12/06/2024
Nei posti più impensabili...ci sarà sempre un libro 🙃
La Storia Una discesa nell'atmosfera di quegli anni, le paure, le incertezze e le grandi speranze che animavano quel periodo....
Storia d’amore negli anni di piombo
Negli anni più difficili del nostro paese dal dopoguerra in poi, una storia d'amore tra due opposti estremisti,una storia forte, tenera, passionale che si concluderà solo con la morte di uno dei protagonisti.
12/06/2024
Nei posti più impensabili...ci sarà sempre un libro 🙃
09/01/2024
"Ora che sono nel Vento, non ho odio per chi una sera mi uccise"
A Franco, Francesco e Stefano 🙏❤
16/12/2022
Sono passati già 10 anni...
Luca e Simonetta vivono ancora in quelle pagine ed è un'emozione rileggere di tanto in tanto quella storia, che in parte è mia.
Spesso mi chiedono se ci sarà un seguito...
No, non può esserci e chi l'ha letto sa perché.
Però...chissà, magari un giorno 🙂
20/05/2022
Il Nero e la Rossa in trasferta a Torino 🙃❤
05/10/2021
"In noi giungerà l'Universo, quel silenzio frontale dove eravamo già stati"
Nanni De Angelis, Terza posizione e una morte misteriosa, 5 ottobre 1980.
Era bello, Nazareno, volto fiero, sguardo pulito. Era uno sportivo: amava il football americano e il rugby, sport nobili dove l'avversario lo guardi in faccia prima di colpire ed essere colpito, dove la paura non è di casa e se si affaccia la fai entrare e la prendi di petto. Come quel giorno a casa Verbano, quando il papà di Valerio volle a tutti i costi guardare in faccia quello che reputava essere, forse, l'assassino del figlio. Nanni andò a quell'appuntamento da solo, abituato alle mischie, abituato al terzo tempo: passò in mezzo ai numerosi avversari, scortato dal padre di Verbano, convinto della sua innocenza da quegli occhi limpidi e fieri...
Nanni era un militante, come tanti di noi in quegli anni, sempre in bilico tra la piazza e la lotta armata, confine che lui non superò mai. Confine che invece aveva ampiamente superato il suo amico del cuore, Luigi Ciavardini, entrato nei Nar in quell'ultimo, disperato, tentativo di sovvertire quel Sistema che odiava. L'Amicizia...quelle "due corde parimenti intonate, basta toccarne una per farle vibrare entrambe.." fu a causa sua che Nanni se ne andò: la morte, l'eterna rivale, lo aspettava di li a poco, in una piazza di Roma, quella dedicata ai Barberini..."Scappa Nanni, scappa...è pieno di guardie, ci aspettavano...". Non fece in tempo, nè a scappare nè a buttare quella calibro 38 che Luigi gli aveva dato per difendersi, lui che girava sempre disarmato. Iniziò lì la fine della sua vita, quando gli agenti, scambiandolo per Ciavardini, con il quale avevano qualche conto in sospeso, lo massacrarono di botte, lo portarono al craniolesi del S.Giovanni e lo consegnarono poi alla vice-direttrice di Rebibbia, che vedendolo pestato a sangue, sporco, bagnato di pioggia e a piedi scalzi, mossa a compassione, lo coprì con una coperta dell'amministrazione. Appena 25 minuti e Nanni viene trovato morto impiccato alle sbarre della cella d'isolamento. Ore in cui la famiglia De Angelis non viene avvertita di tutto quello che stava accadendo, sarà un giornalista a bussare a casa e dire che Nanni non c'era più.
"E' morto, vero? Ditemelo!" sarà questo l'urlo della signora Rosanna, all'apparire di quegli intrusi a casa sua, muniti di penna e macchina fotografica. Sarà l'ultimo urlo, poi subentrerà una lacerante rassegnazione. Proprio come quando, nel 1986, si presentarono ancora alla sua porta con un ordine di cattura assurdo, per la strage di Bologna: "Siete arrivati tardi, ve lo siete già preso 6 anni fa..." disse mamma Rosa, devastata dal dolore e dalle lacrime versate.
Nanni De Angelis fu scagionato poi da quell'orribile accusa: c'era un filmato di una partita in cui si vedeva Nanni giocare una finale di football proprio il 2 agosto del 1980...Lui a quella partita non avrebbe mai rinunciato, ma i suoi confusi carnefici non potevano saperlo. L'atto finale doveva però ancora arrivare: il 7 ottobre del 1987, la sua salma venne trafugata da ignoti, dolore si aggiungeva al dolore per la famiglia De Angelis, fino a quando un biglietto elegante ed anonimo arrivò tra le mani di mamma Rosa:
"Gentile signora, la salma di suo figlio non è stata trafugata per offenderne la memoria o la dignità. Il corpo di Nanni è stato incenerito su una pira, con tutti gli onori, come da lui più volte richiesto a voce a tutti i suoi cari"
Click.
SP
05/03/2021
5 marzo 1943
Mi ritorni in mente💙
10/01/2021
10 Gennaio 1979, la strana morte di Alberto Giaquinto.
Alberto ha lasciato la sua camera della casa all'Eur subito dopo pranzo.
La libreria ordinata, soprattutto libri di scuola, ma anche romanzi d'avventure, libri sportivi, la serie di Enzo Biagi sui paesi e popoli d'Europa. Lo scrittoio ingombro di quaderni e lavori scolastici e poi la gigantografia di un cavallo, la foto della ragazza, il cappotto vecchio del padre che è tornato di moda. Più in là, una piccola bandiera tricolore col simbolo del Movimento Sociale Italiano, testimone della sua militanza politica, fatta di volantinaggi, manifesti da attaccare, piccole problematiche di quartiere, affrontate con piglio, passione e buona volontà. Una foto coi compagni di classe della Terza F, Liceo Peano, tra i quali spicca l'amico del cuore, Mauro, il confidente di mille conversazioni al bar Tomeucci.
17 anni, due splendidi occhi verdi, un fisico da sportivo, immagini di lui raccolte in quella piccola stanza, tutta sua.
Alberto non sa che la sta lasciando per l'ultima volta e che, per volontà dei genitori, resterà immacolata per sempre.
“Sarò puntuale a cena, mamma!” scandito con la solita allegra personalità.
A Centocelle quel giorno, quartiere lontano da lui per tanti motivi, si commemorano tre ragazzi uccisi in un agguato l'anno prima, ad Acca Larentia, al Tuscolano. Quella data, il 7 gennaio 1978, è stato uno spartiacque per molti, non solo per Francesca, che si trovò a tenere la testa sanguinante di Stefano e i suoi occhi azzuro-cielo, ma anche per il gruppo di Monteverde Vecchio, che scelse di entrare pesantemente in gioco, dopo quell'attentato.
Era la follia di quel decennio che stava per concludersi ma che emetteva ancora le sue sentenze, assetato di sangue giovane, da una parte e dall'altra, come se non ci fosse più un domani.
Finita la commemorazione, in maniera ordinata e pacifica nonostante la rabbia di quei momenti, Alberto e Mauro se ne stavano tornando tranquillamente a casa.
Una 128 bianca, targata Roma S8, li segue a distanza, come fossero pericolosi criminali. A un certo punto accosta e scendono due uomini in borghese, uno dei quali, come se fosse al tiro a segno, si piega un poco sulle ginocchia, prende la mira, e, da dietro, spara un colpo dritto alla nuca di Alberto. Subito dopo, spostano la macchina e puntano i fari verso il corpo inerme del ragazzo, poiché la strada è buia e non si vede un accidente. Si avvicinano, Mauro è impietrito mentre osserva quella scena che sembra un film, altra gente si affaccia, richiamata dallo sparo. Non si capisce il perché i due tipi in borghese abbiano agito così, Alberto non era armato, come poi diranno in Questura per giustificare l'esecuzione e se ne stava tornando a casa per cena, come promesso alla sua mamma.
Arriva una telefonata ad un quotidiano, è un ragazzo di Centocelle che parla a nome di un gruppo di amici: “...quel povero ragazzo non aveva fatto niente...se ne stava andando via con un suo amico, poi lo sparo e lui che è caduto di schianto...So' corso in strada pe' aiutallo, m'hanno cacciato via e transennato la strada...Quel poretto è rimasto venti minuti sull'asfalto, coi brividi de freddo. Non era armato, nun c'aveva manco un temperino...Mica s'ammazza un ragazzo così, pe' niente...Noi siamo nemici del fascio, ma nun semo assassini”
Un giornalista dell'Ansa riporterà che il ragazzo era armato di P38, che l'agente in borghese gli ha sparato in fronte per legittima difesa. Poi, la pi***la sparirà, ...”ci siamo sbagliati, però abbiamo trovato delle pallottole in tasca al giacchetto...”
Alberto, dopo un colpevole ritardo, verrà portato all'Ospedale San Giovanni, sotto la scorta della polizia. L'amore della famiglia si riverserà su di lui, incredula e straziata: la mamma Marisa, il papà Dorino, la sorella Lucia e il fratello Ortensio. Come in un flash la mamma rivede la prima casa ad Ostia, le pagine del suo diario, la prima cotta e il suo ideale portato con orgoglio in ogni dove, in ogni discussione, anche col nonno, vecchio antifascista che però ammirava l'impeto e la passione di quel giovane missino, che passava il tempo ad aiutare i ragazzi del suo quartiere ad uscire dal tunnel della droga o che aveva organizzato una raccolta fondi per le vittime della strage di Via Fani, quando fu rapito il presidente Moro.
Come se non bastasse, quella sera stessa, la casa di Alberto Giaquinto veniva oltraggiata da una perquisizione fatta senza un ordine scritto, l'abitazione messa a soqquadro come quella dei trafficanti di droga, senza trovare nemmeno uno spillo.
Nonostante ciò, la mamma Marisa ebbe il coraggio di perdonare: “Vorrei che la morte di mio figlio fosse l'ultima e non fosse stata inutile...Vorrei che nessuna madre debba più soffrire ciò che in questo momento sto soffrendo. Ma non odio nessuno, la morte di Alberto non deve produrre spirali di vendetta ma servire affinché i giovani non si odino ma si amino, qualunque ideale vogliano conseguire...”
Il funerale di Alberto fu seguito da decine di ragazze e ragazzi, dalla famiglia, dai suoi amici e militanti. Neanche un uomo dello Stato partecipò alle esequie, erano forse troppo intenti a costruire false prove per giustificare quell'assassinio, a procedere contro “ignoti” pur conoscendo perfettamente gli esecutori, come per la povera Giorgiana Masi qualche tempo prima o per Gabriele Sandri, molti anni dopo. Solo nel 1988, dopo 4 processi, fu condannato il colpevole. Non per omicidio, ma per "eccesso colposo di legittima difesa".
Ho letto e riletto le ultime parole di papà Dorino ed ho sparso qualche lacrima.
“...amore senza fine del tuo Papà, gemma preziosa di vita, da tutti amato, oggi e sempre, non avrai più l'abbraccio forte come pretendevi tutte le sere, ma solo il mio pensiero e l'abbraccio eterno del Signore, al quale hai voluto donare anzi tempo la tua splendida giovinezza. Prega tu, ti supplico, prega tanto per il tuo Papà, oramai senza pace.”
Ciao Alberto,la mia piccola testimonianza, per non dimenticare.
Click.
SP
06/01/2021
Kahlil Gibran - Il segreto della morte.
Vorreste conoscere il segreto della morte. Ma come lo scoprirete se non cercandolo nel cuore della vita? Il gufo coi suoi occhi notturni, ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce. Se davvero volete contemplare lo spirito della morte, dovete spalancare il vostro cuore al corpo della vita. Poiché vita e morte sono una cosa sola, così come sono tutt'uno il fiume e il mare. Nel fondo delle vostre speranze e dei vostri desideri sta la tacita consapevolezza di ciò che è oltre; E come i semi che sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna della primavera. Fidatevi dei sogni, poiché in essi è nascosta la porta all'eternità. La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore quando sta dinanzi al re e la mano di questi si posa su di lui in segno d'onore. Non è lieto il pastore sotto il suo tremito, dato che si ornerà di quel segno regale? E, tuttavia, non è egli ancor più assillato da quel suo tremito? Poiché che cos'è il morire se non giacere nudi nel vento e disciogliersi nel sole? E che cos'è questo cessare di respirare se non liberare il respiro dalle sue incessanti maree, di modo che esso possa infine elevarsi ed espandersi e spaziare senza più intralci alla ricerca di Dio? Solo se bevete al fiume del silenzio canterete veramente. E quando avrete raggiunto la vetta del monte, è allora che comincerete a salire. E quando la terra reclamerà le vostre membra, allora danzerete veramente.
24/12/2020
LA STRANA STORIA DEL MICROBO INCOMPRESO 🙃
Nonno...nonno...stavi dormendo??? Mi racconti la storia del microbo incompreso??? Dai, ti prego...
"Ma te l'ho raccontata decine di volte, tesoro mio!"
Dai, nonno, ancora una...oggi è la vigilia di Natale!
"Va bene, siediti qua sul divano, ma prima fammi mettere un altro ciocco sul fuoco, aspetta..."
Si, si, non vedo l'ora!
"Allora...tanti, ma tanti anni fa, credo fosse il 2020 o giù di lì, la Terra era pervasa da mille problemi: la gente cercava un senso più alto della vita, ma non riusciva a trovare il modo per fermarsi ed avere il tempo di riflettere: bisognava andare di corsa, fare soldi, pagare i debiti, accumulare potere. L'estetica aveva preso il sopravvento sull'etica e i social network avevano amplificato tantissimo questo aspetto. L'ambiente poi, era devastato: la plastica aveva iniziato ad invadere gli oceani, l'inquinamento aveva surriscaldato il pianeta, maremoti, terremoti e alluvioni erano diventati la norma. I popoli si spostavano da un continente all'altro, ma spesso venivano lasciati in balia del loro destino, che fossero uomini, donne o bambini, non importava. Anche le nazioni spesso erano in conflitto tra loro: la Corea del Nord odiava quella del Sud, ebrei e palestinesi si prendevano a sassate con dei missili terra-terra, un presidente biondo platino sparava bordate ogni volta che si alzava dal letto, ma noi facevamo finta che andasse tutto bene... a Pasqua e Natale mangiavamo come se non ci fosse un domani, andavamo a messa la domenica mattina poi firmavamo petizioni per allontanare i diversi."
Diversi da cosa, nonno?
"Diversi dall'omologazione, da chi non la pensava come la maggioranza. Solo un ristretto gruppo di persone aveva iniziato a risvegliarsi nel mondo, ma erano troppo pochi per iniziare un cambiamento, ci voleva qualcosa di più forte e convincente...
Ed è allora che comparve il microbo incompreso, vero nonno?
"Esatto, amore mio: lui venne qui con un'idea fissa, aiutare l'essere umano a cambiare. Si presento come una palla di gelato, a te che gusto piace?"
Alla fragola, nonno!
"Infatti...era tutto rosa con piccole scaglie di frutta sopra, sembrava davvero invitante!
Pensò: l'unico modo per arrivare all'animo degli umani è entrare facilmente nei loro corpi, chessoio, tramite i baci, gli abbracci, le strette di mano. Il microbo incompreso iniziò allora a diffondersi con la rapidità del pensiero, ma quando decise di manifestarsi e dire “Eccomi, sono qui! Sono venuto per salvarvi!” l'uomo lo guardò con sospetto. E si, perché il microbo incompreso, che non riusciva ad integrarsi bene da subito con il nostro corpo, faceva ve**re la tosse, febbre alta e debolezza. Alcuni umani poi, quelli un po' avanti con l'età come il nonno, approfittavano della sua presenza per tornare in cielo, rifocillarsi e tornare giovani e belli, pronti ad aiutare il prossimo!
All'inizio sembrava essere stato accettato bene: la gente cantava dai balconi, gridava “Andrà tutto bene!”, meditava di più, rifletteva sul fatto che la normalità fosse una cosa a cui ambire o se proprio quella normalità fosse il problema."
E poi, cosa accadde, nonno?
"Accadde che col tempo, la scienza invento più di un vaccino, per combattere il microbo incompreso."
Cos'è un vaccino, nonno?
"Beh, hai presente un'armata che avanza forte e compatta verso il nemico?"
Come i soldatini con cui giocavi da piccolo, nonno?
"Esatto, amore, proprio come quelli. Ma il microbo incompreso rimase spiazzato: “ma come – pensava – io sono venuto per aiutarvi a cambiare e voi mi mandate contro migliaia di soldati armati pronti a distruggermi???” E così avvenne: il microbo incompreso fu annientato in pochi mesi e l'umanità tornò alla sua “normalità”.
Nel frattempo i ricchi erano diventati più ricchi e i poveri sempre più poveri, a causa della crisi economica. Eppure...più passava il tempo e più l'essere umano iniziava a ricordare con nostalgia quei mesi passati in casa a riflettere o quei giorni in cui, grazie alla mascherina, si aveva più il tempo di pensare all'essere piuttosto che all'avere.
Nacquero così piccoli gruppi in tutto il mondo, che ridisegnarono l'ambiente, il rapporto con la natura, con gli altri uomini, con le altre nazioni. Questi gruppi iniziarono a collaborare tra loro, diventarono sempre più grandi ed arrivarono ai centri del potere, per impiegarlo al servizio dell'umanità e non come privilegio di pochi. Una schiera di tante anime belle e pure come la tua, anime limpide come il Cristallo, iniziarono ad occupare i posti più importanti al mondo ed utilizzarono questo potere per far crescere gli altri e non assoggettarli. Qualcuno si ricordò di come era iniziato tutto questo: ripensò a quel microbo che aveva invaso le nostre vite e ci aveva trasformati in meglio, come una lunga malattia dalla quale ci rialziamo più sani e più forti, fisicamente e spiritualmente.
Per ricordare il microbo incompreso, fu fatta una statua con una corona meravigliosa color indaco e un numero 19 alla base, in realtà il nome con cui era stato chiamato all'epoca. Ogni anno, a marzo, quando Lui apparve nel segno dell'Ariete, venne ricordato con una festa nazionale e portato in processione in tutte le città del mondo e... E vissero tutti felici e contenti."
Come nelle favole antiche, nonno?
"Esatto, amore mio. Ma ora devo riposare... Qui sul piano astrale c'è bisogno di abbeverarsi alla Fonte, di tanto in tanto."
Vai pure, nonno... Imposto io telepaticamente la gestione del ritorno, riprendo il mio monopattino ad energia quantica e apro un whormhole per tornare a casa nel Multiverso. Ma posso tornare a trovarti?
Click.
Se siete arrivati fin qui (mi sa che mi è scappata la penna), vi meritate i miei auguri di buon Natale! 😄
Siate forti. Non siamo soli nell'Universo. E' una lezione, non una sentenza 🙏
Pace e serenità a voi e alle vostre Famiglie❤️
Sergio
05/07/2020
Oramai ogni cosa fatta prima della pandemia "sembra un secolo fa!", tanta è stata l'intensità di quello che è accaduto.
Ebbene, proprio un secolo fa, dicembre 2019, grazie all'invito di Vera Monteverde, partecipavo ad un progetto chiamato "Telling Roma - Racconti dalla città invisibile", patrocinato da Roma Capitale e realizzato da Patrizia Chianese, un compendio di racconti brevi e poesie sulla città nascosta.
Il progetto è diventato libro ed io sono onorato di aver contribuito con un mio racconto, "Scialla, Matte' '" ambientato (indovinate un po') a Monteverde 😄😄
Al prossimo secolo! 🙃🙏❤
P.s.: foto realizzata prima del Dpcm bla bla bla presso la Galleria d'arte moderna, Roma 😉
16/06/2020
"Morto sull'asfalto, volando come un buffo e tragico uc***lo, con i tuoi assassini che urlavano ed urleranno ancora finché la notte non divorera' il loro suono.
Vorrei che venisse una grande tempesta per celebrare la fine della tua vita, una tempesta che sciogliesse questo cielo cupo e gravido, che partorisse un tempo diverso.
Non temere, assurdo fratello biondo, oltre questo tempo e questo spazio non arriveranno le loro urla.
I loro gesti non sono belli e spariranno prima che il gallo canti."
A Francesco Cecchin, 16 giugno 1979
10/05/2020
10°giorno (mio Dio, già il decimo??): ho accettato l'invito di Marina Pallotta di pubblicare le copertine di 10 libri che amo, una per giorno, senza spiegazioni o critiche, ecc ecc...
Permettetemi un'eccezione, per l'ultimo della classifica (troppo corta in realtà, avendo amato più di 10 libri). Proprio nel giorno della mamma (lei fece in tempo a vederlo pubblicato nel 2012, per poi volare in cielo come una farfalla, il 27 maggio), ho scelto lui, fra i 3 scritti, come la mia creatura.
Promuoviamo la lettura divertendoci e offrendola in regalo.
Oggi scelgo il libro di Sergio Pucciarelli "Il Nero e la Rossa", edito da Gremese.
Grazie a chi ha condiviso con me, in questi giorni, l'amore per la lettura 😊❤