Sinistra Italiana Alessandria

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Sinistra Italiana Alessandria Pagina della Federazione provinciale di Alessandria di Sinistra Italiana- Alleanza Verdi e Sinistra

Il circolo di Acqui Terme ti invita a immaginare un'altra città!Hai idee e proposte per l'Acqui che vorresti?Intravedi p...
23/10/2026

Il circolo di Acqui Terme ti invita a immaginare un'altra città!

Hai idee e proposte per l'Acqui che vorresti?
Intravedi potenzialità inespresse?
Conosci criticità da superare?

Vieni a dire la tua! Costruiamo Acqui Terme, a partire da chi la vive e la attraversa ogni giorno.

📍Sabato 24 ottobre
Ore 16.00, Piazza Italia
Acqui Terme

21/10/2026

Ci sono tante, troppe guerre nel mondo e diversi pensieri su come tentare di risolverle.

Ci sono anche tanti interessi in ballo con vere e proprie speculazioni e le conseguenze ricadono su persone innocenti che hanno la "colpa" di essere nati in un determinato territorio.

Mercoledi 4 novembre, alle ore 18:15 presso Spazio Futuro Alessandria, Alleanza Verdi Sinistra organizza un incontro dedicato alle spese militari ed all'industria delle armi

Ne parleremo con chi conosce approfonditamente il tema, studiandolo ed analizzandolo nel concreto attraverso il lavoro nell'osservatotorio sulle armi nei porti europei e mediterranei.

Gianni Alioti, The Weapon Watch, illustrerà la situazione delle armi in Italia e delle risorse economiche impattate.

📍Mercoledi 4 Novembre, ore 18:15 – Spazio Futuro Alessandria, Corso Cento Cannoni 25 - Alessandria.

"I dati sul costo della vita nella nostra città parlano chiaro. L'Unione Nazionale Consumatori inserisce Alessandria al ...
17/10/2026

"I dati sul costo della vita nella nostra città parlano chiaro. L'Unione Nazionale Consumatori inserisce Alessandria al 22° posto tra le città più colpite dall'inflazione, con stangate continue su servizi e carrello della spesa. I dati sulle condizioni di vita elaborati da piattaforme di monitoraggio come Wise indicano che una persona single ad Alessandria spende mediamente 902 euro al mese per le spese ordinarie (cibo, trasporti, utenze), prima ancora di pagare la casa. Con affitti medi che oscillano tra i 400 e i 650 euro, le bollette energetiche e il caro carburanti, uno stipendio normale non basta più per garantire una vita dignitosa", dichiara Eugenio Spineto, segretario provinciale di Sinistra Italiana. "Siamo di fronte al paradosso dei working poor: persone che compiono ogni giorno lo sforzo richiesto dalla società ma restano intrappolate sotto la soglia di indigenza."

Stipendi insufficienti, precarietà e costo della vita: il sistema economico è rotto e sempre più persone lavorano ma non riescono ad arrivare a fine mese, non possono affrontare una spesa imprevista o sostenere i costi per la gestione della famiglia.

I dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi relative al 2024 mostrano che ad Alessandria 38.185 contribuenti dichiarano un reddito complessivo fino a 26.000 euro: il 55,8% dei 68.460 contribuenti censiti. I dati non consentono di stabilire quanti di loro siano lavoratrici e lavoratori poveri, ma mostrano quanto sia importante interrogarsi sulla distribuzione dei redditi nella nostra città.
E il problema va oltre Alessandria. Secondo l'Istat, nel 2025 il 22,6% della popolazione italiana era a rischio di povertà o esclusione sociale. Il rischio riguardava il 14,3% delle persone che vivevano in famiglie la cui principale fonte di reddito era il lavoro dipendente.

La crisi abitativa è ormai riconosciuta come un'emergenza europea: dal 2013 i prezzi delle abitazioni nell'UE sono aumentati del 60% e gli affitti medi di oltre il 20%.
Avere un lavoro dovrebbe come minimo garantire la sicurezza di potersi permettere una vita autonoma, ma la povertà non può essere considerata una colpa individuale.
“Dire che chi lavora deve poter vivere bene non significa accettare che chi non ha un impiego o non può lavorare debba sprofondare nella miseria. La povertà non è una colpa dovuta alla mancanza di volontà. È il fallimento strutturale delle politiche di welfare, è una questione politica e sociale.”, continua Spineto.

Anche a livello comunale esistono responsabilità e strumenti concreti: garantire condizioni dignitose negli appalti pubblici, sostenere servizi accessibili, recuperare e valorizzare il patrimonio abitativo pubblico e assumere l’obiettivo degli sfratti zero, attraverso politiche abitative, sostegni economici e interventi tempestivi per impedire che le persone perdano la propria casa.

Le studentesse e gli studenti, le lavoratrici e i lavoratori, le attiviste e gli attiviti che in queste settimane stanno manifestando in tutta Europa ci ricordano che la povertà si combatte solo intervenendo sulle condizioni che la producono. E che la dignità non è un premio di risultato. È un diritto di nascita.

Oggi le lavoratrici e i lavoratori dell’ex Ilva di Novi Ligure sono in corteo ad Alessandria per chiedere alle Istituzio...
15/10/2026

Oggi le lavoratrici e i lavoratori dell’ex Ilva di Novi Ligure sono in corteo ad Alessandria per chiedere alle Istituzioni risposte sul futuro dello stabilimento e dei loro posti di lavoro. Una mobilitazione che riguarda centinaia di famiglie novesi, l’economia della città e la tenuta sociale del territorio.

Proprio grazie alla mobilitazione degli operai di Genova ieri sera ci sono state aperture da parte dei Commissari sull’acquisto da altri fornitori dei materiali per la ripresa delle attività negli stabilimenti del Nord. Nella seduta del Consiglio Regionale del prossimo martedì chiederemo, tramite la nostra capogruppo Alice Ravinale, un’informativa urgente al Presidente Cirio per avere chiarezza sulle previsioni per lo stabilimento di Novi.

Noi siamo e saremo sempre al fianco di chi lotta per non perdere tutto. Ma proprio per questo, non ci basta invocare la continuità produttiva, come se mantenere in vita una fabbrica fosse di per sé una politica industriale.

Le vere domande a cui dobbiamo trovare risposte riguardano il modello di sviluppo che va perseguito, con quale progetto e a quali condizioni.

La vicenda dell’ex Ilva ci mostra che le misure temporanee non sono un piano industriale e che il costo delle crisi ricade sempre sulle stesse persone.
E c’è un'altra lezione che dovremmo imparare. Novi Ligure non è Taranto, le due realtà hanno storie e caratteristiche diverse. Ma Taranto ci ricorda cosa succede quando il diritto al lavoro viene messo in contrapposizione con il diritto alla salute e a un ambiente vivibile. Non possiamo accettare che le persone siano costrette a scegliere tra uno stipendio e la propria salute, né che la tutela dell’occupazione diventi un argomento per rinviare ogni altra responsabilità.

Difendere il lavoro significa difendere le persone che lo svolgono, le loro competenze, il loro reddito e la loro possibilità di avere un futuro. E la responsabilità delle istituzioni non può mai prescindere dal tenere insieme occupazione, sicurezza, sostenibilità ambientale e interesse collettivo.

Le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto a risposte e garanzie. La comunità ha il diritto di sapere quale industria si vuole costruire, con quali investimenti e con quali conseguenze sociali e ambientali.

Lo diciamo subito e senza giri di parole. Se c’è qualcuno che utilizza sistematicamente il tema della sicurezza per fare...
08/10/2026

Lo diciamo subito e senza giri di parole. Se c’è qualcuno che utilizza sistematicamente il tema della sicurezza per fare propaganda politica ed elettorale, non sono certo le forze che oggi chiedono trasparenza e confronto sul futuro del carcere San Michele di Alessandria.

Buzzi Langhi dice che parlare delle conseguenze del 41-bis significa “alimentare allarmismi”. No.

Chiedere di confrontarsi su quali conseguenze avrà una scelta di questo peso sulla città è esattamente il contrario.

La trasformazione del San Michele riguarda la comunità che vive dentro le mura, dalle persone detenute a chi ci lavora, tanto quanto la comunità che vive fuori.

Lo sa Buzzi Langhi che in altri territori la presenza di detenuti al 41-bis è stata accompagnata da un aumento di controlli e indagini sul possibile insediamento di familiari e soggetti vicini ai clan, con il conseguente rischio di infiltrazioni nel tessuto economico e sociale?

Lo sa Buzzi Langhi che quando un detenuto al 41-bis deve essere trasferito fuori dal carcere per una visita o un’emergenza sanitaria entrano in gioco specifici dispositivi di sicurezza e di piantonamento, con un impatto anche sulle strutture sanitarie e sulla città?

Tacere questi aspetti e chiamare “allarmista” chi li mette sul tavolo è davvero poco serio.

Una cosa vera, almeno, Buzzi Langhi la dice: il carcere Don Soria è sovraffollato.
Sì, “perchè spesso in carcere finiscono persone che potrebbero e dovrebbero essere gestite diversamente.- spiega , segretario provinciale di Sinistra Italiana- Ma mentre il consigliere regionale trasforma la criticità nell'ennesima occasione per chiedere più rimpatri e più carcere, evita di dire che è anche il risultato di come questo Paese ha scelto di governare marginalità, povertà, immigrazione e dipendenze. Troppo spesso attraverso la detenzione e troppo poco attraverso politiche sociali, sanitarie, abitative e di inclusione.”

La questione San Michele va discussa pubblicamente. Perchè i “problemi reali” che cita Buzzi Langhi sono anche quelli che non entrano nella sua narrazione elettorale sulla sicurezza.

Polemizzare sul nulla, purché si possa apparire un po’ più a destra.In questi giorni il Sudario per Gaza è stato portato...
05/10/2026

Polemizzare sul nulla, purché si possa apparire un po’ più a destra.

In questi giorni il Sudario per Gaza è stato portato nelle scuole e nelle piazze di diverse città italiane.

A Palermo sono state direttamente otto scuole a promuovere la manifestazione. A Pozzallo il Sudario è stato realizzato dalle studentesse e dagli studenti di una scuola superiore dentro un percorso educativo.
A Novi Ligure, invece, un preside manda una comunicazione sul registro elettronico per informare le studentesse e gli studenti dell'iniziativa ed ecco il caso politico.
Ispezioni, dichiarazioni, accuse di “indottrinamento” ed evocazione di regimi totalitari.

Il punto non è essere d’accordo con ogni iniziativa. Il punto è capire la proporzione delle cose.
E trasformare una comunicazione in un caso nazionale è del tutto sproporzionato.

Di cosa stiamo parlando?

Di una scuola che informa i propri studenti di una manifestazione. Un'iniziativa di sensibilizzazione e promozione della pace, attraverso la memoria di migliaia di bambine e bambini morti a Gaza.

Forse la rincorsa a dimostrare di essere sempre un po' più a destra è arrivata al punto in cui anche il nulla diventa una battaglia politica.
E questa volta, francamente, si vede.

Ci dicevano che eravamo quelli del no. Che non capivamo il progresso. Che il Terzo Valico era il futuro e che chi lo con...
05/10/2026

Ci dicevano che eravamo quelli del no. Che non capivamo il progresso. Che il Terzo Valico era il futuro e che chi lo contestava era semplicemente contro le grandi opere.

Sono passati vent' anni. E oggi è interessante andare a rileggere quello che dicevamo allora.

Dicevamo che il Terzo Valico sarebbe stato una gigantesca opera pubblica costruita scaricando i costi sui cittadini e sui territori. Dicevamo che dietro la retorica del progresso c'era un enorme sistema di interessi economici. Dicevamo che i tempi e i costi sarebbero inevitabilmente cresciuti. Dicevamo che stavano devastando un territorio per un'opera la cui utilità economica era tutt'altro che dimostrata.

Oggi Webuild chiede allo Stato altri 3 miliardi di euro per completare il Terzo Valico.

Il costo ufficiale dell'opera è già arrivato a 8,498 miliardi di euro interamente finanziati dallo Stato. Se consideriamo il progetto unico Terzo Valico-Nodo di Genova siamo già oltre i 10,6 miliardi.

I lavori sono partiti nel 2012. La conclusione era inizialmente prevista nel 2022. Poi nel 2024. Poi nel 2027. Oggi il commissario parla del 2028 per completare l'opera, anche se c'è chi ha ipotizzato pubblicamente un orizzonte 2030.

Quindici anni di cantieri e il traguardo continua a spostarsi.

La domanda posta dal parlamentare di AVS Marco Grimaldi al ministro Salvini è quindi più che legittima: perché si è arrivati a dover chiedere altri tre miliardi di risorse pubbliche? Come sono stati determinati questi extracosti? Qual è la situazione degli appalti, delle varianti e delle riserve? E chi ha controllato tutto questo in questi anni?
Anche qui, andrebbe ricordato che il movimento No Tav Terzo Valico denunciava la “mangiatoia” ben prima delle inchieste che nel 2017 portarono al commissariamento del Cociv e agli arresti dei suoi vertici per corruzione.

Ma c'è un altro pezzo di questa storia che non abbiamo mai dimenticato.

Nel 2018 il Ministero delle Infrastrutture pubblicò finalmente un'analisi costi-benefici del Terzo Valico. Non fu il movimento No Tav a scriverla. Furono i tecnici incaricati dal Ministero.

E quella analisi mise nero su bianco le criticità economiche dell'opera. Il Governo decise comunque di andare avanti, anche considerando quanto sarebbe costato interrompere un'opera sulla quale erano già stati spesi miliardi. Nel frattempo, sono cambiate le modalità di movimentazione delle merci e sono cambiate le condizioni economiche sulle quali si fondavano le previsioni di allora, ma si va avanti perchè ormai si è speso troppo.

E, intanto, dove sono finiti quei miliardi è sotto gli occhi di chi vive qui. Nella devastazione di un territorio segnato da 15 anni di cantieri, nella viabilità modificata, nelle linee ferroviarie sospese, nel consumo di suolo, nei problemi legati agli scavi e alle rocce amiantifere, nel rischio ambientale e sanitario che quei cantieri hanno determinato.

Perchè l'amianto non era una fantasia dei No Tav. Le problematiche ambientali legate alle rocce amiantifere sono riportate anche nella documentazione del Ministero. E nel 2017 un filone dell'inchiesta sul Terzo Valico riguardò proprio l'ipotesi di traffico illecito di rifiuti contenenti amianto.

Io ero lì quando ci dicevano che il Terzo Valico avrebbe portato il futuro. Oggi quel futuro ci è costato 8,5 miliardi e il principale contraente ne chiede altri 3.

Sapevamo che sarebbe andata così. E non lo dico con il gusto di chi vuole dimostrare di avere avuto ragione. Lo dico con la rabbia di chi ha visto un territorio pagare il prezzo di una scelta che allora veniva presentata come inevitabile.

Il Governo non deve mettere un altro euro sull'opera.

Segretario provinciale di Sinistra Italiana Alessandria

A volte, anche un'iniziativa costruita con le migliori intenzioni, può essere trasformata in una buona operazione di imm...
26/09/2026

A volte, anche un'iniziativa costruita con le migliori intenzioni, può essere trasformata in una buona operazione di immagine.

Sembra che al sindaco Danilo Rapetti sia bastato attraversare Acqui da un punto di vista diverso per rendersi conto concretamente di quanto possa essere difficile muoversi per chi ha una disabilità.

Ben venga quindi che abbia scelto di farlo, ma le barriere architettoniche ad Acqui Terme non sono comparse ieri.

Marciapiedi impraticabili, percorsi troppo stretti, buche, pavimentazioni sconnesse, scale e ostacoli sono lì da anni. E il Sindaco amministra questa città da 14 anni, dopo essere stato assessore. Davvero dobbiamo credere che nessuno gliene avesse mai parlato?

Qualche tempo fa, in Consiglio comunale, era stata presentata una mozione per impegnare il Comune a verificare e censire le barriere architettoniche. La maggioranza ne chiese il ritiro sostenendo che avrebbe comunque fatto quanto richiesto.

Quella mozione venne ritirata. E poi? Nulla. Nessun censimento, nessun capitolo di spesa, nessun piano, nessuna scadenza.

Non ci interessa cosa si scopre davanti a una telecamera. Ci interessa di più cosa non è stato fatto durante gli anni di mandato del Sindaco.
Zero atti concreti, zero programmi sul piano da applicare, zero scadenze.

Le barriere architettoniche riguardano tutte e tutti: che siano gli anziani che inciampano nelle buche o le persone che si muovono in sedia a rotelle, un genitore che spinge un passeggino o semplicemente chi ogni giorno attraversa una città progettata senza pensare a chi ha una mobilità diversa.

Non faremo da comparse alla propaganda di nessuno. Faremo da altoparlante delle richieste di chi le barriere le incontra ogni giorno.

Sinistra Italiana Acqui Terme

Da ieri le studentesse e gli studenti del Liceo Umberto Eco stanno chiedendo di sapere se il cantiere sul tetto della lo...
18/09/2026

Da ieri le studentesse e gli studenti del Liceo Umberto Eco stanno chiedendo di sapere se il cantiere sul tetto della loro scuola si sta svolgendo in condizioni di sicurezza e avere i documenti che lo dimostrano.
Hanno fatto quello che, ancora una volta, troppo spesso tocca a chi sta in basso: vedere un problema, fare domande e richiamare le istituzioni a quello che dovrebbe essere semplicemente il proprio dovere.

Non sono tecnici e non spetta a loro stabilire se i detriti provenienti dal cantiere per il rifacimento della copertura della loro scuola contengano amianto. Proprio per questo hanno chiesto alle istituzioni di fare quello che devono fare: verificare, produrre documenti, informare studentesse, studenti e famiglie. Essere trasparenti con la comunità scolastica che quell'edificio lo attraversa ogni giorno.

Eppure nella giornata di ieri non è arrivata alcuna comunicazione né dall'Istituto né dalla Provincia, se non l'invito a “fidarsi” delle rassicurazioni che il presidente della Provincia Luigi Benzi avrebbe fornito al dirigente scolastico Roberto Grenna.

La Provincia avrebbe dovuto mettere a disposizione prima dell'inizio dei lavori e comunque prima del rientro a scuola tutta la documentazione relativa alla copertura e alle analisi già effettuate.
E il dirigente scolastico avrebbe dovuto pretendere quella documentazione prima che studenti, docenti e personale tornassero quotidianamente sotto quel tetto mentre il cantiere era aperto.

Il dirigente riferisce di aver ricevuto dalla Provincia rassicurazioni sulla natura dei materiali e di essere in attesa della documentazione che dovrebbe confermarla. Bene. Ma proprio questo rende ancora più incomprensibile che quella documentazione non fosse già nella disponibilità della scuola e delle famiglie.

Il fatto che, una giornata dopo la richiesta di chiarezza, i documenti ancora non si vedono, è già un problema. Al netto di quello che le analisi sull'amianto diranno.
Perchè un semplice “State tranquilli” non equivale ad una procedura di sicurezza. Si tratta, piuttosto, di una generica rassicurazione che la Provincia troppo spesso dispensa a chi chiede trasparenza e tutela della salute pubblica.

Se le analisi esistono, devono essere tirate fuori subito e rese pubbliche: vogliamo sapere quando sono state realizzate, quali materiali sono stati analizzati e a quale parte della copertura si riferiscono. Quando si tratta di salute, la superficialità non è accettabile. Anche se, come ci auguriamo, quelle carte confermassero l'assenza di amianto.

Chiediamo alla scuola di pretendere piena trasparenza e di informare tempestivamente studentesse e studenti, famiglie e personale su ogni elemento che emerga durante il cantiere.

Ecco, sicurezza significa anche sapere che cosa c'è sopra la testa di chi ogni mattina entra a scuola. E avere la certezza che qualcuno se ne sia assunto la responsabilità prima di loro.

Se vogliamo parlare di sicurezza, cominciamo da qui.

Ieri sera in Consiglio Comunale le forze di opposizione hanno sciorinato tutto il repertorio della più stucchevole propa...
16/09/2026

Ieri sera in Consiglio Comunale le forze di opposizione hanno sciorinato tutto il repertorio della più stucchevole propaganda di destra sulla sicurezza: gli anziani e le donne che hanno paura di uscire di casa, il decoro urbano, il degrado, l’uomo nero e, per finire, una chicca: il Governo ha assunto agenti, ma restano tutti feriti nelle manifestazioni contro i centri sociali.

Un concentrato di luoghi comuni che ha una sola risposta per qualsiasi problema: più controllo, più divise, più repressione.
E così si arriva alla proposta di Roggero: Strade Sicure, l’esercito nelle strade di Alessandria.

Ma davvero pensate che gli anziani abbiano bisogno di essere usati come testimonial della paura? Ripetiamo insieme: le cittadine e i cittadini di ogni età hanno bisogno di servizi di prossimità, trasporti che funzionano, luoghi di aggregazione, una città in cui non si venga lasciati soli.

E le donne? Da anni il Governo Meloni porta avanti un attacco politico all’autodeterminazione, ha ristretto gli spazi per un’educazione che dovrebbe fornire alle nuove generazioni strumenti per prevenire la violenza, ha messo in discussione la centralità del consenso nel riconoscere una violenza.

E ci venite a dire che le donne hanno paura e che voi volete proteggerle? Con l’esercito ai Giardini della Stazione?
Se la risposta alla paura di una donna è mettere un militare in strada, allora non avete proprio capito la domanda.

E soprattutto avete già ammesso il fallimento: non sapete prevenire la violenza, non sapete prendervi cura delle persone, non sapete costruire alternative, non sapete rendere vivi e attraversabili gli spazi della città. Quindi li fate presidiare dall’esercito.

No. La sicurezza si costruisce con prevenzione, servizi, presidi sociali, spazi pubblici vivi, personale formato e messo nelle condizioni di fare bene il proprio lavoro.

Con la Giunta abbiamo divergenze sul tema della sicurezza. Ma su questo la barra va tenuta dritta: l’esercito nelle strade non è una politica della sicurezza. È ammettere che la politica ha smesso di occuparsi della città.

Indirizzo

Alessandria
15121

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