22/10/2016
Anno 1791
Giacomo Lauri di Caiano, residente a Bascianella di Castiglione della Valle, per un totale di 220 ducati, cede parte della cappellania laicale appartenente al suo casato intitolata a Sant’Antonio da Padova, creata in Caiano dal qm D. Giacomo Lauri 67 anni prima, con possedimenti in Collevecchio e altre zone date a colonia ad altra gente. I suoi nipoti Pasquale Lauri e Giuliano di Basilio di Vallevaccaro hanno il potere di giuspatronato (A.S.Te. , Not. Metani D.S. di Macchia Roseto).
17/10/2016
Anno 1735
Giacinto Realdo di Cajano e Pasquale di Remigio di Piano acquistano per un valore di 10 ducati da Francesco e D. Ascanio Alfonsi di Fiume un “casaleno con alcune poche muraglie che è stato mulino con valchiera con l’azione di andare e ve**re in detto mulino e pigliare acqua dal fiume”. (A.S.Te., Not. Ricci G. A.)
16/10/2016
Anno 1731
Pasquale d’Alessandro di Vallevaccaro, residente a Caiano, è designato come unico successore di suo zio D. Giacomo Lauri, curato di Lame e Caiano e promotore della costruzione della Ca****la di Sant’Antonio da Padova all’interno della parrocchia di San Donato, in cui è l’unico ad avere l’autorità di investire i sacerdoti. In seguito al decesso del primo prete D. Luzio de Julianis di Vallevaccaro e all’investitura del successivo D. Pasquale de Amicis di Macchia Tornella poi trasferito, sceglie come odierno sacerdote D. Giulio Cesare de Federicis di Vallevaccaro con la medesima clausola “di poterlo amovere”.
25/09/2016
Anno 1684
Il primo giorno del mese di maggio il comune di Caiano fu derubato dagli scagnozzi di Santuccio di Froscia e di Titta Colranieri, mentre l’intero gruppo si recava da Pagliaroli a Castellana, dopo che era fuggito da Poggio Umbricchio.
13/09/2016
anno 1683
Testimonianza di Pietro D’Annunzio di Cajano e altra gente, come il curato di questa zona, proveniente da Riano di Rocca Santa Maria a favore del “Commissario di campagna della prov. di Abruzzo e Giudice di Vicaria Dom.co Antonio Serventi (o Sementi)”: essi raccontano che durante la marcia che li avrebbe condotti incontro ai pastori per dare loro delle provviste, sulla via verso Pietralta nello Stato Pontificio, furono bloccati dalle milizie di campagna poste di vedetta per stanare i malviventi. Furono, pertanto, dichiarati complici di questi ultimi e gli furono requisiti tutti gli alimenti che si pensava fossero destinati proprio ai malviventi, compresa un’asina, per un totale di 10 ducati e 5 Giulii papali. Quando poi il Commissario venne a conoscenza dell’accaduto intimò ai militari di riconsegnare senza indugio l’intera mercanzia (A.S.Te., Not. Urbani G. S. di Teramo).anno
12/09/2016
ANNO 1669
Il 24 del mese di aprile il Preside inviò una coppia di squadroni spagnoli composti da un centinaio di persone provenienti dalla campagna e trecento guastaroli originari di tali valli di Campli, che giunsero a Fiume, Canino, Forno, Tavoliero, “Cojano” ed altre zone, “… che perciò le povere donne di quei paesi, perché i loro mariti stavano nella Puglia colle pecore, delli guastaroli si ritornarono 7 feriti caduti tutti dalle muraglie mentre sfasciavano, e per ultimo se ne ricalarono tutti”. (Da “Cronaca teramana dei banditi.. di Giuseppe Iezzi” di G. Morelli, 1983).
06/09/2016
anno 1649
Il 12 del mese di giugno a Teramo la confraternita del Rosario di Teramo riceve in eredità un terzo dei possedimenti di Claudia di Loreto, posti presso “villa di Caiano”.
05/09/2016
anno 1134
Gusberto di Suppone regala all’episcopo di Teramo Guido II tutti i suoi averi collocati in Caiano, Nove, Padula, Cortina, Commoniano, Acquaviva, Colle Aiolesco, Gregano, Casanova, Faceto; “..entro i confini delle terre montanara e teoderadesca e fra le terre totonesca e teoderadesca in ville, chiese.. e uomini.”
(F. Savini, Cartulario, Appendice)
03/09/2016
Nel patrimonio storico, artistico e culturale del nostro territorio, un posto d’onore spetta a insediamenti antichi che hanno rappresentato le radici sociali della nostra gente: i mulini e i frantoi.
Basta salire a monte di Teramo, anche solo pochi chilometri, per riscoprire resti di attività che per più di duemila anni hanno accompagnato la vita dell’uomo.
Nei saliscendi delle colline che costellano le valli, là dov’è possibile trovare il cuore della semplicità e lasciarsi stupire dai colori forti della natura, esistono ruderi di architettura d’artigianato locale che hanno funzionato fino agli inizi degli anni ’70.
I mulini, nati per la macinazione idraulica dei cereali, sono stati per lungo tempo il centro della vita economica e sociale, luogo d’incontri, d’intrecci culturali e scambi di esperienze, e come scritto in un post precedente una delle maggiori attività del nostro Caiano era proprio la lavorazione della farina attraverso il mulino. Il Mulino Di Matteo ha funzionato fino al 1975.
L’edificio è costituito da un unico locale e all’interno, coperta da detriti, è ancora in sito una macina.
Nel corriere è ancora in sito il moncone centrale del ritrecine senza più palmule. Il tetto e parte delle murature perimetrali sono crollati, sono ancora visibili le tracce della gora.
Presenta una muratura ad “opus incertum” in pietra arenaria locale, lavorata a mano e posata a secco. I conci da superficie (cappellaccio) sono intercalati da pezzami e scaglie di pietra della stessa natura. Gli architravi delle finestre sono invece in legno di quercia. Il cunicolo del ritrecine presenta una volta in pietra arenaria e ciottoli di fiume.
Questi tesori, a volte sono mimetizzati tra impervi sentieri lungo le sponde del Tordino, a volte stanno morendo tra querceti e scampanii di pecore, oppure in qualche caso sono stati ristrutturati e adibiti ad abitazioni private.
Sono luoghi di sconfinata bellezza, oggi spesso persi tra sterpaglie, ma un tempo pieni di vita e di uomini.
da cmgransasso.it
da http://paesaggioteramano.blogspot.it/
31/08/2016
Caiano, collocato a 837 metri sul livello del mare, è un centro urbano dalle modeste dimensioni con appena undici abitanti, per un totale di dodici nuclei familiari. Sorge sulla via provinciale 47-bis all’altezza dell’incrocio che conduce a Rocca Santa Maria, a 30 chilometri da Teramo e 10 chilometri da Pagliaroli. Nei primi anni del Novecento si riteneva che il tenore di vita dei cittadini fosse elevato per ben due ragioni: innanzitutto per la loro inclinazione al pascolo del bestiame, e poi per gli ingenti introiti derivanti dall’utilizzo di un antico macinatoio sul fiume Tordino, dal quale si ricavava una famosa farina.