28/10/2026
«Il settimo sogno. Lettere 1926» di Boris Pasternak, Marina Cvetaeva, Rainer Maria Rilke, Traduzione di G. Spendel.
«Boris, ti scrivo lettere sbagliate. Quelle vere non toccano la carta. Oggi, ad esempio [...] io ho parlato ininterrottamente con te, in te...
Quando diventavi troppo pensieroso, ti prendevo con entrambe le mani la testa e te la voltavo: guarda! Il tipo di rapporto che preferisco è ultraterreno: vedere in sogno. Il secondo è la corrispondenza. Lettera come un modo ultraterreno di comunicazione, meno perfetto del sogno, ma regolato dalle stesse leggi. Né lettera né sogno vengono a comando: si sogna e si scrive non quando noi ne abbiamo voglia, ma quando ha voglia: la lettera - di essere scritta; il sogno – di apparirci.
St-Gilles-sur-Vie, 2 agosto 1926
Rainer, ho ricevuto la tua lettera il giorno del mio onomastico: il 30 luglio, perché una santa ce l’ho anch’io, benché mi senta la primogenita del mio nome, e senza te come primogenito del tuo. Il santo chiamato Rainer aveva certamente un nome diverso. Tu sei Rainer.
Dunque, il giorno del mio onomastico, il regalo più bello - la tua lettera! del tutto inattesa, come ogni volta: non mi abituerò mai a te (né a me!), e neanche allo stupore, e neanche al mio pensare a te. Tu sei ciò che sognerò stanotte, che stanotte sognerà me. (Sognare o essere sognata?) Io sconosciuta in un sogno estraneo. Non aspetto mai, ti riconosco sempre.
Il giorno in cui qualcuno ci sognerà insieme - allora ci incontreremo. Rainer, voglio ve**re da te anche per il mio nuovo io, quello - quella - che può nascere soltanto con te, soltanto in te. E allora Rainer, non arrabbiarti con me, sono io, io che voglio dormire con te - addormentarmi e dormire. Splendida espressione popolare - quanto profonda, quanto autentica, quanto priva di ambiguità, esattamente come ciò che esprime. Semplicemente dormire, e null’altro.»
[continua nei commenti]