13/09/2026
Domani (lunedì), alle ore 12.00, è in programma una videocall con la Segreteria del Sottosegretario al Ministero della Salute alla quale sono stati invitati tutti i Sindaci del Polesine e della quale sono stati informati Senatori, Deputati, Presidente della Regione Veneto, Consiglieri ed Assessori regionali, Presidente della Provincia ed il Direttore Generale dell'Ulss 5 Polesana.
Dopo quanto accaduto in questi mesi, una domanda nasce spontanea: può bastare una telefonata per difendere il Punto nascite di Adria?
L'Amministrazione comunale ha scelto di non presentare ricorso al TAR contro la delibera regionale che ne ufficializza la chiusura, lasciando scadere i termini per impugnarla.
Perché non coinvolgere tutte le persone che possono realmente portare questa battaglia nelle istituzioni? Perchè ci si sta muovendo con questo ritardo?
Ad esempio, sorprende che all'interno dell'elenco degli invitati alla videocall non compaia l'Onorevole Alberto Di Rubba, il quale, appena eletto (grazie anche ai voti della Provincia di Rovigo), aveva parlato di ascolto, presenza e determinazione nel portare le istanze del Polesine nelle istituzioni.
Ci sono diversi punti che la politica dovrebbe affrontare, ad esempio:
UNA REGOLA DEL 2015 PUÒ ANCORA RITENERSI ADEGUATA NEL 2026?
Il riferimento è chiaramente alla normativa prevede il numero minimo di 500 nascite all'anno per un Punto nascita.
Nel 2016 in Italia nacquero circa 473.000 bambini.
Nel 2025 sono stati circa 355.000.
In dieci anni abbiamo perso oltre 118.000 nascite: il 33% in meno.
Se applicassimo la stessa riduzione alla soglia delle 500 nascite, arriveremmo a circa 333.
Con questo non significa che tutto debba ruotare attorno ai numeri, che devono essere attualizzati, ma che i territori devono essere inquadrati per le loro specifiche caratteristiche e che la possibilità di ottenere una deroga deve nascere da condizioni chiare: nel 2025, ad esempio, il Punto nascita di Venezia ha registrato 282 nascite, ma ha ottenuto l'applicazione della deroga.
Vuol dire che ci sono altri parametri da considerare oltre alla soglia dei 500 parti.
I numeri dimostrano quanto sia importante ragionare non soltanto sulle singole strutture, ma sull'organizzazione complessiva del territorio e soprattutto sulle distanze: il Basso Polesine non è un territorio come gli altri, ha caratteristiche particolari.
La stessa Regione, nella propria delibera, riconosce, infatti, che Adria si trova in un'area interna, distante dai principali centri di servizi essenziali, e che esistono criticità legate all'assetto del territorio.
Ma proprio queste caratteristiche dovrebbero essere una ragione per garantire i servizi, non per toglierli.
Quando si parla di turismo, il Polesine è una terra bellissima, particolare, da valorizzare, quando si parla di servizi sanitari, invece, la sua conformazione geografica sembra diventare quasi una colpa.
Non può essere così.
Chiudere un Punto nascite è un messaggio pessimo per il futuro di un territorio.
Bisogna programmare per trasmettere un altro messaggio forte e positivo alle famiglie e ai giovani: qui potete costruire il vostro futuro.
Se, invece, continuiamo a togliere servizi, persone e opportunità, rischiamo di alimentare proprio quel declino demografico che poi viene utilizzato per giustificare la chiusura dei servizi.
È un circolo vizioso.
Meno servizi → meno famiglie → meno nascite → meno servizi.
Noi questo circolo dobbiamo spezzarlo.
Non vogliamo rassegnarci all'idea che il Polesine sia destinato a un lento e inesorabile declino.
Vogliamo invece che Adria, il Basso Polesine e tutta la nostra provincia tornino a vivere, crescere e attrarre giovani famiglie.
E per farlo servono meno telefonate di facciata e più coraggio, più unità e una vera battaglia istituzionale per il nostro territorio.
Il futuro del Polesine non può essere considerato un numero.
IBC - Impegno per il Bene Comune
PD - Partito Democratico