16/05/2026
16 MAGGIO 2026
40 giorni alla libertà di Gianni Alemanno
Sempre in prima linea con Gianni Alemanno
"Combattere è un destino"
Benvenuti nella pagina del coordinamento provinciale di Frosinone del Movimento Indipendenza!
16/05/2026
16 MAGGIO 2026
40 giorni alla libertà di Gianni Alemanno
Sempre in prima linea con Gianni Alemanno
"Combattere è un destino"
26/04/2026
Conferenza stampa di Futuro Nazionale Con: Roberto Vannacci (Presidente), Massimiliano Simoni (Coordinatore Nazionale per il Movimento Indipendenza), Massimo Arlechino (Presidente Movimento Indipendenza), Felice Costini (Vice Segretario Vicario Nazionale Movimento Indipendenza)
26/04/2026
Ecco una notizia che aspettavamo da tempo, resta comunque l’ingiustizia che ha dovuto subire Gianni Alemanno.
18/04/2026
18 APRILE 2026
60 giorni alla libertà di Gianni Alemanno
Sempre in prima linea con
"Combattere è un destino"
25/03/2026
DIARIO DI CELLA 50. VINCE IL NO AL REFERENDUM: LA GIUSTIZIA VA BENE COSÌ? OPPURE È TEMPO DI FARLA FINITA CON LE RISSE E DI AFFRONTARE I VERI PROBLEMI DEL SISTEMA PENALE?
Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento.
Rebibbia, 23 marzo 2026 – 445° giorno di carcere.
Un po’ la sentivano nell’aria, ma la batosta per il fronte del Sì è stata molto più grave del previsto. Questa è la fine di una riforma nata male, presentata nel modo peggiore all’elettorato italiano e devastata da una campagna referendaria f***e.
Primo: non si fanno riforme costituzionali a colpi di maggioranza parlamentare. O c’è un consenso ampio e trasversale, oppure queste riforme sono destinate ad essere bocciate dal voto popolare. È successo a Berlusconi nel 2006, a Matteo Renzi nel 2016, non si capisce per quale motivo non dovesse succedere anche a Giorgia Meloni nel 2026. Eppure la riforma della separazione delle carriere e dei CSM – di per sé una riforma vecchia e contorta, copiata tal quale dal centrodestra berlusconiano – è stata portata avanti con ottusa determinazione, senza neppure provare a costruire un dialogo con le opposizioni, senza inserirla in una riflessione più ampia sul sistema penale, che di riforme – anche non costituzionali – ha bisogno eccome.
Secondo: all’inizio Giorgia Meloni ha provato a tenersi distante dallo scontro referendario, ma poi ha dovuto misurarsi con la pochezza dei vertici del Ministero della Giustizia che avrebbero dovuto guidare questa campagna. Il Ministro Nordio, ma soprattutto il Capo di Gabinetto Bartolozzi e il Sottosegretario Delmastro hanno fatto di tutto per convincere gli incerti ad andare a votare per il No. Quando noi dalla nostra misera e disperata postazione sottolineavamo che il Ministero non riusciva ad affrontare neppure l’emergenza carceraria e chiedevamo a tutta la politica di assumersi le proprie responsabilità, con quanta attenzione siamo stati ascoltati e compresi?
Terzo: il Presidente del Consiglio ha dovuto quindi impegnarsi in prima persona nella campagna referendaria alzando i toni a livello dei leader dell’opposizione. Ma questo non te lo puoi permettere quando governi e devi nello stesso tempo fronteggiare delle gravi crisi internazionali su cui non hai una posizione chiara e un’incombente crisi economica su cui nessuno sa cosa fare. Per cui il referendum è diventato – come già ai tempi di Berlusconi e di Renzi – un sondaggio sull’efficacia dell’azione di Governo. E a questo punto tra persone di sinistra avvelenate e persone di destra deluse, hanno stravinto le prime.
Risultato? Capitolo chiuso? Tutto va bene nella Giustizia italiana?
Alle elezioni politiche mancano ancora molti mesi e può accadere di tutto. Ma quelli che pagano subito il prezzo di questo risultato referendario sono coloro, come le persone detenute, che aspettavano sulla loro pelle un segnale di cambiamento nella Giustizia italiana. Quelli che magari non sentivano il bisogno di una riforma costituzionale (avrebbe prodotto degli effetti positivi? E fra quanti anni li avrebbe prodotti?), ma semplicemente di organici più adeguati nella magistratura, in particolare quella di sorveglianza, un’azione per ridurre una popolazione carceraria che rimane costantemente al 138% di sovraffollamento, un uso più mirato e accorto dell’azione penale, per affrontare i problemi di sicurezza, ma anche per garantire i diritti di tutti i cittadini.
Pensiamo che – al netto di tutte le altre considerazioni politiche che non è questa la sede per fare – un atteggiamento maturo e responsabile da parte di maggioranza e opposizione dovrebbe portare a non archiviare l’emergenza giustizia e a fare quello che si può fare con maggioranze ampie e trasversali.
Finita la rissa, rimangono sul tappeto i problemi concreti della Giustizia. Anche quelli del sistema carcerario, come il Presidente Mattarella ha di nuovo sottolineato all’incontro con la Polizia penitenziaria. Vogliamo finalmente affrontarli con un dibattito serio e aderente alla realtà? Non sarebbe il segnale migliore da dare a tutti gli Italiani dopo questo referendum?
Gianni Alemanno e Fabio Falbo
24/03/2026
IL POPOLO HA PARLATO: LA BOCCIATURA DELLA RIFORMA SULLA GIUSTIZIA È UN CAMPANELLO D'ALLARME PER IL CENTRO-DESTRA
Roma, 24 marzo 2026 – Il referendum costituzionale sulla Giustizia si è concluso con la netta vittoria del NO, che ha prevalso con oltre il 53% dei voti e un’affluenza record vicina al 59%.
Il centrodestra ha incassato una sconfitta pesante, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di resuscitare una sinistra data per morta.
Il fronte del No non ha vinto sul merito della riforma, ma perché intorno ad esso si è compattato tutto ciò che la sinistra radical-chic e l’antifascismo militante avevano già portato in piazza nei mesi scorsi: le manifestazioni pro-Pal, le seconde e terze generazioni di immigrati, gli orfani del reddito di cittadinanza e la mafia antifascista in servizio permanente effettivo. Uno schieramento eterogeneo ma unito dall’odio per ogni tentativo di riportare la sovranità popolare al centro della vita nazionale.
Dall’altra parte, invece, si è consumata la rarefazione di una destra delusa e demotivata. Un elettorato che aveva creduto nel ritorno della centralità della volontà popolare e che oggi vede un governo sempre più eterodiretto dagli interessi delle grandi imprese e delle élite globaliste, lontanissimo dallo spirito rivoluzionario che aveva portato Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
La scena dei magistrati che cantano “Bella Ciao” nei tribunali dice tutto sull’“indipendenza” e sull’“imparzialità” di una casta che si considera intoccabile e che, di fatto, oggi lo è diventata davvero.
Ma il problema vero non è solo a sinistra: è soprattutto a destra.
Senza la spinta rivoluzionaria, popolare e sovranista che ha segnato la vittoria del 2022, il declino del centrodestra è segnato.
Il Movimento Indipendenza lo denuncia con chiarezza: o si torna alla sovranità popolare senza compromessi, o si assisterà al lento ma inesorabile ritorno del vecchio sistema.
Il popolo ha parlato. Ora tocca alla politica avere il coraggio di ascoltarlo davvero.
Sempre in prima linea con Gianni Alemanno
Massimo Arlechino Chicco Costini Chicco Costini Mimmo De Mattia Francesco Bevilacqua Beppe Lauria Lele Petrucci Marco Pelagatti Salvo Pace Primiano Calvo Angelo Retta Pilar Fatta Ruggero Di Biagi Adriana Cavasino Rosario Rocco Del Priore Indipendenza Indipendenza
23/03/2026
VITTORIA DEL NO, UN'OCCASIONE PERSA!
PROVINCIA DI FROSINONE IN CONTROTENDENZA: IL SI' AL 52,31% BATTE IL NO
Grazie a tutti i nostri sostenitori di Indipendenza - Frosinone che a Frosinone e provincia non hanno fatto mancare il loro impegno, premiando con la maggioranza dei voti il SÌ.
Purtroppo a livello nazionale, si è imposto il NO e abbiamo perso un'occasione per rendere la giustizia più equa, più trasparente, più vicina ai cittadini e con giudici veramente indipendenti da ogni logica politica e di corrente.
Hanno vinto i gattopardi che vogliono far rimanere tutto come è. Hanno voluto politicizzare un referendum "tecnico" sulla giustizia come se fossimo stati chiamati ad esprimerci sull'operato del governo: non hanno perso i politici, ma hanno perso gli Italiani!
La responsabilità di questa sconfitta, però, non può essere che attibuita alla classe dirigente di questo falso "centrodestra", la quale non ha saputo coinvolgere i cittadini alle ragioni del sì - per una riforma da loro votata in Parlamento e che si sta aspettando a compimento della Riforma Vassalli del 1989 - e non è riuscita a controbattere all'apparato mediatico della sinistra (sempre più falsa ed isolata rispetto ai problemi di tutti i giorni).
Noi di Indipendenza - Frosinone abbiamo messo la faccia nelle scorse settimane per il sì, molti amministratori del centrodestra no, anche per paura di perdere l'appoggio dei vari consiglieri PD che li sostengono nelle rispettive giunte comunali.
Siamo stanchi di questo immobilismo che fa sprofondare ancora di più il nostro bel Paese.
Questo governo sta fallendo - il Ministro della Giustizia Nordio a questo punto si dovrebbe dimettere - e non vogliamo un altro governo guidato da "banchieri" - dopo gli orribili Monti e Draghi - o peggio dalle sinistre.
E' ora di Indipendenza dalla paura, dal sospetto, dalla coercizione, per rendere l'Italia libera e sovrana!
Fernando Incitti - Direzione Nazionale Responsabile Enti Locali
Gianluca Sementilli - Coordinatore Provinciale Indipendenza
23/03/2026
VITTORIA DEL NO, UN'OCCASIONE PERSA!
PROVINCIA DI FROSINONE IN CONTROTENDENZA: IL SI' AL 52,31% BATTE IL NO
Grazie a tutti i nostri sostenitori di Indipendenza - Frosinone che a Frosinone e provincia non hanno fatto mancare il loro impegno, premiando con la maggioranza dei voti il SÌ.
Purtroppo a livello nazionale, si è imposto il NO e abbiamo perso un'occasione per rendere la giustizia più equa, più trasparente, più vicina ai cittadini e con giudici veramente indipendenti da ogni logica politica e di corrente.
Hanno vinto i gattopardi che vogliono far rimanere tutto come è. Hanno voluto politicizzare un referendum "tecnico" sulla giustizia come se fossimo stati chiamati ad esprimerci sull'operato del governo: non hanno perso i politici, ma hanno perso gli Italiani!
La responsabilità di questa sconfitta, però, non può essere che attibuita alla classe dirigente di questo falso "centrodestra", la quale non ha saputo coinvolgere i cittadini alle ragioni del sì - per una riforma da loro votata in Parlamento e che si sta aspettando a compimento della Riforma Vassalli del 1989 - e non è riuscita a controbattere all'apparato mediatico della sinistra (sempre più falsa ed isolata rispetto ai problemi di tutti i giorni).
Noi di Indipendenza - Frosinone abbiamo messo la faccia nelle scorse settimane per il sì, molti amministratori del centrodestra no, anche per paura di perdere l'appoggio dei vari consiglieri PD che li sostengono nelle rispettive giunte comunali.
Siamo stanchi di questo immobilismo che fa sprofondare ancora di più il nostro bel Paese.
Questo governo sta fallendo - il Ministro della Giustizia Nordio a questo punto si dovrebbe dimettere - e non vogliamo un altro governo guidato da "banchieri" - dopo gli orribili Monti e Draghi - o peggio dalle sinistre.
E' ora di Indipendenza dalla paura, dal sospetto, dalla coercizione, per rendere l'Italia libera e sovrana!
🗳️ Il 22 e 23 marzo si vota.
È il momento di dire SÌ a una giustizia più equa, più trasparente, più vicina ai cittadini.
Per rafforzare l’equilibrio tra accusa e giudizio.
Per una magistratura davvero imparziale.
Vota SÌ al referendum sulla giustizia.
Sempre in prima linea con Gianni Alemanno
"Combattere è un destino"
20/03/2026
Oggi molti amministratori locali hanno partecipato alla manifestazione indetta dai sindacati e da altri organi di categoria sulla crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino.
Indipendenza si sta battendo da anni per ricostruire il settore industriale nazionale, proponendo soluzioni in linea con il sovranismo sociale che ispira il movimento.
Non bastano le manifestazioni e le sfilate, per salvare Cassino bisogna che l'Italia torni ad essere sovrana - spezzando le catene che la imprigionano ai dogmi burocratici e finanziari della BCE e alla fasulla e criminale "transizione verde" imposta da Bruxelles - al fine di riacquistare la propria indipendenza e gestire la propria economia, la propria industria e garantirsi l'approvvigionamento delle fonti energetiche.
Il futuro dello stabilimento Stellantis di Cassino è sempre più nero. Sembra ormai che l'Italia debba cessare di essere un Paese industrializzato e avviarsi a una condizione produttiva di tipo coloniale per il turismo "mordi e fuggi" della società globalizzata (distruggendo 3000 anni di storia).
Noi di Indipendenza ci opponiamo alla scomparsa dell'Italia e vogliamo che la nostra Nazione riprenda il controllo della propria economia.
Per la nostra industria automobilistica non vogliamo gli ammortizzatori sociali o ulteriori regali alle multinazionali (conoscendo gli utili plurimilionari che si spartiscono gli amministratori delegati di tali imprese).
Noi vogliamo che lo Stato italiano riprenda il controllo degli assi strategici della produzione industriale (come faceva fino al 1992 con l'IRI), rompendo tutte le catene imposte da Bruxelles e dal Trattato di Maastricht che impediscono il ritorno alla loro attuazione, e costituisca un fondo sovrano nazionale (lo hanno gli sceicchi che stanno acquistando l'Europa a prezzo di saldo) per gli investimenti rivolti alla crescita e allo sviluppo dell'Italia.
Solo così possiamo tornarre a produrre, a garantire i posti di lavoro con l'aumento dei salari e fermare l'emorraggia della cosiddetta "fuga dei cervelli", dando ai giovani ingegneri usciti dalle nostre università il ruolo che gli spetta dal proprio percorso di studio.
19/03/2026
🗳️ Il 22 e 23 marzo si vota.
È il momento di dire SÌ a una giustizia più equa, più trasparente, più vicina ai cittadini.
Per rafforzare l’equilibrio tra accusa e giudizio.
Per una magistratura davvero imparziale.
Vota SÌ al referendum sulla giustizia.
Sempre in prima linea con Gianni Alemanno
"Combattere è un destino"