30/10/2026
Con lo sciopero generale, con gli studenti di Pistoia in piazza oggi!
I ragazzi che scendono in piazza in questi giorni hanno davanti un panorama mondiale di questo tipo:
> entro il 2050 la temperatura media sarà aumentata di 2°C, di 3°C entro il 2100 (se tutto va bene)
> dal 2016 al 2023 ci sono stati almeno 3 milioni di morti per il caldo estremo
> attualmente, nel mondo, ci sono circa 60 guerre
> la tanto osannata “Europa”, per risolvere la crisi finanziaria in cui è precipitata dal 2008, non trova di meglio che varare un piano di riarmo totale. Risultato: i soldi che servirebbero per scuola, sanità e servizi, si spendono per le armi
> tra pochi anni la suddetta “Europa” scatenerà una guerra (anche se dirà che è colpa di altri…) che chiederà di combattere alle giovani generazioni
> i 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono il 50% della ricchezza mondiale
> è in corso un genocidio in diretta streaming, ma il diritto internazionale, si sa, “conta fino a un certo punto”.
Ma veniamo al quadro italiano:
> in Italia, lo 0,1% degli italiani più ricchi possiede il 12% della ricchezza totale, il 50% di quelli più poveri, il 3%
> i salari medi annui italiani, dal 1990 al 2020 sono calati del 2,9%, unico caso in Europa (Francia +31.1%, Germania +33,7%)
> nonostante i proclami del governo Meloni sulla diminuzione della disoccupazione, la realtà è che gli unici lavori disponibili per i giovani sono precari, sottopagati e ipersfruttati
> circa 100.000 giovani ogni anno lasciano il nostro paese per cercare lavoro all’estero
> in Italia muoiono sul lavoro circa 1200 persone all’anno, più o meno 3 al giorno
> la sanità pubblica è al collasso, non per incapacità, ma per un calcolato strangolamento economico operato dai governi di tutti i colori
> le scuole pubbliche per la maggior parte cadono a pezzi, il personale non è sufficiente
> siamo un paese totalmente deindustrializzato che pretenderebbe di campare sul turismo
> in Italia ci sono circa 5 milioni di persone sotto la soglia della povertà assoluta; la maggior parte di queste lavora, ma non riesce a mettere insieme pranzo e cena.
Questi sono fatti (o previsioni documentate). Poi entri in un bar qualsiasi, fai la fila al supermercato o alle poste e, regolarmente, senti un uomo, bianco, di mezza età, con un lavoro stabile, oppure un pensionato, pontificare sui giovani: “I giovani sono vagabondi, il lavoro c’è, basta averne voglia”, oppure “Questi giovani protestano invece di andare a scuola o a lavorare, saprei io come rimetterli in riga”, e così via.
E allora, di fronte a tali affermazioni, uno si dovrebbe chiedere: chi è il pazzo? chi è l’incosciente? chi è che si racconta favole per non dover ammettere di aver sbagliato tutto nella propria vita? Chi è che non ha capito un c***o?
Chi ha più di 35 anni è cresciuto in una società che, in cambio del proprio lavoro, prometteva (ma non sempre manteneva) almeno una vita dignitosa, è cresciuto potendosi permettere di immaginare un futuro migliore.
I ragazzi di oggi NO, loro respirano la CRISI dal primo vagito: gli abbiamo fottuto il futuro e pretendiamo anche di insegnare loro come vivere il presente, gli abbiamo fottuto i sogni e pretendiamo di vendergli un immaginario virtuale (a pagamento, ovviamente).
Loro vivono già in un mondo di macerie. E quelle macerie le abbiamo causate noi, quelli delle generazioni precedenti.
E allora, non possiamo che essere solidali con tutte le proteste di questi giorni, portate avanti spontaneamente dai ragazzi francesi, spagnoli, tedeschi e italiani. Non possiamo che essere al loro fianco, senza però pretendere di spiegare loro come e per cosa devono protestare, lo sanno benissimo da soli. E se non lo sanno, sbaglieranno, ma l’importante è che non si arrendano a questo stato di cose perché rappresentano l’ultima speranza di salvezza per un mondo disastrato, gestito da un branco di vecchi rincoglioniti che hanno fatto solo disastri.
E allora diciamo loro: DISERTATE! Disertate la scuola, la società, il lavoro, ma soprattutto disertate la guerra che i vecchi di m***a vi chiederanno di combattere per loro.
Le vetrine si aggiustano, le vite spezzate no.