Indagine conoscitiva sul tema delle intercettazioni. Senato della Repubblica. Audizione in Commissione Giustizia del 28 marzo 2023. L’inviolabilità delle comunicazioni tra avvocato e il suo assistito.
Intervento di Angela Compagnone.
Il momento è ora. Spazio libero di discussione sulla Camera Penale di Roma
Il nostro progetto prosegue dentro e fuori il Direttivo della Camera Penale di Roma. Il momento è ora!
28/02/2023
Di incontri, missive e agitati propositi…
A fronte della nostra richiesta del 21 febbraio di anticipazione dell’assemblea dei soci, il Presidente della CPR, in pari data, ci rassicurava in ordine ad un tempestivo intervento del Direttivo sulla questione sollevata, specificando di aver già inoltrato al Presidente del Tribunale, dott. Reali, una lettera avente ad oggetto la nota vicenda “dell’avviso gip”.
Ieri, come soci, ne abbiamo appreso il contenuto (ad onor del vero, la lettera è datata 22 febbraio -sembrerebbe quindi successiva- e, a dirla tutta, non ci pare rechi alcun invito alla rimozione dell’eversivo avviso), così come siamo stati informati di un precedente colloquio informale con il Presidente G.i.p., dott. Azzolini, il quale, dopo aver precisato come l’avviso in questione replicasse un “modello che alcuni Gip avrebbero in uso da anni per le udienze camerali scaturenti da opposizione alla richiesta di archiviazione e che sarebbe stato da ultimo implementato a seguito della Riforma Cartabia”, invitava a sottoporre la questione al Presidente del Tribunale, dott. Reali, come poi effettivamente avvenuto.
Qualche giorno dopo, il 24 febbraio 2023, insospettiti del silenzio serbato, i Consiglieri Belcastro, Compagna e Piraino, si recavano presso la Segreteria della Presidenza del Tribunale, per accertarsi che la missiva fosse correttamente pervenuta, ricevendo garanzie al riguardo.
Ciò nonostante, perdurando l’inaccettabile indifferenza, il Direttivo si riuniva e deliberava lo “stato di agitazione”, comunicato ai soci tre giorni dopo, mediante mail, riservando alla prossima riunione “l’adozione delle eventuali ulteriori iniziative che si renderanno opportune qualora non giungesse una comunicazione ufficiale e soddisfacente nella quale si prenda l’impegno di rimuovere l’indicazione contenuta nell’avviso”.
Dalla vicenda, come rappresentataci, emergono almeno due aspetti, entrambi preoccupanti:
il primo attiene ad un modus operandi che, in verità, da tempo avevamo stigmatizzato sintetizzabile come gestione “personale” di questioni che -invece- riguardano tutti i soci e che, proprio per questo, meriterebbero una riflessione comune da svolgersi in assemblea e non già bussando alla porta dei giudici;
il secondo, non meno grave, riguarda l’assenza di concrete iniziative politiche semmai subordinate alla benevolenza della magistratura a cui si chiede, sommessamente, di mettere una “pezza” che è “peggio del buco”.
Tra l’altro, nel caso specifico, a noi pare che basti a tal fine quanto trapelato dal colloquio informale: il “modello” d’avviso, già in uso, sarebbe stato addirittura implementato a seguito della riforma Cartabia.
A dire il vero, non cogliamo affatto sotto il profilo strettamente normativo quali siano gli aspetti della riforma che possano legittimare “avvisi” come quello che –da più parti- si è ritenuto di dover censurare.
A meno che non si intenda voler tradurre negli avvisi d’udienza quello che nella sostanza è lo spirito che anima la riforma.
Il che sarebbe parimenti inaccettabile.
E quindi, al di là dell’opinione personale del singolo Giudice in ordine all’opportunità o peggio alla necessità di certi “inviti”, il punto è l’urgenza non più differibile di arginare con iniziative concrete, stato di agitazione a parte, la deriva verso la quale sta approdando anche il nostro Tribunale, di cui il contenuto dell’oramai noto avviso costituisce emblema.
A questo punto, trascorsi oltre dieci giorni dal fattaccio, vorremmo capire la direzione che il Direttivo della CPR intende percorrere, non volendo trovarci nella triste condizione di dover chiedere alla Presidenza del Tribunale il “visto favorevole” per riunirci -senz’altro agitati- in assemblea.
Silvia Astarita
Angela Compagnone
Silvia De Chiara
Francesca Romana Graziani
Giordano Grilli
Francesca Grusovin
Ettore Orlandi
Federica Pugliese
Francesco Rotundo
Eugenio Zini
25/02/2023
Ringraziamo l'amico Francesco Bianchi per aver ben evidenziato il paradosso. La Camera Penale di Cosenza fa questo comunicato, condannando con forza l'episodio e dichiarandosi pronta a sostenere qualsiasi iniziativa della Camera Penale di Roma. Propone anche l'esposto disciplinare, sul quale ovviamente concordiamo. Ma mentre Cosenza chiama, Roma riflette.
25/02/2023
Sta fermo lì, te lo do io il promemoria…
Leggiamo questa mattina un articolo sul Dubbio a firma del vice Presidente della Camera Penale
Di Roma, Giuseppe Belcastro, il quale interviene dirompente sulla polemica che non si placa, un po’ buona e un po’ cialtrona, conseguente all’oramai noto avviso. Premesso che gli errori, le amnesie, le dritte del giudice, le abbiamo colte un po’ tutti, inclusi i panettieri (e non è certo utile rivendicarne la priorità, appartenendo -si spera- ad un comune sentire) il vice Presidente invita ad interrogarsi sulle ragioni più profonde di quell’avviso. Previo cenno ai colleghi difensori d’ufficio che talvolta giungono affannati a piazzale Clodio da Via Lepanto. Ebbene. Le ragioni profonde di quell’avviso non risiedono, per come la pensiamo noi, nel livello di preparazione sul campo dell’avvocatura d’ufficio. Aspetto ulteriore, che pure meriterebbe autonomo approfondimento.
Sarebbe grave individuare rispetto all’avviso un rapporto causa-effetto. Le ragioni di questo, all’interno del Tribunale di Roma, derivano dall’assenza totale di un contraddittore politico sul tema. L’assenza dell’avvocatura penale a Roma (volendo restare in casa), che non è stata in grado di reagire in nessun modo nel corso di questi ultimi anni alla progressiva e inarrestabile opera di mortificazione della funzione difensiva, ha condotto inevitabilmente a questo risultato. Che un giudice, o più giudici, decidano di inserire in un avviso d’udienza ciò che più gli garba. Tanto si sa, ma che vuoi che facciano gli avvocati, una qualche letterina o -se proprio sono in vena- un comunicato di vibrata protesta.
Attendiamo fiduciosi la fissazione dell’assemblea, la cui anticipazione nuovamente sollecitiamo, così da confrontarci tutti, non singolarmente, chi con lettere, chi con post, chi con articoli sui giornali, su cosa sia più opportuno fare. E francamente non abbiamo bisogno, al pari dei soci della camera penale, di interrogarci sulle ragioni culturali per individuare come sia meglio agire e quale risposta politica opporre. Fissateci l’assemblea, il prima possibile, che veniamo “già studiati”.
Silvia Astarita
Angela Compagnone
Silvia De Chiara
Giordano Grilli
Francesca Romana Graziani
Francesca Grusovin
Ettore Orlandi
Federica Pugliese
Francesco Rotundo
Eugenio M. Zini
23/02/2023
Caro amico ti scrivo…..
Abbiamo chiesto la convocazione urgente dell'assemblea dei soci con una mail indirizzata a tutti i membri del Direttivo.
Ci sembrava impellente il confronto collettivo sulla questione, assai grave, dell'invito, rivolto da alcuni GIP di Roma all'indagato, nell'avviso dell'udienza per la decisione sulla richiesta di archiviazione, a dissuadere il difensore di ufficio dal parteciparvi, così da non doverlo pagare.
Ha risposto il solo Presidente della Camera Penale, comunicandoci che il Direttivo si sta interessando della questione e che ha già inviato una lettera al Presidente del Tribunale, assicurando -al contempo- che i soci verranno informati sugli sviluppi e rendendosi disponibile ad un confronto con chiunque lo voglia.
Tuttavia, alcun accenno alla nostra esplicita richiesta di un’anticipazione della data dell’assemblea, sede naturale dell’auspicato confronto e organo sovrano della nostra associazione.
L’assemblea, quindi, par di capire, non interessa a nessuno, salva la spendibilità del tema in campagna elettorale.
Per il resto, confidiamo nel fatto che la lettera e la risposta verranno poste a conoscenza di tutti i soci. Speriamo, senza illuderci, che il Direttivo abbia preso una posizione durissima.
Ma quale può essere il massimo risultato raggiungibile con la solita lettera?
Forse, una tirata d'orecchie ai singoli magistrati o, al più, una circolare interna che imponga di eliminare quel f***e invito da tutti gli avvisi che saranno notificati d'ora in avanti.
Ma per il magistrato che si è spinto sino a quel punto, cos’è una missiva che non sia seguita dalla protesta di centinaia di avvocati, se non un inutile pezzo di carta?
Silvia Astarita
Angela Compagnone
Silvia De Chiara
Francesca Romana Graziani
Giordano Grilli
Francesca Grusovin
Ettore Orlandi
Federica Pugliese
Francesco Rotundo
Eugenio Zini
Avevamo detto che avremmo sollecitato il Direttivo a convocare urgentemente l’assemblea dei soci.
Questa la richiesta già inoltrata al Presidente e a tutti i Consiglieri:
Caro Presidente, cari Consiglieri,
alla luce delle recenti notizie circolate sul singolare contenuto dell’avviso di udienza camerale conseguente ad opposizione alla richiesta di archiviazione,
concepito -a quanto pare- da più di un g.i.p. del nostro Tribunale, riteniamo necessario un urgente confronto tra i soci in assemblea, della quale vi chiediamo un’anticipata fissazione rispetto alla data stabilita che, salvo errori, ci risulta essere quella del 24 marzo p.v..
L’accaduto merita, infatti, una tempestiva (e collettiva) riflessione anche per individuare, assieme, le più opportune azioni da intraprendere.
Il momento è -o non è- ora?
Silvia Astarita
Angela Compagnone
Silvia De Chiara
Giordano Grilli
Francesca Romana Graziani
Francesca Grusovin
Ettore Orlandi
Federica Pugliese
Francesco Rotundo
Eugenio M. Zini
20/02/2023
Prego, si accomodi all’uscita.
Constatiamo, dagli ultimi due comunicati della CPR, che il nostro Direttivo è impegnato a rincorrere affannosamente notizie da altri già divulgate, per ribatterle sul sito istituzionale con l’auspicio dell’infondatezza dell’informazione, data la gravità del caso specifico.
Le scelte lessicali -e qualche strafalcione- sarebbero stati, forse, errori perdonabili se accompagnati da serie iniziative politiche (siamo pur sempre un’associazione politica, non l’Accademia della Crusca) che, però, sembrano non interessare affatto ai nostri Consiglieri, forse troppo impegnati tra protocolli e convegni.
Eppure, la notizia che un g.i.p. romano abbia benevolmente consigliato all’indagato di esonerare il proprio difensore di ufficio dall’adempimento del suo mandato, per coniugare economia domestica e processuale, avrebbe dovuto far sobbalzare dalla sedia (almeno così è stato per noi) e indurre alla convocazione urgente dell’assemblea dei soci per confrontarci, finalmente di persona, su iniziative dure in replica al contenuto eversivo dell’avviso.
Il “fattaccio” non può neanche essere considerato come la scomposta iniziativa di un “libero pensatore” (o forse più, chi lo sa) ma piuttosto l’emblema di una ormai diffusa visione burocratica ed efficientista del processo, che vede la difesa quale inutile intralcio alla macchina giudiziaria.
Del resto, se per il legislatore il difensore è divenuto soggetto eventuale durante la celebrazione dei processi di impugnazione, perché non accompagnarlo all’uscita ancor prima?
E così, dall’allontanamento fisico dal fascicolo attraverso il contingentamento degli accessi nelle cancellerie – da qualcuno visto, ciecamente, come una opportunità organizzativa – il passo verso la marginalizzazione della difesa tecnica è assai breve.
Dobbiamo aspettare ancora per riunirci, confrontarci e dare un segno di vita?
L’assemblea, che ci risulta prevista per il prossimo 24 marzo, ci sembra assai lontana. Pertanto, chiederemo formalmente al Direttivo di anticiparla con urgenza alla prima data utile.
Perché, par di capire, ci sia la necessità di ricordare che senza l’avvocato il processo
non si fa.
Silvia Astarita
Angela Compagnone
Silvia De Chiara
Giordano Grilli
Francesca Romana Graziani
Francesca Grusovin
Ettore Orlandi
Federica Pugliese
Francesco Rotundo
Eugenio M. Zini
22/12/2022
La stampa riporta oggi, con dovizia di particolari, il contenuto del provvedimento cautelare assunto dal G.i.p. di Roma nei confronti degli agenti di P.G. indagati per il "caso Omerovic".
L'accertamento delle responsabilità dei singoli è questione che non intendiamo impropriamente anticipare e che troverà nel futuro processo la sua sede naturale.
Tuttavia la notizia è spunto per una riflessione ad ampio spettro sullo stato della cultura dei diritti e delle garanzie all'interno delle forze dell'ordine.
Ove dovessero trovare riscontro le ipotesi accusatorie mosse dalla Procura della Repubblica nei riguardi degli indagati, saremmo di fronte ad un quadro di gravissimo allarme, anche a prescindere dalle condotte presuntamente violente su cui l'indagine si è concentrata.
Quel che sembra emergere è l'azione illegittima di uno o più pubblici ufficiali, i quali, in assenza di una notizia di reato minimamente fondata su dati di fatto riscontrabili ed al di fuori di un contesto investigativo formalizzato, si sarebbero introdotti in un'abitazione privata allo scopo di ammonire un cittadino per ipotetici comportamenti molesti dallo stesso tenuti, evidenziati da semplice voci "di quartiere".
Questo, purtroppo, non è il primo episodio inquietante e, temiamo, non sarà l'ultimo.
C'è un elenco lungo e terribile di fatti gravi: la morte tragica di Stefano Cucchi, il pestaggio dei detenuti al carcere di Santa Maria Capua Vetere, il vergognoso bendaggio praticato all'interno della caserma dei Carabinieri ai danni di Natale Hjort nell'ambito dell'indagine sull'omicidio del Carabiniere Cerciello Rega.
Non si tratta di casi isolati, di schegge impazzite, di mine vaganti. Se così fosse avremmo, ogni volta, un solo processo e non anche i bis, i ter e i quater per i depistaggi, i falsi, le coperture fornite dai vertici. Proprio per questo non possiamo permetterci di ignorare, di restare in silenzio.
L'avvocatura associata, la Camera Penale di Roma soprattutto, deve ti**re fuori la voce.
Prima che sia troppo tardi.
Silvia Astarita
Angela Compagnone
Silvia De Chiara
Francesca Romana Graziani
Francesca Grusovin
Ettore Orlandi
Federica Pugliese
Francesco Rotundo
Eugenio Zini
Caso Hasib, arrestato poliziotto a Roma: è accusato di tortura. Gip: "Omerovic minacciato coi polsi legati. Ha visto nella finestra la salvezza" Andrea Pellegrini ai domiciliari. Indagati altri 4 agenti per falso ideologico commesso da Pubblico Ufficiale in atti pubblici e depistaggio. L'ordinanza: …
Conosciamo Renato Borzone e la sua idea di Camera Penale, che è vicina alla nostra ed è per questo che comprendiamo -fino in fondo- le ragioni delle sua richiesta di cancellazione dalla CPR.
Sappiamo che ci vuole coraggio per criticare qualcosa che si ama e che, tuttavia, non si può sempre tacere, concorrendo così all’azzeramento di una ricchezza che ci appartiene.
La Camera Penale ha cambiato connotati, una volta era “scomoda” per chi -in prima linea- la rappresentava, oggi è divenuta “trampolino di lancio” per il raggiungimento di altri -e variegati- obiettivi, tutti personali.
Da tempo abbiamo evidenziato, tanto per fare un esempio, il deserto fisico e politico della nostra Associazione, ben rappresentato dall’assenza -oramai incancrenita e quasi accettata- dell'Assemblea dei soci che, convocata in rarissime occasioni, è divenuta un luogo ove non si decide mai nulla; di contro, abbiamo acquisito il livello di “specializzati” in “tavole rotonde”, una vera boutique di eccellenza che con la politica non ha nulla a che fare.
Anche per questo le ragioni esplicitate da Renato Borzone sono le nostre ragioni; ma non è tempo di “rinchiuderci in un fortino”, per usare le sue parole.
Comprendiamo la sua scelta, ne siamo molto dispiaciuti, anche se non la condividiamo, perché il cambiamento non ha bisogno di “reduci”, ma di persone capaci di “resistere”.
Silvia Astarita
Angela Compagnone
Silvia De Chiara
Francesca Romana Graziani
Giordano Grilli
Francesca Grusovin
Ettore Orlandi
Federica Pugliese
Francesco Rotundo
Eugenio Zini
06/04/2021
Stop alle intercettazioni tra avvocato e cliente.
Inviolabilità delle comunicazioni tra avvocato e assistito Corte e.d.u., 17 dicembre 2020, Saber v. Norvegia 1.- Sul tema, centrale e connaturato al diritto di difesa nella sua più ampia articolazione, della
La strada per l’Inferno è lastricata di “buoni” protocolli
Il Presidente ed il Vicepresidente della nostra Camera Penale hanno oggi rivendicato, con gran p***a, il protocollo sottoscritto sulla nuova disciplina del giudizio di appello cartolare (art 23 d. l. ristori bis).
Noi soli in Direttivo abbiamo ritenuto di dover votare contro. Consci del carattere soggettivo di ogni opinione e della obiettiva complessità del tema, abbiamo voluto darvi un'informazione completa, di modo che ognuno di voi, cari soci, possa farsi una propria idea.
La norma è stata proditoriamente inserita dal legislatore nel decreto legge, dopo un confronto a tutto campo con l'avvocatura in cui non era mai stata oggetto di discussione, ed è da noi tutti fortemente avversata.
Il protocollo consacra poco più dell'ovvio, a parte l'affermazione del principio della fisicità della camera di consiglio in aula.
Va dato sicuramente atto ai magistrati della Corte di aver voluto, essi per primi, salvaguardare l'effettiva collegialità del processo decisionale, ma riteniamo inopportuno e politicamente contraddittorio siglare un protocollo sull'applicazione di una norma ingiusta, furtivamente approvata, che mina pericolosamente l'oralità del giudizio; e a quale scopo ci chiediamo.
Non si tratta all'evidenza di rifiutare il colloquio con la magistratura, ma di non rincorrere il legislatore in provvedimenti nefasti per la difesa e di cui - nel rispetto delle opinioni di tutti - è innegabile che la stessa A.N.M. sia, non di rado, aperta ispiratrice (da ultimo con la proposta che la richiesta di trattazione orale sia motivata e dunque sindacabile).
Ha poco significato, insomma, opporsi fieramente al remoto e al cartolare a parole, per poi avvallarli, pur ovviamente non condividendoli, nei fatti.
Non ultimo avremmo valutato più opportuno lasciare la questione al nuovo Direttivo, che si insedierà tra 10 giorni; nell'ambito di quella analisi complessiva che necessariamente dovrà farsi del tema.
Ben più profonda ci auguriamo.
Angela Compagnone
Francesca Grusovin
Francesco Rotundo
Eugenio Zini
24/09/2020
Siamo felici di comunicarvi che la richiesta di assemblea dei soci che avevamo proposto in direttivo è stata autorizzata dal Presidente del Tribunale.
L’assemblea si terrà nel piazzale interno del tribunale in data 6 ottobre 2020 alle ore 17.
Angela Compagnone
Francesca Grusovin
Francesco Rotundo
Eugenio Zini
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