02/06/2026
Il primo voto delle donne ha fatto doppiamente la storia 🤓
Chi non ha mai visto, almeno una volta, la copertina del Corriere con una ragazza che sventola una prima pagina: «È nata la Repubblica»? Con un'intuizione quasi profetica, quella nuova forma di Stato fu subito associata a un volto femminile.
Ottant'anni fa, il 2 giugno 1946, il suffragio divenne davvero universale. Dopo le prime elezioni amministrative dell'Italia liberata, il 10 marzo 1946, al referendum istituzionale poterono finalmente votare anche le donne, a partire dai 21 anni d'età, come già avveniva per gli uomini.
Con oltre il 54% dei voti prevalse la Repubblica. Nello stesso giorno venne eletta l'Assemblea Costituente e, per la prima volta, entrarono in Parlamento 21 donne: le Madri Costituenti.
Molti dei diritti che oggi consideriamo persino naturali esistono perché quelle donne e quegli uomini, eletti liberamente dagli italiani dopo la dittatura, seppero trasformare la sofferenza della guerra, della persecuzione e della Resistenza in principi e leggi.
Quei diritti, però, non si conservano da soli. La democrazia non è un bene acquisito una volta per tutte: è una conquista che vive nella consapevolezza dei cittadini e nella loro partecipazione.
La Repubblica e la Costituzione nascono da quella scelta collettiva. La Repubblica è nostra madre, e la Costituzione è figlia della volontà degli italiani e della visione di quelle donne e di quegli uomini.
Figlia del 2 giugno.
25/05/2026
Complimenti 👏🏻👏🏻👏🏻
🎉STEFANO VENTURA SINDACO DI CORSICO 🎉
Stefano Martino Ventura è stato rieletto Sindaco di Corsico 🎉
23/05/2026
Ci trovate al mercato 👇🏻👇🏻👇🏻
Per la festa del riso spostato in via Mozart
😉
22/05/2026
I sindaci hanno posto quali prioritarie alcune questioni su cui al momento non ci sono risposte:
👉 Come dare un ruolo ai comuni nella pianificazione dei grandi datancenter in modo che possano definire almeno dove non devono essere collocati;
👉 La possibilità di escludere dai centri abitati l'insediamento di queste strutture;
👉 Strumenti normativi in grado di fermare la squilibrata concentrazione nel territorio milanese e di garantire una piú equa distribuzione;
👉 Contrastare il consumo di suolo, anche considerando le strutture accessorie (reti, stazioni elettriche, impianti) che accompagnano i datacenter.
Il PDL lo trovate qui:
https://www.consiglio.regione.lombardia.it/wps/portal/crl/home/leggi-e-banche-dati/Elenco-generale-atti/Dettaglio-atto?tipoatto=Pdl&numeroatto=150&estensioneatto=&legislatura=XII&attivita_home=true
La richiesta di rinvio all'approvazione datata 12-05-2026 vede la firma della maggior parte dei Sindaci dei territori del Parco Agricolo Sud Milano... fatta eccezione per il nostro Comune di Zibido San Giacomo
DATACENTER/SINDACI: L'ASCOLTO NON BASTA, I NODI CRUCIALI RESTANO APERTI
Leggo alcuni articoli eccessivamente entusiastici sull'incontro di stamane con i sindaci firmatari della lettera sul PDL 150 relativo ai datancenter.
Mi pare siano fuori strada.
La disponibilità all'ascolto é sempre fattore positivo e - elemento che era già maturato in seno alla giunta regionale da giorni - si dovrebbe superare la cancellazione delle compensazioni previste dall'emendamento Gallera.
A prescindere da ciò, rimangono pesanti criticità nel testo, a partire dall'impianto che manca l'obiettivo di mettere ordine in questo sviluppo.
I sindaci hanno posto quali prioritarie alcune questioni su cui al momento non ci sono risposte:
👉 Come dare un ruolo ai comuni nella pianificazione dei grandi datancenter in modo che possano definire almeno dove non devono essere collocati;
👉 La possibilità di escludere dai centri abitati l'insediamento di queste strutture;
👉 Strumenti normativi in grado di fermare la squilibrata concentrazione nel territorio milanese e di garantire una piú equa distribuzione;
👉 Contrastare il consumo di suolo, anche considerando le strutture accessorie (reti, stazioni elettriche, impianti) che accompagnano i datacenter.
Su questi punti al momento non c'é stato nessun passo in avanti e vedremo cosa potrà succedere da qui a martedí, ricordando che ci sono nostri emendamenti che potrebbero essere efficaci nello spostare, almeno in parte, il tiro della legge.
Ho pesanti dubbi rispetto alla tutela delle competenze pianificatorie dei comuni perché si va nella direzione del riconoscimento dei datacenter come "progetti di pubblica utilità indifferibili e urgenti, considerati di interesse pubblico prevalente", un po' come già avviene per le relative infrastrutture energetiche.
Il governo ci ha già fatto capire l'aria che tira, calando dall'alto 3 mega-campus tra Lodi e Milano, riuscendo a fare arrabbiare pure Attilio Fontana. Fontana che con questa legge intende però fare la stessa operazione con i comuni, alla faccia dell'autonomia.
18/05/2026
Continuano i nostri incontri con i cittadini.
📍Questo sabato al mercato (spostato al parcheggio di via Mozart per la festa del riso) parleremo di Data-Center a valle dell'incontro pubblico di settimana scorsa.
Non mancate! 🤓
15/05/2026
𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐒𝐓𝐀𝐌𝐏𝐀
𝐏𝐃 𝐌𝐈𝐋𝐀𝐍𝐎: 𝐙𝐨𝐧𝐚 𝐬𝐮𝐝 𝐨𝐯𝐞𝐬𝐭
𝐍𝐨 𝐚𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐞: 𝐢𝐥 𝐒𝐮𝐝 𝐌𝐢𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚, 𝐢𝐥 𝐏𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐒𝐮𝐝 𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐨.
𝐀𝐩𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐦𝐛𝐥𝐞𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐃𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐚 𝐙𝐢𝐛𝐢𝐝𝐨 𝐒𝐚𝐧 𝐆𝐢𝐚𝐜𝐨𝐦𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚
“Erano ben oltre un centinaio di persone nell’Aula consiliare di Zibido San Giacomo; è stato un dibattito bello, serio, formativo e molto appassionato” – così Simona Piccolo, Coordinatrice del Partito Democratico della Zona sud ovest.
“I data center sono fondamentali, lo sappiamo, ma ci vuole programmazione vera e quello che sta accadendo nel sud ovest è oltre la soglia di preoccupazione. Stanno aggredendo il territorio, proponendo impianti impattanti. Noi non possiamo stare zitti, e non lo staremo. Non è un caso che oltre 50 sindaci della Città Metropolitana abbiano mandato una lettera preoccupata in Regione”.
Fra 10 giorni, infatti, si voterà la Legge Regionale sui data center e il testo presentato non dà garanzie. Su questo si è espresso duramente Pietro Cataldi, Consigliere comunale di Zibido S.G: “Preoccupa e rattrista che la sindaca Belloli non sia tra i 50 sindaci firmatari del documento con cui si chiede un rinvio dell’approvazione della legge. Lei, in qualità di sindaca di Zibido San Giacomo, dovrebbe essere la prima a preoccuparsi per il disastro che si prospetta tra Badile e Lacchiarella. Questo si aspetterebbero i cittadini. Una stazione elettrica degna di una città da un milione di abitanti più un data center che copriranno in totale 25 ettari di territorio agricolo. Deprezzamento del valore delle case, devastazione del paesaggio, il tema serissimo delle isole di calore nonché il potenziale aumento dei costi dell’energia. Ci chiediamo se la sindaca abbia preso in considerazione queste criticità. Sicuramente lo hanno fatto i residenti di Badile”
Proprio per illustrare le storture e i deficit della legge regionale voluta dalla destra è intervenuto il Consigliere PD Simone Negri che ha sottolineato come il sud ovest, e in generale tutto l’hinterland milanese, sono terra di conquista e che qui rischiano di essere messi senza regole oltre il 50% deidata center d’Italia.
Applauditi anche gli interventi allarmati di Paolo Festa, Consigliere delegato di Città Metropolitana e Antonio Nitti, Consigliere del Parco Agricolo Sud Milano, un’area terribilmente appetibile per gli spazi che ha preservato per oltre 50 anni e che rischiano di essere compromessi per sempre.
Un ringraziamento particolare ai cittadini per la calorosa partecipazione.
Simona Piccolo Simone Negri
07/05/2026
Assemblea pubblica
📅14 maggio
🕒 21:00
📍Sala Consigliare Piazza Roma - Zibido San Giacomo
🤖 LA DIFFUSIONE DEI DATACENTER 🤖
01/05/2026
Buona Festa a tutti 😊
Buon Primo Maggio, buona Festa delle lavoratrici e dei lavoratori.
23/04/2026
DATA CENTER, PDL VOTATO IN COMMISSIONE
NESSUNA PIANIFICAZIONE, IL TERRITORIO SUBISCE UN ALTRO ATTACCO
Il testo approvato oggi in commissione V tradisce completamente il prezioso percorso di audizioni e il lavoro compiuto dalla sulla regolamentazione dei data center ed è del tutto inadeguato a governare uno sviluppo così rilevante per i nostri territori.
Abbiamo avuto la possibilità di approfondire un tema complesso e in continua evoluzione, costruendo conoscenze che altrove spesso vengono ignorate. Siamo però di fronte a un esito opposto: mentre in Europa e nel mondo si introducono limiti stringenti e perfino moratorie, qui si sceglie deliberatamente di non governare il fenomeno.
Non è solo un’occasione persa: è una resa.
Si spalancano le porte a grandi gruppi internazionali, lasciando che siano loro a decidere tempi, luoghi e modalità di insediamento. È uno sviluppo disordinato, speculativo e senza alcuna visione pubblica.
È gravissimo che questa legge apra di fatto alla possibilità di insediare infrastrutture cosí energivore e impattanti, peraltro in modo concentrato, come sta già avvenendo, anche in aree di straordinario valore ambientale e agricolo quali il Parco Agricolo Sud Milano ed il Parco del Ticino.
Stiamo parlando di suoli agricoli strategici, di ecosistemi delicati, di un patrimonio costruito in decenni di battaglie. Con questa norma si manda un messaggio devastante: nulla è davvero tutelato.
E non si tratta solo dei data center in sé ma di tutto ciò che si portano dietro: nuove stazioni elettriche, infrastrutture energetiche invasive, chilometri di tralicci. Un impatto cumulativo enorme che viene completamente ignorato. Si rischia di trasformare porzioni rilevanti della pianura lombarda in piattaforme energetiche al servizio di interessi privati.
Stiamo già vedendo progetti giganteschi, addirittura di 300 mila metri quadrati, calare come una valanga sui territori. Spesso uno accanto all'altro. È anche una questione di sovranità: stiamo concentrando infrastrutture strategiche senza una regia regionale, senza coordinamento sovracomunale e senza una reale consapevolezza istituzionale. È il contrario della pianificazione.
Con un emendamento del consiglio Gallera, si arriva perfino a cancellare le compensazioni per interventi che generano impatti enormi sui territori. È una scelta inaccettabile: si tolgono risorse ai Comuni e si scaricano su cittadini e amministrazioni locali tutti i costi di queste operazioni. Basta localizzarsi in un’area dismessa per costruire senza ulteriori obblighi, indipendentemente dal contesto. È una forzatura che può avere conseguenze pesantissime, pensiamo ai centri urbani già densamente abitati.
Come gruppo PD abbiamo votato contro: é una sconfitta della politica e del governo del territorio. Ci auguriamo che da qui all’aula ci siano ripensamenti, perché le responsabilità degli assessori competenti - e dei consiglieri milanesi e pavesi - sono evidenti e ne dovranno rispondere.
20/04/2026
Qui un po' di chiarezza sulla posizione e dimensione della nuova stazione elettrica a cui andrà aggiunto l'ingombro dei vari data center sia sul nostro Comune che in zone attigue 😐
LÀ DOVE C'ERA IL RISO ORA C'É... LA BOLOGNA DEI DATACENTER
Eccone un'altra. Spuntano come funghi, tutte in aree agricole di pregio, spesso nel Parco Sud.
In una risaia tra Lacchiarella e Zibido presto Terna realizzerà una stazione elettrica di trasformazione 380/220 kV che occuperà 95.000 mq con annessi elettrodotti da 2,5 km.
Del resto, proprio in zona sono state avanzate richieste particolarmente rilevanti di allacciamento all'alta tensione. Ne vengono riportate 6, con potenze massime in prelievo dai 70 MW ai 300 MW. Dalle verifiche effettuate, almeno 5 su 6 sono datacenter. Sono tra i più grandi: nel PdL che sto seguendo sopra i 50 MW vengono classificati come di rilevanza regionale...
Sommando, fanno 950 MW di richieste. Siamo nell’ordine di grandezza del fabbisogno elettrico di una grande città. Per soli 5/6 datacenter. Quando si parla di datacenter energivori, qui si capisce cosa significa davvero.
Là dove c'era il riso ora c'è (ci sarà)... un cluster di datacenter hyperscale. Uno dei cluster più densi in Italia tra quelli finora emersi. In piena campagna, dove ancora si può vedere qualche airone.
Dal nulla si sviluppa un'area che consuma una quantità di energia elettrica comparabile a quella di una città come Bologna.
Mentre qualche sindaco anche negli ultimi giorni ha spiegato che questo tipo di insediamenti è preferibile perché non genera traffico, a livello delle istituzioni superiori non sembra esserci piena consapevolezza di cosa stia avvenendo in zona.
Pare che nessuno, in un'ottica coordinata, stia governando questa trasformazione del territorio.
Ho presentato interrogazione scritta per acquisire più elementi e affinché casi come questo possano essere considerati nello sviluppo della normativa di settore.