IL PD DEL PROSSIMO FUTURO - PIU’ CHE IL SEGRETARIO CONTA IL PARTITO
Ho letto con attenzione le sintesi delle mozioni dei candidati alla segreteria Bonaccini, Cuperlo, De Micheli e Schlein e devo dire che tutte mi sembrano sostanzialmente condivisibili, per il fatto che prendono ugualmente in considerazione questioni ineludibili e di grande importanza (ambiente, lavoro, sanità, giustizia sociale, ecc…) che non possono non costituire l’agenda di chi voglia “rifare il Paese” venendo incontro alle richieste del popolo italiano.
Sarebbe interessante, se qualcuno avesse il tempo per farlo, elaborare un documento sinottico che sia la sintesi delle quattro proposte, dove vedremmo che ci sarebbe ben poco su cui non essere d’accordo. L’importante però è che non ci si fermi alle enunciazioni di principio: “Verbum laudatur si tale factum sequatur” (la parola è lodata solo se è seguita dai fatti), e questo vale anche per la neoeletta segretaria. Quale fosse la reale differenza tra i diversi programmi non l’ho capito fino in fondo. Forse, più che nelle parole, sta nella storia, nell’esperienza politica e nella personalità dei candidati (secondo me tutti degni ed adattissimi a ricoprire il ruolo di segretario), che però non conosco fino in fondo e quindi non posso giudicare.
Già le previsioni pre-elettorali davano per favoriti Bonaccini e Schlein, a dire il vero più il primo della la seconda. Bonaccini, che qualcuno definisce un “renziano”, era forse più diplomatico e più gradito ai “moderati” (categoria nebulosa ed ambigua, ma pur sempre di richiamo), mentre la Schlein per molti è il simbolo di un cambiamento deciso, anche se ad altri sembra troppo “di rottura”, e prova ne è il fatto che all’indomani della sua vittoria Fioroni, ex-Margherita ed ex-DC, ha dichiarato di voler lasciare il PD non riconoscendolo più come il suo partito. Non penso comunque che ci sarà un esodo di centristi e di “moderati”B (altra categoria tutta da chiarire) verso il terzo polo ed eventuali poche defezioni sarebbero compensate da un recupero di ex-fuoriusciti a sinistra.
In fondo pensavo: “questo o quello per me pari sono”, anche se alla fine ho votato Schlein (qualche anno fa rispondeva alle mie mail, ora non più), di cui ho approfondito il pensiero leggendo il suo libro “La nostra parte”, ma ritengo che la cosa fondamentale per la rigenerazione del Partito non sia la persona del segretario.
Non sono “schleiniano”, non mi piace l’idea del leader, del capo carismatico, e ritengo che il protagonista del rinnovamento debba essere il Partito stesso come soggetto collettivo, nel quale il segretario deve avere solo la funzione di coordinatore, di portavoce e di garante dell’attuazione della linea.
Senza pretendere di elaborare una mia personale mozione, mi limito a dire che penso ad un PD che sia meno il partito dei ceti medi e più quello degli “ultimi”, dei poveri e dei disgraziati ai quali la politica non riesce più a offrire nulla. Combattere la miseria, lo sfruttamento, l’ingiustizia sociale, il degrado sociale ed ambientale devono essere le nostre priorità. Auspico comunque che, pur nella differenza di posizioni, il Partito sappia dimostrare una sua sostanziale unità nel portare avanti una politica diu rinnovamento e di progresso.
Unità sì, ma anche chiarezza nell’esprimere le diverse visioni, dal cui confronto dialettico potrà derivare una sintesi dinamica e stimolante per tutti. Ritengo, a questo proposito, che sia non solo inevitabile ma addirittura opportuno che nel Partito siano attive delle “correnti”, una cosa che molti giudicano nociva in quanto danno a questo termine un significato negativo, alla luce anche dell’esperienza politica di diversi Partiti. Io personalmente vengo dalla vecchia DC, dove si parlava di “correnti di pensiero” che in realtà spesso erano semplicemente dei gruppi di potere gestiti da vari “signori delle tessere”. Se le intendiamo così, sono anch’io d’accordo nel respingere la costituzione di “correnti”, ma il discorso cambia se le intendiamo come posizioni politiche e programmatiche, come diversi modi di declinare una politica fondata su princìpi ideali unitari su cui tutti siamo d’accordo.
(Parlerò in un’altra occasione dell’opportunità di organizzare nel PD una “corrente pacifista”. Per ora mi limito a dire che riguardo all’attuale linea del Partito sono in forte disaccordo con l’atlantismo e con la posizione tenuta riguardo alla guerra in Ucraina. Riservandomi di approfondire un’altra volta un discorso alquanto complesso, dico solo che sono critico nei confronti della NATO , che considero uno strumento di subordinazione alle pretese “imperialistiche” degli USA, e sono invece per un’autentica politica di pace e di solidarietà a livello mondiale, per una forte riduzione delle spese militari e per il totale ed immediato disarmo nucleare dell’Italia).
Infine, penso che si debba instaurare un serio confronto ed un’auspicabile collaborazione con le altre forze democratiche e progressiste, in primo luogo della sinistra, riproponendo l’esperienza di una sorta di “Ulivo 2.0”: Sinistra Italiana, soprattutto,ma anche Unione Popolare, piccolo partito che su tasnte cose trovo molto interessante ed apprezzabile. Da parte mia cercherò di dare un contributo ad intessere un dialogo del genere, che oggi appare un po’ troppo debole.
Politica Nuova
contributi di riflessione al dibattito su temi politici e sociali
IMPEGNARSI PER FAR FRONTE ALLA CRISI DELLA POLITICA
La crisi della politica oggi è innegabile e questo è attestato innanzitutto dal preoccupante dato del venir meno della partecipazione elettorale. Se il trend della crescita dell’astensionismo era già evidente da tempo, i dati relativi alle elezioni regionali dello scorso 12 febbraio in Lombardia e nel Lazio sono a dir poco allarmanti. In Lombardia ha votato il 41,67% degli aventi diritto, contro il 73,81% del 2018 (un calo del 30% in soli 5 anni!), mentre il Lazio, con un misero 37,20% (contro il 69,84% del 2018), ha ottenuto la “maglia nera” della partecipazione riguardo a tutte le competizioni elettorali della storia repubblicana.
La gente non va a votare perché è delusa, stanca e sfiduciata, perché vede che la politica non riesce a dare risposte ai pressanti problemi che riguardano tutti noi e che se non adeguatamente affrontati incidono negativamente sulla qualità della vita e sulla coesione sociale (riguardanti la sanità, il lavoro, il welfare, la sicurezza, il degrado urbano ed ambientale, ecc….)
Ne ha buon gioco il diffondersi di tanti luoghi comuni, come ad esempio quello secondo cui i partiti sono tutti uguali, niente mai cambierà perché chi fa politica si preoccupa solo di portare avanti l’interesse proprio e dei propri amici, fregandosene della gente. Se poi si chiede agli astensionisti chi ritengono debba gestire la cosa pubblica non sanno cosa rispondere e neppure riflettono su fatto che, non scegliendo nessuno che li rappresenti, neppure orientandosi su qualcuno che a loro possa sembrare “il meno peggio”, saranno inevitabilmente costretti a subire le decisioni di chi sarà stato messo al potere da altri.
La crisi coinvolge anche i Partiti e la militanza politica, a destra come a sinistra. Per quanto riguarda il mio partito, il PD, gli iscritti erano 831.042 nel 2009, 539.354 nel 2013, 320.000 nel 2021. Solo in qualche anno c’è stata una lieve crescita, ma in sostanza abbiamo perso circa 510.000 iscritti in 13 anni.
La cosa preoccupante è sentire talvolta delle valutazioni negative riguardo al sistema politico della democrazia. Non sono pochi quelli che ritengono che la partecipazione democratica sia inefficace, se non fallimentare, e che ci si debba piuttosto affidare a tecnici esperti, a leader decisionisti dotati di ampi poteri, sia pure legittimati da un’investitura popolare, o addirittura a “capi” carismatici.
Da parte mia ritengo che si debbano respingere tutte le tentazioni del genere cercando di rivitalizzare un sistema politico, quello democratico, che non ha alternative proponibili e che considero l’unico rispondente ad una coscienza civile matura e ai più progrediti valori etici.
Il rilancio della partecipazione democratica deve passare attraverso l’impegno per sollecitare l’interesse, la presa di coscienza, l’informazione, il dibattito, il potenziamento del senso di responsabilità verso la società, unitamente ad uno sforzo di massima trasparenza ed un costante dialogo tra cittadini ed eletti. Molto importante anche il dialogo tra le diverse parti politiche e la riscoperta del valore del “bene comune” al di là delle legittime contrapposizioni.
Fondamentale in tutto questo è anche il ruolo dei Partiti,che aggregano persone attorno a una certe visione della società e della politica e ne favoriscono il ruolo partecipa.
Io personalmente ho scelto il Partito Democratico, per i motivi che spiegherò in un’altra occasione, ma sono dispostissimo confrontarmi e a collaborare con tutti.
Penso, infine, che la politica, nonostante l’innegabile crisi di cui soffre, non sia tutta da buttare via, come vorrebbero alcuni, dato che ci sono molti militanti di partito o rappresentanti istituzionali, dal più piccolo Comune italiano al Governo, che sono animati da sinceri valori positivi e da senso di dedizione alla cosa pubblica. Io personalmente ne ho conosciuti non pochi.
Partiamo da quello di buono che c’è, cerchiamo di costruire quello che manca, correggiamo gli errori, ma non sprechiamo quello che già si sta facendo, che non è poco, Dire che si debba fare tabula rasa e ripartire da zero è solo cattiva demagogia.
Discutiamo, confrontiamoci, facciamo il nostro dovere di uomini e di cittadini. Ognuno incominci a fare la propria parte, - cominciando da quello su cui può influire direttamente ma prestando attenzione anche alla dimensione più grande - senza demandare a nessuno la missione di ribaltare la situazione e di cambiare le cose quasi magicamente . Diceva Gandhi che se ognuno dovesse preoccuparsi di spazzare davanti a casa propria, la città diventerebbe più pulita.
CONTRIBUTI DI IDEE PER IL RINNOVAMENTO DELLA POLITICA
Avendo constatato, in altri campi, che i social possono efficacemente contribuire alla circolazione delle idee e ad instaurare rapporti tra le persone, ho ritenuto opportuno dare avvio a questa nuova pagina tematica dedicata ad argomenti politico-sociali, nell’intento di offrire qualche contributo al rinnovamento della vita politica, sia pur limitatamente alla mia non molto estesa sfera di interazione , attraverso riflessioni che mi auguro possano in qualche misura stimolare la discussione.
Anche in questo caso ho scelto due immagini artistiche che penso possano essere significative. Come immagine cover ho preso il quadro di Paul Signac “Au temps d’harmonie” (1895), in cui il pittore raffigura un’utopica società ideale in cui gli uomini vivono una condizione di pace, di armonia, di serenità gioiosa. E’ sì un’utopia ma nel senso migliore del termine: non un’ingenua illusione da sprovveduti, bensì un obiettivo concreto e tutto sommato realistico al quale si deve tendere il più possibile, pur consapevoli delle enormi difficoltà e degli ostacoli che incontreremo. L’immagine del profilo è invece un particolare del quadro di Renato Guttuso “La discussione” (1959), che rappresenta un gruppo di persone impegnate a discutere, evidentemente su qualche tematica politica. Un presupposto fondamentale per il cambiamento è il, dialogo, il confronto tra idee diverse che sempre ci stimolano e ci arricchiscono, in un dibattito anche acceso ma sempre aperto e rispettoso.
Chi volesse comunicare con me o richiedermi materiali può scrivermi all’indirizzo e-mail: [email protected]
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.
Ubicazione
Digitare
Contatta l'azienda
Sito Web
Indirizzo
Nessun Indirizzo Civico
Milan
