà nuragica. Il tutto è composto da un nuraghe polilobato, un villaggio di capanne a sviluppo centripeto, da un forte e infine un insediamento fenicio.L'essere circondato da una grande muraglia ellittica tuttavia rimette in discussione anche il carattere polilobato del nuraghe, il quale è costituito da una tholos principale, circondato da un bastione, al pari di altri esempi coevi della zona. L'insediamento fenicio possiede edifici con ambienti quadrangolari che si sviluppano ai lati della muraglia, e qui si aprono sia una strada ad anello, che un portale che faceva da accesso. Verso il forte, si trova un ambiente ellittico suddiviso in due vani, suddiviso da un muro: quello Nord rappresenta uno spazio sacro con rotonda inscritta, in cui è ancora conservato un sedile perimetrale, lastre del pavimento e un bacino a doppia vasca. In tutta l'area sono state rinvenute tantissime ceramiche e oggetti d'uso quotidiano, ma in primis prodotti in vetro. Infatti al di sotto del forte nuragico è stata ritrovata la più antica officina del vetro dell'isola, con tanto di sistema di canalizzazione per le acque che partiva dalla cima della collina. Questo proverebbe che l'intero complesso sia stato una sorta di polo industriale, specializzato in attività produttive del vetro, ceramiche, ma anche pelli e metalli, in cui hanno convissuto in perfetta simbiosi fenici e nuragici. Il tutto fu abbandonato nel V secolo a.C., quando la Sardegna cadde sotto il dominio di Cartagine.
25/12/2025
Bona Paschixedda a voi🎄e non dimentichiamoci un pensiero per chi sta vivendo tante difficoltà, per chi soffre, chi non è in salute e a chi ha solo la sfortuna di vivere dove spadroneggiano guerra e fame. A voi auguriamo il meglio, con l’auspicio che questi giorni possano regalare momenti di sollievo, conforto, serenità e qualche bella soddisfazione di fine anno😎Buone feste a voi❤️
22/12/2025
La chiesa di Sant'Agata si trova nel cuore di Quartu Sant'Elena. Essa fu parte dell'abitato medievale di Quarto Josso, e la dominazione locale ne suggerisce l'identificazione con la "Domestia di Suvaydanu", compresa tra i possedimenti dei monaci vittorini fino al 1338. L'attuale edificio è frutto di diversi restauri, alcuni privi di documenti storici, ma è chiaro che la sua storia fu molto travagliata. Tuttavia, si possono ti**re alcuni dettagli dalle fasi costruttive: all'impianto romanico si fa riferimento ad ampi tratti murari dei fianchi archeggianti laterali, mentre risale agli inizi del Trecento l'abside a forma di ca****la quadrangolare, in stile gotico. Questa sostituì una precedente semicircolare, i cui conci basali son stati rinvenuti di recente, di gusto romanico. La sua prima fabbrica, di gusto romanico-pisano, fu in ogni caso realizzata da maestranze locali: idem per l'ampliamento gotico-catalano. Fu edificata in cantoni calcarei di media pezzatura, tagliati e messi in opera con accuratezza. Nel fianco nord si apre una monofora a doppio strombo, con davanzale inclinato. Lungo il terminale corrono archetti semicircolari a doppia ghiera, forse rielaborati nel Trecento, che in un fianco e nell'abside videro il reimpiego degli elementi originari, intervallati da archetti ogivali o trilobati. L'abside quadrangolare possiede una volta a crociera, quadripartita da costoloni e, al pari dei fianchi, unico specchio esterno fra larghe paraste d'angolo. Qui vi si apre un'ampia luce (alterata più volte) con centina ad arco acuto e sopracciglio su peducci molto erosi. L’interno, a una sola navata, ha la volta a botte; segue un ampio presbiterio, dietro il quale si trova il coro e l’abside con la volta a crociera. Dal lato sinistro si accede al convento seicentesco, mentre sulla destra si sviluppano la sacrestia, il coretto e tre cappelle, che pare furono costruite in tempi diversi a spese di altrettante importanti famiglie dell'epoca di benefattori quartesi. La chiesa conserva solo pochi dei suoi antichi arredi, fra cui una pregevole pala del ‘600, attribuita al pittore genovese Orazio de Ferrari, inserita nell’altare ligneo ad essa coevo.
11/12/2025
La tomba dei Giganti di Is Concias è il monumento archeologico simbolo di Quartucciu, ed è senza dubbio uno degli edifici nuragici meglio conservati del Sud Sardegna. Si erge a quota 350 metri, in località San Pietro Paradiso, all’interno del parco dei Sette Fratelli, tra i boschi di Mont'e Cresia. Il monumento funerario presenta una pianta rettangolare con abside (11,5m x 4,5m), realizzata in massi di granito che diventano via via più piccoli col progredire dell'altezza. All'interno si apre il corridoio funerario, lungo 7,3m e alto meno di 1,5, con pavimento roccioso ben spianato: questo viene chiuso da un altare addossato alla parete di fondo. Sul fronte della struttura si apre un'ampia esedra, dal diametro di 10 metri, avente forma di semicerchio. Al centro dell'esedra, costituita da filari di pietre ben lavorati e di grandezza decrescente verso l'alto, si apre l'ingresso di forma trapezoidale; gli stipiti sono costituiti da due blocchi sormontati da un'architrave rettangolare privo di finestrella di scarico. A lato dell'ingresso è stato inoltre posto un betile ritrovato a poca distanza, durante la campagna di scavi del 1963. Infine, più distanziati dall'esedra, sono emersi tre pozzetti scavati nella roccia e delimitati da cerchi di pietre di diverse dimensioni, sovrapposti e concentrici, interpretati come focolari rituali. Il tutto è datato Bronzo Medio.