22/10/2026
1. Libertà e uguaglianza delle opportunità
Uguaglianza non significa cancellare le differenze. Significa impedire che diventino destini già scritti.
Dove si nasce, in quale famiglia, con quale reddito, in quale parte d'Italia o con quale genere non deve determinare quanto si potrà studiare, lavorare, curarsi, fare impresa o partecipare alla vita pubblica.
Per noi la libertà non è soltanto assenza di imposizioni. È soprattutto possibilità concreta di scegliere. Per questo la Repubblica deve intervenire quando le differenze di partenza producono disuguaglianze che si trasmettono nel tempo. Il merito può essere riconosciuto soltanto dopo aver dato a tutti strumenti sufficienti per esprimerlo.
Allargare le opportunità non rende una società soltanto più giusta. Le consente di utilizzare meglio i propri talenti, di crescere di più e di sprecare meno energie.
Questa è la misura con cui vogliamo giudicare le scelte pubbliche. Non soltanto se funzionano, ma per chi funzionano. Non soltanto quanto cresce il Paese, ma come cresce e quante persone possono partecipare a quella crescita.
Questa misura ha un fondamento preciso nella Costituzione. L'articolo 3 non si limita a proclamare l'uguaglianza davanti alla legge: affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza. Per noi significa valutare ogni politica anche dalla prospettiva di chi dispone di minori risorse, opportunità e strumenti di protezione e creare le condizioni perché i diritti possano essere esercitati davvero.