02/04/2017
Mi sono candidato alla guida del PD quando ho capito che non potevamo più esitare.
C’è in gioco il futuro del Paese: dall'inizio della crisi a oggi le diseguaglianze sono aumentate esponenzialmente.
Il 25% della ricchezza è in mano all'1% della popolazione. Non ne parla più nessuno e noi non possiamo far finta di nulla.
In queste settimane sto girando l’Italia per presentare la nostra mozione e nelle parole di chi è preoccupato per il futuro del Partito Democratico, di chi pensa che l’eguaglianza sia il tema centrale per il futuro del Paese, sento tutta l'urgenza della nostra scelta.
Il Partito Democratico deve riconquistare il voto degli operai della FCA, degli infermieri, di chi vive in periferia. Il voto della nostra gente. Perché dobbiamo tornare a essere quel popolo unito che non corre più veloce quando qualcuno resta indietro, ma si ferma ad aspettare per riprendere il percorso tutti assieme.
Se non torniamo ad ascoltare, a parlare con tutti, non solo con chi ha successo e ci riempie di orgoglio ma anche con chi è arrabbiato e non ce la fa, non andremo da nessuna parte.
Perché senza quel mondo non siamo niente, non siamo noi.
Che le primarie servano quindi anche a ridiscutere e a ridisegnare l'agenda dei diritti, a dare risposte, a unire, a rimettere al centro le persone e non a contarci e a vedere chi grida più forte.
Faccio un appello a tutti: andate a votare alle primarie, reclamate la vostra voce, perché questo scontro permanente interno al partito ha allontanato tante persone. Torniamo a unire.
, diciamo .