MoVimento 5 Stelle Recanati

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26/10/2026
23/10/2026

Caro Direttore,
intervengo sulle pagine del Suo giornale, sempre attento alle questioni sociali, di fronte all’ennesimo decreto sicurezza del governo: inutile e pericoloso.

«Chi rompe paga», dice Meloni. Ma qui siamo all’ottavo provvedimento spot: un’overdose di propaganda penale che non protegge i cittadini, ma tenta di reprimere il dissenso e nascondere l’incapacità di governare. Non riescono a risolvere i problemi che portano le persone in piazza, e allora provano a far sparire le proteste.

Il copione è fisso. Agricoltori e autotrasportatori scendono in piazza? Si attiva il reato di blocco stradale, poi si corre in Consiglio dei ministri a distribuire briciole per spegnere la protesta mentre si minacciano precettazioni e intimidazioni.

I giovani contestano? Si risponde con l'estensione del fermo preventivo ai minorenni e con il reato di partecipazione violenta a manifestazione. E il Ministro della Giustizia, invece di chiedersi il perché delle contestazioni, annuncia di voler ampliare carceri minorili. A un ragazzo di sedici anni lo Stato offre una cella prima di un futuro.

Ma se questa ricetta funzionasse, perché dopo quattro anni servirebbe l'ennesimo decreto? La verità è che introducono nuove fattispecie di reato, ma non sanno costruire sicurezza. E non bastano 500 militari in più a Milano per lavarsi la coscienza.

Sia chiaro: chi usa la violenza va fermato e punito. Ma le leggi per farlo esistono già. Le pene esistono già. Quello che non esiste, dopo quattro anni di governo Meloni, sono le città più sicure promesse in campagna elettorale. E non esiste nemmeno un'Italia che sta meglio: i salari valgono meno di quattro anni fa e la rabbia sociale m***a, come si vede in questi giorni nelle piazze. E di fronte a tutto questo, la risposta del governo non è cambiare le politiche che alimentano il malessere, ma inasprire le pene contro chi quel malessere lo manifesta.

E c’è un’altra domanda che Meloni dovrebbe porsi quando ripete «chi rompe paga»: chi sta pagando davvero il conto della crisi di questo Paese?

Chi ha incassato miliardi di extraprofitti sull'energia, mentre le famiglie non riuscivano a pagare le bollette, ha pagato?
Le banche che hanno macinato utili record, mentre i mutui soffocavano i cittadini, hanno pagato?
I ministri che si sono aumentati lo stipendio con un blitz notturno, poco dopo aver negato risorse ai lavoratori in cassa integrazione, hanno pagato?

No. Perché non sempre «chi rompe paga». Dipende da chi sei, da quanto potere hai e da quale parte della barricata ti trovi.

È la "lotta di classe al contrario" di cui parlava Gallino: chi accumula extraprofitti viene protetto, mentre lavoratori, famiglie e giovani pagano il conto di tasse e precarietà. È una concezione classista della sicurezza, inflessibile e repressiva con chi subisce le conseguenze della crisi e accomodante con chi ne trae vantaggio, portata avanti da un governo che al contempo sm***a la sicurezza sociale.

I numeri lo dicono. Nel 2025 la rete Caritas ha accompagnato oltre 282mila persone, il dato più alto mai registrato. Quasi un residente su dieci vive in povertà assoluta. La povertà non è più un'emergenza, è diventata una condizione. Ed è lì che la marginalità si trasforma in disperazione, e a volte in violenza.

La sicurezza per noi cammina su due gambe. La prima è la certezza della pena e la tutela di chi lavora per la nostra sicurezza. La seconda è la prevenzione, e prevenire significa arrivare prima: prima che un ragazzo lasci la scuola, prima che una famiglia perda la casa, prima che la solitudine diventi rabbia. Significa scuole aperte nei quartieri difficili, una sanità pubblica che curi anche il disagio psicologico, ascolto dei più giovani, come ci ricorda spesso il Papa. La destra ha fatto l'opposto: ha cancellato il reddito di cittadinanza, tagliato il fondo per gli affitti, accorpato le scuole proprio nei territori più fragili, lasciato la sanità pubblica in affanno. Ha tolto le reti, e ora si stupisce delle cadute.

Un Paese più equo è un Paese più sicuro. Chi rompe paga? Bene. Cominciamo da chi ha rotto il patto sociale, vero Giorgia Meloni?

22/10/2026

C’è qualcosa di particolarmente disgustoso nell’idea che qualcuno possa aver pensato di arricchirsi sulla pelle di chi ha perso tutto nel terremoto.

8 arrestati, 51 indagati e oltre 57 milioni di euro di beni sequestrati. Accuse pesantissime: truffa aggravata, corruzione e presunte infiltrazioni criminali.

Tra i nomi emersi nell’inchiesta della Guardia di Finanza compare anche Fabio Pistarelli, esponente di Fratelli d’Italia ed ex Capo di Gabinetto di Acquaroli.

Le responsabilità penali saranno accertate dalla magistratura, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.

Ma la presunzione di innocenza non può diventare un alibi per evitare le domande politiche.
Perché tra gli appalti sotto esame figurano anche quelli della Regione Marche e di ERDIS.

Acquaroli sapeva qualcosa? Quali controlli sono stati effettuati? Chi ha vigilato sull’utilizzo dei soldi della ricostruzione?

Parliamo di famiglie che aspettano da dieci anni di tornare nelle proprie case. Di comunità che cercano ancora di rialzarsi.

E se le accuse fossero confermate, saremmo davanti a uno degli spettacoli più indegni: fare affari sulle macerie e sulla disperazione dei terremotati.

Per questo, insieme alle altre opposizioni, chiediamo un Consiglio regionale straordinario immediato, nel quale Acquaroli venga a riferire.

La magistratura farà il suo lavoro. La politica deve dare risposte. Subito.


Capogruppo M5S - Consiglio Regionale Marche
Consigliera Segretaria dell’Ufficio di Presidenza
Coordinatrice M5S - Pesaro e Urbino

21/10/2026

🔴 I GIOVANI GRIDANO CHE NON HANNO UN FUTURO. IL GOVERNO RISPONDE CON L'ENNESIMO DECRETO SICUREZZA.

Ho letto con attenzione le testimonianze di alcuni ragazzi scesi in piazza a Milano. Storie che dovrebbero far riflettere profondamente chi governa questo Paese.
C'è chi ha 25 anni, è disoccupato e racconta di non riuscire più a vivere dignitosamente. Chi vede i propri genitori lavorare senza riuscire ad arrivare a fine mese. Chi cresce nelle periferie e si sente dimenticato dalle istituzioni.
Ragazzi che parlano di stipendi insufficienti, affitti impossibili, disuguaglianze e assenza di prospettive.

E sapete quale risposta ha dato il Governo Meloni a questo disagio? L'OTTAVO DECRETO SICUREZZA.
Sia chiaro: le devastazioni, i saccheggi e le aggressioni alle forze dell'ordine sono inaccettabili. Chi commette violenze deve risponderne davanti alla legge. Senza giustificazioni e per la verità le leggi esistevano già prima di questo decreto.

Ma pensare di risolvere un disagio sociale così profondo soltanto aumentando le pene significa confondere le conseguenze con le cause.
E soprattutto significa ignorare una domanda fondamentale: che cosa sta succedendo alle nuove generazioni di questo Paese?
Nell'articolo del Fatto Quotidiano, un ragazzo di appena 16 anni racconta la rabbia di vedere i propri genitori lavorare senza riuscire a permettersi neppure alcune spese essenziali.
Possiamo davvero pensare che basti minacciare il carcere per risolvere quella condizione?
La professoressa di Diritto costituzionale Alessandra Algostino richiama un problema preciso: l'inasprimento continuo delle sanzioni rischia di sostituirsi a una risposta politica alle disuguaglianze e alla marginalità sociale.
Ed è proprio questo il punto.

Dove sono gli investimenti nelle periferie? Nella scuola pubblica? Negli educatori di strada? Nei servizi sociali? Nella salute mentale dei giovani?
Dove sono le politiche per garantire salari dignitosi, abitazioni accessibili e un futuro a chi oggi non riesce neppure a immaginarlo?
È più facile annunciare l'ennesimo reato che affrontare problemi strutturali accumulati negli anni.

Nel frattempo, persino il presidente Mattarella ha richiamato la necessità di un'analisi profonda di questi fenomeni. E il Quirinale ha sollevato obiezioni rispetto all'ipotesi di ampliare i poteri di polizia giudiziaria dei militari.

Sicurezza significa anche poter crescere in un quartiere che offre opportunità, frequentare una scuola che funziona, trovare un lavoro dignitoso e non essere condannati alla marginalità.
Non possiamo accettare la violenza. Ma non possiamo neppure accettare che la violenza diventi il pretesto per cancellare dal dibattito pubblico le ragioni di migliaia di giovani che manifestano pacificamente.

IL FUTURO DEI NOSTRI RAGAZZI NON PUÒ ESSERE SOLTANTO UNA QUESTIONE DI ORDINE PUBBLICO.

14/10/2026

“Gaza a confronto sembra la Riviera romagnola”.

No, non è una frase pronunciata al bar.
È stata pronunciata nel Consiglio comunale di Ancona da una consigliera di Fratelli d’Italia, tale signora Maria Grazia De Angelis.
La stessa consigliera che meno di un anno fa ci spiegava che “i femminicidi sono solo omicidi”.

A questo punto non siamo più davanti a una battuta infelice o a uno scivolone occasionale. Siamo davanti a un modo di intendere il ruolo istituzionale che considero profondamente preoccupante.
A c’è morte, distruzione, fame, bambini sotto le macerie, famiglie cancellate. Utilizzare tutto questo come termine di paragone con una località di villeggiatura è una frase che mortifica la sofferenza di un intero popolo e abbassa in maniera intollerabile il livello del confronto pubblico.

E sia chiaro: la persecuzione dei cristiani nel mondo è un tema serissimo e merita attenzione, denuncia e interventi concreti. Proprio per questo non ha bisogno di essere difesa banalizzando o sminuendo il dolore di altri esseri umani.

Le tragedie non si mettono in competizione.

Mi colpisce poi ciò che è accaduto dopo: l’opposizione ha abbandonato l’aula, alcuni consiglieri della stessa maggioranza hanno sentito il bisogno di dissociarsi, ma dal sindaco di Ancona non è arrivata in Consiglio una presa di distanza altrettanto netta.
E questo silenzio pesa.

Perché quando certe parole vengono pronunciate dentro un’istituzione, non riguardano più soltanto chi le dice. Riguardano anche chi rappresenta quell’istituzione e decide se considerarle accettabili oppure no.
Ancona è una città che ha una storia di apertura, solidarietà e accoglienza. Merita un dibattito pubblico all’altezza di quella storia.

Dopo i “femminicidi sono solo omicidi”, oggi scopriamo che Gaza sarebbe quasi una località di villeggiatura.
Il problema non è il politicamente corretto. Il problema è non perdere completamente il senso delle parole, della misura e soprattutto dell’umanità.

09/10/2026

La nuova legge elettorale voluta da è stata approvata alla Camera. C’eravamo, e abbiamo protestato.
Perché questa è legge è ben diversa da come vogliono dipingerla, e i dubbi che porta con sé sono tutt’altro che marginali.

Il costituzionalista Gaetano Azzariti, professore di Diritto costituzionale alla Sapienza, l’ha definita una legge «ad alto rischio di incostituzionalità» e ha individuato una serie di criticità che meritano di essere prese molto sul serio.

🔴 Premio di maggioranza: chi supera il 42% può ottenere 105 parlamentari aggiuntivi, 70 deputati e 35 senatori. Un meccanismo che modifica sensibilmente il rapporto tra voti ottenuti e seggi assegnati.
🔴 Capilista bloccati: tornano candidati scelti dai partiti che l’elettore non può sostituire con le preferenze. Proprio su questo terreno la Corte costituzionale, in passato, ha già posto limiti molto precisi.
🔴 Indicazione obbligatoria del premier: ogni lista o coalizione deve indicare il proprio candidato alla Presidenza del Consiglio. Ma l’articolo 92 della Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di nominare il Presidente del Consiglio. Azzariti ha sottolineato che una legge ordinaria non può incidere indirettamente su questa prerogativa.
🔴 Firme per presentare le liste: per le forze non presenti in Parlamento il numero richiesto cresce fino a 6mila per collegio. Una scelta giudicata da diversi costituzionalisti e giuristi potenzialmente discriminatoria verso le nuove formazioni politiche.

Ora la parola passa al Presidente della Repubblica e ai giudici costituzionali.
Cambiare le regole del voto ignorando dubbi così pesanti sulla Costituzione sarebbe assai grave per la democrazia.

Indirizzo

Via Falleroni 49-51
Recanati
62019

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