28/07/2023
È uscito il terzo numero del 2023 del bimestrale delle ACLI Svizzera (www.acli.ch), il Dialogo, che dedica il dossier interno al tema: «Associazionismo, impegno civile e volontariato: i cambiamenti e le sfide del futuro».
L'editoriale di questo numero è a cura di Franco Narducci, Presidente Circolo ACLI Wohlen: "L’associazionismo e l’azione sociale delle Acli"
Ci sono stati anni in cui le ACLI nazionali della Svizzera riflettevano molto su “gratuità e volontariato”, un connubio inscindibile per mettere in pratica nell’azione sociale un altro valore fondativo della nostra associazione: la solidarietà. Si creavano vere e proprie occasioni d’incontro e di dibattito da cui derivavano proposte organizzative e motivazionali per tenere alto il senso del volontariato nelle varie articolazioni delle Acli.
E non poteva essere altrimenti, poiché il volontariato era la benzina che alimentava il motore dei circoli; dall’apertura e chiusura delle sedi, al servizio ai soci; dall’organizzazione di momenti di vita comunitaria, spesso festosi, fino al servizio di azione sociale il cui perimetro si estendeva dalle pratiche di welfare a sostegno del Patronato Acli, fino a quelle consolari, senza tralasciare l’incessante e spesso incredibile azione di sostegno all’Enaip e ai bisogni formativi degli emigrati (quanti laboratori furono allestiti, nella fase iniziale, dai nostri soci più qualificati?) E ancora: l’aiuto alle famiglie da poco immigrate, il sostegno concreto ai genitori per l’educazione e l’istruzione scolastica dei figli al fine di evitare, come purtroppo accadeva nei casi più gravi, che i bambini fossero vittime dell’insuccesso scolastico per problemi anzitutto linguistici, che avrebbe pregiudicato pesantemente il loro futuro.
Ora le riflessioni generali sono indirizzate ad individuare le criticità e le proposte per far fronte alla “crisi di senso che penalizza il volontariato, soprattutto quello innovativo, che anticipa e contribuisce a realizzare modi più solidali di essere società” (Vecchiato, 2021).
Certamente l’innovazione delle proposte - calibrate sulla lettura rigorosa della società contemporanea - e la cultura del fare sono le sfide sulle quali le grandi organizzazioni popolari e territorialmente strutturate devono concentrare l’attenzione e le energie, sapendo che la predisposizione al volontariato è ancora un elemento vivo e operante. Vi è un “volontariato silenzioso” e forme d’impegno civile che non sono pubblicamente visibili e condivise sui social media o su altre piattaforme. Un volontariato che non è alla ricerca di facili consensi e “follower”, e che risulta altamente prezioso per la comunità e per gli individui coinvolti.
È incoraggiante, e confortante allo stesso tempo, che tra i protagonisti di tale volontariato vi siano tanti giovani che esercitano le pratiche sociali in modo silenzioso, che rifuggono superficialità e “clicktivism” e non cercano riconoscimenti o gratificazioni esterne. La loro motivazione principale è quella di aiutare gli altri e fare la differenza, senza l’assillo della visibilità personale. Un esempio tra i tanti sono sicuramente i cooperanti italiani nel mondo, che mettono la loro professionalità al servizio di progetti internazionali per portare un aiuto efficace alle popolazioni che vivono in paesi e aree problematiche, in certi casi rischiando anche la propria vita.
Nelle Acli in Svizzera c’è ancora tanta predisposizione al volontariato e alla gratuità, ma è ancora il retaggio culturale e umano di quella generazione che ha edificato il “palazzo delle Acli” e lo ha amministrato sapientemente. Ora dobbiamo individuare le “soluzioni innovative” per ammodernare l’edificio e proiettarne la sostenibilità nel futuro.
Franco Narducci, presidente Circolo Acli Wohlen

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