26/10/2026
PCI - Partito Comunista Italiano
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𝗨𝗻 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗲𝗿𝗮' 𝗮 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗕𝗿𝗮𝘀𝗶𝗹𝗲.
"Un operaio non può governare uno Stato". Questo c'era scritto sugli striscioni dei cortei bolsonaristi durante la campagna elettorale presidenziale in Brasile.
Il candidato della destra Flavio Bolsonaro ha chiamato Lula "avversario nove dita" durante l'ultimo confronto elettorale televisivo, irridendo sul fatto che a diciassette anni il candidato di sinistra abbia perso un dito sotto una pressa, mentre lavorava di notte e senza che venissero rispettati dal padrone i suoi più elementari diritti.
Questi due fatti esemplificano l'odio di classe che guida il ceto politico e l'oligarchia che avevano in Flavio Bolsonaro il loro candidato.
Ma Lula ha vinto contro tutte le aspettative (è la prima volta che un candidato al secondo posto nel primo turno vince al ballottaggio) e nonostante tutti gli impedimenti al voto che sono stati messi in pratica. E così un operaio continuerà a governare il Brasile, con i suoi più di duecento milioni di abitanti.
La situazione che il riconfermato Presidente si troverà di fronte non sarà facile.
Lo sconfitto Bolsonaro ha già chiesto l'annullamento del voto, motivandolo con il fatto che l'ordine venuto da un giudice di prorogare di due ore l'orario di votazione è arrivato quando molti seggi erano già chiusi.
Il nuovo Senato (sono stati rinnovati 54 senatori su 81) avrà un ruolo decisivo, fra l'altro, sulle riforme costituzionali e la ratifica delle nomine presidenziali alla Corte Suprema. Il Partito Liberale di Bolsonaro ne ha conquistati 19 che, sommati ai suoi senatori già in carica, dovrebbe arrivare a 28, contro i 9 del Partito dei Lavoratori di Lula. Sommando il risultato dei bolsonaristi a quello del resto dello schieramento conservatore, il fronte degli avversari di Lula si rafforza notevolmente. Ciò avvicina anche la possibilità (sono necessari 54 voti) di avviare l'impeachment del giudice relatore della Corte Suprema che ha condotto le indagini che hanno portato all'arresto dell'ex Presidente Jair Bolsonaro, padre del candidato sconfitto Flavio.
L'avanzata dei bolsonaristi si è vista anche nell'elezione dei governatori degli stati che compongono la repubblica federale del Brasile. Su venti stati in palio, undici se li è aggiudicati la destra.
Se una qualità va riconosciuta a Lula è quella di sapere sbrogliare le situazioni più difficili e di trasformare le sconfitte in vittorie, come ha fatto ieri.
Il Brasile quindi non tornerà a far parte del cortile di casa degli Stati Uniti, ma resterà un tassello fondamentale della lotta in corso fra l'Amministrazione Trump (che sperava nell'elezione di Bolsonaro per poi farla finita con la Presidente del Messico Sheinbaum e con Cuba socialista, chiudendo così il cerchio dopo le altre sconfitte che ha inferto al processo di emancipazione latinoamericano) e le forze socialiste, di sinistra e progressiste del sub continente.
Un altro dato fondamentale è che i BRICS continueranno ad avere nel Brasile un cardine sicuro. E non è poco.
In un quadro che ha visto la sconfitta (tenacemente perseguita da Trump e dal segretario di Stato Rubio in tutti i modi possibili) di quasi tutti i governi socialisti e progressisti latinoamericani, la rielezione di Lula rappresenta un fatto prezioso in controtendenza.
𝗗𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗘𝘀𝘁𝗲𝗿𝗶 𝗣𝗖𝗜