Cittadella della Musica Concentrazionaria

Indicazioni Sito Web

Cittadella della Musica Concentrazionaria Il più grande polo internazionale relativo alla musica concentrazionaria prodotta tra il 1933 ed il 1953. Un patrimonio dell'umanità che prende vita.

29/10/2026

Barletta inaugura il 19 novembre 2026 alle 17, a Palazzo San Domenico, la mostra Etz Ha-Ḥayim – L’arte salvata dalle radici al cielo. La data coincide con un anniversario di grande significato storico e civile: la rivolta degli ebrei prigionieri nel ghetto di Janowska. L'evento, seguito dalla ...

27/10/2026

Figlio di ebrei ortodossi della Russia imperiale, Aleksandr Moiseevič Veprik crebbe a Varsavia con le sorelle Esther e Anna ma il matrimonio dei genitori non durò a lungo; nel 1909, al fine di sottrarre la famiglia ai pogrom antisemiti scoppiati nella Russia meridionale e in Polonia, la madre ripa...

27/10/2026

In programma il 19 novembre negli storici spazi del Chiostro di Palazzo San Domenico

23/10/2026

“𝐄𝐓𝐙 𝐇𝐀 𝐇̣𝐀𝐘𝐈𝐌 – 𝐋’𝐀𝐋𝐁𝐄𝐑𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐕𝐈𝐓𝐀. 𝐋’𝐀𝐑𝐓𝐄 𝐒𝐀𝐋𝐕𝐀𝐓𝐀 𝐃𝐀𝐋𝐋𝐄 𝐑𝐀𝐃𝐈𝐂𝐈 𝐀𝐋 𝐂𝐈𝐄𝐋𝐎 - 68 opere dalla Collezione Roberto Malini in mostra a Barletta dal 19 novembre 2026 al 4 febbraio 2027

Il prossimo 𝟏𝟗 𝐧𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟕.𝟎𝟎 a 𝐁𝐚𝐫𝐥𝐞𝐭𝐭𝐚 (𝐢𝐧 𝐏𝐮𝐠𝐥𝐢𝐚), negli storici spazi del 𝐂𝐡𝐢𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐥𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐒𝐚𝐧 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨 (𝐯𝐢𝐚 𝐂𝐚𝐯𝐨𝐮𝐫 𝟖) si inaugura la mostra “𝐄𝐓𝐙 𝐇𝐀 𝐇̣𝐀𝐘𝐈𝐌 – 𝐋’𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐢𝐭𝐚. 𝐋’𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐚𝐥 𝐜𝐢𝐞𝐥𝐨. 𝐎𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐥𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐩𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐌𝐚𝐥𝐢𝐧𝐢”. L’esposizione, a cura di 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐌𝐚𝐥𝐢𝐧𝐢 e 𝐂𝐚𝐫𝐨𝐥 𝐌𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐭𝐢, gode del patrocinio di Comune di Barletta, Regione Puglia, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, l’agenzia di eventi culturali Lumen e del sostegno di Puglia Culture e della Fondazione Banca Popolare di Puglia e Basilicata ETS. 𝐀𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐚𝐥 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝟒 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟕.

La Mostra presenta una selezione di 68 opere provenienti dalla vasta collezione – oltre 400 opere – raccolta in più di 20 anni di ricerche dal poeta, scrittore e attivista per i diritti umani Roberto Malini e oggi affidata alla Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria ETS con sede a Barletta, promotrice dell’evento.

Trattasi di opere che mediante linguaggi e vicende differenti restituiscono bellezza della cultura ebraica d’Europa europea e memoria della Shoah che si abbattè sulla popolazione ebraica d’Europa, trattandosi prevalentemente di opere d’arte realizzate prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un patrimonio recuperato dai tragici eventi del Novecento grazie a Roberto Malini e che oggi costituisce un unicum con il quarantennale lavoro di ricerca della Fondazione ILMC nell’opera di recupero e promozione della musica prodotta in deportazione e prigionia militare dal 1933 al 1953.

“Le opere riunite in questa Mostra – dichiara 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐌𝐚𝐥𝐢𝐧𝐢, curatore dell’esposizione insieme alla storica dell’arte Carol Morganti – sono come semi sottratti alla distruzione. Sono disegni realizzati durante la persecuzione, incisioni sopravvissute alla dispersione degli atelier, dipinti attraverso i quali gli artisti scampati allo sterminio hanno restituito forme e colori a un mondo quasi cancellato. Riemergono così, accanto a immagini della persecuzione, i villaggi ebraici dell’Europa orientale, gli shtetl, le sinagoghe, i mercati, i musicisti sui tetti, le feste e i matrimoni. E soprattutto i volti di uomini, donne e bambini, ciascuno con la propria storia, la propria identità, la propria irripetibile presenza. Al centro di questo percorso non è la morte, ma la vita. Una vita che l’arte custodisce, interroga e rinnova, trasformando la memoria in conoscenza e la perdita in una possibilità di incontro.”

“Quando abbiamo scelto il titolo da attribuire alla Mostra ossia L'albero della Vita – aggiunge 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐋𝐨𝐭𝐨𝐫𝐨, presidente della Fondazione ILMC che ha promosso l’evento – l'elemento prioritario che mi ha affascinato non è stato l'Albero bensì la Vita; avendo tutti noi scelto di presentare la Mostra nella doppia grafia in italiano ed ebraico, ho riflettuto sul termine ebraico equivalente ossia Chayim, una parola complessa declinata al singolare ma con la desinenza dei termini ebraici al plurale; in effetti la Vita è un fenomeno che non può calcolarsi sull'individualità bensì trattasi di un processo collettivo. Chayim nel suo equivalente numerico ebraico è 68, tanti quanti sono i quadri della Collezione Roberto Malini esposti a Barletta; un numero forte, travolgente, equivale a 17 moltiplicato per quattro laddove 17 equivale alla parola ebraica tov ossia Bene. Quando si espande e diviene onnicomprensivo di tutte le realtà materiali, astrali e spirituali, in quell'istante il Bene si trasforma nella Vita di tutti gli uomini”.

“Le 68 opere della Collezione di Roberto Malini - osserva la presidente dell’UCEI 𝐋𝐢𝐯𝐢𝐚 𝐎𝐭𝐭𝐨𝐥𝐞𝐧𝐠𝐡𝐢 - sono molto più di testimonianze artistiche: sono frammenti di memoria che restituiscono voce e dignità alle vittime della Shoah, opponendosi all’oblio e all’indifferenza. In un tempo in cui assistiamo a un nuovo e preoccupante riemergere di manifestazioni di antisemitismo, iniziative culturali come questa sono essenziali per contrastare l’odio, promuovere la conoscenza e trasmettere alle nuove generazioni il valore della memoria e del rispetto. Che quest’Albero della Vita continui a mettere radici nella memoria e a protendersi verso un futuro di pace, consapevolezza e umanità”.

“La Fondazione Banca Popolare di Puglia e Basilicata - sottolinea il presidente 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐨 - sostiene la mostra per il suo valore culturale e civile, in linea con i propri obiettivi di promozione della cultura, tutela della memoria e crescita sociale del territorio. La collaborazione con la Fondazione ILMC si inserisce in un progetto più ampio, volto a creare un soggetto gestore del suo patrimonio, per conservarlo, valorizzarlo e renderlo accessibile nel tempo, a beneficio della comunità e delle future generazioni.”

𝐈𝐧𝐟𝐨 𝐌𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚:
BARLETTA • PALAZZO SAN DOMENICO, VIA CAVOUR 8
Inaugurazione: giovedì 19 novembre 2026, ore 17.00
Orari: lunedì–venerdì: 9.30–13.30 / 15.30–18.30 | Sabato e prefestivi: 9.00–13.00
Chiuso nel pomeriggio del sabato e dei prefestivi, la domenica e nei festivi
Ingresso gratuito
Catalogo (ILMC Edizioni), acquistabile presso la mostra
Info e prenotazioni (solo per scuole e gruppi organizzati): [email protected]

Ufficio Stampa Fondazione ILMC
[email protected]

13/10/2026
01/10/2026
29/09/2026

Nei giorni scorsi la ben oliata macchina di disinformazione antiebraica ha partorito l’ultima genialata, ossia che anche i musulmani siano stati deportati nei l***r aperti dal Terzo Reich; ciò è stato presumibilmente affermato con lo scopo di ridimensionare la fenomenologia deportatoria attuata ...

01/09/2026

Intervistato dal regista e produttore cinematografico francese Claude Lanzmann nel fluviale documentario Shoah, Richard Glazar sopravvissuto a Treblinka dichiarò: “Faceva già buio, siamo entrati nella nostra baracca […] e improvvisamente uno di noi si alzò […] sapevamo che era cantante d’...

La musica può salvare una vita? Storie di musicisti vittime dei regimi sovietico e di nazista. Ne parla Lotoro nel suo n...
19/08/2026

La musica può salvare una vita? Storie di musicisti vittime dei regimi sovietico e di nazista. Ne parla Lotoro nel suo nuovo articolo per MOKED.

Rivoluzionario e politico sovietico di origine polacca, Feliks Dzeržinskij è noto principalmente per essere stato il fondatore e primo responsabile della Čeka, la famigerata polizia segreta bolscevica istituita nel dicembre 1917 per combattere la controrivoluzione e il sabotaggio nei territori ...

04/08/2026

La straordinaria e tragica vita di Walter Spies, pittore e musicista. Ce la racconta Francesco Lotoro nel nuovo articolo per MOKED

𝐖𝐚𝐥𝐭𝐞𝐫 𝐒𝐩𝐢𝐞𝐬 𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐌𝐞𝐧𝐝𝐞𝐥𝐞𝐞𝐯

di Francesco Lotoro

Musicista e pittore primitivista tedesco di solida preparazione artistico-musicale nato a Mosca nel settembre 1895, Walter Spies (foto) era fratello del compositore Leo Spies direttore della Deutsche Opernhaus di Berlino. Lasciò l’Europa nel 1923 e si trasferì sull’isola di Giava lavorando inizialmente come pianista accompagnatore di film muti a Batavia (l’attuale Giakarta), dove il sultano di Yogjakarta gli conferì l’incarico di pianista e direttore d’orchestra presso la sua corte.

Nel 1927 Spies si trasferì presso l’isola di Bali dove approfondì gli studi dell’arte balinese e, grazie al sostegno del principe Cocorde Gede Agung Sukawati, costituì un ensemble di gamelan, creò il Museo di Bali e trasformò la propria abitazione in polo culturale di Bali; nel 1937 si trasferì a Iseh (appartata località dell’isola di Bali) e dipinse autentici capolavori, da citare tra i suoi più famosi dipinti Iseh im Morgenlicht e Palmendurchblick entrambi del 1938.

La sua dichiarata omosessualità gli procurò seri problemi, il 31 dicembre 1938 fu arrestato per “condotta immorale” dall’autorità coloniale olandese nell’ambito di una campagna di repressione contro l’omosessualità e condotto nel carcere di Denpasar (Bali); nel gennaio 1939 fu trasferito a Giava per il proseguimento della detenzione che scontò nel carcere di Surabaya, la pena gli fu ridotta grazie a deposizioni in sua difesa presentate da personalità come l’antropologa Margaret Mead.

Durante la prigionia a Kalisosok gli fu consentito dipingere, nella sua cella completò due capolavori ossia Die Landschaft und ihre Kinder e Scherzo für Blechinstrumente. Scarcerato l’1 settembre 1939, giorno in cui la Germania invase la Polonia, rientrò nella sua residenza balinese.

A seguito dell’occupazione tedesca dei Paesi Bassi nel maggio 1940, Spies fu preso in consegna dall’autorità olandese di Bali poiché munito di passaporto tedesco e pertanto classificato straniero nemico e trasferito sull’isola di Giava presso il campo d’internamento civile della fortezza di Ngawi. Successivamente fu trasferito sull’isola di Sumatra e qui internato presso l’Interneringskamp Lawe Sigala-gala, durante l’internamento gli fu consentito dipingere e scrivere musica.

Poco prima dell’invasione giapponese di Sumatra, nel gennaio 1942 Spies e altri 476 internati tedeschi furono condotti al porto di Sibolga e là imbarcati sul piroscafo olandese a uso militare KPM Van Imhoff per essere trasferiti all’isola di Ceylon; il 18 gennaio la nave fu intercettata e bombardata al largo dell’isola di Nias da un aereo giapponese causandone l’affondamento.

Contro ogni condotta di codice nautico e le convenzioni internazionali, l’equipaggio olandese ricevette l’ordine di non evacuare i passeggeri tedeschi e abbandonò la nave imbarcandosi sulle scialuppe di salvataggio, mentre i prigionieri tedeschi rimasero chiusi in stiva. Ciò causò la tragica morte per annegamento di 411 prigionieri mentre 66 sopravvissero riuscendo a liberarsi e a salire sull’unica scialuppa lasciata a loro disposizione. Walter Spies non era tra i 66 sopravvissuti.

Anni fa un antiquariato olandese di Maastricht mi vendette per una cifra a quel tempo spropositata un enorme libro di 2.500 pagine di carta patinata contenente tutte le riproduzioni dei quadri di Spies giunti a noi (circa 750) e oggi esposti in un museo di Bali. Al centro di questo libro, in una carta così fine da sembrare carta velina al tatto, erano riprodotte le sue opere musicali (prevalentemente pianistiche), alcune delle quali stese durante la prigionia a Kalisosok. Era un artista immensamente avanti di decenni sullo sviluppo del linguaggio musicale, quella di Spies è stata una grave perdita.

La musica è un essere senziente, crediamo che viva grazie a noi e invece ha soltanto bisogno di una spinta iniziale e poi procede da sola, tanto più se è scritta in prigionia e in concentramento.

Come vulcano in attività, il Novecento erutta continuamente nuovi capolavori che vanno a occupare gli spazi vuoti di una sorta di tavola di Mendeleev (quella degli elementi chimici che abbiamo studiato al liceo) in chiave musicale; in una storia della musica del secolo scorso lasciata intenzionalmente lacunosa e incompleta, la letteratura musicale concentrazionaria non si può contingentare.

Siamo la generazione che non riesce a pagare il debito del rispetto postumo dovuto a questi grandi musicisti e artisti, forse riusciremo a preservare il materiale musicale ma sarebbe bello salvare anche il messaggio culturale. Questa musica rende migliori noi, oggi.

Tocca a noi aprire quella maledetta stiva e mettere in salvezza Walter Spies. Completeremo la fatidica tavola musicale di Mendeleev.

https://moked.it/2026/08/04/walter-spies-e-la-tavola-di-mendeleev/

Indirizzo

Via Vittorio
Barletta
76121

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Cittadella della Musica Concentrazionaria pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Servizi Di Governo nelle vicinanze


Altri risultati: Punti di riferimento a Barletta

Vedi Tutto