(Cenni storici)
L’attuale parrocchia di San Filippo di Agira raccoglie l’eredità storica di due prestigiosi monasteri sorti, quasi contemporaneamente, nell’Alto Medioevo, ai due lati opposti del Mediterraneo: il monastero di San Filippo di Agira, che si ispirava al modello di vita di san Basilio, e quello benedettino di Santa Maria Latina di Gerusalemme.
I seguaci imitatori della vita di San Filippo alla sua morte si riunirono in un convento a lui intitolato che divenne, tra quelli di rito greco in Sicilia nei secoli IX-X, il più famoso del tempo. In esso prima degli Arabi visse San Luca Casali di Nicosia (VIII sec.), che con San Niceforo fu tra i primi abati. Durante la presenza araba vi si formarono San Saba di Agira (IX sec.), San Leoluca di Corleone (sec. IX), San Cristoforo di Collesano con i figli San Saba e San Macario (sec. X), San Vitale da Castronovo, che diffusero il culto a San Filippo in Calabria, Lucania e Campania, creandovi numerosi monasteri intitolati al Patrono di Agira (Lauria, Laurito, Pellaro, Cinquefrondi). In età normanna per qualche anno vi visse San Lorenzo da Frazzanò (XII sec.).
Ruggero I di Altavilla, prima di morire a Mileto nel 1101, rifondò il monastero che era stato abbandonato, vi introdusse la regola benedettina e lo donò al monastero di Santa Maria Latina di Gerusalemme, sorto agli inizi VII sec. situato vicino al sepolcro del Signore come prima chiesa di rito latino a Gerusalemme. Questo cenobio, ai tempi dei Saraceni e dei Turchi, fu ospizio dei pellegrini Latini e degli Italici, bisognosi e malati ed ebbe il riconoscimento di papi, imperatori, re, nobili e fedeli comuni con tantissime donazioni di possedimenti. Il suo abate già nel XII aveva l’esclusivo privilegio delle insegne pontificali, costituite da mitria, pastorale, anello, guanti e calzari.
Nel 1126 Ruggero II, ancora conte, confermò a Santa Maria Latina il possesso del convento di San Filippo che divenne il suo centro amministrativo dei possedimenti al di qua del mare. Con la caduta di Acri nel 1291 Agira divenne la casa madre della Latina conservando anche il suo titolo di San Filippo di Agira. Fu un’abbazia di regio patronato. L’abate sedette nel Parlamento Siciliano, fu esente dalla giurisdizione del vescovo, con ampi poteri sulle chiese sacramentali agirine nel tempo scemate.
Per buona parte del Quattrocento fu retta da abati provenienti dalle illustri famiglie catanesi dei Platamone e dei Paternò, ai quali seguirono gli abati commendatari, appartenenti alla nobiltà siciliana, romana e sp****la che non furono più eletti dai monaci ma nominati dal re. Sotto la reggenza di alcuni abati commendatari l’abbazia visse momenti di splendore artistico, ma anche di oscurantismo e di degrado morale.
L’abate Giuseppe Saladino il 21 gennaio 1596 ritrovò nella cateva le reliquie di San Filippo, San Filippello, San Eusebio e San Luca Casali.
Nel 1632 l’abate Scipione Borghese, morto l’ultimo monaco benedettino, vi introdusse i preti secolari che nel 1689 l’abate Carlo Colonna costituì in comunia. Gli abati Egidio, Carlo e Gerolamo Colonna furono munifici mecenati per avere commissionato molte delle opere d’arte che abbelliscono attualmente la chiesa.
Dal 1862, morto l’ultimo abate Pietro Naselli Alliata, l’abbazia fu retta sempre da un priore[1]. Nel 1867 a seguito delle leggi eversive postunitarie si avviò il processo che porterà alla soppressione dell’abbazia. Sua Eccellenza Mons. Felice Addeo, vescovo di Nicosia, nel dicembre del 1924 emise il decreto di fondazione dell’attuale Parrocchia, con decorrenza del 1 gennaio 1925. Lo stesso vescovo Addeo il 28 agosto 1939 consacrò ufficialmente la Parrocchiale Reale Abbazia di San Filippo di Agira.
© Salvatore Longo Minnolo
Della prima chiesa che per l’agiografia sarebbe stata costruita (VIII sec.) dal nobile Belisario sulla tomba di San Filippo e del primo monastero dei monaci di rito greco a lui intitolato ad oggi non abbiamo resti, ùmentre restano a sinistra della chiesa parti sparutissime di quello ricostruito dal Gran Conte Ruggero I d’Altavilla, crollato per lo più con il terremoto del 1693.
L’ultima ristrutturazione della chiesa con un considerevole ampliamento è stata voluta con l’impiego di risorse personali nella seconda metà del Settecento dall’abate Giuseppe Maria Gravina (1763-1812) dei principi di Ramacca. La facciata dopo il suo crollo nel 9 febbraio 1911, è stata rifatta in calcare bianco di Siracusa tra il 1916 e il 1928 con un costo di lire centoquindicimila su progetto dell’ing. Giuseppe Greco ad opera della famiglia di scalpellini agirina di Santo Milia.
Nella facciata le statue sintetizzano la storia religiosa agirina. Le nicchie racchiudono: la statua di San Filippo che schiaccia il demonio e le statue dei titolari delle parrocchie. Le lunette sopra le tre porte raffigurano la Vergine Maria con il Bambino, a sinistra San Filippello a destra San Eusebio.
La struttura è a pianta basilicale a tre navate. Lo stato interno attuale è il risultato della ristrutturazione nella seconda metà del XX secolo a seguito dell'eliminazione degli altari delle cappelle gentilizie minori e dell'altare principale.
Subito dopo la porta della navata destra, si apre la grande sagrestia con il casserizzo/armadio dell’ennese Paolo Guglielmaggi (1735) che custodisce antichi e preziosi paramenti. Lungo le sue pareti si snoda la serie di ritratti di abati e priori. Spiccano il quadro del Gran Conte Ruggero I (1745-1746) e il ritratto del suo committente Girolamo Colonna che costituiscono le uniche opere di ispirazione laica del pittore nicosiano Filippo Randazzo. In atto vi si trova il busto di San Filippo di volto nero dal quale è stato constatato lo scorrimento di liquido indicato dai devoti come "sudore".
Accanto alla porta della sagrestia vi è la prima arcata-ex ca****la con il quadro del 1806 di Matteo Desiderato, detto il Romano, raffigurante San Filippo il Piccolo, diacono di Palermo, che riceve, alla presenza dei sui anziani genitori, la benedizione di San Filippo, patrono di Agira.
Subito dopo si apre l’ex ca****la del capitolo dei monaci benedettini con l’unica apertura laterale della chiesa. Accanto, salendo tre gradini, c’è la ca****la, un tempo detta delle “Santissime Reliquie”, ora adibita per le funzioni quotidiane invernali, nella quale è stato ricostruito di recente l’altare (XVII sec.) della ex chiesa di Santa Maria di Gesù, finemente intarsiato da fra Cherubino di Aidone.
In essa è il luminoso quadro con San Filippo tra San Eusebio e San Luca Casali.
Uscendo dalla ca****la del capitolo, seguono a destra tre arcate di ex cappelle con i quadri della Sacra Famiglia e della Vergine Santissima, sotto titolo della Vera Luce, San Basilio e San Benedetto del 1759 di Olivio Sozzi e poi della Madonna di Monserrato di Filippo Randazzo.
La navata si chiude con l’abside dedicata al Patrono e Protettore san Filippo. Nella nicchia absidale vi è la statua del Santo in apoteosi del XVIII sec.; sotto l’altare, è un artistico paliotto del XVIII sec.. Sopra la mensa dell'altare è posta l'urna reliquiaria di argento di fattura palermitana degli inizi degli inizi del Seicento con le reliquie insigni dei Santi Filippo, Eusebio, Filippello, Luca Casali. Sul coperchio vi è una moderna statuetta di san Filippo che ha sostituito nel recentissimo restauro l'originaria rubata. Nella facciata si trovano due medaglioni con Sant’Agata e Santa Lucia.
L’ampia navata centrale, rischiarata dalla luce che si riverbera nei decori in oro zecchino del tetto e delle pareti, è scandita da due filari di sei colonne per lato ricoperte di sottili lastre di marmo denominato storicamente Libeccio antico o Diaspro di Trapani. Dopo tre gradini si accede al presbiterio. L’abside è dominata dal Crocefisso dei “Tre volti” opera per la chiesa di S. Maria del Gesù di fra Umile Pintorno di Petralia Soprana (1620-1630) che, recentissimamente, si attribuisce al confratello fra' Innocenzo da Petralia. Il coro abbraccia l’altare in marmo progettato dall’architetto Giovanni Leone nel 1986.
Scendendo i gradini del presbiterio dal lato destro si ammira il fonte battesimale del XVI sec., forse dello scultore agirino Filippello De Anna. Su uno dei tre lati è il blasone del committente che arma tre oche e tre falcetti in scudo tagliato diagonalmente. Nell’abside della navata di sinistra vi è la statuetta in cartapesta degli inizi del XIX del Sacro Cuore del leccese Giuseppe Malecore.
Le seguenti due arcate presentano i quadri del SS. Crocifisso con la Vergine addolorata, San Giovanne e Santa Maria Maddalena e di S. Agata in Gloria del 1759 entrambi del catanese Olivio Sozzi. Nella terza il quadro della Madonna del Rosario tra i santi Gaetano, Domenico e Caterina di Filippo Randazzo.
Dove prima avrebbe dovuto esserci l’altra uscita laterale vi è la ca****la della Madonna del Rosario, costruita per volontà del priore Francesco Salbà nel 1905 e consacrata nel 1906, che proprio di recente è ritornata a splendere per la cura del priore. Alle pareti laterali si trovano le tele della Natività e dell’Adorazione dei Magi del secondo decennio del XVI sec., attribuite al Maestro di Castelbuono.
Segue l’arcata impreziosita da tre tavole quali resti di un ampio polittico commissionato da un abate della famiglia Paternò, che sintetizza la storia del monastero agirino transitato in quello di Gerusalemme. La Madonna in Maestà con il Bambino in piedi e San Benedetto rappresentano la storia di Santa Maria Latina, San Calogero quella dei basiliani. San Calogero e san Benedetto un tempo stavano entrambi dallo stesso lato, come evidenzia la loro postura.
Subito dopo si apre la porta, sulla quale è stata posta, recuperata recentissimamente, una tavola della seconda metà del XVI sec. raffigurante l’Esorcista. La porta avvia l’accesso attraverso quindici gradini a scendere nella ca****la sotteranea detta cateva,dove per secoli sono state custodite le tombe dei quattro santi, ritrovate il 21 gennaio 1596. Qui di notevole pregio artistico è l’altorilievo in marmo con la figura di San Filippo, attribuito dal Di Marzo ad Antonello Cagini e la scultura di San Filippo giacente attribuita a Francesco Mendola di Catania.
Tutte le notizie sono tratte dai documenti presenti nell’Archivio Storico Parrocchia San Filippo di Agira.
Per la vita di San Filippo cfr.: C. Pasini, Vita di San Filippo d’Agira, attribuita al monaco Eusebio. Introduzione, edizione critica, traduzione e note, Pont. Institutum Studiorum Orientalium, Roma, 1981- S. Longo Minnolo
[1] Attualmente è parroco il rev. Padre Giuseppe La Giusa con, a ricordo del passato, l'appellativo priore.
© Salvatore Longo Minnolo
Madonna del Rosario fra i santi Gaetano, Domenico e Caterina (F. Randazzo, 1745-1746)
Madonna di Monserrato (F. Randazzo, 1745-1746)
Gran conte Ruggero, ritratto (F. Randazzo, 1745-1746)
Girolamo Colonna, ritratto (F. Randazzo, 1745-1746)
Madonna con il Bambino tra san Benedetto e san Basilio (O. Sozzi 1759)
Sant’Agata in gloria (O. Sozzi 1759)
SS. mo Crocifisso con la Vergine addolorata e la Maddalena penitente (O. Sozzi 1759)
Sacra Famiglia (O. Sozzi 1759)