04/09/2026
AGRIVOLTAICO: SINDACO NON PERVENUTO
(come spesso accade)
A Finale Emilia si decide il futuro di 240 ettari di terreno agricolo, con due progetti — Casetta Solar ed Energia del Panaro — e 16 chilometri di cavidotti destinati a coinvolgere decine di proprietà private.
E sul territorio, il dibattito sembra essere ridotto al minimo indispensabile.
Chiamiamolo pure agrivoltaico, mettiamoci sopra tutte le parole rassicuranti del caso — transizione, sostenibilità, innovazione — ma una domanda resta: se prendiamo centinaia di ettari di terreno agricolo e li riempiamo di pannelli, quanta agricoltura stiamo davvero difendendo?
E poi c'è il piccolo dettaglio di cui nei rendering nessuno parla: che succede quando arriva la grandine? O il vento?
I pannelli si possono rompere. E quando si rompono non spariscono per magia. Ci sono vetro, silicio, metalli, polimeri e materiali che devono essere recuperati e smaltiti correttamente. E qualcuno dovrà pur spiegare cosa succede quando, invece di qualche pannello, a danneggiarsi è un impianto grande centinaia di ettari.
Chiedetelo a chi ha già avuto pannelli distrutti da una grandinata. Quanto è semplice sostituirli? Quanto costa? E soprattutto: dove finiscono quelli rotti?
Perché vedete, “energia pulita” non dovrebbe significare semplicemente produrre elettricità e lasciare a qualcun altro il conto della gestione dei rifiuti.
Per Casetta Solar si parla inoltre di 250.000 euro l'anno di compensazione ecologica. Ma Finale Emilia sa bene che una compensazione economica non trasforma automaticamente una modifica permanente del territorio in una buona operazione. Guardate con la discarica quanto è stata efficace la conpensazione...
Il punto non è essere contro il fotovoltaico.
Il punto è chiedere dove lo mettiamo, quanto terreno consumiamo, quali garanzie abbiamo e chi paga quando qualcosa va storto.
Le osservazioni scadono il 12 settembre. Quanti cittadini lo sanno?
Il Comune poteva informare, coinvolgere, contestare, chiedere garanzie. Forse non poteva fermare tutto, ma poteva comba***re. E soprattutto poteva parlarne.
Invece.. No
E il silenzio, quando si decide del futuro di 240 ettari di territorio, è una scelta. Qualcuno dovrà spiegare perché.