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27/10/2026
Sabato scorso una delegazione del Movimento 5 Stelle Empolese Val d’Elsa è scesa in piazza a Empoli insieme a circa trec...
27/10/2026

Sabato scorso una delegazione del Movimento 5 Stelle Empolese Val d’Elsa è scesa in piazza a Empoli insieme a circa trecento studenti per la mobilitazione "Generazione senza futuro".
Siamo al fianco di chi difende il dissenso democratico e pacifico contro ogni tentativo di limitare la libertà di espressione. Le istanze dei nostri ragazzi sono le nostre battaglie, dentro e fuori le istituzioni: Diritto allo studio e caro libri: Famiglie costrette a sborsare centinaia di euro e studenti fuorisede schiacciati dagli affitti. Basta con le classi pollaio e i tagli: servono investimenti veri per scuole sicure e atenei accessibili.
Lotta al caro vita: Inflazione e prezzi record strangolano lavoratori e famiglie. Servono salario minimo, taglio del cuneo fiscale e interventi reali per calmierare energia e trasporti. Stop al riarmo, sì allo Stato sociale: Meno soldi per le spese militari, più risorse per la sanità pubblica, la scuola, la ricerca e la transizione ecologica giusta.
Continueremo a lottare per la giustizia sociale ed economica, per i diritti e per il futuro del nostro territorio.

24/10/2026
23/10/2026

Caro Direttore,
intervengo sulle pagine del Suo giornale, sempre attento alle questioni sociali, di fronte all’ennesimo decreto sicurezza del governo: inutile e pericoloso.

«Chi rompe paga», dice Meloni. Ma qui siamo all’ottavo provvedimento spot: un’overdose di propaganda penale che non protegge i cittadini, ma tenta di reprimere il dissenso e nascondere l’incapacità di governare. Non riescono a risolvere i problemi che portano le persone in piazza, e allora provano a far sparire le proteste.

Il copione è fisso. Agricoltori e autotrasportatori scendono in piazza? Si attiva il reato di blocco stradale, poi si corre in Consiglio dei ministri a distribuire briciole per spegnere la protesta mentre si minacciano precettazioni e intimidazioni.

I giovani contestano? Si risponde con l'estensione del fermo preventivo ai minorenni e con il reato di partecipazione violenta a manifestazione. E il Ministro della Giustizia, invece di chiedersi il perché delle contestazioni, annuncia di voler ampliare carceri minorili. A un ragazzo di sedici anni lo Stato offre una cella prima di un futuro.

Ma se questa ricetta funzionasse, perché dopo quattro anni servirebbe l'ennesimo decreto? La verità è che introducono nuove fattispecie di reato, ma non sanno costruire sicurezza. E non bastano 500 militari in più a Milano per lavarsi la coscienza.

Sia chiaro: chi usa la violenza va fermato e punito. Ma le leggi per farlo esistono già. Le pene esistono già. Quello che non esiste, dopo quattro anni di governo Meloni, sono le città più sicure promesse in campagna elettorale. E non esiste nemmeno un'Italia che sta meglio: i salari valgono meno di quattro anni fa e la rabbia sociale m***a, come si vede in questi giorni nelle piazze. E di fronte a tutto questo, la risposta del governo non è cambiare le politiche che alimentano il malessere, ma inasprire le pene contro chi quel malessere lo manifesta.

E c’è un’altra domanda che Meloni dovrebbe porsi quando ripete «chi rompe paga»: chi sta pagando davvero il conto della crisi di questo Paese?

Chi ha incassato miliardi di extraprofitti sull'energia, mentre le famiglie non riuscivano a pagare le bollette, ha pagato?
Le banche che hanno macinato utili record, mentre i mutui soffocavano i cittadini, hanno pagato?
I ministri che si sono aumentati lo stipendio con un blitz notturno, poco dopo aver negato risorse ai lavoratori in cassa integrazione, hanno pagato?

No. Perché non sempre «chi rompe paga». Dipende da chi sei, da quanto potere hai e da quale parte della barricata ti trovi.

È la "lotta di classe al contrario" di cui parlava Gallino: chi accumula extraprofitti viene protetto, mentre lavoratori, famiglie e giovani pagano il conto di tasse e precarietà. È una concezione classista della sicurezza, inflessibile e repressiva con chi subisce le conseguenze della crisi e accomodante con chi ne trae vantaggio, portata avanti da un governo che al contempo sm***a la sicurezza sociale.

I numeri lo dicono. Nel 2025 la rete Caritas ha accompagnato oltre 282mila persone, il dato più alto mai registrato. Quasi un residente su dieci vive in povertà assoluta. La povertà non è più un'emergenza, è diventata una condizione. Ed è lì che la marginalità si trasforma in disperazione, e a volte in violenza.

La sicurezza per noi cammina su due gambe. La prima è la certezza della pena e la tutela di chi lavora per la nostra sicurezza. La seconda è la prevenzione, e prevenire significa arrivare prima: prima che un ragazzo lasci la scuola, prima che una famiglia perda la casa, prima che la solitudine diventi rabbia. Significa scuole aperte nei quartieri difficili, una sanità pubblica che curi anche il disagio psicologico, ascolto dei più giovani, come ci ricorda spesso il Papa. La destra ha fatto l'opposto: ha cancellato il reddito di cittadinanza, tagliato il fondo per gli affitti, accorpato le scuole proprio nei territori più fragili, lasciato la sanità pubblica in affanno. Ha tolto le reti, e ora si stupisce delle cadute.

Un Paese più equo è un Paese più sicuro. Chi rompe paga? Bene. Cominciamo da chi ha rotto il patto sociale, vero Giorgia Meloni?

LA VOSTRA IDEA DI SICUREZZA È LA NOSTRA REPRESSIONEMentre si spegne la voce del Paese, il Governo alza il muro del silen...
20/10/2026

LA VOSTRA IDEA DI SICUREZZA È LA NOSTRA REPRESSIONE
Mentre si spegne la voce del Paese, il Governo alza il muro del silenzio. Negli ultimi giorni stiamo assistendo all'ennesima operazione di delegittimazione del dissenso: a fronte di episodi isolati nelle grandi città, ogni forma di protesta viene bollata come "perdita di tempo" o "intralcio per chi lavora". Ma scendere in piazza non è un passatempo. È un diritto garantito dagli Articoli 17 e 21 della nostra Costituzione.
LA DOPPIA MORALE DEI MEDIA E DEL GOVERNO
Mentre le telecamere si concentrano unicamente sulle tensioni per alimentare il panico e giustificare nuovi Decreti Sicurezza, si stende un velo di silenzio sulle proteste reali che attraversano l'Italia, a partire dal Sud. ? Agricoltori, autotrasportatori e piccoli produttori scendono in strada per difendere il proprio lavoro contro il carovita e l'abbandono delle istituzioni. I media tacciono. Il Governo ignora. È molto più comodo dipingere chi protesta come un "teppista" o uno "svogliato" piuttosto che ammettere la verità: questo Esecutivo non ha risposte per la precarietà, per i tagli alla sanità e all'istruzione, e per la crisi economica.
LA VOSTRA IDEA DI SICUREZZA È LA NOSTRA REPRESSIONE Quando un Governo non sa garantire salari dignitosi e futuro ai giovani, risponde con lo strumento penale, la propaganda e il moralismo. Cercano di dividere il Paese tra "chi produce" e "chi protesta", fingendo di non vedere che in piazza ci sono gli stessi studenti, lavoratori e famiglie messi in ginocchio dalle loro politiche.
LA POSIZIONE DEL MoVimento 5 Stelle
La violenza si isola con le leggi vigenti: non si usano episodi circoscritti come alibi per leggi liberticide. Servono risposte, non manganelli mediatici: investimenti reali su scuola, lavoro e sostegno alle categorie produttive. La piazza è democrazia: senza il diritto di esprimere il proprio dissenso, una società smette di essere libera. La vera perdita di tempo non è lottare per i propri diritti. È continuare a sopportare un Governo sordo al Paese reale. Cosa ne pensi della narrazione dei media su queste proteste?
Scrivilo nei commenti e condividi il post per rompere il muro del silenzio. Movimento 5 Stelle Valdelsa Movimento 5 Stelle Toscana

15/10/2026

Jacopo Maccari presenta una mozione per escludere i fondi pubblici dall’attività venatoria: "La tutela dell’ambiente ha valore prioritario in Costituzione"

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