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PCI Genova Pagina ufficiale della Federazione di Genova del Partito Comunista Italiano

13/10/2026
12/10/2026

𝗘𝗫 𝗜𝗟𝗩𝗔, 𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜: “𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗜𝗭𝗭𝗔𝗥𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗧𝗨𝗧𝗘𝗟𝗔𝗥𝗘 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢, 𝗦𝗔𝗟𝗨𝗧𝗘 𝗘 𝗔𝗠𝗕𝗜𝗘𝗡𝗧𝗘”

Il Partito Comunista Italiano rilancia la proposta di una nazionalizzazione integrale dell’ex ILVA e chiedono al Governo di abbandonare ogni ipotesi di privatizzazione o cessione dell’azienda.

Per il PCI, la crisi dello stabilimento di Taranto dimostra il fallimento delle privatizzazioni e di un modello che ha lasciato le decisioni strategiche ai privati, mentre i costi economici, sociali, sanitari e ambientali sono ricaduti sui lavoratori e sulla popolazione. La contrapposizione tra occupazione e tutela della salute non è inevitabile: è il risultato di scelte politiche che possono e devono essere superate.

La nazionalizzazione deve diventare il punto di partenza di una trasformazione industriale e sociale. Per questo il PCI propone:

🔴 Controllo pubblico integrale dell’ex ILVA, degli impianti e delle infrastrutture connesse;
🔴 Fermata delle fonti inquinanti dell’area a caldo fino alla loro sostituzione con tecnologie non inquinanti, basate sul ciclo elettrico e sul preridotto, insieme a un piano straordinario di bonifica e risanamento;
🔴 Politica industriale pubblica, con un piano nazionale della siderurgia che programmi produzione, investimenti, innovazione ed energia nell’interesse collettivo;
🔴 Salvaguardia di tutti i posti di lavoro, dei salari e dei diritti, senza licenziamenti né scarico dei costi della transizione sui lavoratori, assicurando continuità del reddito, formazione retribuita e coinvolgimento sindacale;
🔴 Investimenti pubblici per diversificare l’economia di Taranto, sviluppando nuove filiere, ricerca, tecnologie ambientali, energie rinnovabili, cantieristica, logistica sostenibile ed economia del mare.

La bonifica del territorio, sottolinea il PCI, può diventare un investimento capace di creare occupazione e nuove attività produttive, per superare la dipendenza di Taranto da un’unica fabbrica e costruire un’economia più solida e diversificata. Il Partito si impegna a sostenere queste proposte nelle sedi politiche e istituzionali e a promuovere la mobilitazione unitaria di lavoratori, organizzazioni sindacali e cittadini.

Taranto non ha bisogno di un nuovo proprietario, di un altro rinvio o dell’ennesima promessa: ha bisogno di uno Stato che torni a decidere, pianificare e investire. Non si tratta di scegliere tra lavoro e salute, ma di governare l’economia nell’interesse della collettività.

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

𝗠𝗘𝗟𝗢𝗡𝗘𝗟𝗟𝗨𝗠, 𝗟𝗘 𝗢𝗠𝗕𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗔𝗖𝗘𝗥𝗕𝗢 𝗘 𝗜 𝗥𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔.𝗗𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲!I profili di incostituzi...
10/10/2026

𝗠𝗘𝗟𝗢𝗡𝗘𝗟𝗟𝗨𝗠, 𝗟𝗘 𝗢𝗠𝗕𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗔𝗖𝗘𝗥𝗕𝗢 𝗘 𝗜 𝗥𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔.
𝗗𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲!

I profili di incostituzionalità di questa legge elettorale non sono cavilli tecnici, ma riguardano la libertà e l’uguaglianza del voto, la rappresentanza politica, la parità di genere, il pluralismo e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Dall’indicazione preventiva del Presidente del Consiglio al premio di maggioranza sproporzionato, dalle liste bloccate alla disparità di genere, fino agli ostacoli imposti alle forze politiche per raccogliere le firme, emerge un impianto che rischia di comprimere la sovranità popolare. A ciò si aggiunge il tentativo di modificare sostanzialmente l’assetto istituzionale attraverso una legge ordinaria, aggirando le garanzie previste dall’articolo 138 della Costituzione.

È inaccettabile che il diritto di presentarsi alle elezioni rischi di trasformarsi in una corsa a ostacoli accessibile soprattutto a chi dispone di grandi apparati organizzativi e risorse economiche.

La raccolta delle firme non può diventare uno strumento per decidere quali forze abbiano il diritto di partecipare alla competizione elettorale. Procedure complesse, scadenze stringenti e adempimenti onerosi penalizzano soprattutto le organizzazioni prive di strutture capillari e mezzi paragonabili a quelli dei grandi partiti.

Il problema è ancora più grave quando regole ed esenzioni producono disparità tra soggetti politici, favorendo chi è già presente nelle istituzioni e ostacolando chi cerca di conquistare spazio attraverso il consenso popolare.

Si proclama che il popolo è sovrano, ma si rende sempre più difficile persino chiedere il suo voto.

Le elezioni devono essere il terreno del confronto tra idee, non una competizione nella quale apparati e risorse economiche contano più della volontà dei cittadini. Per il PCI, il diritto delle classi popolari a organizzarsi e a intervenire nella vita pubblica non può essere subordinato alla forza dei poteri economici.

Chi è convinto delle proprie idee dovrebbe misurarsi con il consenso, non con regole che rendano più difficile la presenza degli avversari sulla scheda elettorale. La raccolta delle firme deve garantire serietà e trasparenza, non diventare un’arma di esclusione politica.

Chiediamo requisiti proporzionati, ragionevoli e applicati senza discriminazioni, eliminando le barriere ingiustificate alla presentazione delle liste.

Le similitudini con la legge Acerbo del 1923 non possono essere liquidate come un semplice richiamo storico. Quella legge assegnava i due terzi dei seggi alla lista più votata che avesse superato il 25% dei voti validi, contribuendo a consegnare al fascismo una maggioranza parlamentare schiacciante dopo le elezioni del 1924.

Con il cosiddetto Melonellum ritroviamo una logica che ci preoccupa: un meccanismo capace di alterare la rappresentanza reale del voto, liste bloccate che limitano la scelta degli elettori e una concezione della stabilità di Governo destinata a prevalere sul pluralismo.

Non si può non denunciamo una pericolosa analogia politica tra le due leggi: usare le regole elettorali per trasformare un consenso parziale in un potere parlamentare sproporzionato, riducendo il peso delle opposizioni.

Il nodo principale è l’entità del premio, che può attribuire a una forza un potere eccessivo rispetto ai voti ottenuti, incidendo sugli equilibri istituzionali e sull’elezione degli organi di garanzia. Una maggioranza numerica costruita artificialmente non equivale alla maggioranza del Paese e non può diventare un mandato illimitato a modificare gli assetti della Repubblica. La Costituzione non si aggira con una legge ordinaria.

L’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio solleva seri interrogativi sul ruolo del Presidente della Repubblica. Si rischia una trasformazione in senso presidenziale dell’assetto istituzionale perseguita non attraverso una revisione costituzionale, ma mediante una legge ordinaria.

A ciò si aggiungono altri possibili profili di illegittimità: la disparità di genere nelle candidature, la disciplina della circoscrizione Estero, il premio nazionale per l’elezione del Senato e il rischio che liste bloccate e meccanismi di assegnazione dei seggi compromettano il diritto a un voto consapevole.

Questi aspetti richiedono un esame giuridico rigoroso, anche alla luce delle precedenti pronunce della Corte costituzionale in materia elettorale. Le criticità già emerse non possono essere ignorate né riproposte sotto nuove forme.

Il PCI respinge questa logica con fermezza. La Costituzione non è un ostacolo da aggirare, il Parlamento non è un notaio del Governo e il voto dei cittadini non è una cambiale in bianco per chi vince le elezioni.

Dobbiamo contrastare questa legge sul piano politico e giuridico, sostenendo ogni iniziativa utile a verificarne la conformità costituzionale e valutando gli strumenti previsti dall’ordinamento per contestare le disposizioni illegittime.

La qualità di una Repubblica si misura dalla possibilità concreta dei cittadini di scegliere, delle forze politiche di presentarsi e delle opposizioni di svolgere il proprio ruolo senza essere schiacciate da regole sbilanciate.

La Costituzione nata dalla Resistenza non è un ostacolo da aggirare per consolidare il potere di chi governa: è una conquista che abbiamo il dovere di difendere.

Il PCI non accetterà che il pluralismo venga sacrificato sull’altare della governabilità o che la sovranità popolare venga svuotata da regole costruite a vantaggio di chi detiene già il potere.

La democrazia appartiene al popolo, non ai partiti che pretendono di blindare il proprio potere. Il PCI non farà passi indietro: difendere la Costituzione significa difendere il diritto di ogni cittadino e di ogni forza politica a concorrere liberamente alla vita del Paese.

𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔𝗡𝗢
PCI - Partito Comunista Italiano

10/10/2026
🔥 𝗟'𝗜𝗡𝗖𝗔𝗡𝗧𝗘𝗦𝗜𝗠𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗙𝗨𝗢𝗖𝗢 🔥𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗲 𝗱'𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗲 𝗿𝗶𝗯𝗲𝗹𝗹𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗶 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝗮𝗻𝗴𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼Ci sono libri che raccontano storie. E...
06/10/2026

🔥 𝗟'𝗜𝗡𝗖𝗔𝗡𝗧𝗘𝗦𝗜𝗠𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗙𝗨𝗢𝗖𝗢 🔥

𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗲 𝗱'𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗲 𝗿𝗶𝗯𝗲𝗹𝗹𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗶 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝗮𝗻𝗴𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼

Ci sono libri che raccontano storie. E poi ci sono libri che, attraverso le storie, ci interrogano sul mondo in cui viviamo.

Venerdì 30 ottobre alle 18:30, al CAP di via Albertazzi 3, la federazione PCI Genova e l’associazione Italia-Cuba Circolo "Foresti - De Vena" di Genova" presentano il nuovo libro di Roberto Vallepiano.

“L'Incantesimo del Fuoco” ci porta dentro storie di amore e di ribellione attraversando luoghi e popoli diversi. Ma dietro quelle storie c’è anche una domanda profondamente politica: da dove nasce la volontà di ribellarsi, di non accettare l’ingiustizia come qualcosa di inevitabile, di continuare a immaginare un mondo diverso?

In un tempo segnato dalle guerre, dal riarmo, dalle disuguaglianze e dalla crisi di grandi idee collettive, parlare di ribellione, solidarietà internazionalista e passione politica significa anche riflettere sulla necessità di non rassegnarsi.

La cultura può essere uno spazio di resistenza alla rassegnazione. La memoria può diventare strumento per comprendere il presente. E le storie di chi, in ogni angolo del mondo, ha scelto di non piegarsi possono ancora parlare a noi.

Ne parleremo con Roberto Vallepiano, autore del libro, Bice Parodi dell’Associazione nazionale di amicizia Italia Cuba (circolo di Genova), e Renato Toscano, del Dipartimento Esteri del PCI - Partito Comunista Italiano.

L’incontro sarà introdotto da Antonio Li Puma, Segretario provinciale del PCI genovese.

Durante la serata, Martina Capuano leggerà alcuni brani del libro.

✊ Vi invitiamo a partecipare numerosi.

Non sarà soltanto la presentazione di un libro, ma un’occasione per incontrarsi, discutere, confrontarsi e parlare di politica attraverso la letteratura e le storie di chi ha scelto di ribellarsi.

📅 Venerdì 30 ottobre
🕡 Ore 18:30
📍 Circolo CAP – Via Albertazzi 3, Genova

Partecipate e passate parola. Vi aspettiamo. 😉

04/10/2026

️𝗦𝗔𝗡𝗜𝗧𝗔', 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗡𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗧𝗢𝗖𝗖𝗔: 𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗟𝗢 𝗦𝗠𝗔𝗡𝗧𝗘𝗟𝗟𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗦𝗜𝗟𝗘𝗡𝗭𝗜𝗢𝗦𝗢 𝗗𝗘𝗜 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗜𝗗𝗜 𝗢𝗦𝗣𝗘𝗗𝗔𝗟𝗜𝗘𝗥𝗜 🏥

C'è una parola che la politica sanitaria ligure dovrebbe smettere di usare con tanta leggerezza: 𝗿𝗶𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

Perché dietro una riorganizzazione possono esserci efficienza e integrazione, ma possono anche nascondersi accorpamenti, perdita di strutture complesse, trasferimento di competenze e, alla fine, un progressivo impoverimento della sanità pubblica sul territorio.

È quello che sta accadendo nel Savonese,
anche se la Regione e ATS Liguria dicono di no. Sostengono che i servizi continueranno a essere garantiti e che non ci sarà una riduzione dell'offerta assistenziale.

Ma allora perché medici, ex primari, amministratori locali e rappresentanti istituzionali stanno lanciando l'allarme?

La domanda è tutt'altro che retorica.
Il nuovo assetto organizzativo prevede, secondo quanto riportato in un documento recentemente pubblicato ATS Liguria, l'accorpamento di alcune strutture dell'area savonese con quelle dell'estremo Ponente. Tra le strutture interessate sono state indicate Malattie infettive, Anatomia patologica, Radioterapia, Centro trasfusionale e Laboratorio analisi.

E qui il PCI pone una questione precisa:
si può sostenere che un servizio resta formalmente aperto, ma contemporaneamente indebolirne la struttura, le competenze, la direzione e la capacità di attrarre personale?

Per noi la risposta è evidente: il livello di efficienza della sanità non si misura soltanto in base al numero di strutture disponibili (spesso con servizi minimi o assai limitati, come le tanto sbandierate Case di Comunità). Si misura anche dalla capacità reale di fornire prestazioni e curare le persone vicino a casa loro.

Il rischio è che il Ponente venga trasformato in una periferia sanitaria. Savona, il suo territorio e l'estremo Ponente non possono diventare semplicemente territori dai quali spostare competenze verso altri poli.

Il cittadino non è una pratica amministrativa da trasferire da una casella all'altra. Un anziano, un malato oncologico, una persona con una patologia complessa, un paziente che necessita di diagnostica o di cure specialistiche non vive dentro una tabella organizzativa. Vive in un territorio.

E quando si indeboliscono progressivamente i presidi territoriali di primaria importanza, prima o poi qualcuno dovrà percorrere chilometri in più per ricevere una prestazione, attendere più a lungo o rivolgersi a un'altra struttura. Un rischio che la politica ha il dovere di scongiurare.

Il PCI savonese non intende aspettare che questo problema diventi evidente, con le gravi ricadute sociali e sulla salute pubblica ad esso tragicamente legate.

La Regione parla di "rete", "integrazione", "efficienza". Allora mostri i numeri e dica alla cittadinanza:
✔️ quali servizi resteranno fisicamente sul territorio savonese;
✔️ quanti medici e infermieri saranno operativi;
✔️ quali competenze verranno trasferite;
✔️ quali tempi di risposta sono previsti;
✔️ quali saranno i percorsi per i pazienti;
✔️ come verranno garantite le emergenze, anche alla luce della prossima chiusura della centrale del 118 di Savona;
✔️ quali investimenti verranno fatti negli ospedali del Ponente.
Non bastano le rassicurazioni e le promesse: vogliamo garanzie!

Proprio sul tema delle competenze i dubbi espressi dal mondo medico sono pesanti: alcuni ex primari hanno contestato il rischio di perdere strutture complesse e hanno sottolineato il ruolo delle direzioni nel mantenere e sviluppare servizi e nell'attrarre nuovo personale.

Il PCI non vuole ospedali di serie B! La nostra posizione è semplice e non guarda in faccia nessuno.
❗️Non vogliamo che il Ponente diventi una periferia della sanità ligure.
❗️Non vogliamo che Savona perda progressivamente funzioni e servizi per concentrare altrove competenze e professionalità.
❗️Non vogliamo ulteriori tagli ai posti letto nei reparti, accorpamenti e condivisione di primari.
❗️Vogliamo la riapertura del punto nascite di Pietra Ligure e il potenziamento di quello di Savona.
❗️Vogliamo reparti pienamente operativi, e non a mezzo servizio.
❗️Vogliamo una sanità pubblica realmente efficiente in tutto il territorio ligure.

La Regione promette che nessun servizio sarà ridotto. Noi comunisti chiediamo con fermezza che queste rassicurazioni vengano trasformate in impegni precisi, pubblici e verificabili.

La tenuta del sistema sanitario a Savona e nella Riviera di Ponente è a grave rischio. La Federazione di Savona del PCI continuerà a vigilare e a denunciare ogni scelta che possa determinare un impoverimento dei servizi sanitari del nostro territorio.

Il Ponente ligure non è costituito da cittadine e cittadini di serie B: non permettiamo che la nostra sanità la diventi!

Franco Cirillo - Dipartimento Stato Sociale e Sanità PCI Liguria
Federazione PCI Savona

04/10/2026

𝗣𝗥𝗜𝗠𝗜 𝟵 𝗠𝗘𝗦𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗔𝗡𝗡𝗢: 𝟴𝟲𝟱 𝗠𝗢𝗥𝗧𝗜 𝗦𝗨𝗟 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢, 𝟭𝟬𝟳𝟰 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗩𝗜 𝗗𝗜 𝗜𝗧𝗜𝗡𝗘𝗥𝗘!

Altri dieci morti sul lavoro negli ultimi giorni di settembre e, così, al 30 settembre sono 865 i morti per infortunio nei luoghi di lavoro e 1074 quelli complessivi di itinere. Come scrive Carlo Soricelli sull'Osservatorio nazionale morti sul lavoro: “La tragedia di Daniele Gremes, uno dei tre morti sui luoghi di lavoro di ieri ucciso nel Trevigiano, è il 30esimo morto sui luoghi di lavoro in questa provincia, che è anche la provincia dove è morto Mattia Battistetti e dove la "mamma combattente" Monica Michielin lotta da anni per avere giustizia per suo figlio. Treviso è la provincia con più morti sui luoghi di lavoro in Italia. Daniele è rimasto ucciso dall'esplosione improvvisa di un tubo in pressione mentre lavorava e porta il bilancio delle vittime in Veneto a un livello drammatico e scandaloso. Con questo ennesimo infortunio mortale si raggiunge la quota reale di 101 lavoratori deceduti direttamente sui posti di lavoro dall'inizio dell'anno, a cui si sommano i lavoratori rimasti uccisi in itinere lungo le strade e le arterie autostradali del territorio. Un totale tragico di 123 vite spezzate, tutte registrate e documentate dall'Osservatorio. Il confronto con le altre regioni è impietoso e mostra tutta la gravità della situazione: Il Veneto registra quasi il doppio dei morti dell'Emilia-Romagna. Mantiene un numero di vittime vicinissimo a quello della Lombardia, che però ha più del doppio dei suoi abitanti e lavoratori. Supera abbondantemente regioni come la Campania e la Sicilia. Una regione che ama definirsi tra le più civili, progredite ed efficienti d'Italia non può accettare e tollerare.”

Ha ragione, Carlo Soricelli, a rimarcare come in una delle regioni più ricche d'Italia, che veniva definita la locomotiva dell'economia nazionale, la mortalità nel lavoro è indice di un degrado anche culturale che ritiene la sicurezza nel lavoro e la salute di chi lavora cose che possono non avere la massima priorità. Da troppi decenni il lavoro non è “il primo diritto costituzionale” ma qualcosa di diverso. Le lavoratrici e i lavoratori non sono più il motore del paese ma degli strumenti in mano a padroni che hanno come unico fine la crescita della propria ricchezza. “El far schei” come diciamo in Veneto.

Anche le guerre servono a “lorsignori” per arricchirsi. Lo fanno con il riarmo. Lo fanno uccidendo i popoli, assoggettandoli alla loro avidità, rubando le loro ricchezze.

Forse è venuta l'ora di ribellarci contro chi comanda e non vuole investire nel lavoro né avere un piano di sviluppo industriale che non sia il ti**re a campare e considerare i diritti di chi lavora un costo che si deve tagliare.

Dipartimento Lavoro PCI

𝗚𝗜𝗢𝗩𝗔𝗡𝗜, 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗘 𝗙𝗨𝗧𝗨𝗥𝗢: 𝗤𝗨𝗔𝗟𝗘 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗔 𝗚𝗜𝗢𝗩𝗔𝗡𝗜𝗟𝗘?Sabato 10 ottobre 2026, a Terni, si terrà la Conferenza di PCI e FGCI...
01/10/2026

𝗚𝗜𝗢𝗩𝗔𝗡𝗜, 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗘 𝗙𝗨𝗧𝗨𝗥𝗢: 𝗤𝗨𝗔𝗟𝗘 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗔 𝗚𝗜𝗢𝗩𝗔𝗡𝗜𝗟𝗘?

Sabato 10 ottobre 2026, a Terni, si terrà la Conferenza di PCI e FGCI, promossa in occasione della presentazione della Cellula del PCI della Arvedi AST.

Un momento di confronto e discussione che vedrà protagonisti lavoratrici e lavoratori, associazioni, organizzazioni politiche e sindacali, per affrontare una questione centrale: quale futuro stiamo costruendo per le nuove generazioni?

Sarà l’occasione per discutere di una reale politica giovanile, partendo dal tema che più di ogni altro condiziona il futuro di una ragazza o di un ragazzo: il lavoro.

Un lavoro sempre più instabile, precario e spesso incapace di garantire autonomia, sicurezza e possibilità di costruire il proprio futuro.

Parleremo quindi di lavoro, diritti, precarietà, pace e prospettive per le nuove generazioni, mettendo al centro la necessità di tornare a costruire una politica che non si limiti a parlare dei giovani, ma che sappia dare loro strumenti, diritti e un futuro.

A introdurre i lavori sarà Elisa De Felice, Segretaria nazionale della FGCI; presiederà Domenico Pascarella, Responsabile nazionale del Dipartimento Lavoro del PCI mentre le conclusioni saranno affidate a Mauro Alboresi, Segretario nazionale del PCI.

📅 Sabato 10 ottobre 2026
🕙 Ore 10.00
📍 Hotel Michelangelo – Viale della Stazione 63, Terni

Il futuro non si aspetta. Si costruisce.

PCI - Partito Comunista Italiano
FGCI - Federazione Giovanile Comunista Italiana

01/10/2026

𝗥𝗘𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗖𝗔𝗟𝗔𝗕𝗥𝗜𝗔: 𝗟𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗡𝗙𝗜𝗧𝗧𝗔 𝗘' 𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔

𝗠𝗲𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝘀𝘂 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘂𝗿𝗻𝗲. 𝗘 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗳𝗶𝗻𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲.

A Reggio Calabria il centrodestra vince le elezioni supplettive; il centrosinistra arriva secondo. Futuro Nazionale di Vannacci discute se considerare il 10,94% un successo o una delusione.

Tutto secondo copione.

Quello che invece sembra non interessare quasi nessuno è il dato più importante: ha votato appena il 22,34% degli aventi diritto.

Su 345.486 elettori, soltanto 77.165 sono andati alle urne. I voti validi sono stati appena il 21,7% degli aventi diritto.

Quasi otto cittadini su dieci sono rimasti a casa.

E la politica cosa fa? Discute di chi ha vinto, di chi ha perso e delle percentuali dei singoli partiti poi liquida l’astensione dicendo che «nelle suppletive succede».

No, non è normale; è un problema politico enorme perché quando un’elezione presentata come importante test nazionale porta alle urne poco più di un cittadino su cinque, la prima domanda da porsi non è chi abbia vinto ma perché la stragrande maggioranza delle persone non ritiene più il voto uno strumento utile per cambiare la propria condizione?

La risposta dovrebbe interrogare soprattutto chi governa e chi, da decenni, si alterna nelle istituzioni.

Salari, precarietà, sanità, casa, servizi, pensioni, disuguaglianze: mentre la vita concreta delle persone peggiora, la politica appare sempre più distante, autoreferenziale e incapace di offrire una prospettiva.

Si pretende persino di chiamare «stabilità» un sistema elettorale che rischia di rendere ancora più difficile l’accesso alle elezioni per le forze non già presenti in Parlamento attraverso la raccolta di centinaia di migliaia di firme in tempi strettissimi.

Questa non è stabilità: è il rischio di blindare l’esistente mentre cresce il distacco dal popolo.

Il dato di Reggio Calabria dovrebbe far suonare un allarme invece i «lorsignori» preferiscono festeggiare il proprio 51%, discutere del 36% degli avversari e interpretare il 10% di Vannacci.

Peccato che quel 51% rappresenti appena l’11,10% degli aventi diritto.

Il problema, dunque, non è soltanto chi abbia vinto, è che quasi l’80% non ha votato.

Continuare a far finta di niente significa non voler vedere una realtà precisa: la crisi della partecipazione è anche il risultato del fallimento di una politica che non riesce più a rappresentare, né tantomeno a dare speranza, alle classi popolari.

Quando il popolo smette di votare la politica dovrebbe fermarsi e interrogarsi. Non festeggiare!

Partito Comunista Italiano

Indirizzo

Via Capoverde, 3
Genova
16159

Orario di apertura

Lunedì 15:30 - 18:00
Mercoledì 15:30 - 18:00
Venerdì 15:30 - 18:00
Sabato 09:30 - 13:00

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