Agrigento Possibile

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Agrigento Possibile Prima pagina Agrigentina di Possibile, approvata e condivisa da militanti e tesserati di Possibile.

L’associazione Possibile nasce in occasione del PolitiCamp 2014 a Livorno, come evoluzione dell’associazione People che al PolitiCamp 2013 di Reggio Emilia nacque a sostegno della candidatura di Pippo Civati a segretario del Pd. Di quell’esperienza mantiene lo spirito, i valori di fondo e la spinta ideale originaria. Possibile è uno spazio aperto, che ospita il dialogo interno alla sinistra italiana, ai partiti, ai movimenti e tra i singoli cittadini che desiderano un luogo in cui discutere e impegnarsi. Per saperne di più:
http://www.epossibile.org/
http://www.epossibile.org/chi-siamo/

Un contributo trasparente e volontario è possibile:
http://www.epossibile.org/sostieni/

18/10/2026

Autotrasportatori e agricoltori protestano contro il caro carburante, in intere province i distributori sono a secco e i supermercati faticano a rifornirsi. Ieri e oggi migliaia di studenti hanno scioperato in tutta Italia, sulla scia della mobilitazione che da settimane attraversa la Francia. Oggi la Cgil ha annunciato lo sciopero generale. Sono fatti enormi. Sui media principali quasi non esistono.

Umberto Eco diceva che ci sono due censure. La prima è quella del Ventennio, la velina del Minculpop che ordinava di tacere. La seconda appartiene ai media di massa e lavora per eccesso: per far sparire una notizia basta sommergerla.

Si fa rumore altrove, abbastanza forte da coprire tutto il resto. Stasera il rumore ha la forma degli idranti in piazza Duomo.

La minaccia ha sempre la precedenza, e una vetrina rotta o una sedia lanciata resta in memoria più a lungo di complicate analisi sulla profonda crisi economica. Per cui basta non nominare il Sud o la scuola e concentrarsi su Piazza Duomo.

Così la domanda cambia natura. Perché in Calabria non si trova carburante è una domanda politica, e chiama in causa chi governa. Concentrarsi sulle “violente proteste” risponde al bisogno di sicurezza, e accusa chi protesta.

Naomi Klein ha documentato come shock e caos servano a far passare misure che a mente fredda nessuno accetterebbe. Una piazza in fiamme è l’argomento perfetto per l’ennesima stretta securitaria, che renderà più tesa la piazza successiva, e più facile da mo***re il telegiornale successivo.

Chi controlla l’inquadratura decide di cosa avremo paura, e di chi. Anche l’attenzione è una piazza. Va occupata.

Sara Facchini

17/10/2026
16/10/2026

Asili nido, l’accesso è ancora un privilegio: frequenta solo il 17,3% dei bambini più poveri
Cinque numeri raccontano un’Italia in cui il servizio educativo che dovrebbe ridurre le disuguaglianze rischia invece di riprodurle
In Italia il nido non è ancora un diritto per tutti.

A frequentarlo sono soprattutto i bambini delle famiglie con i redditi più elevati, mentre quelli che crescono in condizioni economiche e sociali più fragili restano più frequentemente esclusi.
I dati diffusi da Istat, OCSE e Fondazione Agnelli mostrano una situazione netta: l’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia dipende ancora dal reddito familiare, dalla condizione lavorativa dei genitori e dal territorio di residenza.
I cinque numeri chiave:
17,3% contro 64,2%
Frequenta il nido soltanto il 17,3% dei bambini appartenenti al quinto di reddito più basso, contro il 64,2% di quelli appartenenti al quinto più ricco. La probabilità di accedere a un servizio educativo fondamentale cresce quindi insieme al reddito della famiglia.
16% contro 41,7%
Tra le famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale, la frequenza dei servizi per la prima infanzia si ferma al 16%. Tra le famiglie non a rischio raggiunge invece il 41,7%.
Da 7,5 a 19 punti
Il divario di accesso tra i bambini delle famiglie con redditi più alti e quelli delle famiglie con redditi più bassi è più che raddoppiato: è passato dai 7,5 punti percentuali del 2005-2006 ai 19 punti del 2023-2024. È aumentata la partecipazione complessiva, ma non è cresciuta allo stesso modo l’equità del sistema.
Fino a circa 20 mesi di sviluppo
Le disuguaglianze educative iniziano molto prima della scuola primaria. I dati presentati dall’OCSE mostrano che, già a cinque anni, in una delle dimensioni considerate la distanza tra bambini provenienti da contesti svantaggiati e avvantaggiati può arrivare a circa 20 mesi di sviluppo. Le differenze riguardano competenze linguistiche e numeriche emergenti, memoria di lavoro, flessibilità mentale e comportamento prosociale.
4,2 miliardi di euro
Secondo la stima della Fondazione Agnelli, assicurare la copertura pubblica integrale dei costi dei servizi, raggiungendo una partecipazione del 45% dei bambini sotto i tre anni, richiederebbe una spesa complessiva di circa 4,2 miliardi di euro all’anno. Si tratta di circa due miliardi in più rispetto alla spesa attuale considerata nello studio. Anche ipotizzando la realizzazione di tutti i posti previsti dal PNRR, servirebbero circa 120.000 posti aggiuntivi.
Il nido non è un premio per chi ha già un lavoro stabile
Questi dati evidenziano il limite di un sistema che continua a considerare il nido soprattutto come strumento di conciliazione tra lavoro e famiglia, anziché come un diritto educativo del bambino.
Il risultato è paradossale: un bambino che cresce in una famiglia disoccupata, precaria o con un reddito basso può essere penalizzato nell’accesso proprio al servizio che potrebbe contribuire maggiormente a ridurre il suo svantaggio di partenza.
L’ascensore sociale deve partire dal piano terra.
La scolarizzazione precoce non serve soltanto a sostenere l’occupazione dei genitori. È un investimento nello sviluppo delle competenze linguistiche, cognitive, relazionali e di autoregolazione. Competenze che incidono sul successivo percorso educativo e sulle opportunità future.
Il nido deve quindi essere considerato il primo gradino dell’ascensore sociale, non un servizio residuale riservato a chi riesce a permetterselo o a ottenere un posto.
Che cosa dovrebbe cambiare
Per contrastare questa situazione si dovrebbe:
• riconoscere progressivamente un diritto effettivo al posto nei servizi educativi per la prima infanzia;
• riformare e rendere più omogenei i criteri delle graduatorie, attribuendo maggiore peso a reddito, precarietà lavorativa e vulnerabilità sociale;
• ridurre progressivamente le rette, con l’obiettivo della gratuità del servizio;
• evitare che il Bonus nido richieda alle famiglie di anticipare la spesa, una condizione che può penalizzare chi dispone di minore liquidità;
• concentrare gli investimenti nei territori con la copertura più bassa;
• garantire qualità educativa, continuità del servizio, formazione e condizioni di lavoro adeguate per educatrici ed educatori.

Roberto Codazzi

15/10/2026

Scaduto lo sconto sulle accise, i tir bloccano il Sud. Il governo risponde con una Consulta. Il problema persiste

15/10/2026

Mentre il ministro Valditara (supportato da tutto il Governo Meloni) continua a buttare fumo negli occhi dell’opinione pubblica con proclami anti-straniero e decreti legge inattuabili, chi lavora davvero con i bambini e le bambine, con i ragazzi e le ragazze, propone risposte concrete.
Va letto l’articolo che Federica Lento, collega docente di italiano per alloglotti, ha scritto per Domani.
Gli insegnanti specializzati, facenti parte della classe di concorso A023, vengono spesso impiegati in mansioni completamente diverse dalla loro professionalità: sostituzioni, mansioni burocratiche, sostegno e insegnamenti diversi dal loro titolo. Un iter che chi è inserito nell’organico di “potenziamento” oramai ben conosce.
Ovviamente la mancata valorizzazione di questi insegnanti ha effetti diretti su studentesse e studenti, dalla scuola dell’obbligo ai Centri Per l’Istruzione degli Adulti.
Secondo Lento, e secondo tutte e tutti noi di Scuola Possibile, non basta affermare che l’italiano sia fondamentale per l’integrazione: bisogna mettere concretamente le scuole nelle condizioni di insegnarlo, attraverso personale qualificato e risorse adeguate, cosa che Valditara and Co. si vedono bene dal realizzare.

Perché? Perché è un investimento, ha dei costi, mentre smistare studenti e ripetere che serve un tetto del 30% (già esistente dall’epoca di Gelmini e virtualmente impossibile da rispettare) è solo propaganda.
Soluzioni pratiche, dunque, esistono:
* Inserire i docenti A023 nelle cattedre curricolari, anziché relegarli al solo potenziamento.
* Stabilizzare i posti in organico di diritto, sia nelle scuole ordinarie sia nei CPIA.
* Assumere più insegnanti specializzati e ampliare le strutture dedicate all’istruzione degli adulti.
* Definire con chiarezza le mansioni dei docenti, impedendo che vengano impiegati sistematicamente in attività estranee alla loro specializzazione.
L’integrazione linguistica non può essere soltanto uno slogan politico, quando il sistema finisce continuamente per contraddire i propri obiettivi.
E, se proprio a Palazzo Chigi non riescono a capire la professionalità di colleghe e colleghi specializzati in materia, almeno potrebbero ricordarsi che il diritto allo studio è, appunto, un diritto scritto nella nostra Costituzione ed è rivolto proprio a tutte e tutti.

Alla Base la Scuola, Flavia Farina, Federica Lento.

Leggi le nostre proposte su https://www.possibile.com/la-scuola-salva-il-mondo-proposta-per-una-scuola-possibile/

15/10/2026

Da giovedì, a piazza Bologna a Roma, ci sono delle tende. Le hanno piantate i Giovani Democratici con “Generazione senza casa”, una mobilitazione nazionale contro il caro affitti e l’emergenza abitativa. Quelle tende le condividiamo anche noi e come Possibile siamo al loro fianco.

Arrivano dopo le grandi mobilitazioni spagnole: anche in Italia cresce la protesta per il diritto alla casa. È la stessa domanda, in tutta Europa. Come può una generazione costruirsi un futuro se non riesce nemmeno a pagarsi un a casa? Come possiamo pensare che ci sia piena autodeterminazione senza salari dignitosi, contratti in grado di assicurate tutele e prospettive, senza un intervento chiaro che rimetta al centro il diritto all’abitare?

Chi ha vent’anni e uno stipendio da precarɜ oggi spende in affitto metà o più di quello che guadagna, e rimanda tutto il resto: lasciare la casa dei genitori, mettere su famiglia, restare nel proprio territorio, o decidere di costruirsi un’autonomia e un futuro altrove.

Il Piano Casa del governo, con risorse insufficienti e nessuna visione, non risponde a tutto questo. Servono investimenti pubblici veri, edilizia residenziale pubblica, recupero del patrimonio sfitto, canoni sostenibili per lavoratorɜ e studentɜ. E se parliamo di studentɜ allora dobbiamo dire chiaramente che servono più residenze universitarie pubbliche: per troppɜ studentɜ, soprattutto fuorisede, il diritto allo studio si scontra con affitti proibitivi e posti letto che non bastano. Non possiamo accettare che tutto questo si risolva con finanziamenti a privati che trasformano l’housing in qualcosa da ricchi, inaccessibile, in una questione di classe.

E poiché la casa è una responsabilità condivisa tra governo e territori, chiediamo che la coerenza valga ovunque si governa, a ogni livello.

C’è poi una dimensione che non vogliamo lasciare sullo sfondo: l’abitare q***r. Per tantɜ giovani LGBTQIA+ una casa accessibile è la condizione per sottrarsi a contesti familiari che non li accolgono e per vivere liberɜ la propria vita. Senza casa non c’è autodeterminazione. Per questo il diritto all’abitare è anche una battaglia per i diritti delle persone LGBTQIA+, e la porteremo avanti insieme. Diritti civili e sociali esistono solo insieme.

Grazie ai Giovani Democratici per questa mobilitazione che condividiamo e che insieme possiamo rimettere al centro dibattito politico e del prossimo programma elettorale.

14/10/2026

Nell'Appenino reggiano la caccia, sempre più deregolamentata, è un problema. Lo ribadiamo oggi, dopo l'ennesima notizia di un incidente durante una battuta a Casina (RE), dove un asinello dell'agriturismo Mulino in Pietra è stato azzannato al collo dal cane di un cacciatore.

Quello dell'agriturismo è solo l'ultimo caso che arriva sui giornali. Ogni settimana arrivano numerose segnalazioni riguardo a cani da caccia che aggrediscono persone a passeggio nei boschi o che si avvicinano troppo alle case. È evidente che qualcosa deve cambiare, non possiamo aspettare che avvengano altre tragedie.

Intanto la destra al governo si prepara ad approvare definitivamente una legge che toglierà ogni freno ai cacciatori: sarà l’anarchia. Ogni stagione venatoria porta con sé incidenti, feriti e purtroppo talvolta anche morti, senza contare la sofferenza inflitta agli animali cacciati. Questo disegno di legge, già approvato al Senato e in esame alla camera, mette da parte l’ISPRA come organo di controllo, allunga la stagione venatoria, estende le aree di caccia e aumenta le specie cacciabili, comprese quelle a rischio. È un regalo alla lobby della caccia e delle armi e un attacco senza precedenti alla biodiversità e all’articolo 9 della Costituzione che tutela l’ambiente “nell’interesse delle future generazioni”».

Francesca Druetti, Segretaria Nazionale di Possibile
Thomas Predieri, Consigliere Comunale Castelnovo ne' Monti (RE)

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Agrigento
92100

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