15/09/2026
🍇 La vendemmia che cura
Venerdì 11 settembre, alla RSA San Giuseppe, si è rinnovato uno degli appuntamenti più attesi e significativi dell’anno: la nostra vendemmia.
Una tradizione che ritorna e che, ogni volta, porta con sé il profumo dell’uva e della terra, ma soprattutto il sapore dei ricordi, della partecipazione e dello stare insieme.
Non è stato soltanto un momento di festa, ma un’autentica esperienza riabilitativa, capace di coinvolgere la persona nella sua interezza attraverso tutti e cinque i sensi.
Abbiamo osservato i colori dei grappoli e quello intenso del succo appena spremuto. Abbiamo preso tra le mani l’uva, percependone la forma e la consistenza, per poi ritrovare un gesto antico e familiare: pigiarla nel tino con i piedi.
Abbiamo respirato il profumo degli acini e del mosto appena fatto, mentre le canzoni della vendemmia, le voci e le risate accompagnavano il lavoro. Abbiamo assaggiato l’uva e, alla fine, gustato insieme il tradizionale panino con la mortadella, anticipato dal suo inconfondibile profumo.
Vista, tatto, olfatto, udito e gusto si sono intrecciati, trasformando ogni gesto in uno stimolo e ogni sensazione in una possibile porta d’accesso alla memoria.
Perché un profumo, un colore, una melodia o un movimento conosciuto possono riportare alla luce esperienze lontane, volti familiari e stagioni della vita che sembravano dimenticate. La memoria, infatti, non abita soltanto nei pensieri: vive nel corpo, nei sensi e in quei gesti che le mani e i piedi continuano a riconoscere.
Scegliere i grappoli, raccoglierli, pigiarli e condividerne il frutto ha stimolato il movimento, la coordinazione, l’attenzione e l’orientamento. Ma, soprattutto, ha restituito a ciascuno la possibilità di sentirsi ancora capace, partecipe e protagonista.
Perché nella cura non riabilitiamo soltanto una funzione: incontriamo una persona e la sua storia.
È questo il valore dello sguardo sistemico-relazionale: riconoscere ogni persona non come un individuo isolato o come la somma delle proprie fragilità, ma come parte viva di una rete di legami. Residenti, familiari e operatori hanno condiviso la stessa esperienza, trasformando la quotidianità della RSA in uno spazio di incontro, appartenenza e cura reciproca.
E, come ogni anno, non poteva mancare il tradizionale capocanale, con il panino con la mortadella rigorosamente condiviso. Perché anche sedersi insieme, dividere il pane e ritrovare sapori familiari significa riconoscersi e prendersi cura gli uni degli altri.
Tra grappoli d’uva, piedi nel tino, canti, profumi e sorrisi, abbiamo raccolto molto più di un frutto: abbiamo raccolto memorie, emozioni e legami.
Perché anche la vendemmia può diventare cura: una cura che attraversa il corpo, risveglia i sensi, custodisce la memoria e continua a vivere nelle relazioni. 🍇❤️