Buon viaggio Francesco Smania. La nostra comunità manda un abbraccio enorme a tutta la sua famiglia.
Possibile Comitato Provinciale Frosinone
Pagina Ufficiale del Comitato Possibile della Provincia di Frosinone
24/04/2026
Il 25 Aprile siamo e saremo in Piazza con l’ANPI e tutte le forze democratiche ed antifasciste.
Perché il 25 aprile mai come oggi ci è indispensabile anzi necessario.
Da sempre il senso di questa ricorrenza va oltre la volontà di ricordare la Liberazione dal nazifascismo. Ribadire la forza di principi fondamentali quali la libertà e la giustizia è una necessità ed un momento di “ricostruzione”, che passa anche dalla condivisione di valori, e da una giornata che li celebri.
La Liberazione dal nazifascismo, accompagnata da uno spirito di rinascita, preparò un futuro che poteva essere migliore.
La consapevolezza invece è che, a 81 anni di distanza, il tempo non abbia guarito, ma semmai riaperto, antiche ferite. Lo dimostrano le troppe vicende che mettono in discussione le conquiste di democrazia e libertà, in Italia legate a questa data.
Nel panorama globale, le guerre e le politiche imperialiste ed autocratiche stanno minando sempre più la solidarietà, le disuguaglianze crescono, le libertà sono sempre più limitate di pari passi all’aumento del bisogno economico e della fame.
Servono nuove energie per una ricostruzione etica ed economica, e gli anticorpi ad una diffusa accettazione della “banalità” del male e all’indifferenza, di fronte alle quotidiane tragedie che si consumano nei nostri mari come nei confini dell’Europa.
In periodi come questo appare sempre più necessaria una “quotidianità del bene”, più che l’azione isolata di portatori di “verità”. Ogni cittadino dovrebbe ritrovarsi in quel senso comune, fatto di umanità, libertà e partecipazione, che è necessario ribadire ogni anno in un rito collettivo, a tutela e conferma di valori condivisi.Questo e’ anche il senso della Resistenza.
Per questo la celebrazione del 25 aprile è preziosa e ci è indispensabile: proprio come la democrazia.
Ci vediamo a Frosinone al corteo promosso dall’ANPI Frosinone.
Anna Rosa Frate - Portavoce Possibile Frosinone
ANPI Provincia di Frosinone
ANPI Frosinone
Oggi eravamo ad Anagni insieme a Possibile Anagni e tante altre realtà per dire no all'economia di guerra.
03/04/2026
All’indomani del voto sul referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, in cui milioni di cittadine e cittadini, tra cui molte e molti giovani che hanno partecipato con convinzione e consapevolezza, hanno detto NO a una riforma che avrebbe alterato gli equilibri fondamentali della nostra Costituzione, le forze che hanno contribuito alla campagna referendaria si trovano di fronte a una grande responsabilità. Quel voto non si può ricondurre a nessun singolo partito, anche se sono stati necessari gli sforzi di tutti, partiti, movimenti, associazioni, società civile, per raggiungere il risultato. Appartiene alla Repubblica, e alla nostra Costituzione.
Come Possibile riteniamo che prendersi carico di questa responsabilità sia fondamentale.
Per questo guardiamo con preoccupazione al dibattito che si è aperto nel campo progressista dal giorno dopo il voto. Un dibattito che rischia di risolversi troppo presto in una discussione di nomi, di leadership, di posizionamenti. Non è quello che le persone che hanno votato NO si aspettano da chi si vuole proporre di rappresentarle, e nemmeno quello che si aspettano i milioni di persone che sono scese in piazza in questi mesi per difendere spazi di democrazia e di dissenso, per chiedere politiche efficaci di contrasto alle diseguaglianze, e che la pace, la solidarietà e la giustizia internazionale tornino a essere centrali negli sforzi di governo e non siano viste come ostacoli a un sempre più violento sfruttamento delle persone e dei popoli.
Quello che l’Italia chiede, e che noi dobbiamo saper ascoltare, è un confronto serio sui contenuti, che coinvolga tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa al governo Meloni. Un confronto che abbia al centro la Costituzione, che ancora una volta si è rivelata la bussola intorno a cui il Paese sa ritrovarsi. Perché la Costituzione non è solo il testo che abbiamo difeso al referendum, è l’orizzonte di un Paese più giusto che non abbiamo ancora costruito. Non è un’idea nuova, è ancora la necessità che esprimeva Calamandrei agli studenti milanesi nel 1955: “La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico. La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare”.
L’articolo 3, nella sua parte più esigente, ci ricorda che rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini è compito della Repubblica. Quegli ostacoli sono ancora lì: le diseguaglianze economiche e territoriali, le ingiustizie generazionali, la precarietà strutturale che segna la vita dei più giovani, il divario tra chi può esercitare i propri diritti e chi non li conosce nemmeno. La Costituzione parla di lavoro, di salute, di istruzione, di tutela dell’ambiente, di pace, e su ciascuno di questi temi deve avere delle risposte chiunque voglia costituire un’alternativa a questa destra sempre più estrema che non ha saputo, in anni di governo, avanzare una sola proposta che migliori la vita delle persone, dal posto di lavoro al conto in bolletta.
Per questo, nel ribadire che siamo pronti a portare il nostro contributo all’interno del processo di costruzione di questa alternativa che si deve presentare alle prossime elezioni politiche, vogliamo che si ribalti la discussione e chiediamo a tutte le forze politiche di lavorare insieme a una serie di risposte prima di discutere dei nomi in campo. Lavoriamo a tracciare lo spazio di un fronte democratico, antifascista, costituzionale, repubblicano, in grado di opporsi alla destra radicale che ci governa. È da lì, e solo da lì, che può nascere una leadership credibile: non soltanto nazionale, ma diffusa nei territori, radicata nelle comunità, capace di parlare alle persone che vivono le contraddizioni di questo Paese ogni giorno. Ragioniamo su laboratori territoriali di partecipazione, aperti alle cittadine e ai cittadini, costruiti attorno ai temi che la Costituzione pone al centro, lavoro, salute, istruzione, ambiente, diritti, perché un programma che la applichi davvero non si scrive in una stanza, ma si costruisce attraverso processi collettivi, costituenti.
Per questo riprendiamo l’appello lanciato negli scorsi giorni da ACLI, ANPI, ARCI, Libera e Pax Christi Italia, che hanno ricordato come la partecipazione che abbiamo visto in queste settimane non possa essere considerata un episodio. È una risorsa preziosa, dicono, che va coltivata e resa permanente. Condividiamo ogni parola. E aggiungiamo: la società civile organizzata che ha animato i comitati per il NO non è un serbatoio di voti da intercettare, ma un interlocutore politico con cui costruire insieme la fase che si apre.
La via maestra è la Costituzione. Noi siamo pronti a percorrerla.
Francesca Druetti – Segretaria Nazionale di Possibile
Gianmarco Capogna – Coordinatore Comitato Scientifico di Possibile
Marco Vassalotti – Coordinatore Comitato Organizzativo di Possibile
25/03/2026
A due giorni dal voto referendario, c’è una verità che qualcuno continua a non voler vedere: il No ha vinto. E ha vinto non grazie agli slogan, ma grazie a cittadini consapevoli che hanno difeso i diritti costituzionali.
Eppure c’è ancora chi riduce tutto a propaganda. Chi trasforma la politica in un palcoscenico permanente, fatto di frasi vuote, attacchi personali e zero rispetto — né per gli alleati né per gli avversari. Questa non è politica: è rumore.
Il risultato di questo referendum è anche una sconfitta per questo modo tossico di stare nello spazio pubblico. Per chi pensa che basti alzare la voce, semplificare tutto e dividere il Paese per ottenere consenso.
No. Gli italiani hanno dimostrato di essere molto più avanti.
Hanno premiato chi ha scelto il confronto vero, chi è sceso nelle piazze ad ascoltare, chi ha costruito insieme a cittadini, comitati e realtà sociali. E soprattutto hanno rimesso in moto chi da tempo non votava più.
È un segnale fortissimo: la fiducia si riconquista con serietà, non con la propaganda. Con il rispetto, non con l’arroganza.
Ora basta personalismi, basta guerre di ego, basta politica ridotta a tifo da stadio.
Chi continua su questa strada non ha capito nulla del Paese reale.
Ripartiamo dai territori, dalle persone, dal confronto. E ricordiamolo bene: senza rispetto non c’è politica. C’è solo propaganda.
Possibile Comitato Provinciale Frosinone
Possibile
Questa settimana sono stato all'evento contro il ddl Bongiorno, e ho voluto sottolineare che quello che succede in Parlamento non è separato da quello che succede nelle nostre città.
A Frosinone lo abbiamo visto e lo vediamo concretamente: un'amministrazione di destra che taglia i rapporti con il terzo settore, che non investe nei servizi alle persone più vulnerabili, che ignora i diritti civili come se fossero questioni di serie B. Non sono scelte tecniche. Sono scelte politiche. E producono esclusione.
La stessa logica è quella che in Parlamento vuole cancellare il consenso dalla legge sulla violenza sessuale. Il ddl 1715 è una legge che aspettiamo da anni: finalmente sposta il peso della responsabilità su chi commette violenza, e non su chi la subisce. La proposta Bongiorno di sostituire il consenso con il dissenso non è un aggiustamento lessicale, è un passo indietro culturale e giuridico che non possiamo accettare.
Il filo che lega il locale al nazionale è sempre lo stesso: una destra che sceglie chi tutelare e chi lasciare indietro.
Solo sì è sì. Sempre.
21/03/2026
Domenico Marzi, negli scorsi giorni, ha rilasciato un'intervista e ha detto alcune cose su cui riteniamo opportuno dare il nostro punto di vista, in quanto partito che ha supportato la coalizione che lui guidava come espressione del centrosinistra cittadino.
Ha detto che la Lista Marzi ci sarà anche alle comunali del 2027. Ha detto che intende costruire una "coalizione civica". Ha detto che non ha pregiudizi verso nessuno. E ha detto, e questo è il punto su cui vale la pena soffermarsi, che garantire il numero legale all'amministrazione Mastrangeli lo rifarebbe. Anzi: lo rifarà, se si dovessero ripresentare le stesse condizioni.
Prendiamo quindi atto che tenere in vita l'amministrazione di centrodestra di Frosinone non era una concessione tattica legata a circostanze eccezionali. Era, ed è, una scelta politica consapevole e dichiaratamente ripetibile. Scelta di cui non si è mai discusso, in nessuna sede.
Nella stessa intervista, però, Marzi descrive quella stessa amministrazione con parole molto dure. Quattordici anni e l'impianto di risalita non riparte. Nessuna visione sul traffico. Il Bus Rapid Transit naufragato tra cordoli spostati e sensi unici cambiati continuamente. Il nodo di piazza VI Dicembre ridotto a un ingorgo cronico. "Non possono esserci giustificazioni", dice Marzi a proposito di Mastrangeli. E su questo ha ragione.
La contraddizione, però, è per noi evidente. Ogni volta che Marzi si è presentato in Consiglio comunale per garantire il numero legale, ha di fatto consentito a quell'amministrazione, che lui stesso giudica priva di visione e incapace di risolvere i problemi reali della città, di continuare a governare. È lecito chiedersi in che modo questo corrisponda all'interesse dei cittadini di Frosinone.
Tutto questo ci porta a una domanda che non possiamo continuare a rimandare: la coalizione di centrosinistra che si è presentata alle ultime elezioni amministrative di Frosinone è ancora una cornice politica praticabile? Riteniamo di no, e crediamo che dirlo con chiarezza sia più onesto che lasciare aperta un'ambiguità che non giova a nessuno.
Il Partito Democratico, che ci propose Marzi come candidato comune convincendoci che fosse la scelta giusta, non ha ancora preso una posizione pubblica su quanto sta emergendo. Lo registriamo senza acrimonia, ma con la convinzione che il silenzio non sia la risposta adeguata.
Serve tracciare una linea. Noi la tracciamo non per purismo né per il gusto della distinzione fine a se stessa, ma perché crediamo che Frosinone nel 2027 meriti una proposta di centrosinistra che sia riconoscibile, coerente e politicamente solida. Una proposta che sappia dire ai cittadini con chiarezza da che parte sta, cosa vuole cambiare, con chi intende farlo, e con chi no.
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