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🔴 𝗔𝗦𝗦𝗘𝗠𝗕𝗟𝗘𝗔 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔: 𝗣𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗮𝘂𝘁𝘂𝗻𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗲📆 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙚𝙙𝙞̀ 29 𝙤𝙩𝙩𝙤𝙗𝙧𝙚 – 𝙊𝙧𝙚 18,30📍 𝙘/𝙤 𝙎𝙥𝙖𝙯...
26/10/2026

🔴 𝗔𝗦𝗦𝗘𝗠𝗕𝗟𝗘𝗔 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔: 𝗣𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗮𝘂𝘁𝘂𝗻𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗲

📆 𝙂𝙞𝙤𝙫𝙚𝙙𝙞̀ 29 𝙤𝙩𝙩𝙤𝙗𝙧𝙚 – 𝙊𝙧𝙚 18,30
📍 𝙘/𝙤 𝙎𝙥𝙖𝙯𝙞𝙤17- 𝙑𝙞𝙖 𝙈𝙞𝙘𝙝𝙚𝙡𝙖𝙣𝙜𝙚𝙡𝙤 𝙎𝙞𝙜𝙣𝙤𝙧𝙞𝙡𝙚 10/𝙖 𝘽𝙖𝙧𝙞

Alla vigilia dello sciopero generale di venerdì 30 ottobre e a un anno dall'autunno più caldo degli ultimi cinquant’anni, le piazze tornano ad accendersi.
Dalle metropoli europee ai cortei studenteschi della "generazione Gaza", dalle mobilitazioni sul clima agli scioperi degli operai dell’ex-Ilva e alle proteste di agricoltori e autotrasportatori, ciò che unisce queste vertenze è l'opposizione a un sistema capitalista che rende impossibile la sopravvivenza tra carovita, guerre e inflazione.

Nelle piazze assistiamo a proteste spontanee senza un orientamento politico preciso, che il governo sfrutta per inasprire la repressione, per questo, alla vigilia dello sciopero generale di venerdì 30 ottobre, vogliamo provare a confrontarci su come è utile stare in piazza e soprattutto su come si difendono i cortei e si costruisce una reale alternativa.
Questo confronto, necessario e urgente, a nostro avviso, deve avere due obiettivi da cui partire: non disarmare i lavoratori e i manifestanti lasciando il monopolio della forza in mano ai padroni e non disperdere le forze prima che il movimento cresca.

𝗩𝗲𝗻𝗲𝗿𝗱𝗶̀ 𝘀𝗶 𝘀𝗰𝗶𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮, 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗲𝗱𝗶̀ 𝗰𝗶 𝘀𝗶 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮❗️

Questo è il link dell'evento 👇
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🔴 𝘼𝙩𝙩𝙚𝙣𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚! 🔴Il consueto appuntamento del venerdì con 𝙎𝙥𝙖𝙯𝙞𝙤 𝙋𝙙𝙖𝙘, oggi, anziché alle 18, è 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝟭𝟲 per con...
23/10/2026

🔴 𝘼𝙩𝙩𝙚𝙣𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚! 🔴

Il consueto appuntamento del venerdì con 𝙎𝙥𝙖𝙯𝙞𝙤 𝙋𝙙𝙖𝙘, oggi, anziché alle 18, è 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝟭𝟲 per consentire la partecipazione al 𝙉𝙖𝙯𝙧𝙖 𝙋𝙖𝙡𝙚𝙨𝙩𝙞𝙣𝙚 𝙎𝙝𝙤𝙧𝙩 𝙁𝙞𝙡𝙢 𝙁𝙚𝙨𝙩𝙞𝙫𝙖𝙡, il festival di cinema itinerante dedicato al cortometraggio da e sulla Palestina presso 𝗹'𝗔𝘂𝗹𝗮 𝗩 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗔𝘁𝗲𝗻𝗲𝗼 𝗨𝗻𝗶𝗯𝗮.

📌 𝗖𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝟭𝟲 𝗮 𝗦𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝟭𝟳 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮𝗿𝗰𝗶 𝗽𝗼𝗶 𝗮 𝗽𝗶𝗲𝗱𝗶 𝗮𝗹𝗹'𝗔𝘁𝗲𝗻𝗲𝗼.
🇵🇸

𝗣𝗼𝗿𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗶𝘂𝘀𝗮 𝗮𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼… 𝗹’𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮𝗺𝗼 𝗴𝗶𝗮̀ 𝗱𝗲𝘁𝘁𝗼!La notizia dello stop ai fondi per Porta Futuro, che rischia di lasciare a ...
22/10/2026

𝗣𝗼𝗿𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗶𝘂𝘀𝗮 𝗮𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼… 𝗹’𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮𝗺𝗼 𝗴𝗶𝗮̀ 𝗱𝗲𝘁𝘁𝗼!

La notizia dello stop ai fondi per Porta Futuro, che rischia di lasciare a casa 25 lavoratori il prossimo 31 dicembre e di chiudere gli sportelli in 13 Comuni della provincia conferma quanto affermiamo da almeno 5 anni (vedi articolo del 2022 allegato a questo post) e riapre il dibattito sui "carrozzoni" utili più a raccogliere consenso politico che a produrre reali benefici per le persone e il territorio.

Viene naturale il parallelo tra Porta Futuro e l'Agenzia della Casa in quanto rappresentano due facce della stessa medaglia: entrambe le strutture sono state presentate in p***a magna come soluzioni definitive a problemi cruciali — il lavoro e l'emergenza abitativa — per poi naufragare davanti alla prova dei fatti. Spenti i riflettori della propaganda, emerge il limite più grande che accomuna le due esperienze: la loro totale incapacità di generare un impatto concreto sul territorio, riducendosi a scatole vuote che lasciano i problemi esattamente dove erano.

Nel caso di Porta Futuro, la presenza fisica degli sportelli sul territorio non si è mai tradotta in un aumento reale dell'occupazione. Invece di creare un “ponte” tra domanda e offerta di lavoro, questi uffici sono rimasti confinati a un ruolo puramente burocratico: raccolta di curriculum, orientamento teorico e compilazione di moduli. Senza un vero radicamento nel tessuto imprenditoriale locale e senza risorse per una formazione efficace, il progetto non ha inciso sui tassi di disoccupazione.

Allo stesso modo, l’Agenzia della Casa, pensata per calmierare il mercato degli affitti e incrociare le esigenze di proprietari e inquilini non è mai riuscita a creare un minimo argine alla drammatica crisi abitativa, lasciando le liste d'attesa infinite e venendo sistematicamente ignorata dal mercato privato.
In entrambi i casi, l'azione delle amministrazioni si è fermata alla dimensione promozionale (il taglio del nastro, il logo sul comune, il comunicato stampa), senza mai scendere nella problematica strutturale.
La conclusione di questa storia triste è il paradosso in cui si spendono soldi pubblici per aprire uffici che dovrebbero combattere la povertà o la disoccupazione, ma l'unico effetto tangibile che si ottiene è lo spreco di risorse, il disservizio per le persone e la creazione di nuova precarietà, scaricata interamente sulla pelle dei lavoratori.

Risulta infine sorprendente che la questione venga sollevata proprio dalla Cisl il cui segretario generale, Giuseppe Boccuzzi, in una recente intervista riguardante Amgas, ha esortato apertamente l'amministrazione comunale a valutare una riorganizzazione societaria aperta a partner privati. Questa posizione è forse dettata dal malumore per la gestione delle cospicue risorse dell'Agenzia della Casa, attualmente affidata alla Cgil?

17/10/2026

🏭 𝗘𝘅 𝗜𝗹𝘃𝗮 𝗱𝗶 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼: 𝘀𝗰𝗶𝗼𝗽𝗲𝗿𝗼 𝗮 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗹𝗲 𝗱𝗮 𝗲𝘃𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲

✍️ 𝒅𝒊 𝑮𝒊𝒂𝒄𝒐𝒎𝒐 𝑩𝒊𝒂𝒏𝒄𝒐𝒇𝒊𝒐𝒓𝒆

Il perimetro dello stabilimento ex Ilva di Taranto, oggi Acciaierie d'Italia in Amministrazione Straordinaria, non definisce soltanto i confini fisici di uno dei complessi industriali più grandi e discussi d’Europa. Da decenni, questo luogo è il simbolo del drammatico ricatto tra salute e lavoro, rappresentando una delle pagine più emblematiche dello scontro tra capitale e classe operaia.
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https://www.alternativacomunista.it/articoli/sindacato/ex-ilva-di-taranto-sciopero-a-oltranza-e-trappole-da-evitare

10/10/2026

🔴 𝗖𝗥𝗜𝗦𝗜 𝗘𝗫 𝗜𝗟𝗩𝗔: 𝗟𝗢 𝗦𝗖𝗜𝗢𝗣𝗘𝗥𝗢 𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝟭𝟮 𝗢𝗧𝗧𝗢𝗕𝗥𝗘 𝗘 𝗟𝗔 𝗙𝗔𝗟𝗦𝗜𝗧𝗔̀ 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗟𝗜𝗧𝗧𝗢 𝗧𝗥𝗔 𝗦𝗔𝗟𝗨𝗧𝗘 𝗘 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢

Lo sciopero nazionale di 24 ore proclamato per lunedì 12 ottobre segna un passaggio decisivo nella parabola discendente dell'ex Ilva di Taranto. L'annuncio da parte di Acciaierie d'Italia in Amministrazione Straordinaria della sospensione totale delle attività produttive dell'area a caldo e lo spegnimento degli altoforni rappresentano il culmine di un fallimento strutturale gestito, da oltre un decennio, sulla pelle della classe operaia e degli abitanti di Taranto.

Come 𝙋𝙖𝙧𝙩𝙞𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝘼𝙡𝙩𝙚𝙧𝙣𝙖𝙩𝙞𝙫𝙖 𝘾𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙨𝙩𝙖, riteniamo fondamentale analizzare questa fase critica rifiutando le semplificazioni e le trappole tese dai governi e dalla narrazione borghese che alimentano la fittizia contrapposizione tra operai e movimenti ambientalisti.
In queste ore di fortissima tensione sociale, infatti, si ripresenta puntuale il tentativo di frammentare il fronte oppresso attraverso la 𝙨𝙘𝙚𝙡𝙡𝙚𝙧𝙖𝙩𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙖𝙥𝙥𝙤𝙨𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙩𝙧𝙖 𝙞 𝙡𝙖𝙫𝙤𝙧𝙖𝙩𝙤𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙨𝙩𝙖𝙗𝙞𝙡𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 (𝙘𝙤𝙢𝙥𝙧𝙚𝙨𝙤 𝙡'𝙚𝙣𝙤𝙧𝙢𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙖𝙧𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙞𝙣𝙙𝙤𝙩𝙩𝙤) 𝙚 𝙞 𝙢𝙤𝙫𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙘𝙞𝙫𝙞𝙘𝙞 𝙚 𝙖𝙢𝙗𝙞𝙚𝙣𝙩𝙖𝙡𝙞𝙨𝙩𝙞, che hanno indetto una mobilitazione cittadina per sabato 17 ottobre.
La recente sentenza giudiziaria che impone scadenze imminenti di chiusura rischia di riprodurre attivamente la frattura tra la classe operaia e il resto degli abitanti.
𝙌𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙖𝙣𝙩𝙞𝙩𝙚𝙨𝙞 𝙖𝙢𝙗𝙞𝙚𝙣𝙩𝙚-𝙡𝙖𝙫𝙤𝙧𝙤 𝙚̀ 𝙛𝙖𝙡𝙨𝙖 𝙚 𝙛𝙪𝙣𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙚𝙧𝙫𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙥𝙧𝙤𝙛𝙞𝙩𝙩𝙤 𝙥𝙧𝙞𝙫𝙖𝙩𝙤.
La borghesia industriale e i suoi rappresentanti politici, da sempre, cercano di mettere il diritto al salario contro il diritto alla salute, scaricando le colpe storiche di un impianto devastante sulla necessità degli operai di vendere la propria forza lavoro per sopravvivere. 𝙉𝙤𝙣 𝙚𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚 𝙪𝙣 𝙧𝙚𝙖𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙛𝙡𝙞𝙩𝙩𝙤 𝙤𝙜𝙜𝙚𝙩𝙩𝙞𝙫𝙤 𝙩𝙧𝙖 𝙡𝙖 𝙨𝙖𝙡𝙪𝙩𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙢𝙖𝙨𝙨𝙚 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙩𝙖𝙧𝙖𝙣𝙩𝙞𝙣𝙚 𝙚 𝙡𝙖 𝙙𝙞𝙛𝙚𝙨𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙧𝙚𝙙𝙙𝙞𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙞 𝙡𝙖𝙫𝙤𝙧𝙖𝙩𝙤𝙧𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙛𝙖𝙗𝙗𝙧𝙞𝙘𝙖 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙞𝙣𝙙𝙤𝙩𝙩𝙤: 𝙡'𝙪𝙣𝙞𝙘𝙤 𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙚 𝙣𝙚𝙢𝙞𝙘𝙤 𝙚̀ 𝙞𝙡 𝙢𝙤𝙙𝙤 𝙙𝙞 𝙥𝙧𝙤𝙙𝙪𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙘𝙖𝙥𝙞𝙩𝙖𝙡𝙞𝙨𝙩𝙞𝙘𝙤, 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙪𝙗𝙤𝙧𝙙𝙞𝙣𝙖 𝙡𝙖 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙪𝙢𝙖𝙣𝙖 𝙚 𝙡'𝙖𝙢𝙗𝙞𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙖𝙡 𝙥𝙧𝙤𝙛𝙞𝙩𝙩𝙤 𝙥𝙧𝙞𝙫𝙖𝙩𝙤 𝙚 𝙖𝙡𝙡'𝙖𝙘𝙘𝙪𝙢𝙪𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚.
Inoltre, l'illusione che la pura e semplice chiusura della fabbrica risolva la devastazione ecologica è smentita dalla realtà: una dismissione dell'area priva di un reale e immediato piano strutturale di risanamento (come dimostra lo storico precedente di Bagnoli a Napoli) comporterebbe l'assenza di manutenzione ordinaria e il conseguente peggioramento delle esalazioni e della nocività dei siti abbandonati.

La drammaticità della situazione odierna (con il ricorso massiccio alla cassa integrazione e lo spettro del licenziamento di massa per circa 10.000 addetti a livello nazionale) non è un fulmine a ciel sereno. Già a partire dal famigerato accordo del settembre 2018, da noi ampiamente denunciato, la strada era tracciata verso il burrone.
All'epoca, il governo e le burocrazie sindacali confederali (Fim, Fiom, Uilm, con il successivo accodamento di sigle di base come Usb) celebrarono la consegna della fabbrica alla multinazionale indiana ArcelorMittal come un successo. Nei fatti, si trattò di una capitolazione: ai padroni vennero concesse immunità penali, defiscalizzazioni, mano libera sui tagli al personale e garanzie statali scritte sulla sabbia.
𝙇𝙤 𝙨𝙫𝙞𝙡𝙪𝙥𝙥𝙤 𝙙𝙚𝙜𝙡𝙞 𝙚𝙫𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙝𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙛𝙚𝙧𝙢𝙖𝙩𝙤 𝙡𝙖 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙖𝙣𝙖𝙡𝙞𝙨𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙘𝙧𝙞𝙨𝙞: 𝙪𝙣𝙖 𝙫𝙤𝙡𝙩𝙖 𝙨𝙥𝙧𝙚𝙢𝙪𝙩𝙞 𝙞 𝙨𝙪𝙨𝙨𝙞𝙙𝙞 𝙥𝙪𝙗𝙗𝙡𝙞𝙘𝙞 𝙚 𝙙𝙞 𝙛𝙧𝙤𝙣𝙩𝙚 𝙖𝙡𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙙𝙚𝙡 𝙢𝙚𝙧𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙖𝙘𝙘𝙞𝙖𝙞𝙤, 𝙡𝙖 𝙢𝙪𝙡𝙩𝙞𝙣𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙨𝙞 𝙚̀ 𝙙𝙞𝙨𝙞𝙢𝙥𝙚𝙜𝙣𝙖𝙩𝙖, 𝙡𝙖𝙨𝙘𝙞𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙡𝙤 𝙨𝙩𝙖𝙗𝙞𝙡𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙞𝙣 𝙢𝙖𝙘𝙚𝙧𝙞𝙚.
Il passaggio all'Amministrazione Straordinaria, lungi dall'essere una soluzione, ha semplicemente istituzionalizzato la gestione statale delle perdite capitalistiche.

Sia i programmi astratti di "riconversione a nuova economia del territorio" (spesso ridotti a ipotesi vaghe di turistificazione o dipendenza dai fondi UE), sia i finti interessamenti dei grandi siderurgici italiani (come Gozzi, Arvedi, Pasini) mostrano il vicolo cieco delle soluzioni compatibili con il mercato.
L'unica alternativa realistica alla chiusura traumatica o al continuo ricatto occupazionale non risiede nei tribunali né nelle mediazioni delle burocrazie sindacali a Palazzo Chigi.
La classe operaia e le organizzazioni sindacali indebolite dall'accettazione passiva dei licenziamenti non avranno mai la forza per imporre una reale bonifica del territorio.
𝙇𝙖 𝙫𝙞𝙖 𝙙'𝙪𝙨𝙘𝙞𝙩𝙖 𝙥𝙪𝙤̀ 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙨𝙩𝙧𝙪𝙩𝙩𝙪𝙧𝙖𝙡𝙚: 𝙡'𝙚𝙨𝙥𝙧𝙤𝙥𝙧𝙞𝙤 𝙞𝙢𝙢𝙚𝙙𝙞𝙖𝙩𝙤 𝙨𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙞𝙣𝙙𝙚𝙣𝙣𝙞𝙯𝙯𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙚𝙭 𝙄𝙡𝙫𝙖 𝙚 𝙙𝙞 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙖 𝙡𝙖 𝙛𝙞𝙡𝙞𝙚𝙧𝙖 𝙨𝙞𝙙𝙚𝙧𝙪𝙧𝙜𝙞𝙘𝙖 𝙨𝙩𝙧𝙖𝙩𝙚𝙜𝙞𝙘𝙖 𝙣𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚, 𝙙𝙖 𝙥𝙤𝙧𝙧𝙚 𝙨𝙤𝙩𝙩𝙤 𝙞𝙡 𝙙𝙞𝙧𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙚𝙙 𝙚𝙨𝙘𝙡𝙪𝙨𝙞𝙫𝙤 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤𝙡𝙡𝙤 𝙤𝙥𝙚𝙧𝙖𝙞𝙤.

I mezzi tecnologici per produrre acciaio pulito esistono e sono fattibili, ma la loro realizzazione si scontra con il profitto del capitale.
Solo se la produzione viene sottratta alle leggi del mercato è possibile pianificare democraticamente la totale riconversione ecologica dei processi produttivi, tutelando la salute pubblica, il mantenimento dei livelli occupazionali, integrando i lavoratori dell'appalto e dell'indotto in un unico piano di impiego statale.
Gli operai, che, con le loro famiglie sono allo stesso tempo abitanti di Taranto, vivendo quotidianamente la produzione e la manutenzione, sono gli unici a conoscere le reali cause dell'impatto ambientale e a poterne garantire il risanamento oggettivo.
Lo sciopero del 12 ottobre non deve essere una giornata isolata concordata dalle burocrazie sindacali per negoziare le briciole con le istituzioni, ma deve rappresentare, sull'esempio delle migliori esperienze storiche e recenti del conflitto di classe, l'inizio della mobilitazione indipendente e unificata della classe lavoratrice tarantina e non solo.
Da sempre, con il fondamentale contributo del 𝙁𝙧𝙤𝙣𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙇𝙤𝙩𝙩𝙖 𝙉𝙤 𝘼𝙪𝙨𝙩𝙚𝙧𝙞𝙩𝙮, il nostro obiettivo è stato quello di unire, operai e abitanti, contro la logica del capitale.

𝗡𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗶𝗱𝘂𝗰𝗶𝗮 𝗮𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗮𝗱𝗿𝗼𝗻𝗶!
𝗨𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲𝘅 𝗜𝗹𝘃𝗮, 𝗶𝗻𝗱𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗲 𝗺𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗶!
𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶!

06/10/2026

🔴 𝗘' 𝘂𝘀𝗰𝗶𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼 1️⃣5️⃣6️⃣ 𝗱𝗶 𝗣𝙍𝙊𝙂𝙀𝙏𝙏𝙊 𝗖𝙊𝙈𝙐𝙉𝙄𝙎𝙏𝘼 ‼️

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📌 Questo è il link per vedere il sommario del numero di ottobre 2026 e per l'acquisto online 👇
https://www.alternativacomunista.it/pubblicazioni/progetto-comunista/progetto-comunista-n-156

Ancora una volta Bari ha dimostrato di sapere da che parte stare.
27/09/2026

Ancora una volta Bari ha dimostrato di sapere da che parte stare.

26/09/2026

🇵🇸 Oggi pomeriggio siamo scesi in piazza a Bari e a Firenze per esigere la chiusura del consolato di Israele, luogo simbolo degli accordi commerciali, e delle collaborazioni tra le nostre università e le aziende della morte: sono questi i fili invisibili, ma solidissimi, che legano le istituzioni locali agli affari del capitale e al massacro in Palestina. Spezzare questi legami significa colpire il cuore dell'imperialismo a casa nostra.

È stata occasione per ricordare che il presidente del Pstu, partito brasiliano della Lit - Quarta Internazionale, di cui il Pdac è sezione italiana, Zé Maria de Almeida, figura molto conosciuta in Brasile, specie tra gli operai e i lavoratori e giovani che lottano, è stato condannato a due anni di carcere per aver espresso in un comizio la solidarietà con la eroica Resistenza palestinese e aver spiegato la necessità della distruzione dell’entità coloniale, razzista e genocida, che chiamano «Israele» come premessa necessaria per restituire la Palestina ai palestinesi, «dal fiume al mare» (con pieno diritto di cittadinanza per gli abitanti ebrei che rompono col sionismo e i privilegi coloniali).
Come in vari Paesi (vedi qui in Italia il ddl sull’«antisemitismo» - in realtà sull’antisionismo - in discussione al parlamento) la borghesia e i suoi governi cercano di difendere in ogni modo, con finanziamenti, menzogne ma anche con la repressione, «Israele». Di qui l’emanazione di nuove leggi che equiparano anti-sionismo a antisemitismo e l’attivazione della magistratura borghese per perseguire le organizzazioni e i militanti che sostengono la causa palestinese.
Il Pdac esprime la sua solidarietà al compagno Zé Maria e invitiamo le organizzazioni attive in Italia a sostegno della causa palestinese, partiti e sindacati, a far sentire la loro voce. Come ha detto Zé Maria uscendo dal tribunale: «noi non arretreremo di un passo».

🇵🇸 𝗢𝗚𝗚𝗜 𝗣𝗢𝗠𝗘𝗥𝗜𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜 𝗜𝗡 𝗣𝗜𝗔𝗭𝗭𝗔! 𝗖𝗛𝗜𝗨𝗗𝗘𝗥𝗘 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗢𝗟𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗜𝗦𝗥𝗔𝗘𝗟𝗘, 𝗥𝗘𝗖𝗜𝗗𝗘𝗥𝗘 𝗢𝗚𝗡𝗜 𝗔𝗖𝗖𝗢𝗥𝗗𝗢 𝗖𝗢𝗡 𝗜𝗟 𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜𝗦𝗠𝗢 La Resistenz...
26/09/2026

🇵🇸 𝗢𝗚𝗚𝗜 𝗣𝗢𝗠𝗘𝗥𝗜𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜 𝗜𝗡 𝗣𝗜𝗔𝗭𝗭𝗔!
𝗖𝗛𝗜𝗨𝗗𝗘𝗥𝗘 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗢𝗟𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗜𝗦𝗥𝗔𝗘𝗟𝗘, 𝗥𝗘𝗖𝗜𝗗𝗘𝗥𝗘 𝗢𝗚𝗡𝗜 𝗔𝗖𝗖𝗢𝗥𝗗𝗢 𝗖𝗢𝗡 𝗜𝗟 𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜𝗦𝗠𝗢

La Resistenza del popolo palestinese non è una battaglia isolata, né una questione che riguarda solo una terra lontana. La lotta dei palestinesi è letteralmente «la nostra lotta». Non riguarda solo loro, così come la lotta contro l'imperialismo nei Paesi occidentali non riguarda solo noi.
È una lotta comune come comune è il nemico: il sistema capitalista che sfrutta e opprime a ogni latitudine.
Consolati, accordi commerciali, collaborazioni tra le nostre università e le aziende della morte: sono questi i fili invisibili, ma solidissimi, che legano le istituzioni locali agli affari del capitale e al massacro in Palestina. Spezzare questi legami significa colpire il cuore dell'imperialismo a casa nostra.

📢 Per questo oggi pomeriggio scendiamo in piazza a Bari, ma non basta indignarsi, serve organizzarsi, dobbiamo tornare a far risuonare nelle piazze del mondo che la lotta palestinese è una lotta «che riassume e simboleggia quella degli sfruttati e oppressi di tutto il mondo».

🗓 𝗢𝗴𝗴𝗶 𝗽𝗼𝗺𝗲𝗿𝗶𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗦𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝟮𝟲 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲
𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟲:𝟬𝟬
📌 𝗟𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮: 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗨𝗺𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼

🇵🇸 𝙋𝘼𝙇𝙀𝙎𝙏𝙄𝙉𝘼 𝙇𝙄𝘽𝙀𝙍𝘼, 𝘿𝘼𝙇 𝙁𝙄𝙐𝙈𝙀 𝘼𝙇 𝙈𝘼𝙍𝙀 🇵🇸

Indirizzo

Via Michelangelo Signorile 10
Bari
70126

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