26/11/2024
"Viviamo in un’epoca in cui la distinzione tra online e offline è sempre più sfumata, ma non ancora compresa davvero. Si pensa che insultare qualcuno sui social sia diverso dal farlo in faccia. Si pensa che il web sia una terra di nessuno, priva di regole, dove tutto è permesso. Non è così.
Le parole, anche quelle scritte dietro uno schermo, hanno un peso reale, conseguenze tangibili, che colpiscono le persone, specialmente i più giovani. L'odio online non è solo un problema tecnologico: è un problema culturale, sociale, umano.
Ecco perché è fondamentale agire. La scuola, le famiglie, le istituzioni devono fare rete per educare le nuove generazioni alla responsabilità digitale. Ma non basta: servono leggi, consapevolezza, esempi concreti. Paesi del Nord Europa ci stanno dimostrando che è possibile, anche se ci vogliono tempo e impegno.
Non possiamo accettare che il web diventi una cloaca dove si 'vomita di tutto'. Non possiamo accettare che questa violenza continui a essere normalizzata. È un impegno collettivo, ma necessario.
L'odio non si combatte solo con il silenzio: si combatte con consapevolezza, responsabilità e azioni concrete.
Guarda l'episodio completo! (link nel primo commento)
25/11/2024
"Viviamo in un’epoca in cui la distinzione tra online e offline è sempre più sfumata, ma non ancora compresa davvero. Si pensa che insultare qualcuno sui social sia diverso dal farlo in faccia. Si pensa che il web sia una terra di nessuno, priva di regole, dove tutto è permesso. Non è così.
Le parole, anche quelle scritte dietro uno schermo, hanno un peso reale, conseguenze tangibili, che colpiscono le persone, specialmente i più giovani. L'odio online non è solo un problema tecnologico: è un problema culturale, sociale, umano.
Ecco perché è fondamentale agire. La scuola, le famiglie, le istituzioni devono fare rete per educare le nuove generazioni alla responsabilità digitale. Ma non basta: servono leggi, consapevolezza, esempi concreti. Paesi del Nord Europa ci stanno dimostrando che è possibile, anche se ci vogliono tempo e impegno.
Non possiamo accettare che il web diventi una cloaca dove si 'vomita di tutto'. Non possiamo accettare che questa violenza continui a essere normalizzata. È un impegno collettivo, ma necessario.
L'odio non si combatte solo con il silenzio: si combatte con consapevolezza, responsabilità e azioni concrete.
25/11/2024
MA IO SONO UNA DONNA
Cammino per le strade della città con tutti gli occhi puntati addosso, non importa cosa io deciderò di mettere un martedì mattina così come un mercoledì, ma io sono donna quindi ci sarà sempre qualcuno pronto a commentare ogni singolo centimetro di pelle in più.
Mi presento ad un colloquio di lavoro con tutti gli occhi puntati addosso, non importa quanto io sia portata a svolgere quell’incarico, ma io sono una donna quindi ci sarà sempre un uomo migliore di me.
Gioco a calcio con tutti gli occhi puntati addosso, non importa quanti gol o assist farò, ma io sono una donna quindi devo stare sulle punte.
Lascio i miei figli stare col padre e decido di uscire con le mie amiche con tutti gli occhi puntati addosso, non importa quanto io tenga ai miei figli, ma io sono una donna quindi ci sarà sempre qualcuno a dirmi di tornare a casa, perché io sono utile solo a pulire e cucinare.
Vado in giro indossando un pantalone trasandato con tutti gli occhi puntati addosso, non importa quanto stia comoda, ma io sono una donna, quindi ci sarà sempre qualcuno a dirmi di indossare una gonna; eppure se un giorno la indosserò, sarò solo una che cerca attenzioni.
In conclusione tutto ciò che ha il volto di una donna, sarà costantemente sbagliato.
Stereotipi, diversità, discriminazioni, non sono disagi distanti da noi; i diritti della donna sono un bisogno per la società poiché, nascoste da qualche parte in lontananza, si sentono delle voci affamate di libertà.
L’8 marzo deve essere un punto di partenza, come di ricordo, per raggiungere una parità, non solo di genere.
Quest’anno chiedo più fatti e meno mimose, ma io sono una donna e non posso pretendere nulla…
Lavinia Veronese
Proteggiamo il per un più
02/01/2024
La sicurezza sul lavoro nel messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica.
Nel consueto messaggio di fine anno, trasmesso a reti unificate la sera del 31 dicembre scorso, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha trattato diversi temi di stretta attualità, in primis le guerre in Ucraina e nella Striscia di Gaza e la necessità di costruire un percorso che porti subito la pace. Ha parlato successivamente della violenza sulle donne, del riconoscimento dei diritti umani, del lavoro, dell'importanza di valori come la solidarietà e la partecipazione attiva alla vita civile ed anche di intelligenza artificiale. Anche in questo messaggio il Presidente ha voluto parlare di lavoro e di sicurezza: "Il lavoro che manca. Pur in presenza di un significativo aumento dell’occupazione. Quello sottopagato. Quello, sovente, non in linea con le proprie aspettative e con gli studi seguiti. Il lavoro, a condizioni inique, e di scarsa sicurezza. Con tante, inammissibili, vittime".
Una problematica per la quale il Capo dello Stato vuole ulteriormente sollecitare istituzioni, enti ed associazioni di categoria, affinché si possa, insieme, rimettere al centro di ogni discorso e di ogni scelta la persona e la sua sicurezza.
➡️ Video: https://youtu.be/IhW6eYVlxsQ
📄 Discorso: https://www.quirinale.it/elementi/103915
📷 Foto: https://www.quirinale.it/elementi/103901
Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con sottotitoli
31/12/2023
🎇🎆 Che sia per tutti un anno ricco di Passione e di Sicurezza! Buon 2024! 🥳🎉
Proteggiamo il per un più
28/12/2023
Un albero di Natale diverso da tutti gli altri…
In queste festività abbiamo visto tanti alberi di Natale, dal vivo nelle nostre case e nelle nostre città, oppure in rete e sui social network: alcuni ricchi di luci e colori, altri particolari, altri ancora diversi da quelli tradizionali. Tra i tanti ne scegliamo uno che ci ha colpito e fatto riflettere.
Ad inizio dicembre, all'ingresso della Curia Vescovile di Frosinone, l'Anmil Frosinone (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) in collaborazione con il Movimento Lavoratori di Azione Cattolica e con il patrocinio della Città di Frosinone, ha realizzato "l'albero della sicurezza", composto da caschi da lavoro di colore differente, montati su una intelaiatura da cantiere. I caschi gialli esprimono l'azione dell’uomo accompagnata dal progresso, dalla soddisfazione e dalla ricerca del bene. Quelli rossi vogliono ricordare a tutti la striscia di sangue degli infortuni e quelli neri rappresentano il lutto e il dolore per le morti sul lavoro.
Un messaggio di grande impatto, che vogliamo far nostro e divulgare, perché la "sicurezza", come valore concreto, modo di vivere e concepire la vita e il lavoro, diventi comprensibile e fruibile da tutti, sempre.
Proteggiamo il per un più
25/12/2023
I consigli della Veronese Sicurezza per un Natale più sicuro! 🎅🏼🎄☃️🎁
Proteggiamo il per un più