14/05/2026
Caro Fausto,
trovarsi qui oggi per I'ultimo saluto è un dolore che scava dentro, un vuoto che toglie il fiato.Eppure, proprio come ci hai insegnato tu con il tuo modo di stare al mondo, vogliamo provare a salutarti offrendoti il nostro sorriso migliore, lo stesso che tu non hai mai negato a nessuno di noi.
Sono passati tredici anni da quando hai varcato per la prima volta la soglia della nostra Associazione. Con quei tuoi capelli lunghissimi e biondissimi, sembravi uscito da un'altra epoca, ci guardammo ed esclamammo:“Siamo a posto".
Ed avevamo ragione, Fausto. Eravamo a posto davvero. Perché non sei stato solo un volontario straordinario-di quelli che ogni realtà sognerebbe di avere-ma sei stato, prima di tutto, l’amico di tutti.
Sei stato la spalla solida su cui appoggiarsi nei momenti più difficili, la mano tesa quando il turno sembrava infīnito, la persona capace di portare una scintilla di luce anche nelle giornate più cupe.
E poi, come dimenticare il nostro "Chef personale"'? Hai nutrito non solo i nostri corpi con le tue prelibatezze,ma anche i nostri cuori.
Per te il turno non poteva iniziare se prima non c'era stata la condivisione di un pasto: sapevi che il bene si fa meglio se lo si fa insieme, attorno a un tavolo.
Ci hai regalato la capacità di ridere di noi stessi. Ricordiamo ancora il dramma del "furgone rubato". Arrivasti in sede disperato, con un pianto inconsolabile, e mentre noi già ci stavamo mobilitando per aiutarti, ecco che quella porta si riapre dopo un'ora. Tu, che te la ridevi a modo tuo, perché il furgone era semplicemente rimasto parcheggiato in Centro Storico. Per non parlare della caccia al tesoro quotidiana per i tuoi occhiali seminati ovunque o per le chiavi che sparivano nel nulla.
Questi piccoli pezzi di te rendevano tutto più umano, più leggero, più vero.
Abbiamo macinato chilometri insieme, sotto il sole cocente dei quaranta gradi o sotto la pioggia battente dell'inverno. Tu c'eri sempre. Non ti sei mai tirato indietro,fedele al tuo motto silenzioso:“Quel che c'è da fare, si fa”.
Nemmeno il buio della pandemia ti ha fermato. Nonostante il timore che tutti provavamo, sei rimasto al tuo posto, pronto a infilarti tute di due taglie più piccole pur di partire e portare soccorso.
Perché tu eri fatto cosi: eri fatto di bene.Anzi, a pensarci bene, tu eri il bene.
Grazie, Fausto.
Grazie per la magnifica persona che sei stata, per la pazienza infinita e per la generosità senza riserve. Grazie per tutto il bene che hai seminato con la stessa semplicità con cui si respira. Un bene che non scade e che non se ne va con te, ma resta incastrato nelle pieghe delle nostre divise.
Ci mancherai, Fausto. Ci mancherà voltare lo sguardo e non vederti li, nel sedile accanto, pronto a condividere il prossimo intervento o l'ennesima battuta.
Ci mancherà il suono della tua risata che riempiva le stanze della sede, rendendole Casa.
Ma sappiamo che non te ne andrai mai per davvero. Sarai in ogni sirena che suona, in ogni mano che stringeremo ad un paziente, in ogni chilometro che percorreremo d’ora in avanti.
Sarai il riflesso di ogni sorriso che riusciremo a strappare a chi soffre,perché una parte della tua luce l'hai lasciata a noi ,come una torcia accesa che ora tocca a noi tenere alta.
Buon viaggio, Fausto. Sarai in ogni servizio, in ogni istante, in ogni nostro respiro di solidarietà.
Anpas Toscana