20/10/2026
Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito
Nelle ultime settimane stiamo assistendo, in Italia e in tutta Europa, a un fermento sociale che non si vedeva da tempo. Piazze che si infiammano, dal Portogallo alla Francia, dalla Spagna alla Germania, dall'Albania all'Italia, e che rappresentano le contraddizioni di un sistema capitalista sempre piรน in crisi.
Il dibattito pubblico sembra concentrarsi sempre sugli stessi elementi: i cassonetti incendiati, le vetrine infrante, gli scontri con le forze dell'ordine. Immagini che riempiono i telegiornali, alimentano la polemica politica e offrono al governo l'occasione per annunciare l'ennesimo provvedimento in materia di sicurezza e giustizia penale: il quinto da quando si รจ insediato, con l'introduzione di oltre venti nuove fattispecie di reato o aggravanti di pena nel Codice penale.
Le istituzioni rispondono con la marginalizzazione e la criminalizzazione di intere fasce della popolazione, in particolare dei giovani, considerati un soggetto sociale potenzialmente non conservatore. Individuano cosรฌ il nemico pubblico numero uno nei cosiddetti ยซmaranzaยป e nelle ยซterze generazioniยป, trasformando intere categorie sociali in facili capri espiatori.
Usare termini dispregiativi nei confronti di giovani che, in molti casi, incontrano maggiori ostacoli nei percorsi scolastici e nell'accesso a un lavoro dignitoso non fa altro che approfondire il divario tra una societร che vive nel lusso e una parte sempre piรน ampia della popolazione che fatica ad arrivare alla fine del mese.
Ma mentre tutti guardano il dito, chi si occupa della luna?
Ovunque, le classi subalterne, gli studenti, i disoccupati e i lavoratori vivono sulla propria pelle le contraddizioni di un sistema sociale ed economico distruttivo. Il carovita, l'emergenza abitativa, gli affitti insostenibili, la precarietร lavorativa, i tagli alla sanitร pubblica e alla scuola, la devastazione ambientale, le disuguaglianze crescenti e l'aumento delle spese militari sono questioni che accomunano, pur con differenze e specificitร , molte di queste mobilitazioni.
A tutto questo si aggiungono le guerre, il genocidio palestinese e le responsabilitร delle potenze internazionali, mentre il costo dell'energia e dei carburanti continua a pesare sulla vita quotidiana di milioni di persone. Sono tutte questioni che l'attuale modello di ยซsviluppoยป socioeconomico non puรฒ risolvere, perchรฉ รจ esso stesso a generarle: non una soluzione, dunque, ma l'origine del problema.
Le vetrine dei negozi di lusso danneggiati a Milano sono diventate, nel racconto pubblico, il simbolo degli scontri. Ma possono anche essere lette come l'immagine di una contraddizione sociale piรน profonda: quella di cittร in cui una stanza puรฒ costare centinaia di euro al mese, gli affitti espellono gli abitanti dai quartieri centrali e il lavoro precario non garantisce piรน una vita dignitosa, mentre il lusso ostentato convive con la crescente insicurezza economica di una parte della popolazione.
Contro i moralismi del centrosinistra, contro le politiche padronali e fasciste delle forze sovraniste, noi siamo dalla parte di chi si rivolta: dai blocchi degli autotrasportatori e degli agricoltori del Sud alle manifestazioni dei ragazzi e delle ragazze delle periferie del Nord Italia.
Il vostro disagio lo comprendiamo perchรฉ apparteniamo alla stessa classe.
Chi vi giudica lo fa perchรฉ si trova dall'altra parte della barricata.
Siete una boccata d'ossigeno in questo Paese che sembrava morente.
La violenza esplosa in questi giorni รจ poca cosa, se rapportata alla violenza strutturale prodotta da questo sistema: la violenza di una sanitร pubblica senza risorse sufficienti per curare le persone; la violenza di una societร in cui รจ sempre piรน difficile trovare una casa; la violenza nel voltarsi dall'altra parte davanti alla distruzione del pianeta e alla morte di persone che attraversano il Mediterraneo alla ricerca di una vita migliore; la violenza delle armi prodotte nei nostri territori; la violenza della guerra ormai continua e diffusa.
Contro gli autocrati e i governi che alimentano questa crisi, la risposta non puรฒ che essere la mobilitazione popolare, la solidarietร internazionale e la lotta per un'alternativa sociale.
La sicurezza non consiste nella capacitร di reprimere il dissenso. Una societร รจ sicura quando รจ in grado di garantire una casa, un lavoro dignitoso, un'istruzione accessibile, cure adeguate e la possibilitร concreta di immaginare un futuro. Senza queste condizioni, l'ordine pubblico rischia di diventare una facciata dietro la quale continuano ad accumularsi frustrazione, esclusione e conflitto sociale.
Noi scegliamo di stare dalla parte di chi rivendica una vita dignitosa, il diritto alla casa, alla salute, all'istruzione, a un lavoro giusto e a un futuro libero dalla guerra. Scegliamo di ascoltare le ragioni del disagio e rifiutiamo che intere generazioni vengano dipinte come una minaccia soltanto perchรฉ esprimono il rifiuto di un presente che non offre loro prospettive.
Chi governa dovrebbe avere il coraggio di ascoltare le piazze, non soltanto di sgomberarle. Dovrebbe interrogarsi sulle ragioni della rabbia, anzichรฉ limitarsi a individuare nuovi nemici pubblici. Dovrebbe guardare alla luna, invece di pretendere che tutti continuino a fissare il dito.