Movimento Patria Nostra

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La Rivolta di Buda e Pest: 23 ottobre 1956 — “Avanti ragazzi di Buda!”Il 23 ottobre 1956 le strade di Budapest, divisa d...
23/10/2026

La Rivolta di Buda e Pest: 23 ottobre 1956 — “Avanti ragazzi di Buda!”

Il 23 ottobre 1956 le strade di Budapest, divisa dal Danubio nei due storici quartieri di Buda e Pest, si trasformarono in un fiume umano inarrestabile. Migliaia di giovani, studenti, operai, donne e uomini si riversarono nelle piazze chiedendo libertà, democrazia, indipendenza dal giogo sovietico. Era la scintilla che avrebbe acceso la Rivoluzione ungherese del 1956.
L’Ungheria viveva da anni sotto il tallone pesante del regime comunista imposto dall’Unione Sovietica. Le prigioni erano piene di oppositori, la censura stringeva il Paese in una morsa, la polizia segreta seminava terrore. Ma quel giorno, il popolo decise di rialzarsi.
Gli studenti dell’Università Tecnica di Pest furono i primi: lessero un manifesto di 16 punti, chiedendo libertà di stampa, pluralismo politico, ritiro delle truppe sovietiche, e il ritorno al potere di Imre Nagy, riformista e simbolo di speranza. Poi marciarono verso il centro, uniti in un unico grido: “Ruszkik haza!” – “Russi a casa!”.
Davanti al Parlamento, decine di migliaia di persone si unirono al coro. La folla abbatté la statua di Iosif Stalin, simbolo del dominio sovietico, in un gesto che avrebbe fatto tremare il Cremlino. Le truppe ungheresi inizialmente fraternizzarono con i manifestanti, ma presto il potere reagì con la forza. I carri armati sovietici entrarono a Budapest: iniziò così una battaglia feroce e impari.
I ragazzi di Buda e Pest combatterono con il coraggio di chi non ha nulla da perdere e tutto da conquistare. Armati di fucili sottratti ai depositi, bottiglie incendiarie e bandiere con il buco al centro — da cui avevano strappato il simbolo comunista — affrontarono l’Armata Rossa nelle strade, nelle piazze, dietro ogni angolo.
Nei giorni successivi, il popolo ungherese diede al mondo una delle pagine più luminose della sua storia. Sebbene la rivolta venne soffocata nel sangue — con migliaia di morti e decine di migliaia di arresti — la fiamma accesa da quei giovani non si spense. Rimase viva nei cuori e nelle coscienze di tutti coloro che credono nella libertà.
Anni dopo quella memoria venne trasformata in canto: la canzone Avanti ragazzi di Buda — scritta in onore dei giovani ribelli — divenne un inno di resistenza e speranza.
“Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest,
studenti, braccianti, operai: il sole non sorge più ad Est!”
Questi versi — semplici, potenti — ancora oggi risuonano come un tributo eterno a quei giovani che sfidarono i carri armati con la forza della dignità e dell’amore per la Patria. Il loro sacrificio divenne simbolo universale della lotta contro ogni tirannia.
Il 23 ottobre non è soltanto una data incisa nella memoria ungherese: è un monito al mondo.
La libertà non è mai un dono: è una conquista. E spesso, è pagata con il sangue dei migliori.

15 Ottobre, giornata mondiale dei "Bambini Mai Nati" - Il diritto alla vita e la memoria dei bambini mai natiNel tempo p...
15/10/2026

15 Ottobre, giornata mondiale dei "Bambini Mai Nati" - Il diritto alla vita e la memoria dei bambini mai nati
Nel tempo presente, dove le spinte culturali e politiche spesso cercano compromessi sul valore più fondamentale, il diritto alla vita non può essere oggetto di trattativa. Esso rappresenta il fondamento stesso di ogni democrazia autentica. Noi del Movimento Patria Nostra, in seno alla Rete dei Patrioti, vogliamo riaffermare con forza che la vita umana è bene primario, inviolabile, non negoziabile — dal concepimento fino al suo corso naturale.
Ogni anno, il 15 ottobre, ricorre la Giornata mondiale della consapevolezza sulla perdita perinatale e infantile (International BabyLoss Awareness Day), nota anche come Giornata mondiale dei bambini mai nati.
In questa data il mondo si ferma per ricordare le vite che non hanno avuto occasione di sbocciare, per dare voce a quei piccoli che non hanno potuto parlare, per tendere una mano alle madri e ai padri che portano nel cuore una ferita profonda. È una ricorrenza che ci offre un momento di riflessione e di responsabilità: se tante vite non sono arrivate a nascere, ciò ci interpella come società e come comunità politica.
Nel contesto della nostra battaglia in difesa della vita, non possiamo ignorare questo momento simbolico. Esso ci ricorda che ogni concepimento porta con sé una possibilità, un diritto, una promessa. E che la tutela della vita non è solo una questione legislativa, ma una missione culturale, umana, sociale.
La Legge 194/1978, concepita con l’idea di regolamentare l’aborto, ha nel tempo assunto un volto sinistro: quello di una rinuncia da parte dello Stato al suo compito più sacro, che è proteggere i più indifesi.
Le sue criticità sono molteplici e ha istituito una discriminazione: la vita diventa condizionabile secondo circostanze, difficoltà, pressioni esterne.
Non ha garantito un sostegno “a monte”: spesso la donna in difficoltà si trova sola, senza alternative concrete di accoglienza, assistenza psicologica, supporto sociale e familiare.
Ha generato una cultura in cui il “diritto all’aborto” è interpretato come un diritto assoluto, senza sufficiente attenzione al valore del nascituro.
Non ha mai affiancato adeguatamente politiche strutturali per la promozione della maternità e della famiglia, né una seria rete di prevenzione e aiuto.
Per noi, non basta contrastare l’aborto: è imperativo costruire una società che renda l’aborto inutilizzabile, ovvero che ponga ogni madre davanti a una scelta libera, sostenuta, consapevole e rispettosa della vita.
Dichiarazione del Segretario Nazionale del Movimento Patria Nostra (La Rete dei patrioti ) Valerio Arenare: “In occasione della Giornata mondiale dei bambini mai nati, rivolgiamo il nostro sguardo non solo al passato che non c’è stato, ma al futuro che dobbiamo consegnare. Queste vite neglette chiedono giustizia morale. Ogni bambino, anche quello che non respira, possiede dignità originaria.
La Legge 194 resta una ferita nella coscienza nazionale: occorre una rottura. Noi ci battiamo per la sua abrogazione, per leggi che proteggano pienamente il concepito, per una rete sociale e sanitaria che accompagni le madri davvero, non le abbandoni.
Oggi, accendiamo idealmente una candela per tutti i bambini che non hanno avuto la voce e affermiamo che non resteranno invisibili. Il diritto alla vita non può essere mai trattato come un dettaglio secondario: è il cuore di ogni civiltà.”
Inserire nella nuova normativa un esplicito riferimento alla tutela della vita nascente, con protezione assoluta fin dal concepimento.
Programmi nazionali di assistenza integrata per la gravidanza a rischio, con strutture specializzate che offrano sostegno psicologico, sociale ed economico, evitando che la donna sia lasciata sola nella decisione più drammatica.
Campagne nazionali di sensibilizzazione, anche nei territori, sulle tematiche del lutto perinatale, dell’accoglienza della vita e della dignità del nascituro.
Riconoscimento istituzionale della Giornata del 15 ottobre, con momenti pubblici, accensioni di luci (simbolo dell’onda di luce che attraversa il mondo), eventi locali, presenze politiche.
Sostegno concreto alle associazioni, case di accoglienza e strutture pro-vita, che agiscono quotidianamente per offrire un’alternativa reale all’aborto.
Il 15 ottobre ci ricorda una verità che non possiamo ignorare: ogni vita è un dono, e ogni nascita mancata è una ferita nel cuore della società. Se vogliamo costruire un’Italia degna, dobbiamo fare della tutela della vita il nostro punto di partenza.
Il Movimento Patria Nostra, nella Rete dei Patrioti, chiama tutti gli uomini e le donne di buona volontà a unirsi in questo impegno: accendere la luce della memoria, difendere il diritto alla vita, abbattere la legge 194 e promuovere una cultura dell’accoglienza e della responsabilità.
Solo così potremo sperare che nessun bambino — neppure quello che non ha visto la luce — resti dimenticato.

Movimento Patria Nostra per la Rete dei Patrioti

Alcuni scatti dell’intervento di Valerio Arenare, Segretario Nazionale del Movimento Patria Nostra, alla riunione nazion...
13/10/2026

Alcuni scatti dell’intervento di Valerio Arenare, Segretario Nazionale del Movimento Patria Nostra, alla riunione nazionale dei movimenti e delle associazioni aderenti alla Rete dei Patrioti, svoltasi a Bologna.

Nel suo intervento, Arenare ha affrontato i temi del lavoro, della disabilità e della , sottolineando soprattutto la crescita della Rete dei Patrioti, le importanti iniziative già intraprese e i progetti che la Rete intende mettere in campo. Si è inoltre complimentato con la Segreteria Politica e con tutti i militanti presenti per il lavoro svolto.

In conclusione, ha rivolto un saluto a tutti i movimenti presenti e al direttivo della Rete dei Patrioti con queste parole:

"In ogni sezione in cui mi dovessi trovare in cui è esposta la bandiera della , sono sicuro che mi sentirò come a casa!"

Rete dei Patrioti

"Chi è cattivo ha paura di chi è troppo forte e paura non ha..."In ricordo di Nanni De Angelis5 ottobre 1980 - 5 ottobre...
05/10/2026

"Chi è cattivo ha paura di chi è troppo forte e paura non ha..."
In ricordo di Nanni De Angelis
5 ottobre 1980 - 5 ottobre 2026
PRESENTE!

Sabato 10 ottobre a Bologna si terrà la riunione nazionale delle comunità aderenti alla Rete dei Patrioti. Sarà l’occasi...
02/10/2026

Sabato 10 ottobre a Bologna si terrà la riunione nazionale delle comunità aderenti alla Rete dei Patrioti.
Sarà l’occasione di ritrovarsi, in una delle città più ostili d’Italia dove, nonostante tutto, abbiamo ottenuto grandi soddisfazioni, con una crescita esponenziale del nostro gruppo militante, e di discutere le linee politiche per il nuovo anno militante.
Un anno che ci vedrà impegnati su diversi fronti caldi, dalla Remigrazione con il comitato ReR alla sicurezza delle nostre città, passando per una nuova campagna politica nazionale contro i nemici di sempre.

Movimento Nazionale - La Rete dei Patrioti Movimento Patria Nostra - Monti Lepini Rete dei Patrioti - Lazio Movimento Patria Nostra Avanguardia Rivoluzionaria Movimento Patria Nostra - Coordinamento Provinciale Salerno Valerio Arenare

FUORI I NOMI DEGLI EPSTEIN FILESLo scandalo più grande della nostra epoca, quello degli Epstein files, non riguarda solt...
17/09/2026

FUORI I NOMI DEGLI EPSTEIN FILES
Lo scandalo più grande della nostra epoca, quello degli Epstein files, non riguarda soltanto gli USA, ma ha metastasi in tutto il mondo (come dimostra il caso del principe Andrea in Gran Bretagna) e sappiamo che anche il nostro paese è citato spesso nei documenti del finanziere stupratore.
Chi sono i suoi sodali italiani? Che tipo di rapporti avevano con lui? Frequentavano la famigerata isola degli stupri? Fornivano ad Epstein informazioni riservate sull'economia e sulla politica nazionale, come avveniva in altri paesi?
La Rete dei Patrioti lancia un messaggio forte affinché le autorità politiche e giudiziarie italiane facciano luce sul caso e pretendano chiarezza e trasparenza dalle autorità americane: fuori i nomi degli Epstein files.

Rete dei Patrioti - Lazio

𝗖𝗢𝗟𝗢𝗡𝗜𝗘 𝗘𝗩𝗜𝗧𝗔 𝗣𝗘𝗥𝗢‌𝗡 𝗘𝗦𝗧𝗔𝗧𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲Ci siamo, siamo quasi pronte...le colonie estive stanno  per iniziare per il 9° anno con...
10/07/2026

𝗖𝗢𝗟𝗢𝗡𝗜𝗘 𝗘𝗩𝗜𝗧𝗔 𝗣𝗘𝗥𝗢‌𝗡 𝗘𝗦𝗧𝗔𝗧𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲

Ci siamo, siamo quasi pronte...le colonie estive stanno per iniziare per il 9° anno consecutivo.

Dal 12 al 19 luglio sempre sulle colline romagnole, una settimana totalmente gratuita per bambini dai 6 ai 14 anni provenienti da famiglie italiane temporaneamente in difficoltà.

8 giorni alla scoperta di storie lontane, di valori oramai perduti, di senso comunitario e responsabilità, di rispetto e aiuto reciproco.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲, 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗿𝗶𝘃𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗰’𝗲‌ 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗮𝗶𝘂𝘁𝗼: ogni singola donazione può fare la differenza per sostenere il vitto e l'alloggio dei bambini.

𝙋𝙪𝙤𝙞 𝙨𝙤𝙨𝙩𝙚𝙣𝙚𝙧𝙚 𝙡𝙚 𝘾𝙤𝙡𝙤𝙣𝙞𝙚 𝙀𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙋𝙚𝙧𝙤‌𝙣 𝙞𝙣 𝙙𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙞 𝙢𝙤𝙙𝙞:

• 𝐩𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐏𝐚𝐲𝐏𝐚𝐥 𝐚𝐥 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐢𝐧𝐤:

https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=QXZ9RURSA9ECN

• 𝐛𝐨𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐩𝐚𝐲 𝐄𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐢𝐨𝐧, 𝐢𝐛𝐚𝐧 intestato a Desideria Raggi:

IT86Y3608105138271375471382

Evita Perón in Rete

REMIGRAZIONE, IL COMITATO CHIEDE UN SEGNALE AI PARLAMENTARI E AI PARTITI CHE SI DICONO CONTRO L'IMMIGRAZIONE: VOTATE LA ...
09/07/2026

REMIGRAZIONE, IL COMITATO CHIEDE UN SEGNALE AI PARLAMENTARI E AI PARTITI CHE SI DICONO CONTRO L'IMMIGRAZIONE: VOTATE LA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE CHE HA RACCOLTO 150MILA FIRME

Roma, 8 luglio - Il Comitato Remigrazione e Riconquista ha raccolto per mesi le firme necessarie perché la Remigrazione potesse diventare realtà in Italia, e ora è arrivato il momento della verità: ora tocca ai parlamentari italiani calendarizzare e discutere la legge di iniziativa popolare sulla Remigrazione, oppure spiegare agli oltre 150mila sottoscrittori della legge per quale ragione questo non avverrà.
"Sappiamo di aver colto nel segno la scorsa settimana - recita la nota del Comitato - quando abbiamo presentato le decine di migliaia di firme certificate di italiani che vogliono la Remigrazione. Abbiamo visto chi ha provato a sminuire la proposta, che è invece la prima legge concreta e completa sulla Remigrazione ad arrivare nelle aule parlamentari di uno Stato europeo. Abbiamo visto chi la ha demonizzata (quasi sempre senza nemmeno averla letta), delirando di deportazioni di massa e di rimpatri forzati che, invece, sono rivolti solamente agli irregolari e ai criminali che purtroppo hanno invaso le nostre strade. E abbiamo visto i tanti, tantissimi italiani che, nonostante la censura mediatica totale, hanno continuato a esprimere appoggio alla nostra proposta e a chiedere, insieme a noi, che il Parlamento ora dia delle risposte."
"Ora tocca ai parlamentari - continua la nota - calendarizzare e far discutere la legge prima nella Commissione apposita, e poi di fronte a tutto l'emiciclo. In particolare, le aspettative ricadono inevitabilmente su quei partiti che sulla lotta all'immigrazione clandestina, sulla necessità di ripristinare la sicurezza delle nostre città e sulla difesa dell'identità italiana, hanno orientato il proprio programma politico, costruito carriere politiche, e sono stati eletti con un forte mandato popolare su queste tematiche nel 2022."
"Ci rivolgiamo quindi - prosegue il Comitato - ai parlamentari esponenti della maggioranza di governo di Fratelli d'Italia, della Lega e di Forza Italia e anche a quelli di Futuro Nazionale, oggi all'opposizione ma tutti eletti nel 2022 con lo stesso mandato popolare: in questi ultimi mesi di legislatura, avete l'ultima possibilità per dare un segnale forte a chi vi ha votato e a tutti i cittadini italiani, votando una legge sulla Remigrazione che rappresenterebbe una rivoluzione copernicana nella gestione dei flussi migratori nel nostro paese, e allo stesso tempo il mantenimento di molte delle promesse contenute nel vostro stesso programma elettorale."
"Recenti sondaggi - continua la nota - hanno confermato che il 73% degli italiani ritiene che i migranti irregolari debbano essere rimpatriati e il 57% valuta prevalentemente negativo l'impatto degli sbarchi di immigrati che arrivano in Italia: basterebbe quindi la volontà politica di governo e parlamento perché una legge radicale contro l'immigrazione di massa diventasse realtà. La nostra legge è a disposizione di tutti i parlamentari e non esiteremo a dare pieno merito a chi vorrà impegnarsi a renderla realtà."
"Se così non sarà - conclude la nota del Comitato - se si penserà di prendere in giro i cittadini italiani mostrando i risultati del tutto risibili ottenuti in termini di aumento dei rimpatri (che restano purtroppo una frazione minimale rispetto agli arrivi), o rimandando l'attuazione della Remigrazione a data da destinarsi per perdere tempo dietro alla legge elettorale e al teatrino delle diatribe tra partiti, ne prenderemo atto insieme a tutti i cittadini che ci hanno sostenuto e ne trarremo le necessarie conseguenze. Non faremo sconti a nessuno e non ci fermeremo: la battaglia per la Riconquista è appena cominciata!"

Remigrazione e riconquista Rete dei patrioti

🐾 ABBANDONARLO NON È UMANO. È UN REATO.Ogni anno migliaia di cani e gatti vengono abbandonati, soprattutto durante il pe...
08/07/2026

🐾 ABBANDONARLO NON È UMANO. È UN REATO.

Ogni anno migliaia di cani e gatti vengono abbandonati, soprattutto durante il periodo estivo. Per loro significa paura, fame, sofferenza e, troppo spesso, la morte.

Un animale non è un oggetto da usare quando fa comodo e da lasciare quando diventa un "problema". È un essere vivente che prova affetto, fiducia e dolore.

Ricordiamo che abbandonare un animale costituisce un reato, punito dalla legge, oltre a rappresentare un gesto di grave inciviltà.

Se non puoi più prenderti cura del tuo animale, esistono alternative responsabili: rivolgiti ai servizi veterinari, alle associazioni animaliste o ai rifugi del territorio. C'è sempre una soluzione diversa dall'abbandono.

👉 Rispettiamo la vita.
👉 Combattiamo ogni forma di maltrattamento.
👉 Difendiamo chi non ha voce.

L'amore e il rispetto si dimostrano con i fatti, non si abbandonano sul ciglio di una strada.

𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐅𝐚𝐥𝐯𝐞𝐥𝐥𝐚, 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚!Ci sono storie che si leggono sui libri e altre che, senza averle vissute dirett...
06/07/2026

𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐅𝐚𝐥𝐯𝐞𝐥𝐥𝐚, 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚!

Ci sono storie che si leggono sui libri e altre che, senza averle vissute direttamente, finiscono per entrare nella propria vita attraverso le persone che si incontrano lungo il cammino. Per me, Carlo Falvella è una di queste.

Quando avevo appena ventiquattro anni, la morte di mio padre cambiò radicalmente il mio destino. Rilevai il suo centro servizi, dove si svolgevano pratiche di Patronato e CAF, trasformandolo nella sede zonale dell'UGL. Da quel momento iniziò il mio percorso sindacale: dapprima referente zonale di tutte le categorie UGL, poi responsabile provinciale della categoria dei Lavoratori Socialmente Utili e dei Lavoratori Atipici e, successivamente, dei BAIF, i Braccianti Agricoli e Idraulico-Forestali.

Fu proprio grazie a quell'esperienza che ebbi il privilegio di conoscere la famiglia Falvella.

Conobbi Stefano Falvella, operatore del Patronato ENAS UGL, con il quale mi confrontavo quotidianamente per le pratiche di patronato, ma soprattutto ebbi l'onore di collaborare con l'avvocato Filippo Falvella (detto Pippo), consulente della CISNAL prima e dell'UGL poi, uomo di straordinaria preparazione e profonda umanità, scomparso prematuramente il 19 novembre 2014.

Con Pippo ho condiviso tante battaglie sindacali. Mi aiutò concretamente nella costruzione della categoria dei lavoratori atipici insieme al Segretario Generale Provinciale Franco Bisogno. Ma i ricordi più intensi non riguardano il sindacato. Riguardano suo fratello Carlo.

Pippo parlava spesso di Carlo. Lo faceva con il dolore composto di un fratello che non aveva mai smesso di convivere con una ferita aperta. Attraverso i suoi racconti ho avuto quasi l'impressione di conoscerlo personalmente. Da allora rendere omaggio a Carlo Falvella ogni anno è diventato per me un dovere morale, prima ancora che politico.

Successivamente ebbi modo di conoscere anche Marco Falvella, presidente dell'Associazione Internazionale Vittime del Terrorismo e portavoce dei familiari delle vittime della violenza politica, che continua con dignità a difendere la memoria di tutte le vittime degli anni di piombo.

Carlo Falvella aveva soltanto diciannove anni quando, il 7 luglio 1972, fu ucciso a Salerno da una coltellata inferta da Giovanni Marini. I processi che seguirono riconobbero la responsabilità di Marini, condannato in via definitiva per omicidio preterintenzionale aggravato e concorso in rissa.

Eppure, mentre la magistratura pronunciava le proprie sentenze, sul piano politico prendeva forma una narrazione completamente diversa.

Per anni si è tentato di trasformare la vittima in aggressore. Le campagne politiche e culturali sorte attorno a Giovanni Marini costruirono il racconto di una presunta spedizione fascista e di una legittima difesa. Quella ricostruzione, però, non venne fatta propria dai giudici, in quanto palesemente fasulla, e riconobbero la responsabilità di Marini per la morte di Carlo Falvella.

Vi è poi un particolare che raramente viene ricordato. Carlo soffriva di un grave problema alla vista, una condizione ben nota a chi lo frequentava e che rende ancora più difficile riconoscere in lui l'immagine del capo di una presunta spedizione punitiva che certa propaganda cercò di accreditare. Non è un elemento che, da solo, ricostruisce la dinamica dei fatti, ma rappresenta un tassello importante per comprendere quanto sia stato spesso piegato il racconto di quella tragedia alle esigenze dello scontro ideologico.

La morte di Carlo non segnò soltanto la fine della vita di un ragazzo. Segnò l'inizio del calvario di un'intera famiglia, costretta per decenni non solo a convivere con un dolore incolmabile, ma anche ad assistere al tentativo di riscrivere la storia, relegando la vittima sullo sfondo e trasformando il suo assassino, per una parte del mondo politico e culturale, in un simbolo da difendere.

È questo, forse, l'aspetto più doloroso dell'intera vicenda.

Perché una società che dimentica le proprie vittime o che arriva perfino a metterne in discussione la memoria è una società che non ha ancora fatto pienamente i conti con il proprio passato.

Da salernitano, da ex dirigente sindacale dell'UGL e da uomo che si riconosce nei valori della Patria, Carlo Falvella ha rappresentato per me una figura di riferimento. Un ragazzo a cui la violenza antifascista dell'epoca strappò via la vita.

Per questo provo profonda indignazione nell'apprendere che ancora oggi ci sia chi tenta di impedire perfino il suo ricordo. L'aggressione ai ragazzi di CasaPound, da parte dei cosiddetti "antifascisti" salernitani, mentre affiggevano manifesti commemorativi e le contestazioni organizzate contro la presentazione di un libro dedicato a Carlo dimostrano che, a oltre cinquant'anni di distanza, qualcuno continua ad avere paura della memoria.

E invece ricordare Carlo Falvella dovrebbe essere un dovere di tutti, indifferentemente dall'appartenenza politica.

Non si tratta di condividere le sue idee politiche. Si tratta di riconoscere il valore della vita umana.

La giustizia degli uomini ha pronunciato le sue sentenze. Giovanni Marini fu riconosciuto responsabile dell'uccisione di Carlo Falvella e condannato in via definitiva a nove anni di reclusione per omicidio preterintenzionale aggravato e concorso in rissa. Tuttavia, quella pena non venne scontata per intero: dopo circa sette anni di carcere, Marini tornò in libertà beneficiando degli istituti previsti dall'ordinamento penitenziario. È proprio questo uno degli aspetti che, ancora oggi, continua a lasciare un profondo senso di amarezza. Nessuna sentenza avrebbe potuto restituire Carlo alla sua famiglia, ma il fatto che l'autore della sua uccisione non abbia nemmeno scontato integralmente la pena inflitta alimenta, in molti, la convinzione che quella giustizia sia rimasta incompleta. Il giudizio giuridico appartiene ai tribunali; quello morale appartiene alla coscienza di ciascuno.

Io continuerò a ricordare Carlo Falvella. Lo farò perché ho conosciuto chi lo ha amato. Lo farò perché ho visto negli occhi dei suoi fratelli un dolore che il tempo non è riuscito a cancellare. Lo farò perché la memoria è il primo argine contro la menzogna.

Carlo vive.

Vive nel ricordo della sua famiglia, che da oltre mezzo secolo porta con dignità il peso di una tragedia mai superata. Vive nella memoria di quanti lo hanno conosciuto e di chi, come me, ne ha raccolto il testimone attraverso i racconti di Filippo. Vive in ogni giovane che continua a credere che gli ideali possano essere difesi con il confronto e mai con la violenza. Vive nella coscienza di chi rifiuta ogni tentativo di riscrivere la storia o di trasformare una vittima in un colpevole.

Perché Carlo Falvella non è soltanto una vittima degli anni di piombo. È un figlio di Salerno, un giovane italiano al quale è stato negato il futuro. E finché ci sarà qualcuno disposto a pronunciarne il nome, a raccontarne la storia con onestà e a deporre un fiore sulla sua tomba, Carlo vivrà.

Oggi la vita mi ha portato a vivere a Roma e gli impegni di lavoro non mi consentono sempre di essere presente, ogni 7 luglio, alla commemorazione di Carlo. È un'assenza che mi pesa profondamente, perché quella non è una semplice cerimonia: è un appuntamento con la memoria, con la storia della mia città e con il ricordo di un ragazzo che, pur non avendo mai conosciuto personalmente, sento vicino grazie ai racconti dei suoi fratelli e di quanti lo conobbero.

Ma la distanza non può cancellare il ricordo. Ogni 7 luglio, ovunque io sia, il mio cuore torna inevitabilmente a Carlo. E, anche se lontano da Salerno, c'è una parola che nasce spontanea, quasi fosse un riflesso dell'anima, una parola che racchiude il senso più profondo della memoria e dell'appartenenza. È una parola che non ha bisogno di spiegazioni, perché parla direttamente al cuore di chi non dimentica.

𝐏𝐑𝐄𝐒𝐄𝐍𝐓𝐄!

Perché gli uomini muoiono soltanto quando vengono dimenticati. E Carlo Falvella, per me e per tanti altri, non sarà dimenticato mai.

𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐅𝐚𝐥𝐯𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞.

Valerio Arenare

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