08/09/2026
Un anno fa Riccione Coraggiosa organizzò un evento dedicato all’impatto della nel nostro caro Paese.
È un trend demografico che conosciamo ormai da almeno vent’anni e sul quale, probabilmente, come politica avremmo potuto e dovuto agire meglio, intervenendo per tempo sulle leve che possono davvero sostenere chi decide di avere e costruire una .
Gli anni che ci aspettano saranno difficili, ma invertire la rotta è ancora possibile. Serve però un cambio di paradigma: politiche di non più basate sui bonus, ma su interventi strutturali, continuativi e capaci di accompagnare concretamente le famiglie.
Penso, ad esempio, a:
- un congedo parentale realmente paritario, che favorisca una più equa condivisione della cura;
- rette degli asili nido più accessibili, con un intervento pubblico più forte e stabile;
- maggiore accessibilità allo sport e alle attività extrascolastiche, perché siano opportunità per tutti e non un privilegio per pochi;
- una scuola a tempo pieno, capace di sostenere le famiglie e, allo stesso tempo, offrire ai bambini più occasioni di crescita;
- una formazione diffusa alla cultura della cura dell’altro, perché una società che invecchia ha bisogno di cittadini consapevoli e preparati.
Perché il tema della denatalità non riguarda soltanto quanti bambini nasceranno domani, riguarda il modello di società che vogliamo costruire.
L’invecchiamento della popolazione metterà sempre più sotto pressione il nostro sistema sanitario e per farlo reggere non basteranno nuovi ospedali o più risorse alla Sanità.
Dobbiamo recuperare una cultura della , della e della condivisa.
Perché la vera cura, spesso, nasce tra le mura domestiche e nella comunità, prima ancora che in ospedale.
Invertire la rotta sulla denatalità significa quindi investire nei bambini, nei genitori, negli anziani e nelle relazioni che tengono insieme una comunità.
Non servono slogan o bonus una tantum.
Serve una politica che abbia il coraggio di il .
Grazie a Carlotta Ruggeri per il contributo
Entro il 2050 un residente su tre in avrà più di 65 anni.
𝐈𝐥 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐝𝐢 𝟑 𝐚 𝟏, 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐚̀ 𝐚 𝟏 𝐚 𝟏.
Entro il 2070 saranno quasi 4 milioni le persone non autosufficienti.
Dietro questi numeri diffusi da Istat c’è una domanda semplice: chi si prenderà cura di chi non può più prendersi cura di sé?
La famiglia che per decenni ha retto il peso dell’assistenza informale non esiste più. E cosa accadrà quando le risorse familiari non bastano visto che 2026 il 34,6% degli italiani ha rinunciato a controlli di prevenzione?
In questo scenario, l’ è la figura su cui si regge la tenuta del sistema. Ma tra il 2026 e il 2035 andranno in pensione 80mila infermieri, e per la prima volta le domande di iscrizione ai corsi di laurea non hanno coperto i posti disponibili.
La Presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli lo scrive senza mezzi termini: "senza infermieri non c’è salute da tutelare, e senza tutela della salute si spezza il patto di solidarietà su cui si fonda il Paese".
👉 Leggi l’articolo completo: https://www.fnopi.it/2026/09/01/istat-invecchiamento/