07/01/2026
Oggi il giornale ci restituisce una riflessione del nostro Segretario Politico Massimo Ambrosi sul passato, presente e futuro dell'ex ospedale Alense.
Ve la proponiamo in forma integrale, perché ricca di spunti interessanti:
La nuova Casa della Comunità di Ala
La storia dell’ospedale di Ala racconta un lungo processo di progressivo ridimensionamento iniziato già a metà degli anni Ottanta, quando i primi reparti cominciarono a essere trasferiti altrove. Sono ricordi che porto con me fin da bambino: mia madre, dipendente dell’ospedale e rappresentante sindacale, fu tra coloro che si mobilitarono in prima linea per difendere i servizi e i posti di lavoro. Crescere accanto a quella stagione di lotte, assemblee e discussioni mi fece intuire — pur senza comprenderlo appieno — quanto fosse alta la posta in gioco per l’intera comunità.
Dal 1984 prese avvio un progressivo smantellamento della struttura: prima la radiologia, poi il servizio ambulanze e, uno dopo l’altro, tutti i reparti, fino al 1993, quando chiusero anche gli ultimi due, la riabilitazione cardiologica e quella funzionale. Ricordo bene la mobilitazione generale di quegli anni: volantinaggi, articoli sui giornali, manifestazioni pubbliche e sit-in in piazza del Comune e davanti alla Regione. Un intero territorio che cercava di difendere ciò che considerava non solo un servizio sanitario, ma un presidio identitario e sociale.
Da allora la comunità alense ha attraversato stagioni di incertezze, mobilitazioni e impegno politico per tutelare i servizi essenziali. Nonostante gli sforzi di molte realtà locali, il territorio è stato progressivamente privato di funzioni cruciali, costringendo i cittadini a spostamenti onerosi e a lunghe attese anche per prestazioni di base.
Negli anni, tutte le amministrazioni che si sono succedute hanno cercato — attraverso proposte, tavoli di lavoro e interlocuzioni istituzionali — soluzioni per il presidio sanitario di Ala, consapevoli della necessità di garantire un servizio dignitoso e vicino ai cittadini.
Alla fine degli anni Novanta si tentò anche di avviare una collaborazione con il mondo universitario per portare sul territorio attività formative in ambito sanitario, nella convinzione che la presenza di competenze avanzate potesse rafforzare il presidio e contribuire alla sua evoluzione.
Nei primi anni 2000 l’amministrazione decise inoltre di guardare a modelli già consolidati: una delegazione fece visita a una Casa della Comunità in Emilia-Romagna, considerata allora un’eccellenza nazionale nell’assistenza territoriale. Fu un’esperienza importante, che mostrò come servizi diversi potessero convivere in un unico presidio di prossimità, offrendo una risposta integrata ai bisogni dei cittadini.
Anni dopo, nel 2015, prese forma l’idea della Casa della Salute, un modello innovativo di integrazione tra servizi sanitari, sociosanitari e di prevenzione. Un progetto che, pur non arrivando alla piena realizzazione, gettò le basi concettuali e amministrative di ciò che oggi stiamo finalmente vedendo concretizzarsi.
Oggi la nuova Casa della Comunità di Ala rappresenta la risposta più avanzata a quel lungo percorso: un presidio realizzato grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che ha scelto proprio la sanità territoriale come uno dei pilastri principali del suo investimento nel Paese. La struttura ospiterà équipe multidisciplinari capaci di seguire percorsi sanitari integrati, una gestione strutturata delle cronicità, servizi infermieristici, di prevenzione, di assistenza primaria e punti di orientamento per i cittadini. Un modello che avvicina la sanità alle persone, riduce gli accessi impropri in ospedale e restituisce alla Bassa Vallagarina un riferimento stabile, quotidiano e facilmente raggiungibile.
Proprio per questo è fondamentale mantenere alta l’attenzione anche dopo l’apertura, fino a quando tutti i servizi previsti saranno effettivamente attivati e pienamente funzionanti, così da garantire alla comunità quanto le è stato promesso.
Avendo vissuto fin da piccolo le conseguenze delle scelte che hanno colpito l’ospedale di Ala, considero la nascita della Casa della Comunità un passaggio non solo utile, ma necessario. Le mobilitazioni che ricordo da bambino, l’impegno dei lavoratori — tra cui mia madre — e la preoccupazione dei cittadini hanno contribuito a formare la mia sensibilità civile e politica. Oggi, ritrovare un investimento concreto sulla sanità territoriale significa restituire dignità a quel percorso collettivo e rispondere in modo tangibile ai bisogni della nostra comunità.
Come Partito Autonomista di Ala, continueremo a seguire ogni fase del progetto chiedendo chiarezza, tempistiche certe e dotazioni adeguate di personale e risorse. La salute dei cittadini viene prima di tutto, e la nuova Casa della Comunità dovrà diventare un presidio solido, efficace e realmente funzionante.
La futura apertura non è la vittoria di un singolo politico di turno, ma di un’intera comunità: dei cittadini, dei lavoratori, delle associazioni, dei rappresentanti istituzionali e di tutti coloro che, in questi decenni, si sono battuti con determinazione per difendere e rilanciare il presidio sanitario di Ala. È grazie a questo impegno corale se oggi possiamo guardare al futuro con maggiore fiducia.
Il Segretario Politico
Massimo Ambrosi