26/09/2026
ENI APPLICHERÀ SPONTANEAMENTE IL TETTO DEL PREZZO ALLA P***A
La domanda sorge spontanea: che razza di margini hanno accumulato le compagnie petrolifere dall'inizio della crisi scatenata dalle follie di Trump e Netanyahu?
Il governo italiano deve solo limitarsi a ringraziare o doveva imporre un tetto massimo al costo dei prodotti petroliferi, all'inizio della crisi?
Buongiorno.
Da oggi il governo dimezza lo sconto fiscale sul gasolio: da 12,2 a 6,1 centesimi al litro, Iva compresa.
Ma ecco, per chi vuol crederci, l’aiuto inaspettato, frutto dello stellone italico che sempre ci salva.
Da lunedì Eni applicherà ai carburanti Enilive un prezzo massimo di 2,19 euro per il diesel e 1,99 per la benzina, inizialmente per trenta giorni. Poi si vedrà.
Un aiuto certo utile, ma limitato a una sola rete e a un periodo con nessuna garanzia che tutti i distributori seguiranno l’esempio.
La decisione di Eni rende ancora più urgente una domanda: quali margini hanno accumulato le compagnie energetiche durante la crisi e quanto potrebbero contribuire a ridurre il peso dei rincari sulle famiglie? Il governo dovrebbe accertarlo e intervenire, anziché limitarsi a ringraziare.
Invece, Meloni fa finta di non sapere dell’iniziativa dell’azienda di Stato e ringrazia sentitamente mettendo il governo nella stessa condizione di sudditanza di chi riceve un’elemosina.
Siamo di fronte ad una farsa indecorosa, nella quale il governo abdica alle sue funzioni e alle sue responsabilità.
Chi governa deve spiegare quale protezione intende assicurare nei prossimi mesi, con quali risorse e a chi. Non può affidare tutto alle decisioni commerciali di un’azienda partecipata sperando che le altre la seguano e di adeguino riducendo anch’esse i prezzi.
L’intervento pubblico deve avere obiettivi dichiarati, regole trasparenti e risultati verificabili.
Se una grande impresa può contenere i prezzi per un mese, è legittimo chiedere quanto spazio esista nei margini della filiera e come questo possa contribuire a una tutela più ampia.
Servono controlli sui prezzi e sui profitti, sostegni mirati a chi deve spostarsi per lavorare e alle attività più esposte, un contributo straordinario alle casse dello Stato derivante da eventuali profitti eccezionali prodotti dalla crisi.
A una politica seria spetta di proporre una iniziativa capace di proteggere subito i redditi e ridurre la nostra vulnerabilità, incrementando il trasporto pubblico, efficienza energetica, rinnovabili.
Una famiglia costretta a usare l’auto non può aspettare anni; ma continuare a finanziare soltanto l’emergenza lascia intatte le ragioni per cui ogni crisi ci trova esposti.
Infine c’è la guerra. La diplomazia, la sicurezza delle rotte e una soluzione negoziata del conflitto sono anche questioni sociali: riguardano ciò che resta dello stipendio alla fine del mese.
Ma anche a questo riguardo, Meloni anziché partecipare all’incontro dell’ONU e portare il suo contributo, preferisce la cena di gala della settimana della moda a Milano.
Infine, se come è assai probabile le altre aziende del petrolio in questi due giorni non si adegueranno, ci aspetterà lunedì lo spettacolo umiliante delle code ai distributori di ENI con i lavoratori costretti a scegliere se arrivare in ritardo al lavoro o rinunciare allo sconto gentilmente concesso dall’azienda partecipata dallo Stato.
Credo che mai l’Italia si sia trovata in una condizione di tale sbando, con un governo che affida la tutela dei salari alla disponibilità di una propria azienda e alla pazienza dei cittadini in coda.