06/09/2026
"Un tempo c’erano i palazzinari e i corrotti imprenditori locali. Compravano terreni agricoli, orientavano i Piani Regolatori e costruivano quartieri nel nulla, speculando sull'attesa della rendita. Quartieri senza scuole né fogne, nati con accordi-truffa che lasciavano i profitti ai privati e scaricavano i costi sui cittadini. Erano i ghetti del dopoguerra, abbandonati nella "campagna romana" — le cosiddette aree bianche del Piano Regolatore. Vuoti urbani lasciati a maturare in attesa del cemento.
Oggi gli attori sono cambiati, ma la sostanza è la stessa. Siamo nell’epoca dei grandi speculatori e dei fondi d’investimento d’oltreoceano: capitali finanziari con sede nei paradisi fiscali.
E per giustificare questa rapina, le giunte comunali "ecologiste per finta" hanno inventato un nuovo vocabolario. La speculazione diventa rigenerazione urbana. Il cemento diventa partenariato pubblico-privato. E gli speculatori vengono dipinti come mecenati.
Tutto ciò che è pubblico e non produce profitto viene bollato con una parola chiave: DEGRADO. Il degrado e quello che loro chiamano vuoto sono la nuova scala di misura usata per spianare la strada ai privati. Non si chiede più cosa serve a chi abita i quartieri, ma quanto quei luoghi possano rendere al capitale, quanto valore possono estrarci.
È l'estrazione di valore sociale ed economico sulla nostra pelle. Roma, per chi la governa, deve diventare una vetrina per investimenti esteri: non più servizi o case per tutti e tutte, ma hotel di lusso nei nostri palazzi storici, case per ricchi, studentati privati, grandi marchi della moda a cui regalare immobili pubblici, giganteschi porti che mirano alla turistificazione dei torritori col supporto di fondi sionisti interessati a colonizzare spazi tutt'altro che vuoti.
Tra i territori in resistenza a tutto ciò c'è per esempio Pietralata, che è l’emblema di questo modello. Ventisette ettari di suolo pubblico ceduti per 90 anni a una società privata per lo stadio della Roma. Un bosco naturale di 34.000 metri quadri liquidato come "area degradata".
Ma questo non è un caso isolato. È la stessa matrice neoliberista che punta a divorare l'intera città e il litorale: negli Ex Mercati Generali a Ostiense e nell'Ex Fiera di Roma, lasciati andare in malora per regalare cubature ai privati; negli interventi su Guido Reni e nell'ex AMA alla Montagnola; nella giungla degli studentati di lusso a Ostiense, San Lorenzo e Casal Bertone, che espellono studenti e residenti;
Fino alla devastazione della costa, da Ostia, con i suo muro lungo mare che ha imbrigliato il mare e la speculazione che si sta pianificando in tutto il litorale fino a progetto di mega Porto crocieristico di Fiumicino, che distruggerebbe l'ecosistema unico che esiste alla foce del Tevere.
Vanno all'attacco ovunque: dai quartieri popolari al mare, dalla salute al diritto all'abitare, trasformando la vita sociale in valore da estrarre per le banche e i fondi finanziari.
Davanti a questo attacco, le finte contrapposizioni della politica istituzionale crollano: si fanno la guerra a favore di telecamera, ma poi concordano Commissari Straordinari e poteri speciali per spartirsi la torta.
Noi non siamo qui per fare da spettatori e non abbiamo domande da porre a chi svende i nostri territori. Siamo qui per organizzare la risposta. Dalle vertenze di quartiere alla difesa della costa, costruiamo un unico blocco di resistenza contro l'estrattivismo urbano.
I nostri territori non sono merce, le nostre vite non sono profitto!
ROMA NON SI VENDE, ROMA SI DIFENDE!"
Grazie per questa bellissima edizione di Renoize e un corteo antifascista che ha gridato forte ai fascisti che a Roma e in nessun'altra parte del mondo c'è spazio per loro!
Acrobax
Si al Parco Si all'Ospedale No allo Stadio
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“Roma non si vende” è lo striscione lungo venticinque metri che abbiamo fatto scendere sul fronte perimetrale degli ex Mercati Generali al passaggio del corteo antifà di sabato 5 settembre, a conclusione della tre giorni del festival Renoize, in memoria di Renato Biagetti, ucciso dai fascisti a Focene nel 2006, esattamente vent’anni fa.
Renoize quest’anno non si è svolto a parco Schuster – ormai trasformato nel divertimentificio dell’imprenditoria dell’Estate Romana, saldamente intrecciata alla politica cittadina – ma nello spazio del LOA Acrobax. Qui GeneraliLiberi ha partecipato attivamente con il suo gazebo e ai dibattiti, insieme alle altre realtà di lotta: No Stadio, No Porto Fiumicino, GKN, comitati di Sulmona, Milano, Rieti, Bologna e della Val di Susa, oltre a realtà provenienti dalla Germania e, in particolare, dall’Albania.
Insieme abbiamo cercato di costruire un’analisi e, possibilmente, un percorso comune contro l’aggressione del grande capitale finanziario ai nostri territori, dai fondi immobiliari internazionali alle multinazionali dell’energia e della logistica, fino ai data center e alle grandi operazioni speculative.
Oggi la difesa della libertà e della vita – come quella di Renato, stroncata perché non allineata ai dettami dell’ortodossia del potere – si intreccia naturalmente alla battaglia ambientalista e alle lotte sociali.
Perché ciò che il sistema estrattivista vuole aggredire con sempre maggiore violenza è esattamente ciò che andrebbe protetto, dagli spazi rinaturalizzati a quelli ancora non cementificati, fino a tutti quei “vuoti” urbani e territoriali che, proprio per questo, diventano immediatamente appetibili per il profitto.
In questo quadro, già segnato da una crescente pressione sugli spazi sociali, sulle libertà e sulle fasce meno garantite della popolazione, il rapporto tra lotte popolari e istituzioni appare sempre più asimmetrico.
Al dialogo e all’ascolto si sostituiscono troppo spesso chiusura, delegittimazione e repressione del dissenso e della conflittualità sociale.
Troppi anni di compiacenza e connivenza del potere politico con le logiche neoliberiste e con gli interessi privati hanno prodotto questa situazione. Nelle città, in particolare, assistiamo a processi sempre più evidenti di espulsione e sostituzione sociale.
Il cosiddetto modello Milano ne rappresenta uno degli esempi più chiari: intere porzioni di quartieri popolari vengono consegnate alla valorizzazione immobiliare, mentre studentati privati, residenze di lusso e grandi operazioni speculative trasformano profondamente la composizione sociale dei territori a più alta rendita fondiaria.
È da qui che il Comitato per la Tutela dell’Area degli ex Mercati Generali riparte per la battaglia d’autunno.
Roma non si vende.
Roma si difende.