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 : la città che vogliamo si costruisce insieme.Per questo ti aspettiamo Domenica 25 ottobre, alle 09:30, alla Fondazione...
16/10/2026

: la città che vogliamo si costruisce insieme.
Per questo ti aspettiamo Domenica 25 ottobre, alle 09:30, alla Fondazione IL SOLE di viale Uranio per la conferenza programmatica del .

Tavoli di discussione aperti a cittadine e cittadini, associazioni, professionisti: racconta le tue idee e mettiti in dialogo con i responsabili e i dipartimenti del partito.
🔗 Compila il form al link in bio per partecipare!

Perché i problemi di Grosseto non si risolvono in una stanza chiusa, ma ascoltando chi la città la vive ogni giorno.

📍 Fondazione Il Sole, viale Uranio
🗓️ Domenica 25 ottobre · ore 09:30

Ottant’anni dopo, le donne in fondo alla lista 𝐶𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒 𝑒𝑙𝑒𝑡𝑡𝑜𝑟𝑎𝑙𝑒, 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑜 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒...
14/10/2026

Ottant’anni dopo, le donne in fondo alla lista

𝐶𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑎 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒 𝑒𝑙𝑒𝑡𝑡𝑜𝑟𝑎𝑙𝑒, 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑜 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑚𝑜𝑐𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎
Grosseto, 9 ottobre 2026
Ottant’anni dopo il primo voto delle donne, la Camera ha approvato ieri 8 ottobre una legge elettorale che presenta il concreto rischio di portare meno donne in Parlamento. Un rischio che riguarda anche Grosseto.

Perché? Il motivo è semplice. In ogni collegio il primo nome della lista lo scelgono i partiti e chi vota non ha alcun potere su questa scelta: quel nome è il primo a essere eletto. Il Rosatellum chiedeva un equilibrio tra uomini e donne in quei posti (60-40), la nuova legge non lo chiede più. Così i partiti potranno mettere gli uomini in prima posizione e le donne dietro, dove è ovviamente più difficile essere elette. L’alternanza nelle preferenze non basta: chi è capolista entra per primo. Non è solo una questione di numeri, è un messaggio sbagliato: gli uomini guidano e tracciano la via, le donne seguono.

È proprio lo schema culturale, fatto di stereotipi, che come partito vogliamo combattere. Gli stereotipi sono il terreno su cui cresce anche la violenza di genere. Per contrastarla non bastano le leggi, servono donne con ruoli e potere, a cominciare dalle istituzioni. Avere la prima presidente del Consiglio non ci mette al riparo da questo rischio. Essere donna NON significa, in automatico, battersi per la parità: conta ciò che si sceglie di fare, e la maggioranza guidata per la prima volta da una donna ha scelto questa legge deleteria.

Ci sono effetti diretti sulla vita delle persone. Se ai vertici delle istituzioni ci sono meno donne, si parlerà sempre meno di ciò che riguarda la vita quotidiana: asili nido, scuola e centri estivi, congedi parentali, assistenza a persone anziane e con disabilità, conciliazione tra vita e lavoro, contrasto a violenza e discriminazioni. Se le donne non siedono in numero adeguato dove si decide, il lavoro di cura è destinato a restare invisibile, con danni che durano nel tempo e ricadute dirompenti a livello socio-economico.

Come Paese partiamo già in ritardo. Il Global Gender Gap Report 2026 posiziona l’Italia all’83° posto su 145 Paesi e al 121° per partecipazione e opportunità economiche: sono altri quattro posti in meno dell’anno scorso. Con una crescita ferma allo 0,5% nel 2025, la Banca d’Italia avverte che, senza più lavoro femminile e giovanile, il Pil potenziale potrebbe calare di circa il 9% entro il 2050. Quando le donne non possono lavorare, o lavorano pochissimo, ci rimette l’intera comunità.

A Grosseto le donne ci sono e fanno sentire la loro presenza imprenditoriale: secondo Confartigianato e Camera di commercio la Maremma è settima in Italia per peso dell’occupazione femminile indipendente (nel 2024 era diciassettesima) e conta 26 imprese femminili ogni 100, contro una media nazionale di 24. Spesso l’impresa individuale è l’unica forma che permette alle donne di organizzarsi in relativa autonomia, ma è anche una forma fragile: nel 2025 le imprese femminili grossetane sono 7.814, in calo dello 0,3%. Va ricordato che la cura di figli piccoli, anziani e famiglia ricade ancora soprattutto sulle donne, e per questo resta molto da fare. Molte lavorano nei servizi, nel turismo stagionale e nel pubblico impiego, spesso con part-time non scelto. Con contratti precari o stagionali, inoltre, denunciare molestie e discriminazioni sul posto di lavoro diventa molto più difficile e rischioso. Serve più ascolto su questi dati, e servono donne nelle istituzioni che li chiedano.

Non è una questione di quote rosa, ma di Costituzione: l’articolo 51 chiede alla Repubblica di promuovere con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive. La legge elettorale approvata ieri va nella direzione opposta.
Una democrazia che rappresenta meno le donne e le relega a ruoli secondari si prende meno cura di tutte le persone.

Maria Claudia Rampiconi
Responsabile Politiche di genere e pari opportunità, Segreteria PD Grosseto

Infanzia, uscire da ENOC significa rinunciare al confronto europeo proprio quando serve di più.L’Autorità garante per l’...
13/10/2026

Infanzia, uscire da ENOC significa rinunciare al confronto europeo proprio quando serve di più.

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza non farà più parte di ENOC, la Rete europea dei garanti per l’infanzia. A renderlo noto è stata Marina Terragni, attuale titolare dell’Autorità.
Istituito con la legge n. 112 del 12 luglio 2011, il Garante è un organismo nazionale indipendente chiamato a promuovere e tutelare i diritti delle persone minorenni. ENOC riunisce garanti e ombudsman nazionali e regionali, offrendo uno spazio stabile di cooperazione, scambio di esperienze e confronto sulle politiche per l’infanzia.
La rete non è un organismo sovraordinato ai garanti nazionali e non dispone di poteri gerarchici o sanzionatori. Parteciparvi significa condividere buone pratiche, affrontare criticità comuni e contribuire all’attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Uscire da ENOC, quindi, non significa sottrarsi a un vincolo esterno, ma rinunciare a un’occasione di dialogo tra istituzioni indipendenti che perseguono obiettivi analoghi.

La decisione arriva in un momento in cui la condizione di molti minorenni in Italia richiede più collaborazione, non meno. Povertà economica e abitativa, disuguaglianze educative e territoriali, dispersione scolastica e difficoltà di accesso ai servizi continuano a condizionare le opportunità di crescita. A queste criticità si aggiungono le carenze nell’assistenza psicologica e neuropsichiatrica, la violenza in ambito familiare e le difficoltà legate alla tutela dei minori stranieri non accompagnati.

Sono problemi complessi, che non possono essere affrontati soltanto in una prospettiva nazionale. Il confronto con altri Paesi consente di conoscere modelli diversi, condividere soluzioni e individuare con maggiore chiarezza i limiti dei propri sistemi di protezione.
Anche i dati sulle violenze ai danni dei minorenni, compresi quelli richiamati dal Dossier Indifesa 2026 di Terre des Hommes, richiamano la necessità di mantenere alta l’attenzione, verificando sempre le cifre sulla base delle fonti statistiche primarie.

In questo contesto, ridurre gli spazi di cooperazione europea appare una scelta difficile da comprendere. L’indipendenza istituzionale non si rafforza con l’isolamento, ma attraverso la capacità di confrontarsi, valutare i risultati e migliorare le proprie politiche.

La tutela dell’infanzia è più efficace quando le istituzioni si chiudono nel proprio modello o quando collaborano per garantire a ogni minorenne maggiori diritti e opportunità?

Gabriella Capone
Resp. Inclusione Sociale
Pd Grosseto

HOSPICE E ONCOLOGIA, FIRMATO IL PROTOCOLLO: ORA SERVE VELOCITÀ. CHIEDIAMO AL NUOVO DIRETTORE GENERALE DI ACCELERARELe cu...
09/10/2026

HOSPICE E ONCOLOGIA, FIRMATO IL PROTOCOLLO: ORA SERVE VELOCITÀ. CHIEDIAMO AL NUOVO DIRETTORE GENERALE DI ACCELERARE

Le cure palliative sono dignità fino all’ultimo giorno. Dopo anni di attesa, Grosseto ha diritto a una struttura all’altezza di chi soffre e di chi sta accanto.
Accogliamo con soddisfazione la firma del protocollo d’intesa con la Regione Toscana, approvato al Ministero della Salute. Un passaggio atteso da tempo per il nuovo hospice di Grosseto, che dovrà sorgere nel plesso di Villa Pizzetti.
L’attuale hospice “Roberto Ciabatti”, ospitato nell’ospedale della Misericordia, dispone di sei posti letto residenziali e due di day hospice. Dal 2020 ASL e Comune indicano nella nuova struttura la soluzione. La richiesta di finanziamento, che comprende altri interventi aziendali per circa 30 milioni di euro, è stata presentata dalla ASL nel 2022. Da allora l’iter è passato per Regione e Ministero, tra richieste di chiarimenti e integrazioni, fino al sollecito portato in Parlamento dall’interrogazione del deputato Marco Simiani.
Riconosciamo il valore delle risorse che la Regione destina all’opera. Il protocollo, però, è un punto di partenza e non di arrivo.
Per questo sollecitiamo il nuovo direttore generale della ASL Toscana sud est a chiedere alla Regione di muoversi con urgenza, senza attendere i tempi del piano triennale. Le priorità sono l’hospice a Villa Pizzetti, la sistemazione dell’anatomia patologica e il riordino dell’intero dipartimento di oncologia. Anche gli altri progetti inseriti nell’elenco, che hanno il sostegno della sanità provinciale, meritano di essere realizzati.
Esprimiamo soddisfazione per la firma e per le risorse stanziate, ma i pazienti e le famiglie non possono attendere altro tempo. Le opere si fanno con il lavoro costante e con i cantieri, non con gli annunci. Se oggi siamo a questo punto, è anche perché qualcuno ha tenuto alta l’attenzione, in Parlamento e sul territorio. Chi si limita a intestarsi i risultati a cose fatte non può rivendicare un percorso che altri hanno sostenuto. Il PD continuerà a vigilare perché ogni euro diventi un servizio concreto per Grosseto.

Alberto Colombini
Responsabile Sanità
Partito Democratico Grosseto

SICUREZZA, PIÙ STRATEGIA E MENO INTERVENTI SPOTLa rissa avvenuta la sera del 30 settembre in via Roma ripropone un tema ...
03/10/2026

SICUREZZA, PIÙ STRATEGIA E MENO INTERVENTI SPOT

La rissa avvenuta la sera del 30 settembre in via Roma ripropone un tema che è certamente tra i più sentiti dai cittadini: quello della sicurezza. Proprio per questo servirebbe una strategia chiara e coerente. L’attuale amministrazione, invece, sembra procedere soprattutto per interventi spot, spesso pensati per dare una risposta immediata alle richieste del momento, ma poco coordinati tra loro e incapaci di incidere davvero sulle cause dei fenomeni.
I commercianti si lamentano di chi bivacca sulle panchine davanti ai negozi? Si spostano le panchine. Si chiede una maggiore presenza visibile della Polizia locale come deterrenza? Si aumentano i servizi in divisa, anche a scapito di quelli in borghese. E si potrebbe continuare.
La sicurezza, invece, va affrontata nel suo complesso. Finché si pretende di curare i singoli sintomi, non si guarisce dalla malattia. Bisogna comprendere le interconnessioni tra i diversi fenomeni che generano insicurezza e senso di insicurezza e intervenire in modo organico.
Via Roma ne è un esempio evidente. È una strada che, per la sua stessa conformazione, tende a desertificarsi nelle ore serali: molti uffici, poche abitazioni, poche attività commerciali e, nel tratto finale, la vicinanza della stazione. Quando è stata recentemente riasfaltata, si sarebbe potuto cogliere l’occasione per pensare anche a una sua riqualificazione complessiva: illuminazione, videosorveglianza, spazi pubblici e marciapiedi capaci di favorire presenza, attività e frequentazione. Niente di particolarmente fantasioso, né di diverso da quanto è già stato fatto in altre aree della città.
Ma la riqualificazione urbana, da sola, non basta. Dove si manifestano fenomeni ricorrenti di illegalità occorre anche un’azione coordinata e sistematica di controllo: sulle attività, sulle locazioni, sul rispetto delle norme e, più in generale, su tutti quei fattori che possono contribuire a rendere alcune aree più fragili. Anche questo significa intervenire a monte, invece di limitarsi a rincorrere gli effetti quando si manifestano.
E invece, in via Roma, nulla di tutto questo. Perché? Si è forse ritenuto che quest’area non meritasse lo stesso investimento in riqualificazione, prevenzione e controllo, lasciandola di fatto scivolare verso un progressivo degrado?
È anche da scelte come queste che si misura una politica della sicurezza. E sulla sicurezza ci vuole più strategia e meno tattica.

Luca Bernazzani
Responsabile Sicurezza Urbana
PD Grosseto

Leonardo Culicchi
Capogruppo PD
Comune di Grosseto

Marco Simiani
Segretario Unione Comunale PD Grosseto

Ieri Grosseto ha scelto nuovamente di non voltarsi dall'altra parte. 🕊️Un sudario bianco di 25 metri ha attraversato le ...
02/10/2026

Ieri Grosseto ha scelto nuovamente di non voltarsi dall'altra parte. 🕊️

Un sudario bianco di 25 metri ha attraversato le vie del nostro centro, da Piazza Rosselli a Piazza Dante, sorretto dalle mani di oltre duecento cittadini. Sopra quel telo, i nomi e le età di 18.457 bambini e ragazzi uccisi a Gaza.
Un'opera corale di memoria e pietà a cui, come Partito Democratico e Giovani Democratici, abbiamo partecipato con convinzione, insieme a tante realtà del territorio.

Come ha ricordato il Presidente della Provincia Francesco Limatola sotto Palazzo Aldobrandeschi: "C'è il rischio di abituarsi a ciò che normale non è. Le istituzioni devono difendere i diritti delle persone. Il futuro di quei 18mila bambini è ormai stato distrutto, ma questo telo ha avuto bisogno di tante mani per essere sorretto. L'indifferenza non deve diventare più forte dell'umanità".

Serve dare un nome a queste anime spezzate per non dimenticare. Serve un cessate il fuoco immediato.

NOS e Polizia Municipale: la Giunta non trasformi la sicurezza in propagandaEsprimiamo forte perplessità sulla scelta de...
28/09/2026

NOS e Polizia Municipale: la Giunta non trasformi la sicurezza in propaganda

Esprimiamo forte perplessità sulla scelta della Giunta Vivarelli Colonna di intervenire sulle modalità operative della Polizia Municipale con una decisione che rischia di essere più utile alla propaganda politica che alla sicurezza della città.
C’è innanzitutto una questione di metodo e di rispetto dei ruoli. L’articolo 46, comma 5, del regolamento della Polizia Municipale attribuisce al Comandante la responsabilità di stabilire l’impiego del personale in borghese o in divisa. Tutto questo viene confermato dalle norme, in materia regionale e nazionale. Non si comprende, quindi, la necessità di una decisione politica su una materia che il regolamento già disciplina e che, per anni, è stata gestita nell’ambito dell’autonomia operativa del Comandante.
Il punto è semplice: se il Comandante ha la responsabilità dell’organizzazione del servizio, quella responsabilità deve essere rispettata e non può essere piegata alle esigenze di comunicazione della Giunta.
Il NOS, in questi anni, ha rappresentato un presidio importante per Grosseto. Ha svolto attività di controllo, prevenzione e contrasto a fenomeni di illegalità, producendo risultati concreti e contribuendo alla sicurezza del territorio. Mettere in discussione il suo modello operativo senza un’analisi seria dei risultati rischia di indebolire un’esperienza che ha dimostrato la propria utilità.
La Giunta Vivarelli Colonna dovrebbe spiegare ai cittadini quale nuovo problema intende risolvere con questa decisione. Perché modificare ciò che ha funzionato? Perché intervenire su una competenza già attribuita al Comandante? E soprattutto, perché trasformare una scelta organizzativa in un annuncio politico?
Sulla sicurezza servono meno proclami e più risultati. Non basta moltiplicare annunci per dimostrare di avere affrontato il problema. Anche l’impiego dell’esercito nelle strade, pur rappresentando un supporto alle attività di sicurezza, non può essere confuso con una soluzione strutturale ai problemi della sicurezza urbana.
Il PD di Grosseto continuerà a difendere l’autonomia e la professionalità della Polizia Municipale e il lavoro svolto dal NOS.
La sicurezza non è un palcoscenico per la propaganda. È una responsabilità che richiede competenza, continuità e rispetto dei ruoli.

Luca Bernazzani
Resp, Sicurezza Urbana
Pd Grosseto

POVERTÀ, A GROSSETO SERVE UNA REGIA PERMANENTE, NON SOLO TAVOLI DI EMERGENZAA Grosseto esiste una rete importante di sog...
27/09/2026

POVERTÀ, A GROSSETO SERVE UNA REGIA PERMANENTE, NON SOLO TAVOLI DI EMERGENZA

A Grosseto esiste una rete importante di soggetti che ogni giorno si occupano di povertà, marginalità e fragilità sociale: Comune, CoeSO-Società della Salute, Caritas, Diocesi, parrocchie, empori solidali, associazioni, cooperative e Terzo settore. È una rete preziosa, fatta di competenze, professionalità e volontariato, che garantisce servizi fondamentali alla comunità. Basti pensare ai volontari di “Abitare la notte”, che nel solo mese di agosto hanno distribuito 1.422 pasti.
Ma una rete così importante deve essere messa nelle condizioni di lavorare in maniera sempre più coordinata. Oggi il confronto tra i diversi soggetti avviene soprattutto quando emerge un’emergenza: il freddo, la chiusura di un dormitorio, una situazione critica in un quartiere. Il Comune convoca e gli operatori si siedono intorno a un tavolo. È un meccanismo utile e va riconosciuto, ma non può essere l’unico strumento. Un tavolo che si apre quando il problema è già esploso e si chiude quando l’emergenza è superata non è sufficiente ad affrontare un fenomeno complesso come la povertà.
Per questo il Partito Democratico propone una Cabina di regia permanente contro la povertà e la vulnerabilità sociale. Non un nuovo ufficio e nemmeno un doppione del CoeSO, ma un punto di coordinamento stabile all’interno dell’amministrazione, capace di mettere in relazione chi già lavora sul territorio, condividere obiettivi e strumenti e costruire una programmazione annuale. La cabina di regia dovrebbe riunirsi con un calendario definito, avere una responsabilità politica chiara e riferire periodicamente in Consiglio comunale sui risultati raggiunti e sui bisogni ancora scoperti.
L’obiettivo è fare in modo che una persona fragile non debba bussare a molte porte diverse prima di trovare una risposta. Significa coordinare meglio le diverse forme di intervento, dalla povertà alimentare a quella abitativa, dalla marginalità economica a quella sociale, e garantire continuità tra l’accoglienza emergenziale e i servizi ordinari.
Grosseto ha già competenze, volontari e organizzazioni straordinarie. Quello che serve è una politica capace di tenerli insieme durante tutto l’anno. La povertà non va in ferie: anche la risposta della città non può farlo. Dobbiamo passare dalla gestione delle emergenze alla programmazione, dalla risposta occasionale a una strategia stabile per tutta la comunità.

Carla Anita Guida
Resp. Politiche Sociale e Contrasto alle Povertà
Pd Grosseto

Indirizzo

Grosseto
58100

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