Ancona Democratica

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Ancona Libera e Democratica una voce dal panorama riformista attenta ai problemi sociali, economici e sanitari.

16/06/2026
16/06/2026

Ho votato contro il disegno di legge sulla prevenzione nelle scuole e sull’istituzione della Giornata della Prevenzione dedicata a Umberto Veronesi. È incomprensibile che da questo provvedimento sia stato eliminato ogni riferimento ai vaccini, uno degli strumenti più importanti della prevenzione.
Non possiamo ignorare il ritorno di malattie che pensavamo superate né cedere a posizioni antiscientifiche. La prevenzione richiede informazione corretta, investimenti e risorse adeguate, non provvedimenti privi di contenuti essenziali.
Un pensiero e un ringraziamento anche a Sultana Razon, che insieme a Veronesi ha dedicato la propria vita alla cura e alla tutela della salute dei più piccoli. Il loro insegnamento merita di essere accompagnato da scelte concrete e coraggiose.

Daniela Sbrollini

16/06/2026

Per tutto il pomeriggio i giornalisti ci hanno chiamato chiedendo se siamo arrabbiati perchè non siamo nella foto di Schlein, Bonelli, Conte, Fratoianni. E perchè dovremmo essere arrabbiati? Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante nel Paese, ma insufficiente a vincere e insufficiente a governare. Non abbiamo le stesse idee dei protagonisti di questa foto su molti temi: dal garantismo alla crescita economica, dall’energia all’Europa. Loro vogliono costituire un nucleo di sinistra-sinistra stretto nella coalizione e hanno tutto il diritto di farlo. Noi siamo un’altra cosa e pensiamo che senza una componente riformista la sinistra non vincerà mai. Però davanti al governo Meloni-Salvini-Vannacci pensiamo che sia giusto costruire un’alleanza programmatica. Ci proveremo, fino alla fine. Non saremo mai come i protagonisti di questa foto ma possiamo fare un accordo sui contenuti per evitare che rivinca la peggiore destra che l’Italia abbia mai avuto. A noi non preoccupa questa foto: preoccupa la foto di un sovranista al Quirinale. Perché noi siamo quelli che hanno eletto Sergio Mattarella, non un sovranista: noi abbiamo combattuto la destra populista, non ci abbiamo fatto un governo insieme. Il centrosinistra ha perso nel 2022 perché si è diviso. Se nel 2027 sarà unito, vinceremo; altrimenti tornerà al potere la destra. C’è una richiesta di unità del popolo del centrosinistra che noi non lasceremo cadere nel vuoto. Se qualcuno vorrà rompere, si assumerà la responsabilità di spiegarlo agli elettori: nel frattempo ci troverete in campagna elettorale a spiegare perché un’alternativa a Meloni-Salvini-Vannacci è possibile. E anche necessaria

Matteo Renzi

16/06/2026

L'Europa non si fa nei salotti. E dove c'è Calenda, il centro svanisce prima di nascere

Ancona Democratica

​C’era una volta il progetto di un centro riformista, serio, capace di parlare alle imprese, ai lavoratori, ai territori. Oggi, purtroppo, quel progetto si è ridotto a una messinscena itinerante nei teatri della Milano "bene", buona per i titoli di qualche retroscena giornalistico ma totalmente scollegata dalla realtà del Paese, e soprattutto dalle nostre province.
​L’ultima puntata è andata in scena al Teatro Franco Parenti, dove l'eurodeputata Pina Picerno – fresca di strappo dal Partito Democratico – ha battezzato il neonato movimento Europeisti.eu. Accanto a lei i soliti noti: l’ex premier Mario Monti, il fuoriuscito da Italia Viva Luigi Marattin e, immancabile come il prezzemolo, Carlo Calenda.
​L’obiettivo dichiarato? Costruire l’ennesima "casa dei riformisti". Il risultato reale? Un’operazione che nasce già vecchia e con un peccato originale grande come una casa. Perché c'è una legge non scritta, ma matematicamente dimostrata, nella politica italiana degli ultimi anni: dove c’è Carlo Calenda, tutto si sfascia.
​La sindrome del "Re Mida al contrario"
​Bisogna avere il coraggio della verità. Calenda si presenta da anni come il federatore, l'uomo della sintesi, il grande architetto del centro. Ma la storia recente ci racconta una realtà ben diversa. Ogni singola alleanza, ogni federazione, ogni "fronte comune" che ha toccato o guidato è naufragato nel giro di pochi mesi sotto i colpi di tweet notturni, veti incrociati e personalismi esasperati.
​Dov’è finito il Terzo Polo? Polverizzato. Dove sono finite le alleanze programmatiche delle scorse elezioni? Archiviate. Il leader di Azione ha dimostrato una straordinaria capacità di isolarsi e isolare chi lo segue, riducendo un’area potenzialmente forte a una galassia di micro-sigle in perenne lotta tra loro per lo zero virgola.
​Vedere Pina Picerno e Luigi Marattin affidarsi ancora una volta a questa leadership significa non aver imparato nulla dagli errori del passato. Significa ignorare che la politica è fatta di mediazione, pazienza e radicamento, non di strappi continui a favore di telecamera.
​Il distacco dai territori (e da Ancona)
​Mentre a Milano si discetta di massimi sistemi, di "draghismo" nostalgico e di formule geometriche per sconfiggere il bipolarismo, i territori affrontano sfide reali. Qui nelle Marche, ad Ancona, la sanità pubblica è in affanno, le imprese del distretto cercano risposte concrete sulla transizione ecologica e le famiglie fanno i conti con un'inflazione che morde.
​Di tutto questo, nella convention milanese, non v'è traccia. C’è solo la pretesa di un'élite autoreferenziale di spiegare al popolo cosa sia il "vero europeismo", dimenticando che l'Europa si difende e si costruisce stando vicini alle persone, nei circoli, nelle fabbriche, nelle amministrazioni locali, non nei salotti radical-chic.
​L’atlantismo intransigente e il rigore economico sbandierati dal palco sono argomenti legittimi, ma se privati di una forte sensibilità sociale diventano solo slogan freddi. La Picerno accusa il PD di Elly Schlein di "movimentismo", ma la verità è che preferisce rifugiarsi in un recinto sicuro e minoritario piuttosto che comba***re una battaglia democratica all'interno di un grande partito di popolo.
​Un film già visto
​La sensazione, guardando le foto di Milano, è quella di un déjà-vu di cui nessuno sentiva il bisogno. Un coordinamento di sigle fragili guidato da chi ha fatto della frammentazione il proprio marchio di fabbrica.
​Come Ancona Democratica non possiamo che guardare con preoccupazione a questa ulteriore dispersione di forze. Chi pensa di fare l’europeismo escludendo il dialogo con le grandi forze progressiste e affidando le chiavi di casa al leaderismo fragile di Calenda è destinato all'ennesimo, inevitabile risveglio amaro. Il centro non si costruisce distruggendo, ma a Milano è andato in scena solo l'ennesimo mattone di un progetto nato per dividere.

16/06/2026

Da AnconaToday

SANITÀ MARCHE, ITALIA VIVA: “EMERGENZA ESTIVA, DALLA REGIONE UN PIANO SENZA MEDICI CHE METTE A RISCHIO IL TURISMO. E SUL PNRR CONTINUA LO SPRECO DI RISORSE”

Italia Viva critica il piano d'emergenza estivo: «Operazione di facciata. Si confondo gli annunci con i servizi reali»
Il problema, nella nostra provincia, coinvolge Senigall9ia, Numana e Sirolo. Nel resto della regione Fano, Grottammare, Cupra Marittima, Porto Sant'Elpidio, Porto San Giorgio, Gabicce Mare, Sant'Elpidio a Mare e Camerino

ANCONA – Italia Viva è quantomai critica con il piano di emergenza estivo elaborato dalla Regione Marche. Così, i rappresentanti del settore Sanità del partito, evidenziano con una domanda retorica di partenza l’insufficienza dell’azione posta in essere da Acquaroli e i suoi. Ovviamente, a loro modo di vedere.

«Dieci postazioni territoriali aggiuntive – si chiedono per l’appunto - per salvare la stagione estiva nelle Marche? La verità è che siamo davanti all'ennesima operazione di facciata di una Giunta regionale che confonde gli annunci con i servizi reali». Infatti «andando a leggere la mappa reale delle attivazioni scopriamo che delle dieci postazioni promesse, ben sei sono classificate come Medicina soccorso base. Significa che sono ambulanze dove a bordo ci sono solo l'autista e i soccorritori volontari, mentre sono totalmente prive di medici e prive di infermieri. Parliamo di mezzi utilissimi per il trasporto di base, ma che in caso di infarto, trauma grave o codice rosso, non possono fare terapie e dovranno comunque attendere l’arrivo di un’automedica centralizzata». Il problema, sottolinea Iv, riguarda i presidi costieri di Senigallia, Fano, Grottammare, Cupra Marittima, Porto Sant'Elpidio e Porto San Giorgio.

La critica all’operato della Giunta regionale prosegue: «Solo quattro postazioni saranno invece di Medicina soccorso infermieristica, cioè ambulanze che hanno a bordo almeno un infermiere professionale, oltre ai soccorritori, in grado di garantire un primo supporto sanitario concreto. Queste ultime sono state collocate a Numana-Sirolo, Gabicce Mare, Sant'Elpidio a Mare e nell'unica area montana coperta nel distretto di Camerino».



Dunque per Italia Viva Marche «chiamare 'punti di pronto soccorso' delle ambulanze vuote, senza personale sanitario a bordo per la maggior parte dei casi, è uno specchietto per le allodole che mette a rischio la sicurezza di residenti e turisti nelle località a più alta densità estiva».

Sempre per Iv «questo piano debole è il sintomo di un fallimento strutturale molto più profondo legato ai fondi europei. Pnrr al palo:a fronte di oltre 430 milioni assegnati alle Marche per la sanità, la spesa reale per le Case e gli Ospedali di Comunità è ferma in molte zone a un imbarazzante 1% o 2%. Investimenti sbagliati: le poche risorse utilizzate sono state dirottate su burocrazia, portali web o nell'acquisto di grandi macchinari, come le nuove Tac. Scatole vuote e cattedrali nel deserto, perché la Giunta ha azzerato l'attrattività dei contratti e non ci sono i medici e i tecnici necessari a far funzionare le apparecchiature. Pronto soccorso al collasso: senza veri presidi medici sul territorio, qualsiasi malessere minore di cittadini o turisti finirà per intasare i pronto soccorso degli ospedali centrali, già al collasso e stremati dalle liste d'attesa».

In conclusione quindi, per Italia Viva Marche «la sanità regionale non si gestisce moltiplicando le poltrone e la burocrazia con la divisione in cinque Ast. Sfidiamo l’assessore alla Sanità a un confronto pubblico. Si smetta di tagliare nastri a vuoto: le Marche meritano una sanità efficiente, programmata e all'altezza dell'Europa, non soluzioni d'emergenza a scartamento ridotto».

15/06/2026

Centrosinistra, Matteo Renzi : non perdo tempo in polemiche, mi impegno a ba***re Meloni

Bologna, 15 giu. - Non rispondo alle frecciate di Giuseppe Conte: "l'impegno è fare opposizione a Giorgia Meloni", perché le polemiche interne rischiano di favorire la destra. Lo ha detto il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, a margine di "Repubblica delle Idee" a Bologna, rispondendo a chi gli chiedeva delle parole del leader del M5s sulla difficoltà di un campo largo. "Io non ho da rispondere, non perdo tempo a fare polemiche dentro il centrosinistra - ha tagliato corto Renzi -. Sono impegnato 24 ore su 24 a fare l'opposizione a Giorgia Meloni, e credo che per farla ci voglia qualcuno che, quando si alza, sappia su cosa picchiare, a cominciare dalle tasse e dalla pressione fiscale". L'ex premier ha indicato i temi su cui costruire un'alternativa: "servono proposte, a cominciare dal tema degli stipendi e delle misure per i giovani, e più in generale dalle condizioni di vita: sanità, energia, bollette. Questo è quello che mi interessa". Invece "le polemiche interne al centrosinistra per me non sono un tema. Più ci sono polemiche, più corriamo il rischio di avere La Russa presidente della Repubblica. Francamente, anche basta".

15/06/2026

L'analisi di Gabrielli è semplice:
Sulla sicurezza Meloni ha fallito

Parole forti quelle di Franco Gabrielli (ex capo della Polizia) e Carlo Bonini (vicedirettore di Repubblica), intervenuti a Bologna in occasione di "Repubblica delle Idee 2026".
​Durante il dibattito, gli autori del libro Contro la paura: manifesto per una sicurezza democratica hanno analizzato le attuali politiche del Viminale, lanciando un messaggio chiaro:
​Fallimento del Governo: L'attacco politico interno alla gestione del Viminale è, secondo Gabrielli, l'autocertificazione del fallimento delle politiche di sicurezza della destra. È un caso senza precedenti che un Ministro dell'Interno venga messo in discussione dalla sua stessa maggioranza.
​ La sicurezza è un diritto dei più deboli: Bonini ha sottolineato come la sicurezza sia un diritto fondamentale da garantire soprattutto alle fasce sociali più fragili ed economicamente svantaggiate, perché "i ricchi possono comprarsela". Il centrosinistra deve riappropriarsi di questo tema, strappandolo alla propaganda.
​ Gestione flussi migratori: Durissima critica al sistema del click day, definito un meccanismo che favorisce il caporalato e la gestione criminale dei flussi. La vera sicurezza si fa investendo su integrazione strategica, scuola, lavoro e insegnamento della lingua italiana.
​Un'analisi lucida che smonta i falsi miti e rimette al centro i bisogni reali delle persone.

15/06/2026

In Italia si sa,ciclicamente arrivano dei fenomeni che con i loro slogan acchiappano consensi dettati solo dell'impatto evocativo del loro spot.
C'erano quelli che avevano abolito la povertà, quelli che invece le accise e ora abbiamo quelli dell'emigrazione. Insomma ognuno abolisce qualcosa .
Ma ,se per esempio lo scenario di Vannacci si verificasse( la remigrazione) l’Italia come sarebbe? Qualcuno a Vannacci questa domanda l'ha fatta ma lui non ha risposto ( forse perchè non conosce la risposta) .
Beh questo è uno studio invece degli effetti.
PS ,noi siamo d'accordo che se uno delinque va rispedito indietro.

L'ipotesi di un'improvvisa e totale uscita dei cittadini extracomunitari dall'Italia è uno scenario estremo, spesso evocato nel dibattito politico (come nelle dichiarazioni del generale Roberto Vannacci), ma che dal punto di vista economico equivarrebbe a un vero e proprio shock strutturale.
Diverse istituzioni e centri studi — tra cui l'INPS, la Fondazione Leone Moressa, l'ISTAT e il Fondo Monetario Internazionale— analizzano periodicamente l'impatto della componente straniera sul tessuto socio-economico italiano.
Ecco un'analisi dettagliata di come cambierebbe l'economia italiana sulla base di questi dati.

1. Impatto sul PIL e sulla Crescita Economica
Il Prodotto Interno Lordo subirebbe una contrazione immediata e violenta.
La perdita diretta:Secondo i dati della Fondazione Leone Moressa, i lavoratori immigrati (comunitari ed extracomunitari) producono circa il 9% - 10% del PIL nazionale (una cifra che oscilla tra i 150 e i 180 miliardi di euro). I soli cittadini extracomunitari rappresentano la quota maggioritaria di questo valore.
L'effetto domino:La perdita di questa forza lavoro non ridurrebbe il PIL in modo lineare, ma provocherebbe la chiusura di migliaia di imprese, interrompendo le catene di fornitura e riducendo drasticamente i consumi interni (meno affitti pagati, meno acquisti nei supermercati, meno servizi utilizzati).

2. Crisi dei Settori Produttivi Chiave
L'economia italiana soffre di gravi asimmetrie: i lavoratori stranieri non sono distribuiti equamente, ma sono concentrati in settori vitali dove la manodopera autoctona è quasi assente.
Agricoltura:È il settore più a rischio. Circa il 30% (con picchi del 50% in alcune regioni o per specifiche raccolte) della manodopera agricola è straniera. Senza di loro, la raccolta di frutta e verdura subirebbe un blocco immediato, causando carenze alimentari nei supermercati e l'impennata dei prezzi (inflazione da offerta).
Edilizia e Cantieristica:Più del 15-20% degli operai edili è di origine extracomunitaria. I cantieri pubblici (inclusi quelli legati al PNRR) e privati subirebbero paralisi totali o ritardi catastrofici.
Manifattura e Fonderie: Nelle piccole e medie imprese del Nord (meccanica, plastica, tessile), gli extracomunitari coprono i turni più logoranti (es. turni notturni, fonderie). Molte linee di produzione dovrebbero spegnersi.
Servizi Alberghieri e Ristorazione: Lavapiatti, facchini e personale delle pulizie sono in gran parte stranieri. Il settore turistico, pilastro del PIL italiano, vedrebbe ridursi drasticamente la propria capacità ricettiva.

3. Il Collasso del Welfare e della Cura Familiare
Questo è forse l'impatto più vicino alla vita quotidiana delle famiglie italiane.
Assistenza agli anziani (Badanti): Più del 70% dei lavoratori domestici e di cura in Italia è di origine straniera (in gran parte extracomunitaria).
Il blocco sociale:Se centinaia di migliaia di badanti lasciassero il Paese, le famiglie italiane si troverebbero a dover gestire direttamente i propri anziani non autosufficienti. Ciò costringerebbe milioni di italiani (specialmente donne) a lasciare il proprio posto di lavoro per dedicarsi alla cura dei parenti, provocando una seconda ondata di contrazione del PIL e dell'occupazione.

4. Conti Pubblici e Sistema Pensionistico
Il bilancio dello Stato subirebbe un doppio colpo: crollo delle entrate e aumento del debito.
Il "Saldo Netto" degli immigrati: Gli studi dell'INPS (guidati in passato dall'economista Tito Boeri) e della Fondazione Moressa dimostrano che il saldo tra quanto gli immigrati costano allo Stato (sanità, scuola, welfare) e quanto versano (tasse e contributi) è ampiamente positivo. Gli immigrati sono mediamente più giovani della popolazione italiana, quindi usano meno la sanità e non percepiscono ancora le pensioni, ma pagano subito i contributi.
Le pensioni:I lavoratori extracomunitari versano ogni anno circa 8-10 miliardi di euro di contributi previdenziali all'INPS. Senza queste entrate, il sistema pensionistico italiano (che è a ripartizione: i lavoratori di oggi pagano le pensioni di oggi) entrerebbe in una crisi di liquidità immediata, costringendo lo Stato a tagliare le pensioni o ad aumentare l'età pensionabile per gli italiani.
Gettito Fiscale: Si perderebbero miliardi di euro di IRPEF e di IVA (derivante dai loro consumi).

5. Demografia e Mercato del Lavoro
L'Italia sta vivendo un "inverno demografico" senza precedenti, con un tasso di natalità ai minimi storici e un rapido invecchiamento della popolazione.
Forza lavoro in calo:La fuoriuscita degli extracomunitari sottrarrebbe circa 2,5 milioni di occupati regolari.
L'illusione della sostituzione: L'idea che i disoccupati italiani potrebbero occupare quei posti è smentita dagli economisti per tre motivi:
1. Mismatch geografico e di competenze: I disoccupati italiani spesso non si trovano dove c'è richiesta di lavoro manuale.
2. Salari e condizioni: Molti dei settori citati offrono salari che i lavoratori italiani non accettano, a meno di un massiccio aumento degli stipendi che però farebbe fallire le imprese o schizzare i prezzi al consumo.
3. Numeri insufficienti: Anche azzerando la disoccupazione italiana, non ci sarebbero abbastanza persone in età da lavoro per coprire il vuoto demografico.
In sintesi
Se lo scenario ipotizzato si verificasse, l'Italia non diventerebbe più ricca o più sicura economicamente, ma entrerebbe in una recessione profonda e strutturale. Il rating del debito pubblico italiano verrebbe declassato dalle agenzie internazionali, il costo del debito (spread) salirebbe a livelli insostenibili, e il Paese perderebbe competitività internazionale, con un drastico peggioramento della qualità della vita e dei servizi pubblici per gli stessi cittadini italiani.

14/06/2026

Una cosa che fa riflettere:gli altri Paesi ci invidiano Matteo Renzi per la statura di uomo.politico e statista.
In Italia si preferiscono altri.
Non aggiungiamo commenti sui nostri connazionali ma qualche spunto per fare una bella riflessione ci sarebbe.

14/06/2026

Iv, gravissime le parole di Vannacci sul femminicidio (ANSA) - ROMA, 14 GIU - "Le parole di Roberto Vannacci sul femminicidio sono gravissime e offensive nei confronti delle tante donne vittime di violenza e delle loro famiglie. Negare la specificità del fenomeno significa ignorare una realtà che continua a colpire il nostro Paese e contro la quale le istituzioni hanno il dovere di intervenire con determinazione". Lo dicono le senatrici di Italia Viva Daniela Sbrollini, capogruppo in commissione Femminicidio, e Dafne Musolino, vicecapogruppo al Senato. "Ancora più preoccupante è vedere esponenti politici che arrivano a richiamare simboli e linguaggi che pensavamo appartenessero al passato. La cultura del rispetto, della parità e della democrazia non può essere messa in discussione né banalizzata. Sono i valori della nostra Costituzione, quella Carta che Vannacci continua negare sia antifascista. Il Generale - concludono le senatrici Iv - vuole riportarci indietro. Non glielo permetteremo".
Daniela Sbrollini

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