18/10/2026
■ MILANO - DUOMO - ATTI VIOLENTI INACCETTABILI ■
Ieri pomeriggio il centro della città è stato trasformato in un campo di battaglia.
Un corteo contro il caro vita. Oltre cinquemila persone, quasi tutte giovanissime, partite da piazza Duomo. Dopo poco, in via Broletto, sono cominciati i sassi, le bombe carta, i fuochi d'artificio sparati addosso agli agenti. Qualcuno si era portato le carriole piene di sampietrini, tanto per chiarire con quale spirito si era presentato. Poi la guerriglia è tornata in piazza Duomo, davanti ai turisti e alle famiglie: fuoco in strada, pensiline dell'Atm distrutte, vetrate di palazzi storici in frantumi, un negozio di scarpe svuotato, un'auto dei carabinieri devastata e saccheggiata. Decine di feriti, tra cui una poliziotta. Una cinquantina di persone portate in questura.
Una domanda....Contro chi si protesta, esattamente, quando si và in piazza contro il caro vita? Il carburante e le bollette salgono perché il mondo è in guerra, perché l'energia costa, perché ci sono equilibri internazionali che nessuno di noi ha deciso. Di salari, di servizi, di tasse si può e si deve discutere, ma con i sampietrini?
Perché alla fine chi paga? Il commerciante che domani mattina alza la serranda e trova la vetrina sfondata. Il pensionato che aspetta l'autobus sotto una pensilina che non c'è più. Il milanese che con le sue tasse ripagherà i danni. E poi il poliziotto, il carabiniere: gente che prende uno stipendio da vergogna, loro sì che avrebbero qualche ragione per lamentarsi del caro vita, e che ieri stava in strada a prendersi le pietre in testa per proteggere anche chi gliele tirava. Aggredire loro in nome del caro vita è un paradosso che non sappiamo nemmeno come commentare.
Le bandiere c'erano tutte, quelle italiane, quelle della pace e, immancabili ormai in qualunque piazza e su qualunque tema, quelle palestinesi. Gli organizzatori, va detto, avevano chiesto solo il tricolore e niente violenza. Non è bastato. Quando chiami a raccolta migliaia di ragazzi con un gruppo WhatsApp, senza nessuno che tenga in mano il corteo, la piazza la regali a chi è venuto per distruggere.
Ma la cosa ancor più grave è una certa intelligentia di sinistra, quella che si crede raffinata, che comincerà a spiegarci il disagio, la rabbia sociale, le ragioni profonde. Distinguere è un dovere quando c'è da distinguere. Qui no. Qui c'è chi tira pietre a un ragazzo in divisa, e chi non prende le distanze in modo netto, senza un «ma» e senza un «però», fa un'operazione intellettualmente disonesta. Capire non vuol dire giustificare. E giustificare, davanti a scene così, vuol dire legittimare.
E il conto, come sempre, lo paghiamo noi: i cittadini perbene, quelli che le pietre non le tirano e che ogni mattina vanno a lavorare in una città un po' più ferita di ieri.