01/06/2026
Domani 2 giugno ore 16 alla Loggia dei Mercanti con la Banda d'Affori
Ente Morale secondo il decreto luogotenenziale n.224 del 5 Aprile 1945.
Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione e nella promozione della memoria di quella grande stagione
01/06/2026
Domani 2 giugno ore 16 alla Loggia dei Mercanti con la Banda d'Affori
01/06/2026
ANPI Barona
martedì 2 giugno ore 15
Piazzale Donne Partigiane
31/05/2026
Anpi Niguarda
OGGI 31 / 5 DALLE 18 I LAVORI DI RESTAURO
Era dall’anno 2017 che non veniva deturpato.
Ieri notte, non a caso quando nessuno vedeva e proprio alla vigilia della festa nazionale della Repubblica Italiana, figlia della resistenza e della Costituzione antifascista, il grande murale di “Niguarda Antifascista” di via Majorana è stato NUOVAMENTE deturpato.
Depositeremo la denuncia alle forze di Polizia contro l’ignoto “Vito” che ci ha tenuto a farci sapere che è stato lui.
E il due giugno chiamiamo i niguardesi a ve**re alla manifestazione che abbiamo indetto per le ore 11 con partenza da via Bianchi D’Espinosa per inaugurare i due nuovi murali per festeggiare l’80° anniversario della Repubblica e del voto delle donne.
E anche a comprare la nostra maglietta che riporta la scritta del grande murale.
ANPI Martiri Niguardesi
30/05/2026
ANPI Municipio 9
GIOVEDI' 11 GIUGNO ORE 20:30
Sala della Fondazione Abitiamo in via Graziano Imperatore, 48
dibattito dal titolo "L'illusione della sicurezza".
Cercheremo di approfondire, con l'aiuto di avvocati, magistrati e politici, il tema della sicurezza alla luce delle nuove leggi approvate.
Interviene Primo Minelli presidente ANPI Provinciale Milano
30/05/2026
ANPI Porta Genova "Raffaele de Grada"
Un altro giro di bocce . . .
30/05/2026
L’abito civile e la posizione di secondo piano dell’uomo nell’ovale arancione, fotografato quasi un secolo fa durante l’attesa per un funerale, non devono trarre in inganno; ha un ruolo importante, è Carlo Scorza, uno dei più potenti gerarchi del regime fascista. Sembra pensieroso, forse perché nasconde un vecchio segreto che, se reso pubblico, potrebbe farlo cadere in disgrazia.
Scorza in quella foto sa di avere sulla coscienza quattro morti, un mutilato, quattro feriti e tre ergastolani, tutti incolpevoli. E’ pure consapevole che alcuni suoi camerati complici ovviamente sanno, e che molti, nel suo partito, nella magistratura, tra le persone coinvolte e nei luoghi dove quel segreto aleggia ancora, sospettano di lui.
I fatti e il segreto di Scorza risalgono a sette anni prima della foto, alla fine di maggio 1921; si svolgono tra la città di Lucca e, a monte di essa, la valle del Serchio che all’inizio secolo scorso aveva subito una rapida trasformazione da zona rurale a distretto industriale, il primo della provincia, con centinaia di addetti. Tra questi si erano radicati i partiti socialista e popolare che ora, nel turbolento primo dopoguerra, diventano il bersaglio del fascismo fondato da appena due anni.
Tornando da una cerimonia a Borgo a Mozzano, uno dei paesi dove l’industrializzazione impiega numerose maestranze, nel tardo pomeriggio del 22 maggio di centocinque anni fa in frazione Valdottavo succede l’impensabile; in una strettoia un camion con ventidue camicie nere viene colpito in pieno da grosse pietre fatte precipitare dalla roccia soprastante.
Perdono così la vita Nello Degl’Innocenti, 22 anni, operaio, e Gino Giannini, 23 anni, studente, schiacciati da un macigno che rende moribondo pure un terzo passeggero, Felice Ballarini, 21 anni, poi sopravvissuto. Un quarto fascista non in pericolo di vita dovrà subire l’amputazione di un piede. Due camerati riportano ferite. Incolume invece il caposquadra, Carlo Scorza, 23 anni, giornalista e dirigente del fascismo lucchese.
“Superstiti di Valdottavo” diverrà il nome di una squadraccia che Scorza formerà in seguito. Intanto lo stesso caporione si affretta a denunciare l’accaduto sostenendo che si tratta di un attentato ordito dagli antifascisti locali. La sera stessa Scorza e i suoi superstiti tornano a Borgo a Mozzano e catturano nelle proprie abitazioni una dozzina di oppositori che poi, nel teatro del paese, picchiano e “purgano” con l’olio di ricino.
Riapparsa di nuovo sui luoghi della frana, due sere dopo una squadraccia di Lucca stranamente si vendicherà su di un casellante che vive lì vicino e potrebbe aver visto chi preparava la caduta dei macigni. La vittima, Esmeraldo Porciani, 53 anni, verrà chiamato fuori da casa sua da due fascisti mascherati che gli spareranno in bocca. Senza un pretesto politico evidente, la morte del casellante, iscritto al partito popolare, desterà orrore tra i cittadini di Borgo a Mozzano.
Per questo crimine saranno indagati il caporione Lorenzo Grossi, futuro podestà di Lucca, oltre a Nello Simi ed Alfredo Menesini, suoi camerati; soltanto quest’ultimo, latitante dal momento dell’assassinio, riceverà nell’ottobre 1921 una condanna in contumacia per l’omicidio di Porciani a 17 anni e 2 mesi. Tredici mesi più tardi, senza mai ve**re fermato, Menesini otterrà l’applicazione dell’amnistia di Mussolini.
La vedova e il figlio di Porciani, e la comunità di Borgo a Mozzano, nel 1945 dopo la fine della guerra si ricorderanno ancora della morte impunita del casellante, ed otterranno un nuovo processo per Simi, latitante, e Manesini, arrestato nel frattempo. Rilasciato dopo pochi mesi di detenzione, e finita la breve ed episodica ventata di epurazioni post bellica dal fascismo, per l’ex squadrista arriverà anche il proscioglimento dopo che un giudice avrà declassato l’uccisione premeditata del Porciani ad omicidio involontario.
Torniamo alla fine di maggio 1921 e al caporione Scorza, che preme perché la caduta dei macigni sia imputata alla sinistra locale; la Questura gli crede, ed entro l’inizio di giugno arresta tutti quelli già “purgati” dai fascisti la sera della frana, più altri paesani indicati da Scorza o addirittura arrestati da lui stesso. La campagna, per denigrare come vili attentatori gli arrestati, in gran parte però fallirà a causa dell’assenza di prove.
Resteranno in cella soltanto tre degli accusati, giudicati infine colpevoli il 22 dicembre 1922 da una Corte succube dei fascisti che intanto sono ascesi al potere. Condannato all’ergastolo in isolamento perpetuo da scontare in un manicomio criminale, Achille Giannarini, 32 anni, sarà ritenuto il responsabile della frana; nel 1938 verrà assassinato in cella. Sarà la quarta vittima del segreto di Scorza.
Oltre all’incolpevole Giannarini, trent’anni saranno appioppati al suo presunto complice Cesare Della Nina, ventisettenne, che un decennio dopo sarà rilasciato. Quasi diciotto anni toccheranno all’altro ipotetico complice Amedeo Ramacciotti, ventinovenne, che li sconterà tutti. Questi due, una volta tornati a Borgo a Mozzano, saranno oggetto di crudeli e ripetute vessazioni da parte delle camicie nere.
Ha dell’incredibile la testimonianza di Anna Della Nina, figlia del condannato Cesare, che ventitré anni dopo, nel 1945, potrà parlare liberamente e ricordare così, lei bambina all’epoca, quel drammatico momento: “il processo fu una burla, i giudici erano già usciti dalla camera di consiglio con una sentenza di assoluzione per mio padre e due lievi condanne a carico degli altri imputati; i fascisti intimarono ai giudici di riunirsi di nuovo ed uscire con una pesante condanna, come avvenne”.
Non finirà qui. L’interdizione perenne comminata a Della Nina e Ramacciotti ricadrà anche sui loro discendenti che non potranno accedere alla carriera militare, a cariche elettive o impiegarsi nei servizi pubblici.
La moglie di Ramacciotti sosterrà sempre che il marito al momento della frana stava raccogliendo il fieno nei prati vicino a casa, e verrà per questo maltrattata, minacciata e picchiata più volte, armi in pugno, da Alessandro Mezzetti, capo fascista di Borgo a Mozzano, e dai suoi scagnozzi. La donna si ammalerà per le angherie patite insieme ai figli e ne morirà quattro anni dopo i fatti di Valdottavo; sarà la quinta persona deceduta per le conseguenze del segreto di Scorza.
Ramacciotti quando tornerà finalmente libero non riavrà più la vita di prima; vedovo, con la famiglia distrutta, non troverà lavoro perché lo squadrista Mezzetti aveva minacciato tutti i proprietari locali di non dargliene, né di parlare con lui. Sia lui che Della Nina, come detto, verranno più volte pestati dagli sgherri del partito di Mussolini.
Poco prima della Liberazione il caporione Mezzetti, l’altro esponente di punta fascio locale Luigi Santini e alcune camicie nere del paese fuggiranno al nord. Si potrà così svelare una cosa che tutti a Borgo a Mozzano sapevano ma non potevano dire per paura, cioè che i testimoni a favore dei tre antifascisti condannati per l’eccidio erano stati zittiti con la violenza, ed altri -pochissimi- a carico erano stati obbligati a mentire.
Clamorosamente nel 2010 uno studioso troverà e pubblicherà la lettera autografa datata 1 settembre 1932 scritta da Scorza a Mussolini con cui il “ras” confessa la sua responsabilità di mandante nell’eccidio di Valdottavo; i massi non dovevano cadere sul camion, come invece avvenne per l'imbecillità degli esecutori, ma davanti ad esso.
La frana, eseguita materialmente dallo squadrista Lorenzo Grossi predetto e due altri suoi camerati, sarebbe stata poi spacciata come un “attentato” che avrebbe fornito il pretesto per organizzare a Borgo a Mozzano una serie di spedizioni “punitive”.
Ecco il segreto. In effetti centocinque anni fa il criminale piano di Scorza si realizza; il fascismo riesce ad indebolire l’opposizione e le maestranze della valle del Serchio, ma al costo esorbitante di due camicie nere maciullate, tre innocenti uccisi (il casellante Porciani, l’ergastolano Giannarini e la signora Ramacciotti), alcuni lesionati e due incolpevoli, Della Nina e Ramacciotti, in galera per un numero spropositato di anni.
La lettera di Scorza resterà segreta; il gerarca reo confesso, che è anche deputato, dovrà lasciare Lucca, ufficialmente per una questione di soldi che il suo partito sanzionerà con un semplice richiamo, mentre la storia della frana da lui ordita per farsi passare da vittima degli oppositori resterà soltanto una macabra vicenda nota a molti, ma mai perseguita dalla magistratura.
La persistenza del segreto, pure dopo la confessione privata di Scorza al suo capo supremo, farà sì che ai due falsi “martiri” squadristi rimarranno dedicate vie, una piazza a Lucca ed un vistoso monumento che incomberà sulla strada dove è avvenuto l’incidente. Sia il monumento che le intitolazioni spariranno alla fine della seconda guerra mondiale.
Si noti che ben 32 saranno gli iscritti al fascio della frazione Valdottavo che in ottobre 1922 marceranno su Roma, contro i 9 di Borgo a Mozzano, capoluogo comunale. I numeri provano che in paese quasi nessuno crederà alla colpevolezza della sinistra, mentre invece la frazione si adatterà alla propaganda della mitologia fascista.
Scorza continuerà ad ottenere cariche di primo piano durante il regime; sarà l’ultimo segretario del PNF, partito nazionale fascista, prima della caduta di Mussolini nel luglio 1943 e subito dopo. Scovato durante i giorni finali della Liberazione nascosto in un convento lombardo, e imprigionato, Scorza riuscirà subito a fuggire in Argentina, probabilmente camuffato da frate.
Tornerà da quella specie di “esilio volontario” nel 1969 per ritirarsi a dettare memorie in una villa della Toscana settentrionale, dove morirà impunito nel 1988 all’età di novantuno anni. Scorza è anche l’organizzatore del pestaggio che causerà la morte dell’onorevole Giovanni Amendola, temuto antifascista del partito liberale, sopraggiunta il 7 aprile 1926, cent’anni fa; ma questa è un’altra storia.
(Scritto di Roberto Neri; fonte principale l’ottimo articolo di N. Laganà dedicato ai fatti di Valdottavo nella rivista “Documenti e studi” n. 32/2010 edita dall’Istituto storico per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Lucca; foto di Scorza a Genova nel maggio 1928 dagli archivi dell’Istituto Luce)
30/05/2026
Anpi Niguarda
80° ANNIVERSARIO REPUBBLICA E VOTO DELLE DONNE
MARTEDI' 2 GIUGNO DALLE 11 ALLE 13 CIRCA INAUGUREREMO DUE NUOVI MURALES A NIGUARDA
Appuntamento alla 11 in via Bianchi d'Espinosa, intervento e musica della Banda degli Ottoni a scoppio, poi ci si sposta in corteo in via Ornato 28 alla COOP per l'inaugurazione del secondo murale
Anche qui interventi e musica della Banda degli Ottoni a scoppio
al termine piccolo rinfresco offerto da COOP
26/05/2026
Il suo funerale si terrà giovedì 28 Maggio alle ore 11.00 presso la chiesa San Giovanni Evangelista, in via Lodovico Pavoni, 10 a Milano
Il ricordo di ANPI Dergano del partigiano Edoardo De Bernardis
È venuto a mancare, Vincenzo Edoardo De Bernardis è nato a Bengasi (Libia) l'8 giugno 1929. È giunto in Italia nel 1941 quando gli inglesi stavano per occupare Bengasi. Considerato profugo dall'Africa si è trasferito in Piemonte nella casa dei nonni paterni. Alla fine del '41, rientrato il padre della Libia, la famiglia si è trasferita a Novi Ligure, dove il padre, ufficiale dell'aeronautica, era stato trasferito. Dopo il 9 settembre quando iniziò la lotta partigiana, nome di battaglia “Perché”, cominciò a tenere contatti con un gruppo di militari guidati da un tenente degli alpini che operavano tra Arquata e Ovada, procurando munizioni, vestiario e comunicazioni. Nell'agosto del 44 ha raggiunto il gruppo che operava sui colli del Monferrato continuando a muoversi in bicicletta portando comunicazioni, partecipando alle varie azioni. La divisione Patria era comandata da Edoardo Martino (nome di Battaglia Malerba) e il gruppo dove operava Vincenzo era guidato da un capitano degli alpini (nome di battaglia Sisto). Alla fine di aprile il gruppo ha continuato ad effettuare servizio di polizia e in agosto finita la guerra ha consegnato le armi ai Carabinieri. Nel mese di ottobre del '45 ha ripreso la scuola che aveva lasciato dall'ottobre del '44.
Vincenzo Edoardo laureato in filosofia, con la tesi "Espressione e liberazione in Albert Camus", ufficiale d'aeronautica, professore e giornalista, ora editore.
Dopo 50 anni di attività giornalistica presso quotidiani e case editrici, nel 2004 il prof. Enzo De Bernardis ha fondato la casa editrice EDB Edizioni, portando con sé l’Asiac (Associazione per gli studi sull'informazione, l'arte e la comunicazione), i suoi libri, inseriti poi nel catalogo della EDB, e i periodici Milanosette del 1975 e LaZonaMilano del 1994.
E’ stato presidente della zona 7 Dergano-Bovisa
25/05/2026
2 GIUGNO 1946 - 2 GIUGNO 2026
80° DEL DIRITTO AL VOTO DELLE DONNE
Loggia dei Mercanti di Milano ORE 16
| Lunedì | 11:00 - 17:00 |
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