01/09/2026
Ciao,
Ti proponiamo un articolo di Giuseppe Civati che ci piacerebbe che leggessi:
La gravità della situazione
Cosa aspettiamo a riprendere in mano, nelle nostre mani di cittadine e di cittadini, la politica? Non quella “iper” del dibattito costante su tutto, della spirale di provocazioni e minchiate che tanto ci appassiona, proprio mente fingiamo di rifiutarne la logica, ma quella che si sottrae alle follie quotidiane per progettare qualcosa di grande e di preciso insieme?
Ieri Calenda scriveva che se Vannacci sta in coalizione con Meloni bisogna reagire con uno schieramento democratico che vi si opponga con compattezza e fermezza. Scoperta tardiva ma, come si suol dire, “bella”. Solo che Vannacci è solo l’epifenomeno fascista di un disastro ben più grande e pericoloso.
Di fronte alle storture del sistema, conosciamo l’insanabile contraddizione della scopa di Foster Wallace, ma qualcosa dovremo pur dire e non limitarci a spostare i soprammobili, con ricette che non avrebbero che pochissimo impatto su quel sistema, appunto.
Di fronte al disastro climatico, non bastano più i generici appelli al verde, né singole soluzioni buttate là senza costrutto e senza conseguenze.
Di fronte a città (e vite) diventate inaccessibili, prendiamo una iniziativa che inverta la tendenza?
Di fronte alla diffusione incontrastata dell’intelligenza artificiale, tutto avviene senza politica, senza governo, e quelli che la comandano hanno idee inquietanti sul futuro, un futuro governato – da loro, guarda caso – attraverso l’AI. Ci muoviamo?
Di fronte alla gravità della situazione non basta di certo un programmino con due o tre proposte buttate là, decisioni non ancora assunte (vedi alla voce tax the rich e riforma fiscale), puntini di sospensione sulle armi, vaghi propositi confusi fin dal titolo.
E anche rispetto al sistema elettorale, con la soglia Douglas Adams che ora tutti temono di non raggiungere (siamo al grottesco totale), leggo della possibilità di introdurre il ballottaggio tra le forze che non dovessero raggiungere la maledetta soglia (soluzione che piacerebbe anche all’opposizione!). Tema già presente nell’Italicum proposto anni fa dal Pd (a proposito di disastri) dichiarato incostituzionale prima che entrasse in vigore la legge stessa.
Non è che anche sulla democrazia ci vorrebbe qualcosa di profondamente diverso e di migliore? Perché così ci diamo solo una spinta ulteriore verso il baratro della disaffezione e dell’astensione, mentre dal ciglio ci guardano beffardi quelli che alla democrazia non credono più perché in fondo non ci hanno mai creduto.
È il mio un appello, non più preoccupato, fottutamente spaventato. E riguarda chi a diverso titolo ci rappresenta, certo, ma soprattutto ciascuno di noi.
Molliamo i reel di gattini e capibara per un attimo, cerchiamo un partito che ci piaccia e facciamo politica. Ognuno scelga le proprie modalità ma non rimaniamo fermi impalati: saremo travolti da una massa di fango e detriti come quella che precipita dal ghiacciaio che si stacca dalla cima più alta. E il bello è che ne siamo tutti coscienti. Eppure.
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