13/05/2026
Il governo Meloni con il decreto Primo Maggio ha introdotto finalmente il concetto di presunzione di subordinazione per i lavoratori di piattaforma, adeguando parzialmente la normativa italiana alla direttiva europea, anche se in modo ancora non chiaro e del tutto armonico, continuando a fare riferimento all'eteroorganizzazione.
È introdotto anche l'inversione dell'onere delle prova che sta in capo alle aziende. Si è rafforzato quindi ulteriormente il quadro legislativo all'interno della cornice giuridica che si era consolidata grazie alle vertenze, alla legge e alla direttiva europea conquistate attraverso l'impegno del movimento dei lavoratori, dei sindacati e della magistratura a difesa dei rider.
Tutto molto bello. Posto che le persone che hanno lottato in tutti questi anni, o almeno, la maggior parte di loro, quanto meno, sono finiti in altri settori del lavoro, a causa del turnover e delle condizioni insostenibili che hanno pesato sulla categoria e sulla vita materiale delle persone, finendo molto spesso in altri settori, altrettanto precari (logistica, edilizia, trasporti, ristorazione, sicurezza).
Oltre a questo dato, c'è il fatto che noi una prima versione di una legge che introduceva la presunzione di subordinazione l'avevamo presentata nel 2018. Sono passati 8 anni. Meglio tardi che mai.
Ma se da una parte si avanza, dall'altra si attaccano le fasce di lavoratori irregolari, i corrieri più esposti al caporalato digitale, che finiscono tritati nella filiera, in quanto espulsi attraverso la burocratizzazione del lavoro, senza SPID o CIE non si può lavorare.
In questo caso il governo non ha saputo proporre una soluzione in grado di tutelare anche i diritti dei più deboli, senza offrire loro nessuna possibilità di emersione, preferendo escluderli senza prevedere alcun meccanismo di stabilizzazione attraverso un dialogo tra le parti sociali.
Andiamo avanti, sapendo che non c'è più tempo da perdere. E che al più presto con le aziende va trovato un accordo che riconosca i rider finalmente come lavoratori subordinati con tutti i diritti e le piene tutule.
Senza dimenticare che questa categoria non ha lottato soltanto per sé, ma per tutti.

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