Lentini i luoghi della memoria

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Lentini i luoghi della memoria Storia, curiosità, notizie su Lentini

23/10/2026
21/10/2026

Penso che sia utile riproporre un video di qualche anno fa

21/10/2026

L’altra sera ho visitato, a Palazzo Beneventano, la mostra fotografica organizzata dal club I Lestrigoni. Tralasciando, almeno per un momento, le condizioni in cui versa l’immobile, vale la pena soffermarsi sulle esposizioni allestite al suo interno: non una sola mostra, ma percorsi differenti per temi, linguaggi e sensibilità, capaci di offrire interessanti spunti di riflessione.
Lello Fargione, con “Attese tradite”, ci conduce in un territorio in cui la fotografia si fa denuncia, evocazione e archeologia industriale. Le sue immagini raccontano lo scempio subito da uno dei tratti di costa più belli della provincia di Siracusa, segnato da promesse mancate e aspettative deluse. I relitti industriali diventano testimonianze concrete di un futuro annunciato e mai realizzato, mentre il petrolchimico siracusano emerge come simbolo di un oblio che avvolge anche il mancato risanamento del territorio. È una documentazione che non dovrebbe lasciarci indifferenti: dovrebbe indignarci, indurci a riflettere e, soprattutto, spingerci ad agire.
“Anime”, di Maurizio Deus Scit, ci accompagna invece in un viaggio attraverso i chiaroscuri di ritratti evocativi, sospesi tra luce e ombra. Gli occhi dei soggetti diventano una soglia attraverso cui intravedere qualcosa di più profondo, quella dimensione interiore che chiamiamo anima e che raramente si lascia svelare del tutto. Ne scaturiscono immagini suggestive, talvolta affascinanti, capaci di trattenere lo sguardo e di stimolare una lettura che va oltre la semplice rappresentazione del volto.
Con “Presenze” e “Ferite”, Salvatore La Fata esplora il confine tra fotografia e pittura, affidandosi alla sperimentazione e alla contaminazione dei linguaggi. I ritratti, attraversati e quasi violati da squarci di colore, sembrano portare sulla superficie le lacerazioni dell’inconscio; altre immagini, pur essendo fotografie, assumono la consistenza e la forza espressiva di veri e propri dipinti. Realtà e dimensione interiore si intrecciano, generando visioni che interrogano e inquietano. Un percorso originale, nel quale si riconosce la cifra espressiva dell’autore.
La presenza del Cine Club Bandeirante, tra i più antichi club di fotoamatori del Brasile, introduce ulteriori suggestioni visive. Le opere esposte valorizzano il colore e il movimento, con composizioni che in alcuni casi richiamano le dinamiche del futurismo di Boccioni. In altre immagini emerge una ricerca di impronta astratta, costruita attraverso rette e poligoni regolari, mentre non manca l’attenzione al ritratto. Ne deriva un insieme eterogeneo, in cui la sperimentazione formale e la ricerca compositiva restituiscono una pluralità di sguardi e sensibilità.
Con Giuseppe Costanzo e il progetto “L’altra metà del sacro – La devozione al femminile” torniamo in Sicilia, in una dimensione fatta di gesti, rituali e sentimenti che appartengono alla memoria collettiva dell’isola.
Le fotografie in bianco e nero ritraggono donne, giovanissime e anziane, colte nei momenti della devozione e della partecipazione al sacro. Immagini che richiamano inevitabilmente, per sensibilità e capacità narrativa, alcuni lavori di Ferdinando Scianna e Giuseppe Leone. Eppure, pur muovendosi entro una tradizione fotografica che ha saputo raccontare profondamente la Sicilia, Costanzo individua una propria prospettiva.
Scianna ha fatto del reportage uno dei cardini della propria ricerca, mentre Leone ha documentato, attraverso le sue immagini, le trasformazioni di una società sospesa tra civiltà contadina e modernità. Costanzo sceglie invece di addentrarsi nella dimensione intima della devozione, cercando di cogliere sentimenti, speranze e certezze che si manifestano nei volti e nei gesti delle donne.
La donna diventa così custode e interprete di una tradizione religiosa che attraversa le generazioni. Una devozione che sembra sottrarsi al tempo, pur radicandosi profondamente nei luoghi e nelle comunità che la alimentano.
Il percorso fotografico attraversa le nove province siciliane e ci restituisce l’immagine di un’isola antica e misteriosa, ma al tempo stesso viva e attuale. Non una Sicilia relegata nel passato o cristallizzata nel folklore, bensì una terra in cui le radici continuano a nutrire il presente. Attraverso immagini evocative, Costanzo ci invita a riscoprire la nostra identità e a interrogarci su un bisogno che la modernità non sembra aver cancellato: il desiderio di sacro, di appartenenza e di ricerca di un significato che vada oltre la quotidianità.
Nel complesso, le mostre allestite a Palazzo Beneventano offrono un panorama articolato di linguaggi e sensibilità: dalla fotografia come strumento di denuncia alla ricerca dell’interiorità, dalla sperimentazione visiva alla testimonianza delle tradizioni. Percorsi diversi, accomunati dalla capacità di suscitare domande e sollecitare riflessioni.
Resta, tuttavia, una contraddizione difficile da ignorare: la ricchezza culturale di queste iniziative si confronta con le condizioni di un edificio che meriterebbe ben altra attenzione. Perché la cultura possa esprimere appieno il proprio valore, anche i luoghi che la ospitano devono essere tutelati e restituiti alla collettività nella loro dignità.
La fotografia, in fondo, non si limita a mostrarci ciò che abbiamo davanti agli occhi: ci invita a guardare meglio, a riconoscere ciò che rischiamo di dimenticare e a interrogarci su ciò che, come comunità, siamo ancora in grado di salvare.

07/05/2026
https://www.camminosiracusa.it/2026/01/trecentotrentatre-anni-dopo-il-ricordo-dellimmane-sisma-del-1693-che-distrusse-ci...
09/01/2026

https://www.camminosiracusa.it/2026/01/trecentotrentatre-anni-dopo-il-ricordo-dellimmane-sisma-del-1693-che-distrusse-citta-e-paesi-della-sicilia-sud-orientale/?fbclid=IwY2xjawPN-SFleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFoekRUZVRiSE9DS09VMGdmc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHt7KHkkwMPOHPCxuzslBo483aUMsBvOcVHTeXv0yIFM2JlnwL-LdApHpnZgc_aem_HtpuoWrg1i_eZKQip7Gt8Q

SIRACUSA – Il nove e l’undici gennaio del 1693 uno dei più tremendi terremoti della storia d’Italia distrusse gran parte delle città della Sicilia sud-orientale. Secoli di cultura, arte, tradizioni spazzate via nello spazio di un miserere. Si creò uno iato tra i secoli pre e tempi post 1693...

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