M5S - Gruppo Territoriale di Cagliari

Sito Web

M5S - Gruppo Territoriale di Cagliari Il nostro obiettivo principale è avvicinare la politica al popolo e il popolo alla politica.

Il nostro Gruppo Territoriale è il punto di riferimento locale per chi vuole partecipare attivamente alla vita politica e sociale di Cagliari, in linea con i principi del Movimento 5 Stelle: partecipazione, trasparenza, legalità e coinvolgimento civico. Il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Cagliari è il punto di riferimento locale per attivisti, iscritti e cittadini interessati a partecipare attivamente alla vita politica e sociale del nostro territorio. Il gruppo è aperto a tutti gli iscritti al portale del Movimento 5 Stelle che vivono, lavorano o nutrono un interesse concreto per le attività politiche e civiche del Comune di Cagliari. Crediamo che una cittadinanza consapevole, informata e coinvolta sia la base di una democrazia sana e funzionante. Per questo, ci impegniamo a:
- Individuare e affrontare criticità, bisogni e limiti delle amministrazioni locali;
- Promuovere la partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica e alle scelte politiche della città;
- Favorire trasparenza, legalità ed efficienza nella gestione della cosa pubblica. La nostra storia
Il Gruppo Territoriale di Cagliari è nato a settembre 2023 e fin da subito ha avuto un ruolo attivo e determinante sul territorio:

- Ha contribuito, con il lavoro di attivisti e portavoce, all’elezione di Alessandra Todde come Presidente della Regione Sardegna;

- Ha partecipato ai tavoli programmatici e politici per le Comunali di Cagliari, contribuendo alla definizione del programma e al rafforzamento della coalizione che ha portato all'elezione di Massimo Zedda come Sindaco. Cosa facciamo oggi
Attualmente il gruppo:
- Fa da ponte tra i cittadini e i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, raccogliendo segnalazioni, idee e proposte;
- Collabora con portavoce a livello regionale su temi strategici per la Sardegna;
- Supporta l'azione politica del Movimento a tutti i livelli (comunale, regionale, nazionale ed europeo), con lo sguardo attento ai cambiamenti e alle sfide globali che rendono sempre più urgente un'azione politica coerente, responsabile e partecipata. Se anche tu credi che la politica debba tornare ad essere fatta dalle persone, per le persone, unisciti a noi!

👉 Per partecipare, è sufficiente essere iscritti al portale del Movimento 5 Stelle e avere un legame con il territorio di Cagliari. A questo link potete trovare il Gruppo Territoriale di Cagliari nel sito ufficiale del Movimento 5 Stelle:
https://portale.movimento5stelle.eu/gruppi-territoriali?country=109®ion=20&state=324&municipality=7695&district=

10/10/2026
10/10/2026
LA NUOVA SCUOLA, IL DECRETO SUGLI STRANIERI E LE URGENZE ELETTORALI DEL GOVERNOA cura del gruppo territoriale di Cagliar...
06/10/2026

LA NUOVA SCUOLA, IL DECRETO SUGLI STRANIERI E LE URGENZE ELETTORALI DEL GOVERNO

A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Andrea Valisi)

Il 30 settembre il Presidente della Repubblica ha emanato il decreto-legge n. 170/2026, entrato in vigore il giorno successivo.
Nel provvedimento sulla scuola trovano spazio anche due misure sulle quali il Governo ha puntato fortemente nella propria comunicazione politica: il limite del 30% in determinate classi per alcune categorie di studenti con cittadinanza non italiana e il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto in modo tale da impedirne il riconoscimento, norma che riguarda quindi anche burqa e niqab.
Sul cosiddetto “tetto del 30%” è necessaria subito una precisazione: non vengono conteggiati indistintamente tutti gli studenti stranieri. Nella primaria sono interessati gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia; nelle secondarie quelli che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema nazionale di istruzione.
E soprattutto, per le nuove classi, una parte centrale della disciplina entrerà a regime dall'anno scolastico 2027/28.

FONTE: Gazzetta Ufficiale, Decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170.

URGENTE. MA PERCHÉ?

Qui nasce la prima domanda.
L'articolo 77 della Costituzione permette al Governo di adottare decreti-legge nei «casi straordinari di necessità e d'urgenza».
Siamo però alla fine di settembre, l'anno scolastico 2026/27 è già iniziato e una delle misure politicamente più pubblicizzate produrrà i suoi effetti soprattutto sull'organizzazione delle classi dell'anno successivo.
È naturalmente possibile sostenere che sia necessario programmare per tempo iscrizioni, classi e organici. Ma rimane una domanda politica molto semplice:
quale situazione scolastica straordinaria rendeva indispensabile intervenire proprio con un decreto-legge?
Teniamo a mente questa parola.
Urgenza.
Perché ci tornerà utile.

MATTARELLA: «LA SCUOLA È APERTA A TUTTI»

Nove giorni prima dell'emanazione del decreto, il 21 settembre ad Amatrice, Sergio Mattarella aveva inaugurato l'anno scolastico richiamando direttamente l'articolo 34 della Costituzione:
«La scuola prepara tutti – “È aperta a tutti”: così dispone l'art. 34 della Costituzione».
E aveva aggiunto che la scuola deve aiutare «a non formare ghetti, a non alzare barriere», unire anziché lacerare e produrre coesione sociale.
Mattarella non dichiarò pubblicamente incostituzionale il provvedimento e alla fine lo emanò. Ma nei giorni successivi proseguirono le interlocuzioni tra Quirinale e Ministero e il testo definitivo venne modificato.
Il Corriere della Sera lo descrisse esplicitamente come un decreto «limato dopo i rilievi del Quirinale»: vennero salvaguardati maggiormente diritto allo studio, scuola di prossimità e possibilità di derogare al tetto quando la redistribuzione degli studenti non fosse concretamente praticabile.

FONTI: Presidenza della Repubblica, intervento di Sergio Mattarella, Amatrice, 21 settembre 2026; Corriere della Sera, 24 settembre 2026; ANSA, 28 settembre 2026.

L'EMERGENZA BURQA

Veniamo allora alla prima grande urgenza nazionale.
Quante studentesse frequentano le scuole italiane con burqa o niqab?
Qui incontriamo un problema piuttosto curioso: non disponiamo di un censimento ministeriale nazionale del fenomeno.
La cifra circolata nei giorni precedenti al decreto è una stima, elaborata dalla rivista specializzata Tecnica della Scuola e ripresa dall'ANSA: circa 500-600 studentesse che potrebbero indossare il velo integrale.
Tradotto in classi:
una studentessa ogni 660 classi.
Circa lo 0,15% delle classi, sempre sulla base di una stima e non di un censimento.
Save the Children aveva infatti osservato che, prima di intervenire, sarebbe stato opportuno disporre di dati sull'effettiva incidenza di burqa e niqab nella scuola dell'obbligo.
Ma evidentemente l'urgenza è talmente urgente che abbiamo deciso di legiferare prima ancora di sapere esattamente quanto sia grande.
Una ogni 660 classi.
Emergenza nazionale.

FONTI: ANSA, 22 settembre 2026; Tecnica della Scuola, stima ripresa da ANSA; Save the Children, dichiarazioni riportate da ANSA.

E POI CI SONO LE 34.000 CLASSI

Il ministro Valditara ha fornito un altro numero apparentemente impressionante:
34.000 classi italiane avrebbero più del 30% di studenti con cittadinanza non italiana.
Peccato che non sia questo il numero sul quale opera concretamente il decreto.
Dal calcolo vanno infatti esclusi gli studenti che, pur avendo cittadinanza straniera, sono nati in Italia o possiedono i requisiti di scolarizzazione previsti dalla nuova norma.
E qui accade qualcosa di notevole.
È lo stesso Valditara a dichiarare:
«Non possiamo sapere quanti sono».
Una prima approssimazione basata sugli studenti stranieri nati all'estero aveva già ridotto le classi sopra la soglia dal 7,6% allo 0,6% del totale; applicando anche gli ulteriori criteri di scolarizzazione previsti dal decreto, il numero effettivamente coinvolto si restringe ancora.
Reuters ha provato a calcolarne l'impatto concreto: secondo la sua analisi, la misura potrebbe interessare circa 300 studenti in tutta Italia, e comunque non più di 1.000; gli istituti effettivamente coinvolti potrebbero essere nell'ordine di una decina.
Sono stime giornalistiche, non numeri ufficiali del Ministero, e come tali vanno considerate.
Ma abbiamo finalmente capito l'ordine di grandezza.
E quindi, ancora una volta:
URGENZA.

FONTI: ANSA, 24-25 settembre 2026; Reuters, 28 settembre 2026.

E SE L'URGENZA FOSSE POLITICA?

A questo punto cambiamo prospettiva.
Il 20 settembre Giorgia Meloni annuncia le misure su burqa, niqab e studenti stranieri non durante una conferenza sulla scuola, ma dal palco di Fenix, la festa di Gioventù Nazionale.
Il Corriere della Sera ricostruisce che Meloni avrebbe precedentemente chiesto a Valditara di attendere perché la norma doveva essere «valorizzata» e lanciata nel momento giusto.
Il momento scelto è politicamente interessante.
Meloni annuncia il provvedimento a Fenix mentre Roberto Vannacci chiude la propria manifestazione politica a Orvieto e Matteo Salvini, a Pontida, insiste proprio sul tema del burqa.
Il Corriere interpreta apertamente la mossa nel quadro della competizione a destra con Vannacci e della corsa verso le prossime elezioni. Un successivo commento dello stesso quotidiano attribuisce al decreto anche una evidente valenza elettorale nella competizione con Futuro Nazionale.
Reuters arriva a una conclusione analoga sul contesto politico: mentre l'impatto pratico della misura potrebbe essere quasi nullo, il provvedimento arriva nel pieno della competizione della maggioranza con una forza politica alla sua destra sui temi dell'immigrazione e dell'identità.
Non è una prova che il Governo abbia adottato il decreto per Vannacci: questa sarebbe un'attribuzione di intenzioni che i fatti disponibili non consentono di dimostrare.
Ma la coincidenza tra dimensione estremamente ridotta dei fenomeni, scelta del decreto-legge, forte esposizione comunicativa e competizione elettorale sulla destra è un dato politico sul quale è legittimo interrogarsi.

FONTI: Corriere della Sera, 20-21 e 25 settembre 2026; Reuters, 20 e 28 settembre 2026.

LA SCUOLA NON È UN PALCOSCENICO ELETTORALE

Alla fine rimane l'articolo 34 della Costituzione.
Non dice che la scuola appartiene agli italiani.
Non dice che appartiene a chi possiede un determinato passaporto.
Dice una cosa molto più semplice:
«La scuola è aperta a tutti».
E proprio perché integrazione, conoscenza dell'italiano e diritto allo studio sono questioni serie, meriterebbero politiche costruite sulla realtà delle scuole, sugli insegnanti, sulle periferie, sulla dispersione scolastica e sulle effettive difficoltà linguistiche degli studenti.
Non campagne costruite intorno a fenomeni dei quali lo Stato stesso non sa fornire con precisione neppure le dimensioni.
Una studentessa con velo integrale ogni 660 classi secondo una stima non ufficiale.
Un tetto del 30% il cui numero effettivo di destinatari lo stesso ministro dice di non conoscere.
Una misura che Reuters stima possa interessare poche centinaia di studenti.
E tutto questo diventa decreto d'urgenza.
Se il Governo ritiene queste misure necessarie, ha il diritto e il dovere di sostenerle davanti al Parlamento. Ma altrettanto legittimo è chiedergli di dimostrare con dati verificabili dove si trovi quella straordinaria urgenza che giustifica lo strumento utilizzato.
Perché la scuola italiana ha problemi enormi e concretissimi: dispersione, strutture, personale, disuguaglianze territoriali, integrazione linguistica e qualità dell'istruzione.
E il Paese affronta contemporaneamente questioni altrettanto concrete: sanità, energia, politica industriale, sicurezza internazionale e guerra.
Bambini e adolescenti, italiani o stranieri, non dovrebbero diventare strumenti simbolici della competizione elettorale.
La scuola dovrebbe servire a integrarli, istruirli e prepararli.
Come ha ricordato Mattarella, la scuola è aperta a tutti.
E questa non è propaganda.
È la Costituzione.
Abbiamo già visto baggianate simili per titillare gli estremisti razzisti di destra che Roberto Vannacci sta rubando al serbatoio di voti di Meloni, ricordiamo tutti le campagne elettorali sul blocco navale e idiozie simili, sarebbe il caso che l'urgenza si utilizzasse finalmente per i problemi del paese non per le scaramucce tra camerati.

https://www.facebook.com/share/p/1CWMuttF1u/ Questi sono i risultati quando si lavora seriamente
04/10/2026

https://www.facebook.com/share/p/1CWMuttF1u/
Questi sono i risultati quando si lavora seriamente

𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢, 𝗜𝗦𝗧𝗔𝗧: 𝗜𝗡 𝗦𝗔𝗥𝗗𝗘𝗚𝗡𝗔 𝗖𝗥𝗘𝗦𝗖𝗢𝗡𝗢 𝗢𝗖𝗖𝗨𝗣𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗘𝗖𝗜𝗣𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘

Restituire fiducia a chi aveva smesso di cercare un impiego e creare le condizioni per un lavoro stabile sono priorità per la Sardegna. Gli ultimi dati Istat mostrano segnali di crescita:

✅ Nel secondo trimestre del 2026 gli occupati sono arrivati a oltre 619 mila, quasi 34 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2024.

✅ Il tasso di attività è salito dal 63,1% del 2024 al 64,4% del 2025, fino al 67,3% del secondo trimestre 2026, il valore più alto del periodo analizzato e in linea con la media nazionale.

✅ Gli inattivi sono scesi da 371 mila a 318,8 mila.

✅ Il tasso di disoccupazione, dopo essere sceso dal 10,1% del 2023 all’8,3% del 2024, si è attestato al 9,3% nel 2025. Questo dato si accompagna al ritorno nella ricerca di un impiego di persone che avevano smesso di cercarlo. Le politiche attive e i servizi per il lavoro devono continuare a sostenere questa partecipazione e, insieme agli interventi a favore delle imprese, contribuire a creare occupazione stabile e di qualità.

Ringrazio l’assessora Desirè Manca e tutto l’Assessorato del Lavoro per l’impegno quotidiano nel costruire questo percorso.

MELONI: TRA “MANCE ELETTORALI” E MANCATA USCITA DALLA PROCEDURA D'INFRAZIONE, LA BUFALA DEI CONTI IN ORDINEA cura del gr...
29/09/2026

MELONI: TRA “MANCE ELETTORALI” E MANCATA USCITA DALLA PROCEDURA D'INFRAZIONE, LA BUFALA DEI CONTI IN ORDINE

A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)

La notizia è arrivata dall'ISTAT e riguarda appena un decimale. Ma quel decimale pesa.
Il rapporto deficit/PIL dell'Italia nel 2025 si è attestato al 3,1%, contro il valore di riferimento europeo del 3% non consentendo all'Italia di uscire anticipatamente dalla procedura europea per deficit eccessivo.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha preso atto del risultato «con rammarico», riconoscendo che il governo aveva sperato nell'uscita anticipata. L'obbiettivo torna quindi a essere quello previsto dalla traiettoria originaria: uscire dalla procedura nel 2027, sulla base dei risultati del 2026.

FONTI: ISTAT, “Conti economici nazionali 2010-2025”, 22 settembre 2026; ANSA, 22 settembre 2026.

COSA SIGNIFICA PER LA PROSSIMA MANOVRA?

La procedura impone il rispetto della traiettoria concordata dei conti pubblici e delle regole sulla crescita della spesa.
E questo significa che il governo dovrà costruire la prossima Legge di Bilancio disponendo di minori margini di manovra rispetto a quelli che avrebbe avuto con un'uscita anticipata, soprattutto se intendesse finanziare nuove misure ricorrendo a maggiore deficit.
Esiste quindi un problema politico molto concreto: se servono miliardi per finanziare nuove misure e contemporaneamente bisogna rispettare il percorso di risanamento, quelle risorse devono essere trovate attraverso maggiori entrate, coperture, rimodulazioni o riduzioni di altre spese.
Ed è quindi legittimo domandarsi: dove verranno trovati quei soldi? E quale spazio rimarrà per sanità, istruzione, sicurezza e servizi pubblici?

Pagella Politica
FONTI: Pagella Politica, 23 settembre 2026; ANSA, 22 settembre 2026.

EPPURE IL GOVERNO SPERAVA DI USCIRNE

La mancata uscita anticipata non è un obiettivo attribuito al governo dalle opposizioni.
Negli ultimi mesi Giorgetti aveva più volte prospettato la possibilità che la revisione dei conti 2025 permettesse all'Italia di anticipare l'uscita. Dopo la pubblicazione dei dati, lo stesso ministro ha ammesso che il risultato non è quello sperato dal governo.
Il fatto rimane, il fallimento del governo che sperava di poter annunciare quest'anno l'uscita dalla procedura. Non può farlo.

FONTI: ANSA, 22 settembre 2026; Corriere della Sera, 22 settembre 2026.

MELONI E I «CONTI IN ORDINE»

Il contrasto diventa ancora più evidente ricordando quanto dichiarato dalla presidente del Consiglio appena poche settimane fa.
Il 4 settembre, in occasione del record di longevità del suo esecutivo, Giorgia Meloni rivendicava tra i risultati raggiunti quello di aver «governato i conti pubblici con serietà», sostenendo che «i risultati ci sono». La celebrazione organizzata da Fratelli d'Italia presentava proprio i risultati economici e sociali del governo come uno dei motivi del record.
Poi sono arrivati i dati definitivi dell'ISTAT.
Nel 2025 il PIL reale è cresciuto dello 0,6%. Il deficit è sceso, ma si è fermato al 3,1%. Contemporaneamente la pressione fiscale è salita al 42,9% del PIL, 0,7 punti in più rispetto al 2024.
Tutto questo mentre l'Italia ha potuto beneficiare negli ultimi anni dell'enorme flusso di investimenti del PNRR, nato dal Next Generation EU negoziato nel 2020 durante il governo Conte II, con il Piano italiano successivamente finalizzato dal governo Draghi e poi modificato e attuato anche dal governo Meloni.
È quindi su questi numeri che deve essere valutata l'affermazione politica dei «conti in ordine».

FONTI: ISTAT, 22 settembre 2026; ANSA, 4 settembre 2026; Commissione europea – Recovery and Resilience Facility.

LE OPPOSIZIONI: «QUATTRO ANNI DI TAGLI E AUSTERITÀ»

La reazione delle opposizioni è stata durissima.
Giuseppe Conte ha parlato di «quattro anni di tagli e austerità», associandoli a crescita debole, pressione fiscale elevata e aumento degli impegni sulla difesa, per concludere che nonostante tutto questo l'Italia rimane nella procedura europea.
Dal PD Cecilia Guerra ha parlato di un «fallimento che brucia» e di un possibile danno reputazionale, chiedendo al ministro Giorgetti di spiegare le conseguenze sulla prossima manovra.
Le critiche sono arrivate anche da AVS, Azione e altre forze di opposizione.
Naturalmente queste sono valutazioni politiche delle opposizioni, non dati statistici. Ma pongono una domanda che i numeri consentono di verificare: quali risultati hanno prodotto le politiche di bilancio degli ultimi quattro anni rispetto ai sacrifici richiesti?

FONTE: ANSA, “Deficit: le opposizioni unite nell'attacco, ‘Il governo ha fallito’”, 22 settembre 2026.

E INTANTO COMINCIANO LE “MANCE ELETTORALI”

L'Italia entra nell'ultimo anno della legislatura e, mentre rimane nella procedura per deficit eccessivo, il governo mette sul tavolo provvedimenti che mobilitano miliardi di euro di risorse pubbliche.
BOLLO AUTO
Il provvedimento che esenta dal bollo determinate automobili di cilindrata medio-piccola e le moto ha un costo complessivo di circa 2,3 miliardi di euro.
Un particolare è particolarmente significativo: 1,698 miliardi della copertura arrivano da economie accertate sul PNRR. La restante parte viene reperita attraverso rimodulazioni e utilizzo di fondi di diversi ministeri non meglio specificati
Ma proprio per questo ci chiediamo : utilizzare quasi 2,3 miliardi per eliminare il bollo significa scegliere di non utilizzare quelle stesse risorse per altre finalità, ed essendo una tassa regionale che quindi toglie risorse alle regioni, in che modo rientreranno queste da questa enorme mancanza di risorse?

FONTE: ANSA, 17 settembre 2026; decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

IL 5% DEL PIL PER DIFESA E SICUREZZA

A questo si aggiunge un impegno di dimensioni enormemente superiori nel lungo periodo.
L'Italia ha sottoscritto insieme agli altri alleati NATO l'obiettivo di arrivare entro il 2035 al 5% del PIL destinato complessivamente a difesa e sicurezza.
Un impegno finanziario gigantesco che si stima intorno ai 65 miliardi l'anno per un Paese con un debito pubblico superiore al 130% del PIL e ancora sottoposto alla procedura per deficit eccessivo.

FONTI: NATO, Dichiarazione del Vertice dell'Aia, 25 giugno 2025; documentazione del Senato della Repubblica sull'impegno NATO.

1.000 EURO CON LA CARTA “DEDICATA A TE”

Il governo ha appena presentato anche la nuova Carta “Dedicata a te”.
Saranno 1.000 euro per famiglia, erogati in due tranche da 500 euro, destinati a oltre 1,1 milioni di nuclei familiari in condizioni economiche determinate dai requisiti previsti.
Il valore complessivo della misura supera un miliardo di euro.

FONTE: Ministero dell'Agricoltura; ANSA, 21 settembre 2026.

CARBURANTI E LO SCOSTAMENTO CHIESTO DA SALVINI

Durante il 2026 il governo è intervenuto ripetutamente sulle accise dei carburanti attraverso riduzioni e successive proroghe, mobilitando complessivamente centinaia di milioni di euro.
E proprio dopo la conferma del deficit al 3,1%, Matteo Salvini ha rilanciato chiedendo un «maxi scostamento» di bilancio da diversi miliardi.
Una richiesta politicamente significativa: aumentare il deficit mentre l'Italia cerca di uscire dalla procedura per deficit eccessivo renderebbe inevitabilmente più complesso il rispetto del percorso concordato con Bruxelles.

FONTI: ANSA, 22 settembre 2026; decreti governativi 2026 sulle accise dei carburanti.

ALLORA, DOVE SONO QUESTI “CONTI IN ORDINE”?

Dopo quasi quattro anni di governo, con l'aumento della pressione fiscale, nessuna tassa sugli extraprofitti di banche, assicurazioni e grandi gruppi Hi tech, salari fermi al palo, produzione industriale inesistente e crescita del 2025 ferma allo 0,6 %, l'obiettivo dell'uscita anticipata dalla procedura per deficit eccessivo è fallito.
Ora lo stesso governo entra nell'ultimo anno della legislatura impegnando miliardi nel bollo auto, nella Carta Dedicata a te e negli interventi sui carburanti, mentre sul futuro incombe l'enorme impegno assunto in sede NATO.
E allora la domanda è inevitabile:
come pensa il governo di rientrare nei parametri europei e contemporaneamente finanziare tutti questi provvedimenti?
E soprattutto: dove verranno trovate le risorse?
Sanità?
Istruzione?
Sicurezza?
Servizi pubblici?
Non sappiamo ancora quale sarà la risposta. Ed è proprio la prossima Legge di Bilancio che dovrà darcela.
Nel frattempo, dopo la pubblicazione dei dati, Giorgia Meloni ha reagito dicendo: «Non so se l'Istat sottostima gli italiani o il governo». La presidente del Consiglio può contestare l'interpretazione politica dei numeri. Ma il dato ufficiale rimane quello certificato dall'Istituto nazionale di statistica: deficit 2025 al 3,1%.
Dare la colpa al termometro non cambia la temperatura, anzi rende ridicolo e pressapochista chi assume queste posizioni che, evidentemente, non sa contare, figurarsi trovare i fondi per eventuali provvedimenti in stile Achille Lauro (scarpa destra prima del voto, scarpa sinistra dopo il voto)
E dopo quattro anni di rigore rivendicato, mancata uscita anticipata dalla procedura e miliardi impegnati proprio all'ingresso dell'anno elettorale, definire tutto questo semplicemente «conti in ordine» è una narrazione politica abbastanza vergognosa, come sempre alla fine decide il popolo, sta a noi prendere coscienza di queste cialtronate mandando a casa chi ha fallito completamente ogni obbiettivo previsto oppure accettare la mancetta ed andare avanti così.

26/09/2026

Il Gruppo Territoriale di Cagliari si stringe attorno alla famiglia Licheri e a Sabrina Licheri per la perdita dell’adorato padre.

Vi segnaliamo l’iniziativa promossa dall’Assessorato all’Ecologia urbana, Ambiente e Verde pubblico del Comune di Caglia...
18/09/2026

Vi segnaliamo l’iniziativa promossa dall’Assessorato all’Ecologia urbana, Ambiente e Verde pubblico del Comune di Cagliari ( Assessora Luisa Giua Marassi ) in collaborazione con la asl8cagliari e .

👉🏼 Il CHIP DAY GRATUITO 👈🏼
presso il Canile di Via Po, 51
il giorno 8 ottobre 2026 dalle 09:30 alle 11:30.

⚠️ Prenotazioni sino al 30 settembre e sino ad esaurimento chip.

Il gruppo territoriale di Cagliari si stringe intorno ad Alessandro e alla sua famiglia augurando che la situazione si r...
29/08/2026

Il gruppo territoriale di Cagliari si stringe intorno ad Alessandro e alla sua famiglia augurando che la situazione si risolva al meglio il prima possibile, forza Dibba ti siamo tutti vicini

CEUTA: QUANDO IL SOVRANISMO DIVENTA UN DANNO PER L’ITALIAA cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)Da un...
18/08/2026

CEUTA: QUANDO IL SOVRANISMO DIVENTA UN DANNO PER L’ITALIA

A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)

Da una tragedia alla frontiera africana alla guerra politica dentro l'Europa
Quello che è accaduto a Ceuta il 30 luglio 2026 è stato enorme, drammatico e non deve essere minimizzato.
Ceuta è una città autonoma sp****la di circa 83.000 abitanti situata sulla costa nordafricana, circondata dal Marocco. Insieme a Melilla costituisce una delle frontiere terrestri esterne dell'Unione europea con l'Africa.
Il 30 luglio decine di migliaia di persone, in grandissima parte provenienti dal Marocco, hanno attraversato o tentato di attraversare il confine via terra e via mare.
Le valutazioni iniziali parlavano di circa 50-60.000 ingressi; le successive stime spagnole hanno portato il numero a circa 72.000 persone.
Una massa umana impressionante, quasi equivalente all'intera popolazione della città.
Le forze della Guardia Civil sono state sopraffatte, Madrid ha inviato rinforzi militari e molte persone hanno tentato di raggiungere Ceuta a nuoto o attraverso il frangiflutti di Tarajal.
Il prezzo umano è stato terribile.
Al 12 agosto il bilancio riportato da Reuters è salito ad almeno 96 morti.
Le ricostruzioni più recenti indicano tra le cause principali dell'esodo la diffusione sui social di false informazioni secondo cui la frontiera sarebbe stata sostanzialmente "aperta", il disagio economico di moltissimi giovani marocchini e l'interpretazione distorta di una recente sentenza della Corte Suprema sp****la. Le autorità stanno inoltre indagando su chi abbia promosso online gli attraversamenti.
Una tragedia vera, quindi.
Non un'invenzione.
Ed è proprio per questo che meriterebbe una politica seria, invece di essere trasformata nell'ennesimo palcoscenico della propaganda.

FONTI: Reuters, 7 e 12 agosto 2026; Associated Press, 13 agosto 2026.

LE RESPONSABILITÀ DEL MAROCCO

Una domanda è inevitabile.
Come è possibile che decine di migliaia di persone abbiano raggiunto contemporaneamente una delle frontiere più delicate del Mediterraneo?
La responsabilità del Marocco nella gestione della propria frontiera è una questione che non può essere semplicemente rimossa.
Il 30 luglio la pressione fu tale che le forze marocchine, nonostante l'impiego di mezzi antisommossa e cannoni ad acqua, vennero sopraffatte da una massa di persone che si estendeva per chilometri nell'area di Fnideq.
Ma bisogna distinguere le responsabilità politiche e operative da ciò che possiamo dimostrare.
Non esistono, allo stato attuale, prove che il governo marocchino abbia organizzato deliberatamente l'esodo del 30 luglio. Le valutazioni dell'intelligence sp****la riportate dalla stampa internazionale hanno invece indicato soprattutto una mobilitazione spontanea alimentata dai social, dalla situazione economica e dalla convinzione che esistesse una finestra per entrare a Ceuta.
Questo però non cancella un precedente inquietante.
Nel 2021, durante una crisi diplomatica tra Madrid e Rabat, circa 9.000 persone entrarono a Ceuta dopo che le autorità marocchine avevano temporaneamente allentato i controlli.
Allora il Parlamento europeo fu durissimo: condannò esplicitamente l'utilizzo marocchino del controllo delle frontiere e della migrazione come strumento di pressione politica sulla Spagna.
Oggi Rabat sembra aver cambiato completamente passo: in vista delle nuove chiamate sui social per un attraversamento di massa attorno al 15 agosto, il Marocco ha rafforzato enormemente il dispositivo di sicurezza e, secondo AP, oltre 20.000 membri delle forze di sicurezza vengono impiegati quotidianamente nell'area di frontiera.
E questo dimostra almeno una cosa:
quando Marocco e Spagna collaborano seriamente, quella frontiera può essere controllata molto più efficacemente.

FONTI: EFE, 31 luglio 2026; AP, 13 agosto 2026; Parlamento europeo, risoluzione del 10 giugno 2021.

LA RIDICOLA PROPAGANDA DELGOVERNO MELONI

Davanti a questa tragedia il governo italiano decide immediatamente di trasformare una crisi alla frontiera tra Marocco e Spagna in una questione tra Italia e Spagna.
Il governo Meloni annuncia la reintroduzione temporanea dei controlli sui collegamenti aerei e marittimi provenienti dalla Spagna, sostenendo di voler tutelare la sicurezza nazionale e impedire possibili movimenti secondari dei migranti.
Antonio Tajani definisce la misura addirittura «ineludibile».
Peccato che ci siano alcuni piccoli problemi geografici, giuridici e numerici.
PRIMO PROBLEMA: CEUTA NON È NEL NORMALE REGIME SCHENGEN
Ceuta è territorio spagnolo e territorio dell'Unione europea.
Ma gode di un regime speciale rispetto allo spazio Schengen.
La stessa Commissione europea ha ricordato durante questa crisi che continuano a esistere controlli di frontiera tra Ceuta e il resto dello spazio Schengen.
Quindi:
entrare a Ceuta NON significa entrare automaticamente nel territorio europeo di libera circolazione.
SECONDO PROBLEMA: LA SPAGNA NON CONFINA CON L'ITALIA
Sembra una banalità da scuola elementare, ma evidentemente è necessario ricordarla.
Per arrivare via terra dalla Spagna all'Italia bisogna attraversare:
SPAGNA → FRANCIA → ITALIA.
Esistono naturalmente voli e traghetti diretti, ed è proprio su questi che Roma ha introdotto i controlli.
Ma non esiste alcuna frontiera terrestre Italia-Spagna attraverso la quale una massa di persone proveniente da Ceuta possa improvvisamente riversarsi nel nostro Paese.
TERZO PROBLEMA: QUELLE PERSONE ERANO GIÀ TORNATE INDIETRO
Questo è il dato più devastante.
Il 4 agosto il ministro dell'Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska comunicava che, delle circa 72.000 persone entrate a Ceuta, circa 70.000 erano già tornate in Marocco.
E secondo fonti della polizia sp****la citate da Sky News il 10 agosto, solamente circa 75 persone riconducibili all'esodo erano riuscite a raggiungere la Spagna continentale.
SETTANTACINQUE.
Su circa SETTANTADUEMILA.
Nel frattempo rimaneva naturalmente il problema reale e drammatico dei minori non accompagnati: oltre 1.300 erano stati registrati e circa 1.100 erano ospitati in strutture di Ceuta totalmente sovraccariche.
Quindi nessuno sostiene che a Ceuta non esistesse un'emergenza.
L'emergenza esisteva a Ceuta.
Quello che mancava era la gigantesca emergenza migratoria dalla Spagna verso l'Italia utilizzata per giustificare politicamente lo scontro.

FONTI: Commissione UE/RaiNews; Reuters, 7 agosto; Sky News, 10 agosto; Guardian, 4 agosto.

LE VERE MOTIVAZIONI DI MELONI

Qui dalla cronaca passiamo alla politica.
Perché mentre tutto questo accade, Giorgia Meloni ha un problema che si chiama:
ROBERTO VANNACCI.
Futuro Nazionale è cresciuto rapidamente nei sondaggi e sta contendendo voti soprattutto all'area del centrodestra.
Già nei primi sondaggi sulla nascita della formazione di Vannacci emergeva chiaramente che la sua presenza sottraeva consenso soprattutto a Fratelli d'Italia e Lega.
A fine luglio alcune rilevazioni collocavano Futuro Nazionale addirittura intorno al 7-7,6%.
E improvvisamente Meloni si ritrova nella situazione più scomoda possibile per chi ha costruito una parte fondamentale della propria identità politica sulla lotta all'immigrazione:
essere scavalcata a destra.
Non possiamo dimostrare che Palazzo Chigi abbia preso la decisione sui controlli perché Vannacci stava crescendo.
Ma possiamo osservare i fatti.
Possiamo osservare la cronologia.
Possiamo osservare la competizione politica.
E possiamo osservare che questa interpretazione è stata avanzata apertamente anche nel dibattito politico e sulla stampa italiana: l'opposizione ha accusato Meloni di inseguire le parole d'ordine di Vannacci e diverse analisi hanno letto la vicenda di Ceuta proprio alla luce della pressione elettorale esercitata dalla nuova destra.
La sensazione politica è difficilmente ignorabile:
una tragedia umanitaria avvenuta in Africa trasformata nell'occasione per dimostrare all'elettorato italiano chi ce l'ha più duro sull'immigrazione.
Solo che quando giochi con Schengen per fare politica interna, Schengen appartiene anche agli altri.
E infatti la Spagna ha risposto.
Madrid ha reintrodotto controlli sugli arrivi dall'Italia, verificando già circa 200 passeggeri nei principali aeroporti spagnoli.
Risultato?
Una crisi avvenuta tra Marocco e Ceuta è diventata uno scontro diplomatico tra due Paesi amici e fondatori del progetto europeo contemporaneo, Italia e Spagna.
Capolavoro.

FONTI: Reuters, 7 e 9 agosto 2026; analisi della stampa italiana e internazionale sulla pressione politica esercitata da Vannacci.

I CONTI COL SOVRANISMO DEGLI ALTRI: LA RISPOSTA TEDESCA

Perché il nazionalismo ha un piccolo difetto.
Funziona benissimo finché nazionalista sei soltanto tu.
Poi diventano nazionalisti anche gli altri.
E Berlino ha appena riaperto un dossier che all'Italia piace molto meno.
Il governo tedesco sta infatti preparando la ripresa dei trasferimenti verso l'Italia di richiedenti asilo dei quali considera Roma responsabile secondo le regole europee.
Un primo caso è stato indicato per il 19 agosto, relativo a una giovane somala arrivata in Germania.
L'Italia risponde che, in base agli accordi legati al passaggio al nuovo Patto europeo sulla migrazione, non avrebbe più vecchi "dublinanti" da riprendere.
Berlino sostiene invece una lettura differente e vuole procedere con i trasferimenti.
Attenzione: non abbiamo prove che la Germania abbia preso questa posizione come ritorsione per lo scontro Italia-Spagna.
Non scriveremo una cosa che non possiamo dimostrare.
Il punto politico è un altro.
La stessa logica nazionale che Roma applica alla Spagna può essere utilizzata dagli altri Paesi nei confronti dell'Italia:
«Non è un problema nostro. È arrivato da voi? Riprendetevelo.»
E per l'Italia questa filosofia è semplicemente suicida.
Perché la Germania non si trova in mezzo al Mediterraneo.
Noi sì.

FONTI: ANSA, 9-10 agosto 2026.

E PENSARE CHE CONTE AVEVA INDICATO ESATTAMENTE IL PROBLEMA NEL 2018

Torniamo indietro di otto anni.
Il 5 giugno 2018, nel suo primo discorso programmatico al Senato, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte indicava tra gli obiettivi dell'Italia:
«il superamento del Regolamento di Dublino»
per ottenere l'effettiva equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati europei e costruire sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo.
Il principio era semplicissimo.
L'Italia è geograficamente una delle porte d'ingresso dell'Europa.
Se chi arriva sulle nostre coste diventa automaticamente ed esclusivamente un problema italiano, l'Italia perde.
La frontiera italiana deve quindi essere considerata una frontiera europea.
E l'immigrazione deve essere gestita attraverso responsabilità europea e solidarietà europea.
Otto anni dopo il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, pienamente applicabile dall'11-12 giugno 2026, ha finalmente introdotto un meccanismo permanente e obbligatorio di solidarietà destinato proprio a evitare che gli Stati sottoposti a maggiore pressione migratoria vengano lasciati soli.
Non è l'abolizione totale della responsabilità dello Stato d'ingresso e certamente non è il modello perfetto immaginato allora.
Ma rappresenta un passo nella direzione di una responsabilità maggiormente condivisa.
Ed è precisamente questa filosofia che il ritorno alla guerra di tutti contro tutti rischia di demolire politicamente.

FONTI: dichiarazioni programmatiche di Giuseppe Conte, 5 giugno 2018; Commissione europea, nuovo Patto su migrazione e asilo.

IL PARADOSSO SOVRANISTA

Ed eccoci al punto.
Per anni ci hanno raccontato:
PRIMA GLI ITALIANI.
Bellissimo slogan.
Poi però arriva il tedesco e dice:
PRIMA I TEDESCHI.
Lo spagnolo:
PRIMA GLI SPAGNOLI.
Il francese:
PRIMA I FRANCESI.
E improvvisamente scopriamo una cosa incredibile:
l'Italia è ancora in mezzo al Mediterraneo.
La geografia non cambia perché hai fatto un comizio.
Se ogni Stato europeo decide che l'immigrazione arrivata dal Paese vicino è esclusivamente un problema del vicino, l'Italia non vince.
L'ITALIA PERDE.
Perché siamo noi uno dei principali Paesi di primo ingresso dell'Unione.
Per questo l'interesse nazionale italiano non dovrebbe essere distruggere la solidarietà europea.
Dovrebbe essere rafforzarla.
Non dovrebbe essere trasformare Schengen in un manganello da agitare contro Madrid per conquistare qualche voto alla propria destra.
Dovrebbe essere convincere Madrid, Parigi, Berlino, Varsavia e tutti gli altri che chi arriva sulle coste italiane arriva alla frontiera dell'Europa.
Perché il sovranismo ha una contraddizione che prima o poi presenta sempre il conto:
funziona soltanto se gli altri non fanno altrettanto.
E quando ciascuno comincia a chiudere la propria porta, respingere verso il vicino e utilizzare migranti e frontiere per la propria campagna elettorale, alla fine perdono tutti.
Perde l'Italia, che rischia di ritrovarsi nuovamente sola davanti alla propria posizione geografica.
Perde l'Europa, perché Schengen e la solidarietà fra Stati vengono sacrificati sull'altare di qualche punto percentuale nei hu sondaggi.
E perdono soprattutto i migranti, trasformati ancora una volta da esseri umani in pacchi da scaricare oltre il confine, strumenti di pressione diplomatica e oggetti della propaganda elettorale.
A Ceuta sono morte almeno 96 persone.
Mentre noi discutiamo su chi debba rispedire chi da una parte all'altra dell'Europa.
Forse sarebbe il caso di ricordarlo.
Perché una politica che per dimostrare di mettere «prima gli italiani» finisce per isolare l'Italia, indebolire l'Europa e trasformare esseri umani disperati in materiale da campagna elettorale non è sovranismo.
È semplicemente una politica contro gli interessi del Paese che sostiene di voler difendere.

Indirizzo

Cagliari

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando M5S - Gruppo Territoriale di Cagliari pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi