Nel 1543, il vescovo di Catania Niccolรฒ Maria Caracciolo ottenne da Carlo V il "mero e misto imperio", ossia la giurisdizione civile e criminale sul territorio, istituendo cosรฌ ufficialmente la Contea di Mascali, di cui i suoi successori continuarono ad essere proprietari per circa due secoli, assumendo il titolo di "Comites Mascalarum" (Conti di Mascali). ร chiaro perรฒ che la nuda proprietร di terreni boschivi, incolti e talora paludosi a poco sarebbe valsa alla diocesi etnea se non ad inutili dispendi economici. Fu cosรฌ che l'abile vescovo Caracciolo pensรฒ bene di convocare in assemblea il 5 ottobre 1558 nella chiesa di Santa Maria degli Angeli gli abitanti di Mascali, per offrire loro in enfiteusi (cioรจ dietro pagamento di un canone periodico in denaro o in natura) ma a infimi censi le terre della contea. Questa data segnรฒ dunque l'inizio del progressivo disboscamento e popolamento del territorio che ben presto, avendo attratto gli investimenti in massima parte di acesi e messinesi oltre a parecchia manodopera contadina, dal mare alla montagna si riempรฌ di lussureggianti vigneti e di nuovi piccoli e sparsi centri urbani dipendenti dal centro di Mascali economicamente e giuridicamente. Per tutto il XVI secolo ed oltre, a causa della sua collocazione su un'altura che la rendeva ben visibile dal mare, Mascali rimase perรฒ spesso vittima, come la maggior parte delle cittร costiere, degli attacchi dei pirati turchi che infestavano il Mar Mediterraneo, tanto che restรฒ piรน volte quasi del tutto disabitata. Le cronache del tempo ci indicano come nel 1524 i turchi riuscirono a depredare il paese e a rapire "circa octanta pirsuni infra homini donni e pichulilli" per rivenderli a Costantinopoli come schiavi. Per proteggere dunque la cittร dalle incursioni turche furono innalzate alcune torri di avvistamento, ben sette secondo la leggenda, disseminate su tutto il territorio della contea. Il XVII secolo fu caratterizzato da un consistente aumento demografico, ravvisabile soprattutto nella crescita dei nuovi borghi della contea e determinato dalle donazioni enfiteutiche del vescovo conte Michelangelo Bonadies, che difese strenuamente il diritto alla gestione del territorio, contro le intromissioni da parte dei regnanti. Nel 1693 il terremoto del Val di Noto lasciรฒ Mascali semidistrutta (ma i Mascalesi, caso unico fra le comunitร della Sicilia Orientale,si salvarono quasi tutti, poichรฉ, al momento della maggior scossa dell'11 gennaio, erano in processione, all'aperto,con le reliquie di San Leonardo); giร in tale epoca si pensรฒ di ricostruirla piรน a valle, ma il terreno acquitrinoso della piana sottostante ne scoraggiรฒ l'insediamento. Ciรฒ che fu spostato in pianura fu invece il tratto dell'antica via consolare valeria che fino ad allora aveva attraversato il centro abitato, fornendo cosรฌ ai viandanti un percorso nettamente piรน agevole. Nel XVIII secolo la Sicilia, e dunque anche il territorio di Mascali, passรฒ in mano borbonica. Questo segnรฒ perรฒ la fine della vecchia e gloriosa contea di Mascali, che fu ceduta dai vescovi catanesi alla casa reale nel 1757. La cittร di Mascali, tagliata fuori dai traffici commerciali e ormai in posizione periferica iniziรฒ cosรฌ il suo lento ma inesorabile declino. A causa dell'eccessiva fiscalizzazione a cui i terreni erano sottoposti, sempre piรน insistenti si fecero inoltre le richieste di autonomia amministrativa da parte dei numerosi borghi sorti sul territorio della vecchia contea, primo fra tutti il "Quartiere delle Giarre", l'odierna Giarre, divenuto ben piรน grande e ricco della stessa Mascali e che ottenne la secessione nel 1815. Data cruciale per la storia di Mascali รจ quella del 6 novembre del 1928, ricorrenza di San Leonardo, ancora oggi protettore della cittร , quando la lava dell'Etna, fuoriuscita da una bocca apertasi ad appena 1150 m di quota, incanalandosi nel torrente Pietrafucile che attraversava l'abitato, seppellรฌ Mascali per intero lasciandone integra solo una piccola porzione periferica, l'odierna frazione di Sant'Antonino. Una delle piรน importanti imprese del regime in Sicilia fu certamente la ricostruzione della cittร di Mascali. Il Governo, su mandato del Ministro dei Lavori Pubblici Giovanni Giuriati e dello stesso Mussolini, diede inizio ai lavori di ricostruzione immediatamente dopo la catastrofica calamitร naturale. Fu deciso di spostare la nuova cittร piรน a valle, a ridosso della strada statale che collega Messina a Catania, a metร strada tra i Comuni di Giarre e Fiumefreddo di Sicilia. Il sistema urbanistico adottato individuรฒ gli assi viari disposti in modo razionale, secondo uno schema ippodameo, ereditato dalla cultura dell'antica Roma, un vero e proprio "marchio di fabbrica" di tutte le cittร costruite durante il fascismo. Le prime opere finanziate furono l'acquedotto, il cimitero, la casa comunale, le scuole, la Chiesa. Congiuntamente fu predisposta la costruzione di un primo nucleo di abitazioni denominate "ricoveri stabili" (ancora oggi abitati come normali abitazioni civili) da destinare alle famiglie bisognose. Inoltre, per favorire la ripopolazione della cittร si provvide alla concessione di un lotto di terreno e di un contributo statale (dal 40 al 60%) per la ricostruzione delle case dei cittadini piรน abbienti. Solo per la costruzione delle opere pubbliche lo Stato impegnรฒ la ragguardevole somma di 12 milioni di lire[3]. Lo Stato fu sempre vigile sui criteri di costruzione dei privati, dando ad essi dei precisi obblighi da seguire, specialmente dopo l'emanazione delle nuove norme di sicurezza ed antisismiche volute dal legislatore. Il grosso dei lavori fu ultimato entro il 1937. Architettonicamente, Mascali esprime tutto lo sviluppo e l'inquietudine artistica di quegli anni, divisa a metร , tra edifici ispirati alle linee taglienti del futurismo e del razionalismo, ed edifici di stampo conservatore volgenti ancora ad uno stile ottocentesco. Gli edifici pubblici sono espressione della cosiddetta โarchitettura di Statoโ, ovvero un razionalismo che fa da compromesso tra conservatorismo e modernitร . Per l'urbanizzazione e la progettazione architettonica della cittร di Mascali, il regime si avvalse della consulenza di illustri architetti, tra i quali spicca Camillo Autore (allievo di Ernesto Basile), famoso per la risistemazione del lungomare di Reggio Calabria e la progettazione del monumento dedicato a Vittorio Emanuele III che troneggia sul sopracitato lungomare. La leggenda narra che la Piazza Duomo fu ultimata in fretta e furia in una sola notte, alla notizia che il Duce, il giorno dopo in visita ad Acireale, avesse espresso la volontร di visitare la nuova cittร . Il giorno dopo effettivamente il Duce passรฒ da Mascali, ma solo per un rapida sosta alla stazione con saluto dalla scalinata della stessa.