29/09/2026
MELONI: TRA “MANCE ELETTORALI” E MANCATA USCITA DALLA PROCEDURA D'INFRAZIONE, LA BUFALA DEI CONTI IN ORDINE
A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)
La notizia è arrivata dall'ISTAT e riguarda appena un decimale. Ma quel decimale pesa.
Il rapporto deficit/PIL dell'Italia nel 2025 si è attestato al 3,1%, contro il valore di riferimento europeo del 3% non consentendo all'Italia di uscire anticipatamente dalla procedura europea per deficit eccessivo.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha preso atto del risultato «con rammarico», riconoscendo che il governo aveva sperato nell'uscita anticipata. L'obbiettivo torna quindi a essere quello previsto dalla traiettoria originaria: uscire dalla procedura nel 2027, sulla base dei risultati del 2026.
FONTI: ISTAT, “Conti economici nazionali 2010-2025”, 22 settembre 2026; ANSA, 22 settembre 2026.
COSA SIGNIFICA PER LA PROSSIMA MANOVRA?
La procedura impone il rispetto della traiettoria concordata dei conti pubblici e delle regole sulla crescita della spesa.
E questo significa che il governo dovrà costruire la prossima Legge di Bilancio disponendo di minori margini di manovra rispetto a quelli che avrebbe avuto con un'uscita anticipata, soprattutto se intendesse finanziare nuove misure ricorrendo a maggiore deficit.
Esiste quindi un problema politico molto concreto: se servono miliardi per finanziare nuove misure e contemporaneamente bisogna rispettare il percorso di risanamento, quelle risorse devono essere trovate attraverso maggiori entrate, coperture, rimodulazioni o riduzioni di altre spese.
Ed è quindi legittimo domandarsi: dove verranno trovati quei soldi? E quale spazio rimarrà per sanità, istruzione, sicurezza e servizi pubblici?
Pagella Politica
FONTI: Pagella Politica, 23 settembre 2026; ANSA, 22 settembre 2026.
EPPURE IL GOVERNO SPERAVA DI USCIRNE
La mancata uscita anticipata non è un obiettivo attribuito al governo dalle opposizioni.
Negli ultimi mesi Giorgetti aveva più volte prospettato la possibilità che la revisione dei conti 2025 permettesse all'Italia di anticipare l'uscita. Dopo la pubblicazione dei dati, lo stesso ministro ha ammesso che il risultato non è quello sperato dal governo.
Il fatto rimane, il fallimento del governo che sperava di poter annunciare quest'anno l'uscita dalla procedura. Non può farlo.
FONTI: ANSA, 22 settembre 2026; Corriere della Sera, 22 settembre 2026.
MELONI E I «CONTI IN ORDINE»
Il contrasto diventa ancora più evidente ricordando quanto dichiarato dalla presidente del Consiglio appena poche settimane fa.
Il 4 settembre, in occasione del record di longevità del suo esecutivo, Giorgia Meloni rivendicava tra i risultati raggiunti quello di aver «governato i conti pubblici con serietà», sostenendo che «i risultati ci sono». La celebrazione organizzata da Fratelli d'Italia presentava proprio i risultati economici e sociali del governo come uno dei motivi del record.
Poi sono arrivati i dati definitivi dell'ISTAT.
Nel 2025 il PIL reale è cresciuto dello 0,6%. Il deficit è sceso, ma si è fermato al 3,1%. Contemporaneamente la pressione fiscale è salita al 42,9% del PIL, 0,7 punti in più rispetto al 2024.
Tutto questo mentre l'Italia ha potuto beneficiare negli ultimi anni dell'enorme flusso di investimenti del PNRR, nato dal Next Generation EU negoziato nel 2020 durante il governo Conte II, con il Piano italiano successivamente finalizzato dal governo Draghi e poi modificato e attuato anche dal governo Meloni.
È quindi su questi numeri che deve essere valutata l'affermazione politica dei «conti in ordine».
FONTI: ISTAT, 22 settembre 2026; ANSA, 4 settembre 2026; Commissione europea – Recovery and Resilience Facility.
LE OPPOSIZIONI: «QUATTRO ANNI DI TAGLI E AUSTERITÀ»
La reazione delle opposizioni è stata durissima.
Giuseppe Conte ha parlato di «quattro anni di tagli e austerità», associandoli a crescita debole, pressione fiscale elevata e aumento degli impegni sulla difesa, per concludere che nonostante tutto questo l'Italia rimane nella procedura europea.
Dal PD Cecilia Guerra ha parlato di un «fallimento che brucia» e di un possibile danno reputazionale, chiedendo al ministro Giorgetti di spiegare le conseguenze sulla prossima manovra.
Le critiche sono arrivate anche da AVS, Azione e altre forze di opposizione.
Naturalmente queste sono valutazioni politiche delle opposizioni, non dati statistici. Ma pongono una domanda che i numeri consentono di verificare: quali risultati hanno prodotto le politiche di bilancio degli ultimi quattro anni rispetto ai sacrifici richiesti?
FONTE: ANSA, “Deficit: le opposizioni unite nell'attacco, ‘Il governo ha fallito’”, 22 settembre 2026.
E INTANTO COMINCIANO LE “MANCE ELETTORALI”
L'Italia entra nell'ultimo anno della legislatura e, mentre rimane nella procedura per deficit eccessivo, il governo mette sul tavolo provvedimenti che mobilitano miliardi di euro di risorse pubbliche.
BOLLO AUTO
Il provvedimento che esenta dal bollo determinate automobili di cilindrata medio-piccola e le moto ha un costo complessivo di circa 2,3 miliardi di euro.
Un particolare è particolarmente significativo: 1,698 miliardi della copertura arrivano da economie accertate sul PNRR. La restante parte viene reperita attraverso rimodulazioni e utilizzo di fondi di diversi ministeri non meglio specificati
Ma proprio per questo ci chiediamo : utilizzare quasi 2,3 miliardi per eliminare il bollo significa scegliere di non utilizzare quelle stesse risorse per altre finalità, ed essendo una tassa regionale che quindi toglie risorse alle regioni, in che modo rientreranno queste da questa enorme mancanza di risorse?
FONTE: ANSA, 17 settembre 2026; decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
IL 5% DEL PIL PER DIFESA E SICUREZZA
A questo si aggiunge un impegno di dimensioni enormemente superiori nel lungo periodo.
L'Italia ha sottoscritto insieme agli altri alleati NATO l'obiettivo di arrivare entro il 2035 al 5% del PIL destinato complessivamente a difesa e sicurezza.
Un impegno finanziario gigantesco che si stima intorno ai 65 miliardi l'anno per un Paese con un debito pubblico superiore al 130% del PIL e ancora sottoposto alla procedura per deficit eccessivo.
FONTI: NATO, Dichiarazione del Vertice dell'Aia, 25 giugno 2025; documentazione del Senato della Repubblica sull'impegno NATO.
1.000 EURO CON LA CARTA “DEDICATA A TE”
Il governo ha appena presentato anche la nuova Carta “Dedicata a te”.
Saranno 1.000 euro per famiglia, erogati in due tranche da 500 euro, destinati a oltre 1,1 milioni di nuclei familiari in condizioni economiche determinate dai requisiti previsti.
Il valore complessivo della misura supera un miliardo di euro.
FONTE: Ministero dell'Agricoltura; ANSA, 21 settembre 2026.
CARBURANTI E LO SCOSTAMENTO CHIESTO DA SALVINI
Durante il 2026 il governo è intervenuto ripetutamente sulle accise dei carburanti attraverso riduzioni e successive proroghe, mobilitando complessivamente centinaia di milioni di euro.
E proprio dopo la conferma del deficit al 3,1%, Matteo Salvini ha rilanciato chiedendo un «maxi scostamento» di bilancio da diversi miliardi.
Una richiesta politicamente significativa: aumentare il deficit mentre l'Italia cerca di uscire dalla procedura per deficit eccessivo renderebbe inevitabilmente più complesso il rispetto del percorso concordato con Bruxelles.
FONTI: ANSA, 22 settembre 2026; decreti governativi 2026 sulle accise dei carburanti.
ALLORA, DOVE SONO QUESTI “CONTI IN ORDINE”?
Dopo quasi quattro anni di governo, con l'aumento della pressione fiscale, nessuna tassa sugli extraprofitti di banche, assicurazioni e grandi gruppi Hi tech, salari fermi al palo, produzione industriale inesistente e crescita del 2025 ferma allo 0,6 %, l'obiettivo dell'uscita anticipata dalla procedura per deficit eccessivo è fallito.
Ora lo stesso governo entra nell'ultimo anno della legislatura impegnando miliardi nel bollo auto, nella Carta Dedicata a te e negli interventi sui carburanti, mentre sul futuro incombe l'enorme impegno assunto in sede NATO.
E allora la domanda è inevitabile:
come pensa il governo di rientrare nei parametri europei e contemporaneamente finanziare tutti questi provvedimenti?
E soprattutto: dove verranno trovate le risorse?
Sanità?
Istruzione?
Sicurezza?
Servizi pubblici?
Non sappiamo ancora quale sarà la risposta. Ed è proprio la prossima Legge di Bilancio che dovrà darcela.
Nel frattempo, dopo la pubblicazione dei dati, Giorgia Meloni ha reagito dicendo: «Non so se l'Istat sottostima gli italiani o il governo». La presidente del Consiglio può contestare l'interpretazione politica dei numeri. Ma il dato ufficiale rimane quello certificato dall'Istituto nazionale di statistica: deficit 2025 al 3,1%.
Dare la colpa al termometro non cambia la temperatura, anzi rende ridicolo e pressapochista chi assume queste posizioni che, evidentemente, non sa contare, figurarsi trovare i fondi per eventuali provvedimenti in stile Achille Lauro (scarpa destra prima del voto, scarpa sinistra dopo il voto)
E dopo quattro anni di rigore rivendicato, mancata uscita anticipata dalla procedura e miliardi impegnati proprio all'ingresso dell'anno elettorale, definire tutto questo semplicemente «conti in ordine» è una narrazione politica abbastanza vergognosa, come sempre alla fine decide il popolo, sta a noi prendere coscienza di queste cialtronate mandando a casa chi ha fallito completamente ogni obbiettivo previsto oppure accettare la mancetta ed andare avanti così.