08/07/2026
La basilica di San Saturnino è la più antica chiesa del capoluogo, sita a una certa distanza dal centro storico e il suo primo impianto è in stile protoromanico, datato tra V e VI secolo, durante la dominazione vandala: è adiacente ad una vasta necropoli tardoantico/paleocristiana. Dell’antichissimo edificio a croce greca, con quattro bracci uguali e un corpo centrale cupolato, restano solo la cupola intatta e i resti dell’abside. La cupola è raccordata tramite scuffie a mezza crociera (che sostituirono forse trombe a quarto di sfera) al vano quadrato, definito da archi a pieno centro che scaricano su pilastri con colonne alveolate di recupero da edifici romani preesistenti, di cui un in marmo rosso d’Africa. Nel 1089 venne restaurata in forme romaniche dai monaci vittorini, che ebbero in gestione la chiesa dal 1089: i lavori furono ultimati nel 1119 anno della riconsacrazione. Durante questa fase, dovuta a maestranze provenzali, pur mantenendo il corpo centrale cupolato, riedificati i quattro bracci, di cui resta integro solo quello orientale (gli altri vennero distrutti nel febbraio 1943, quando una bomba centrò in pieno la chiesa), a tre navate e abside, con paramento in calcare di Bonaria, accenni di bicromia dovuti all’inserimento di conci vulcanici e altri materiali di spoglio. L’edificio subì gravi danni nel 1314 in occasione dell’assedio della città da parte degli Aragonesi, cadendo poi in rovina il secolo successivo. Dal 1614 vennero effettuati degli scavi archeologici nel tentativo di rinvenire alcune reliquie dei martiri, e materiali asportati dal sito vennero utilizzati per la ristrutturazione della Cattedrale di Cagliari. La navata mediana ha volta a botte impostata su cornice e scandita da sottarchi. Sappiamo che fu pressoché integra e in uso durante tutta la dominazione sp****la, prima di cadere in rovina. Nel 1714 la Basilica venne concessa alla Corporazione dei Medici e degli Speziali e intitolata ai Santi Cosma e Damiano. A seguito dei bombardamenti del 1943, visse importanti lavori di ricostruzione e di restauro prima della sua riapertura alle visite nel luglio del 1996. L’area circostante ha restituito una vasta necropoli, ricca di sepolture.
02/07/2026
Questo è un post diverso. Centinaia di persone hanno raggiunto la costa di Cala Finanza per contestare un resort progettato davanti Tavolara, in un presidio ben partecipato. Famiglie, giovani, associazioni, ambientalisti, movimenti spontanei, indipendentisti e semplici cittadini sono arrivati da tutta l’Isola (e non solo), con un fortissimo messaggio: “Cala Finanza non si tocca”. Tra bandiere dei Quattro Mori, cartelli e slogan, il presidio si è svolto in maniera pacifica, anche se con tanti ostacoli da superare: prima tra tutte le enormi distanze e poi le strade bloccate per le auto. Il popolo vuole essere protagonista delle decisioni che riguardano il proprio territorio. Anche la petizione contro il progetto ha ormai superato le 103 mila firme. Secondo chi protesta, il territorio avrebbe già subito interventi sulla vegetazione e sul paesaggio ancora prima del completamento dell’iter autorizzativo. Ma è di queste ore la Revoca dell’Autorizzazione Unica per il Tavolara Bay in loco. Il Dipartimento per il Sud ha così negato il consenso di realizzare una struttura ricettiva di lusso nel Comune di Loiri Porto San Paolo, all’interno della ZES Unica. La decisione è stata adottata in autotutela, a seguito della contemporanea revoca da parte del Consiglio comunale della propria deliberazione (datata 2025) che costituiva il presupposto fondamentale per il rilascio dell’autorizzazione. Senza il parere favorevole del Comune e del presupposto urbanistico, il Dipartimento ha ritenuto prevalente l’interesse pubblico a revocare il provvedimento. Tra le accuse più pesanti ci sono scavi e l’abbattimento di ginepri secolari, le cui foto circolate sui social hanno alimentato il malcontento, e amplificato la portata della mobilitazione popolare in sostegno di quell’angolo a ridosso di Tavolara. Ora tutta l’attenzione è rivolta all’8 luglio, quando il TAR Sardegna dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Regione e dalle associazioni ambientaliste. Per molti cittadini quella data potrebbe segnare il futuro di uno degli angoli più suggestivi della Gallura, dando un precedente alle voci di possibili altri scempi ambientali futuri che stanno circolando in tutta l’isola.
16/06/2026
La chiesa di San Lussorio si trova in un parco nella periferia nord di Selargius, ed è stata ripristinata al culto dagli anni 90. Le murature dell’edificio originario di inizio XII secolo sono in pietra calcarea, di cui si conservano la parte anteriore del fianco nord e la facciata. Il telaio dell’edificio è articolato da un basamento e da robuste paraste angolari. In origine possedeva una teoria di archetti monolitici su peducci decorati. Due lesene, raccordate in arcate, scandivano lo spazio in tre specchi, i cui filari sono ancora visibili nella facciata. Nella parte mediana della facciata si trovano due portali architravati, di qui quello principale sormontato da un arco di scarico rialzato. In asse si apre una bifora con colonnina centrale. Al culmine si innalza un campanile a vela con luce ogivale. Si individuano anche un concio con alloggio per bacini ceramici, un altro decorato con rombo gradonato e un terzo scolpito con una trama di motivi stellari. La pianta originaria era a tre navate, separate da due colonnati, mentre oggi ci appare mononavata, molto allargata e interrotta a sinistra per via del muro della sagrestia: il tutto possiede una moderna copertura lignea a capriate. In origine doveva essere dotata di abside semicircolare, oggi scomparsa. Per quanto riguarda gli arredi interni, purtroppo molti pezzi pregiati sono scomparsi nel corso del tempo. I bombardamenti dell’ultima guerra mondiale prima, il crollo del tetto negli anni ’50 poi, resero la chiesetta inagibile, tanto che venne chiusa per decenni finendo preda di saccheggi: sparì anche una pregevole acquasantiera scolpita nella pietra. Tuttavia si è riusciti a salvare alcuni elementi, come il sarcofago litico dedicato a San Lussorio, che un tempo fungeva da altare: questo pare risalire al IV secolo e si ritiene che non abbia realmente accolto le spoglie del santo, benché siano tutti concordi che abbia contenuto i resti di un personaggio di rango militare. La facciata anteriore mostra simboli bellici: in quella centrale è raffigurato un militare armato di spada vestito col pallio mentre, nelle edicole laterali, troviamo due protomi leonine.
03/06/2026
Il Nuraghe Sa Domu ‘e s’Orcu domina da un’altura il territorio di Sarroch, ed è noto non solo per la sua importanza storica, ma anche perchè facilmente raggiungibile grazie a un apposito sentiero che lo collega al paese. Si tratta di un nuraghe complesso, definito “a Tancato”, dotato di un corpo murario longitudinale addossato al mastio principale: in quello spazio viene raccolto un ampio cortile interno, concluso da una seconda torre. Il tutto ha una forma complessiva trapezioidale e il suo stato di conservazione è abbastanza notevole, al punto di essere tra le strutture nuragiche costiere meglio tenute nell’isola. Essendo in un’altura che domina il Golfo degli Angeli, diventa evidente la sua posizione strategica, al pari del Nuraghe Diana. Nel corridoio d’entrata è stata eretta in una prima operazione di restauro una colonna in cemento con lo scopo di sostenere il peso dei massi, a rischio di crollo. Davanti all’ingresso, nel cortile a pianta rettangolare è presente una nicchia absidale, particolare costruttivo comune a molti nuraghe. Nel cortile vi sono altre due porte, una a sinistra dell’ingresso e una a destra, quest’ultima, tramite un breve corridoio, porta alla torre più antica, rivolta verso nord; questa torre è alta 8 metri ed ha la base circolare con un diametro superiore ai 10 metri. A 4 metri d’altezza si apre un ingresso che porta alla terrazza, tramite un corridoio interno al muro. La parte finale della thòlos è crollata lasciando la torre scoperta, i cui conci in arenaria poggiano a lato del monumento. Con l’ingresso a sinistra del cortile, si accede a un piccolo corridoio che conduce alla torre secondaria: questa è più piccola del mastio e fu edificata in seguito, per quanto ambedue risalgano all’età del Bronzo. Anche in questa torre la parte superiore è crollata, anche a causa di danni subiti nella vasta campagna di scavi del 1924, e non possiede alcuna nicchia.
20/05/2026
L’area archeologica del Cuccuru Nuraxi è situata in una zona collinare isolata, alle porte di Settimo San Pietro: essa è costituita dai resti di un nuraghe trilobato, in relazione a un pozzetto votivo e un tempio a pozzo. A poca distanza dal nuraghe furono rinvenute alcune tombe a cista litica di periodo nuragico, una delle quali contenente più di dieci individui e vari elementi di corredo (una lamina d’argento e parti di collane). Durante la campagna di scavi del 1961, fu delinieato il rilievo dell’edificio principale trilobato, costituito di una torre principale e due secondarie ad addizione frontale. Le cortine murarie che univano le varie torri risparmiavano al loro interno un piccolo cortile, che ha restituito importanti strutture direttamente collegate ai culti che si svolgevano in questo nuraghe. In una delle torri laterali (la Torre B), si apre la struttura più interessante del complesso: il pozzo sacro, da cui si accede tramite una sorta di presa d’aria ivi collocata. Questa è situata presso un atrio rettangolare che conduce a un piccolo pianerottolo, da cui partono gradini molto ripidi. Percorse le scale che danno accesso alla sua tholos, si giunge al livello inferiore dal quale parte il pozzo vero e proprio (di tipo a canna), sopra il quale vediamo una ghiera circolare monolitica. La canna, cilindrica, é foderata da filari di pietre, scende per una profondità di 12 metri fino ad innestarsi in uno stretto sifone scavato nella roccia, che sprofonda ancora per 10 metri. Il tempio è datato a cavallo tra il Bronzo Recente e l’inizio dell’età del Ferro. Poco distante, si apre il pozzetto votivo. Esso presenta un’imboccatura circolare affiorante sul piano di calpestio di 1,50 m, ha forma cilindrica ed è profondo circa 3. L’esterno è rivestito di lastre in arenaria e piccole pietre tufacee legate con malta di fango. Questo scende nel terreno per quasi 20 metri ed è costituito da piccole pietre disposte con cura e contiene tutt’oggi acqua. Il tutto ha vissuto una continuità abitativa dall’età del Ferro, fino al VII secolo a.C. Oggi il sito è valorizzato dalla vicina Arca del Tempo, dov’è esposta l’evoluzione di paesaggio e comunità di Settimo San Pietro.
14/05/2026
La domus de Janas S’acqua e dolus (o l’Acqua dei dolori) è situata ai margini di un bosco alla periferia ovest di Sinnai, ma all’interno del comune di Settimo San Pietro, dove sorge rigogliosa la macchia mediterranea. Si tratta di una grotta scavata nella roccia, con un impianto planimetrico molto semplice: è costituita da due ambienti comunicanti e collegati tra loro da un’apertura più piccola, ma simile a quella dell’ ingresso principale, la cui altezza non supera i 90 cm. La dimensione dell’ingresso può essere vista come un simbolo legato al mondo dei morti. La domus è datata Neolitico recente, comunque non successiva al 2700 a.C. e si crede il suo utilizzo sia andato di pari passo a un insediamento nuragico oggi scomparso, che un tempo occupava l’area dove sorge la chiesa campestre di San Pietro. Al suo nome viene accompagnata una leggenda popolare: una notte San Pietro vi trovò riparo per la notte e pregò tanto, al punto che l’impronta delle sue ginocchia finì impressa nella roccia. Questa credenza rese il sito un luogo di pellegrinaggio, che in passato aveva luogo nella giornata del 29 giugno: partiva dal confine urbano di Settimo San Pietro, per attraversare il sentiero di campagna che giungeva alla Domus, deviando dalla strada che porta alla chiesetta omonima. Nel pomeriggio il sacerdote celebrava la messa e dava la benedizione. All’epoca, l’acqua della sorgente era considerata miracolosa.
07/05/2026
Il Nuraghe Tradori si trova ai confini del comune di Narbolia, lungo la strada che porta verso la costa di Cuglieri. Si tratta di un nuraghe quadrilobato, dotato di un mastio centrale circondato da 4 torri laterali collegate da una cortina muraria: la sua forma è pressoché romboidale. Fra torri e mastio si apre un lungo spazio aperto, mentre il mastio, che conserva la camera inferiore ancora intatta, è interrato fino all’altezza del vertice delle nicchie. L’accesso al corridoio è possibile solo tramite il crollo all’altezza del triangolo di scarico dell’architrave. La scala oraria, facilmente individuabile dall’alto del piano sovrastante è interessata da un crollo che ne impedisce la fruibilità dall’interno anche perché è pressoché interrata. Nel piano superiore, oltre alla sala residua di poche filari in alzato, si individua perfettamente un piano di mezzana che si trova ricavato entro il muro perimetrale posto sopra il corridoio d’accesso. In origine aveva un’altezza complessiva che superava i 10 metri, ma ad oggi arriva appena a 8 dall’attuale piano di calpestio. L’interno della camera è ancora in buono stato, e da terra alla tholos vi sono 6 metri d’altezza, con massi di grande dimensione disposti a secco e in maniera irregolare. Una campagna di restauro è cominciata nel 2017, ma ad oggi l’intera struttura non è ancora agibile e il corpo quadrilobato sta mostrando danni sempre più evidenti, essendo le 4 torri giunte a noi già compromesse, anche nella tenuta complessiva.
01/05/2026
Partecipare alla Processione di Sant’Efisio è sempre emozionante e non può esser descritto come un semplice atto privato di Fede! La Sardegna si unisce e con i suoi colori si mostra nel suo splendore, per il Voto al Santo Martire che liberò dalla peste la Città nel 1656, in attesa che venga chiuso col suo ritorno a Stampace il 4 maggio🌿
27/04/2026
Riprendiamo dal precedente post sull'area archeologica di Cornus (Cuglieri). La basilica maggiore, detta episcopale, presenta abside orientata ad Est ed è divisa in tre navate: in quella centrale si riconoscono il basamento dell’altare, legato alla celebrazione del rito eucaristico e la scalinata del soglio, ai lati del quale due piccoli ambienti fungevano da sacrestie. All’interno dell’abside sono ancora visibili i resti della cattedra elevata da quattro scalini. La basilica minore, invece, presenta abside orientata ad Ovest e nel VI secolo fu trasformata in battistero e destinata alla catechesi dei neofiti; al suo interno venne collocato un fonte battesimale poligonale in muratura, in origine coperto da un baldacchino. Sempre all'epoca fu aperto un passaggio nel muro divisorio e per l'occasione il precedente ingresso alla basilica minore venne tamponato. A Sud delle basiliche si riconoscono delle strutture murarie pertinenti forse ad un palazzo episcopale e ad un’area artigianale. Il tutto è circondato da un'ampia area cimiteriale che fu utilizzata fino all'VIII secolo, quando il sito fu distrutto da un grosso incendio, forse causato dalle prime grandi scorribande saracene. Con l'abbandono definitivo di Cornus, a seguito di incursioni sempre più veementi e violente, scomparve anche la diocesi di Senafer, nota alle cronache cristiane durante il 484, quando il suo vescovo Bonifacio partecipò al Concilio di Cartagine convocato dal re vandalo e ar**no Unerico.
18/04/2026
In località Columbaris, alle porte del comune di Cuglieri, si trovano i resti dell’antica città di Cornus, una delle più importanti vestigia paleocristiane in Sardegna. L’area è situata a poca distanza dalle scogliere calcaree di S'Archittu, ai piedi del massiccio del Montiferru. Cornus venne fondata dai Punici nel VI secolo a.C. sulla collina di Corchinas, a 1km dal sito tardoantico. In epoca romana fu ampliato col complesso forense e delle aree abitative e artigianali sull’adiacente altopiano di Campu ‘e Corra. Sempre dell'epoca sorse una villa dotata di terme, ma spostata nella zona di Columbaris: agli inizi del IV secolo d.C. venne impiantata un’area cimiteriale dalla comunità cristiana locale. Varie campagne di scavi, a partire dagli anni 50 del XX secolo hanno permesso di svelare le strutture che sorsero in seguito. Sul lato Ovest del settore nord del sito è stato individuato un ambiente quadrangolare in blocchi calcarei e con le pareti interne rivestite di cocciopesto: si ritiene che appartennero a una cisterna o una struttura termale. Dagli inizi del IV secolo fu creata un’area sepolcrale, con tombe scavate direttamente nel banco di roccia sottostante. A fine IV secolo fu impiantata una basilica cimiteriale, che alterò le sepolture preesistenti per far spazio ai nuovi sarcofagi. La cisterna divenne un sepolcro gentilizio, che nel VI secolo fu collegato alla basilica con un corridoio realizzato in opus africanum. La basilica, a navata unica, presenta a Nord due absidi, una interna all’altra, per ragioni strutturali. A Sud della basilica arcaica, al di là di un cortile dotato di pozzo e forno, tra V e VI secolo vennero edificate due nuove basiliche, con un muro in comune e orientate secondo assi opposti. Saranno descritte in un secondo post.