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DALLE ZANZARE ALLE ZECCHECaro Andrea Crisanti,caro senatore PD, virostar e sedicente bolscevico, le scrivo questa cartol...
27/10/2026

DALLE ZANZARE ALLE ZECCHE
Caro Andrea Crisanti,
caro senatore PD, virostar e sedicente bolscevico, le scrivo questa cartolina per farle i complimenti per la sua nuova impresa scientifica: l’adesione a Rifondazione comunista. Del resto lei ha sempre avuto l’attrazione per ciò che è microscopico: dalle zanzare alle zecche, si sa, il passo è breve.

Per fortuna il suo è solo un prestito: giusto il tempo che serve ai rifondaroli per presentarsi alle prossime elezioni senza dover raccogliere le firme necessarie. Però colpisce: ha passato una vita a combattere contro certi metodi. Chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato lei stesso un tampone rapido? In un’intervista al Foglio ha dichiarato che questo è un «dovere democratico», anzi: «resistenza». In effetti: stamattina mi sono svegliato, e ho trovato la legge elettorale, o bella ciao.

Nella stessa intervista ha colto anche l’occasione per definirsi «bolscevico» e per ricordare la sua giovinezza in Potere Operaio. Non ce n’era bisogno: nessuno aveva dubbi sui suoi sentimenti comunisti da quando lei ha comprato una villa palladiana del Seicento, 10.000 metri quadrati, opere d’arte e dépendance, oliveti, piscine e granai, per il modico prezzo di 1 milione e mezzo di euro. Tipica residenza da comunista, si capisce. I famosi comunisti col Tiepolo alla parete. Lotta dura, lusso senza paura.

Romano, 72 anni, già professore di microbiologia a Padova, prima all’Imperial College di Londra, grande esperto di zanzare, lei è diventato senatore del PD nel 2022 sfruttando la notorietà avuta nei talk show durante il Covid, sulle spalle di migliaia di morti. Fu lì che si guadagnò il soprannome di CrisantEmo.
Memorabili, in quel periodo, le sue dichiarazioni. «A gennaio non mi vaccinerei», disse nel novembre 2020. E infatti il 2 gennaio 2021 fu tra i primi a vaccinarsi. «Però sui bambini aspetterei un po’», dichiarò nel novembre 2021. «Bisogna vaccinare subito i bambini», si corresse meno di un mese dopo. Che cosa le ha fatto cambiare idea? «Senza i bambini non si raggiunge l’immunità di gregge», sentenziò. Ma siamo sicuri che si raggiunga l’immunità di gregge? «No, quella è una fake news di Stato». Che ci volete fare? Lei è fatto così: poche idee, molto confuse.

A conti fatti il suo contributo migliore, durante la pandemia, fu l’indimenticabile canzoncina SìSì vax con Pregliasco e Bassetti, quella che sulle note di Jingle Bells diceva «mangia il panettone, vai farti l’iniezione». Fu stonato come una campana, si capisce. Eppure sempre meglio come cantante che come scienziato.

Nemmeno come politico, per altro, è riuscito a far di meglio. «All’inizio ero disorientato, poi mi sono messo a studiare», ha confessato. Che cosa abbia studiato non è dato sapere. Però deve aver capito bene come funziona il suk elettorale, io do un deputato a te se tu dai un senatore a me. Infatti in un amen ha cambiato gruppo e la cosa deve averle fatto perdere ancora di più la trebisonda. Dai vaccini alle visioni, è stato un attimo. «Alla stazione di Milano ci sono i carri armati», ha detto infatti nell’intervista al Foglio. E come no? Alla stazione di Milano ci sono i carri armati e gli asini che volano. Persino gli asini che volano in Rifondazione comunista.

Mario Giordano

😮 “Nessun libro è stato rubato” ???Chissà come mai…
26/10/2026

😮 “Nessun libro è stato rubato” ???
Chissà come mai…

IL GIORNO DI SPERANZAÈ giunta l’ora. Oggi l’ex ministro della Salute (si fa per dire) sarà finalmente sentito dalla comm...
26/10/2026

IL GIORNO DI SPERANZA
È giunta l’ora. Oggi l’ex ministro della Salute (si fa per dire) sarà finalmente sentito dalla commissione Covid. Lo sappiamo: non è un tribunale e non può attribuire responsabilità penali, ma per la prima volta Speranza dovrà rispondere alle domande a cui per anni si è sottratto: i contratti dei vaccini, le restrizioni sanitarie, l’imposizione del green pass.

Sarà chiamato a giustificare scelte, decisioni e obblighi. Potremo finalmente ascoltare cosa risponderà. E se risponderà. Fino a oggi si è sempre sottratto a ogni confronto ma, cosa più grave, ha liquidato con sufficienza i danneggiati da vaccino. Non ha mai voluto interloquire con giornalisti che non gli garantissero una protezione preventiva. Oggi, ai membri della Commissione dovrà replicare o fare scena muta.

Vedremo come saprà giustificare le clamorose mistificazioni a cui tutti siamo stati sottoposti, b***e smentite dalla Storia e dalla scienza e smascherate proprio in commissione Covid. Vanni Frajese ha elencato le evidenze che demoliscono l’impianto retorico costruito negli anni dell’emergenza. Giorgio Palù ha tardivamente spiegato che la linea «Tachipirina e vigile attesa» fu una castroneria madornale e che il green pass fu ingiustificato e inutile. Dubitiamo che Speranza saprà rispondere in modo sensato. Certo farà di tutto pur di non ammettere di aver torto.

Nascosta nell’orrore della vicenda Covid c’è però una riflessione utile: sul ruolo della scienza e sui suoi rapporti con la politica e il potere. La pandemia ci ha mostrato una verità che il pubblico fatica ad accettare: la scienza è fatta di uomini che possono sbagliare, che si fanno condizionare dal potere o dai soldi, che sono restii a riconoscere le proprie falle anche di fronte a plateali evidenze. Chi difende l’indifendibile scredita sé stesso e ciò che lo circonda. Il comportamento delle virostar ha fatto crescere diffidenza e rabbia verso la medicina e i vaccini. Per uscirne c’è una sola terapia: dire la verità.

25/10/2026
23/10/2026

⚡️ CALA IL GELO DURANTE IL DISCORSO DI SACHS ALL’ EUROPARLAMENTO
> Ma che avete in testa? Rischiate una guerra nucleare!
> Basta provocare la Russia! È una potenza nucleare! Non può essere sconfitta!
> Alzate il telefono e parlateci!

Jeffrey Sachs è Professore universitario e Direttore del Center for Sustainable Development presso la Columbia University. È stato Consigliere speciale di tre Segretari generali delle Nazioni Unite e attualmente ricopre il ruolo di Advocate SDG del ONU. Analista politico e profondo conoscitore della Storia.

Il suo discorso completo nel primo commento.

UCRAINA, IL LABORATORIO BELLICODietro la retorica della "difesa dei valori occidentali" si nasconde un colossale laborat...
22/10/2026

UCRAINA, IL LABORATORIO BELLICO
Dietro la retorica della "difesa dei valori occidentali" si nasconde un colossale laboratorio di profitti. Ecco chi si arricchisce mentre il conflitto consuma vite umane.

Basta con la favola della guerra "giusta e necessaria". Quello che sta accadendo in Ucraina è molto altro: un gigantesco esperimento bellico, un carrozzone di affari dove civili e militari si spartiscono la torta, e una macchina da soldi che alimenta il riarmo europeo e la finanza globale. Il prezzo? Lo pagano, come sempre, le vittime.

Ecco la mappa del malaffare mascherato da sicurezza.

Appena è scoppiata l'invasione, i titoli di Lockheed Martin, Raytheon e BAE Systems sono schizzati alle stelle. Poi i giganti europei e americani hanno capito che potevano mettere piede direttamente sul terreno: la tedesca Rheinmetall progetta 4 fabbriche in Ucraina, BAE Systems e KNDS si muovono in joint venture, e c'è pure l'italiana Leonardo con la sua controllata locale, pronta a intascare contratti di manutenzione e forniture.

Il messaggio è chiaro: se la guerra è un business, meglio esserci in prima fila.

Cominciamo da SpaceX. Starlink nasce come donazione umanitaria, un gesto "nobile". Oggi è un contratto militare blindato pagato dal Pentagono e dai governi europei. E poi c'è Palantir, il colosso dei dati, che con programmi come Test Ukraine si è preso l’accesso gratuito ai dati del fronte e alla telemetria. Risultato? Addestra le sue IA belliche sulla pelle dei caduti e poi ci mette sopra il brevetto. Un affare d'oro, pagato con il sangue altrui.

Ecco la "gamer-economy" della morte. Avete presente Amazon o un videogioco? Ecco, Brave1 funziona più o meno così: i soldati ordinano droni da un catalogo digitale e accumulano punti caricando i video degli obiettivi distrutti. Una vetrina macabra che ha attirato fondi di speculazione e Venture Capital statunitensi (Green Flag Ventures, D3 Capital e simili), pronti a comprare le startup belliche locali a prezzi stracciati per poi quotarle a Wall Street o rivenderle alla NATO.

Il conflitto ha fatto esplodere il mercato dei droni civili riadattati (cinesi, come DJI, in testa) e delle startup di droni a fibra ottica o stampati in 3D. Nel frattempo, cantieri navali come Reconcraft firmano contratti per droni marini kamikaze (tipo il Magura V5) a 500.000 dollari al pezzo. Mezzo milione di dollari per un'arma che porta morte. Ma un affare, per chi la vende.

Non contenta, l'Ucraina è diventata esportatrice di tecnologie "collaudate sul campo" (Combat Proven). Accordi decennali con i Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Emirati, Qatar) per forniture e addestramento, scambi di intelligence e rottami di droni con Israele. La guerra come biglietto da visita. Il sangue come marchio di qualità.

E non manca il classico intreccio italiano: scandali sulle forniture: tangenti per esenzioni mediche dalla leva, centinaia di migliaia di munizioni difettose acquistate e riciclaggio nel comparto energetico statale. La guerra arricchisce anche i furbetti di turno.

Il conto: per la sola Unione Europea si parla di un giro d'affari di oltre 231,5 miliardi di euro dal 2022. Cifre mostruose. Ecco perché la diplomazia resta deliberatamente bloccata: fermare la guerra significherebbe fermare i profitti.
La verità è semplice: non tutti muoiono in guerra; c'è chi con la guerra ci campa. E finché ci sarà da guadagnare, nessuno avrà davvero interesse a fermarla.

21/10/2026

Ho ascoltato questo ragazzino di 13 anni battersi per un’idea con una lucidità che lascia senza parole. Al contrario di tanti adulti obnubilati dai media corrotti, lui guarda il mondo con occhi limpidi e lo racconta con una profondità che sembra impossibile per la sua età.

Se esistono ragazzi così, capaci di pensare con il cuore e con la testa, allora c'è davvero speranza per le nuove generazioni. E il futuro può essere migliore di quello che temiamo.

21/10/2026

"L’opinione pubblica sta sbagliando”. È il principio con cui Crosetto giustifica tutto: annullare il volere del popolo per sostenere il tossico e la sua cricca di corrotti nell’esclusivo interesse dell’industria bellica. È la scorciatoia di chi ha già deciso e cerca solo una copertura morale.
Ma il potere si esercita per i cittadini e risponde a loro.
Se pensa di avere ragione, lo spieghi, convinca, rischi il confronto. Se impone soltanto, non governa: amministra il disprezzo. È la fotografia di chi non teme più il giudizio degli elettori, perché sa che la memoria è corta e l'alternativa sarà peggiore.

LA PENTOLA A PRESSIONE STA PER SALTARELe immagini delle fiamme che avvolgono il municipio di Limoges in Francia, con il ...
20/10/2026

LA PENTOLA A PRESSIONE STA PER SALTARE
Le immagini delle fiamme che avvolgono il municipio di Limoges in Francia, con il crollo del campanile, stanno facendo il giro del mondo. Il giudizio rispetto a episodi come questo non può che essere di condanna, così come non si possono che condannare gli atti di saccheggio che hanno accompagnato le proteste in molte zone della Francia.

Tuttavia, se ci limitassimo a questo livello di considerazioni faremmo soltanto una classica operazione di conservatorismo piccolo-borghese, che ha le sue ragioni ma che è anche drammaticamente miope. Mettersi a fare la predica sulle auto bruciate e le vetrine infrante, senza andare oltre, è solo l’indice di chi non ha ancora capito la serietà delle circostanze in cui ci troviamo.

Ciò cui assistiamo in Francia, ma in forme diverse oramai in molti paesi europei (Spagna, Portogallo, Albania, Belgio, e dall’altro ieri anche in Italia) è tutto meno che un evento irrazionale. Esistono infatti eventi storici che sono irrazionali soltanto per lo sguardo locale, ma possiedono una razionalità evidente quando li si guarda abbastanza dall’alto.

Razionale non significa indolore, e non significa privo di ingiustizie.

Bisogna esercitare lo sguardo a tenere fermi insieme due livelli di analisi: quello in cui si possono giudicare specifici atti e specifici soggetti come barbari, incivili, vandalici, e quello in cui si può (e si deve) capire che la storia è sempre un fiume in cui navigano detriti e cadaveri, ma che non si arresta con le prediche.

Ciò che sta avvenendo ha una razionalità collettiva ferrea, anche se chi vi partecipa ne ha spesso una comprensione limitata, o persino nulla.

L’esperienza che le popolazioni europee fanno delle proprie classi dirigenti oramai da molti anni è quella di un organismo tecnocratico anonimo, un muro di gomma semovente, che procede con un “pilota automatico” del tutto indifferente ai bisogni della popolazione. La scommessa di questi ceti tecnocratici legati alla finanza è stata di riuscire ad addormentare le coscienze con l’odierno oppio dei popoli dei media (entertainment & infotainment), e di domare i refrattari con interventi restrittivi (una manganellata qua, una chiusura dei conti là, una leggina elettorale su, un annullamento di elezioni giù, ecc.).

L’assunto generale, tacito e indiscusso, delle dirigenze europee è che con la plebe non si ragiona ma, semplicemente, si alternano carota e bastone.
Tutto ciò che viene detto pubblicamente è sempre una menzogna strumentale, senza eccezioni salvo i casi incidentali in cui una verità possa essere a sua volta strumentalizzata. Il discorso pubblico è divenuto una infinita recita che si cura sempre meno di preservare una parvenza di credibilità.

Così, nessuno sano di mente pensa davvero che la Russia stia per invaderci, ma ciò non impedisce a schiere di quaquaraquà istituzionali di ripetere con la faccia seria queste puttanate ogni giorno. E naturalmente tutto il mondo sa che in questo gioco di fiabe pompate dai giornali a gettone il solo punto rilevante, il cardine stabile al variare delle contingenze, è l’intento di gestire arbitrariamente le risorse pubbliche, da veicolare per interessi privati.

In sostanza, da tempo, le classi dirigenti si sono abituate a trattare la popolazione come una bestia id**ta, rispetto a cui ogni motivazione razionale è esclusa e che va trattata da un lato con blandizie selettive e privilegi mirati, e dall’altro con la riduzione all’impotenza.

E questo meccanismo può funzionare e funziona a lungo.

Fino a quando non funziona più.

E non funziona più il giorno in cui troppe persone stanno perdendo troppo per potersi permettere di rimanere in stato di torpore.

Qui non bisogna pensare al “perdere troppo” come a cose tipo la “morte per inedia”.

In una società moderna la gente entra in condizioni di deprivazione insopportabile molto prima di “morire di fame”.

Oggi, per dire, non potersi permettere di utilizzare la macchina o l’accesso a internet per la maggioranza della popolazione significa essere tagliati fuori dal mondo, dal lavoro, dalla socialità, dalla vita. E il fatto che automobili e telefonini fossero un tempo beni di lusso non significa nulla: ora questo è il nuovo livello di “partecipazione alla vita comune”, ciò che distingue vita e non vita.

Plebi coltivate come bestie da soma cui somministrare occasionalmente panem et circenses, lavoretti di m***a e imbonimento televisivo, il giorno in cui questo gioco si inceppa non sono e non saranno sensibili alle ragioni del decoro pubblico, del rispetto per la proprietà, dell’ossequio ai monumenti, ecc.

A bruciare automobili, edifici storici e negozi sono soggetti deprivati culturalmente e moralmente. Ma i colpevoli reali, quelli che dovrebbero essere chiamati a pagare, sono quei ceti apicali che quella deprivazione hanno coltivato e voluto, pensando gli fosse utile.

Oggi la pentola a pressione sta per saltare. Anche se questa ondata dovesse rientrare, questo è solo l’inizio, perché i ceti dirigenti europei non sono nella posizione, né materiale né culturale, per correggere la rotta. Dunque allacciate le cinture, perché andremo a sb****re.

Andrea Zhok
Professore di Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Milano

Indirizzo

Brugherio
28861

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