19/10/2026
Spaccare una vetrina è violenza. Sì.
Saccheggiare un negozio è violenza. Sì.
Ti**re una bottiglia a un poliziotto è violenza. Sì.
SIAMO TUTTI D'ACCORDO. BENE.
E adesso che siamo d'accordo, parliamo del resto.
Uno stage a 500 euro a trent'anni
È VIOLENZA.
Un contratto che scade ogni tre mesi
È VIOLENZA.
Una partita Iva finta con cui non puoi nemmeno ammalarti
È VIOLENZA.
Tre morti sul lavoro al giorno
È VIOLENZA.
Lavorare otto ore al giorno e non arrivare a fine mese
È VIOLENZA.
Scegliere tra la bolletta e la spesa
È VIOLENZA.
Un affitto che si prende metà dello stipendio
È VIOLENZA.
Otto mesi per una visita, o 150 euro domani dal privato
È VIOLENZA.
Due euro e mezzo l'anno di psicologo a studente
È VIOLENZA.
Un ragazzo che a vent'anni sa già che una casa non la comprerà mai
È VIOLENZA.
Per questo violenza non c'è un vertice a Palazzo Chigi.
Non c'è un decreto.
Non c'è un fermo preventivo.
Non c'è un telegiornale che apre con le immagini.
PERCHÉ NON ROMPE LE VETRINE.
ROMPE LE PERSONE.
AVEVANO QUINDICI, SEDICI, VENT'ANNI.
Erano in piazza contro il carovita.
Il giorno dopo: vetrine, saccheggi, fermi, minorenni da arrestare.
Nessuno che chieda perché un quindicenne sa già cos'è il carovita.
CONDANNIAMO LA VIOLENZA. TUTTA.
Quella che si vede in un pomeriggio.
E quella che si subisce per tutta la vita.
La prima è già in prima pagina.
La seconda: quando è che ne parliamo?