29/05/2026
Come Partito dei Carc esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni di Antudo colpiti dalla repressione.
La condanna di 4 anni e 9 mesi a Luigi e di 14 giorni di reclusione ad un altro compagno si lega alla stretta repressiva che il Governo Meloni ha messo in atto dal suo insediamento e che ha esteso dopo le manifestazioni dell'autunno, quando il movimento popolare ha alzato il tiro: ha fatto proprie e generalizzato nuove pratiche di lotta, ha preso di mira nodi logistici essenziali della filiera bellica, bloccando il traffico di armi e munizioni ad Israele.
L'attacco ai compagni è rivolto contro tutto il movimento popolare che si batte contro la Guerra e in solidarietà alla resistenza dei popoli in lotta.
Come scrivono i compagni, dobbiamo "trasformare ogni attacco repressivo in un nuovo terreno di scontro e mobilitazione permanente".
Passiamo quindi da accusati ad accusatori!
Avanzare nella denuncia dell'entità sionista e dei guerrafondai (italiani e stranieri) che usano i nostri territori come retroterra per alimentare la macchina bellica e contro di essi indirizzare la mobilitazione popolare!
Di modo da dare vita e concretezza al detto "metterne 10 contro 1".
Proseguire la lotta sino a cacciare il Governo Meloni, gli imperialisti USA e sionisti che infestano il nostro paese e i loro lacchè nostrani, veri responsabili e attori delle politiche guerrafondaie del nostro paese.
Come Partito dei Carc contribuiremo a sviluppare la campagna di solidarietà ai compagni condannati.
24/05/2026
🔴 NON ARRETRARE DI UN PASSO! CONTINUARE LA LOTTA PER IL REINTEGRO DEI 13 OPERAI!
Il 17 aprile veniamo a sapere che 13 operai dei Cantieri Navali dello Stretto, a Messina, vengono licenziati per risparmiare sui costi. La FIOM, in risposta, indice uno sciopero pacifico per il 15 maggio davanti ai cancelli dello stabilimento che riscontra un’adesione del 100% da parte dei lavoratori. Anche se durante il presidio non è stata rilevata alcuna criticità da parte delle Forze dell’Ordine lì presenti, poche ore dopo arriva una notifica di contestazione da parte della Questura di mancato preavviso del presidio.
È un’azione repressiva che punta a intimidire i sindacalisti e gli operai a continuare la loro lotta. La libertà di dissenso, di protesta, di sciopero e di organizzazione sono princìpi che non solo sono sanciti dalla Costituzione ma devono essere esercitati ogni giorno da parte dei lavoratori e delle masse popolari. Vuol dire, non ingabbiare la vertenza nelle quattro mura dei tribunali, ma utilizziare la solidarietà. La solidarietà di classe è un’arma, usiamola!
Tutta la nostra solidarietà va alla FIOM-CGIL e ai lavoratori dei Cantieri Navali dello Stretto. Questi attacchi sono un segno di debolezza del nemico che non vede più efficace la sua propaganda di guerra per indottrinare le masse popolari alla Terza Guerra Mondiale e quindi ripiega sulla repressione come ultimo strumento per indebolire la forza della classe operaia organizzata.
Il governo Meloni è sempre più avviluppato negli interessi della Terza Guerra Mondiale e aumenta le risorse che destina al settore bellico nel nostro paese. Per la borghesia il futuro dell’apparato produttivo del nostro paese si compone di speculazioni nel settore bellico per aumentare i propri profitti e di smantellamento dell’apparato produttivo del nostro paese non necessario alla guerra.
La lotta per il reintegro dei 13 operai licenziati ha un grande valore politico e può svilupparsi in un movimento più ampio con l’obiettivo di risolvere radicalmente il problema di ridimensionamento e chiusura che vivono le fabbriche del nostro paese, ovvero porsi l’obiettivo politico di cacciare il governo Meloni e instaurare un governo d’emergenza popolare.
Con la solidarietà di classe la repressione diventa un’arma a doppio taglio per il nemico e, anzi, lo si può colpire più forte. Ovvero, continuare a sviluppare e portare avanti la lotta per cui si è stati repressi e utilizzare la repressione come occasione per sviluppare la mobilitazione e l’organizzazione di tutte le masse popolari, far diventare la repressione un problema di ordine pubblico (organizzazione sui posti di lavoro al di là della propria tessera sindacale, cassa di resistenza, scioperi, blocchi, “io non pago”) e rendere ingovernabile il paese al governo Meloni e a tutta la cricca di guerrafondai delle Larghe Intese.
09/05/2026
Il 9 maggio del 1945 la vittoria dell’Armata Rossa sul Nazifascismo segnava la fine della Seconda guerra mondiale in Europa e l’avvio della prima ondata delle rivoluzioni proletarie che ha portato un terzo del mondo nel campo socialista.
Oggi nel nostro paese, come avvenne 81 anni fa, la classe operaia e il resto delle masse popolari organizzate stanno dimostrando di voler fermare la Terza guerra mondiale. Stanno dimostrando con forza di voler interrompere la collaborazione dell’Italia con gli imperialisti Usa e sionisti, sostenuti invece dal governo Meloni e dal resto dei partiti delle Larghe intese.
Il movimento comunista cosciente e organizzato ha il compito di dirigerle.
Non bisogna aspettare che la Terza guerra mondiale deflagri ulteriormente per creare un nuovo sistema di potere alternativo a quello della borghesia. Il primo passo per andare in questa direzione è quello di cacciare il governo Meloni e instaurare un governo di emergenza capace di risponde alle esigenze immediate delle masse popolari e attraverso il quale compiranno quella scuola di comunismo di cui hanno bisogno per fare il socialismo.
Link all'articolo completo: https://www.carc.it/2026/05/09/9-maggio-la-giornata-della-vittoria/?fbclid=Iwb21leARr3-ZleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR6XqENn8kBHsMuWT6YZb3BXrYnCrIO_L0nllHwU90TeQtJEue-WnemX39Cwjw_aem_muCe3-fGvfOozVs0BTuUCA
27/04/2026
Trasformare ogni attacco repressivo in un macigno che ricade su chi lo ha sollevato!
La solidarietà è un’arma, usiamola!
Negli scorsi giorni veniamo a conoscenza dell’arrivo di notifiche di chiusura delle indagini a compagne e compagni, con
accuse di vario genere e in particolare di “manifestazione non autorizzata”, a seguito delle mobilitazioni dell’autunno in
sostegno alla Resistenza del Popolo Palestinese e alle Flotille.
Questa operazione s’inserisce nel più complessivo attacco al movimento che nel paese si mobilita in solidarietà alla Palestina,
che lotta per fermare la Terza guerra mondiale e rompere con la Nato.
Multe, denunce e misure cautelari stanno arrivando a macchia di leopardo e costanti, con l’intento di colpire quel movimento.
Perché solo sette mesi fa, con la parola d’ordine “blocchiamo tutto” quel movimento ha fatto vacillare il governo. Le autorità e
le istituzioni del potere costituito, per alcune settimane, hanno avuto meno autorevolezza delle assemblee popolari.
In questo modo, il governo tenta di depotenziare e di dividere il movimento popolare.
Ma sappiamo bene che questi attacchi sono soprattutto manifestazione della debolezza del nemico: è proprio nelle fasi di crisi
del suo sistema di potere che la borghesia e i suoi apparati repressivi ricorrono a montature giudiziarie, provocazioni e azioni
criminali di vario genere.
In questo quadro, anche noi siamo stati colpiti dalla stretta repressiva del Governo Meloni: su mandato della Procura di Napoli,
il 21 aprile la Digos ha perquisito le abitazioni di sei compagni e compagne fra Napoli e Firenze.
Sul mandato di perquisizione le ipotesi di reato indicate sono relative agli articoli 270 bis, 110 e 414 del Codice penale.
Le autorità giudiziarie italiane hanno costantemente perseguitato la nostra area politica, chi ne ha fatto parte e in particolare il
gruppo dirigente: prima con il Coordinamento Nazionale dei Comitati contro la Repressione e la rivista Il Bollettino e poi con
la rivista Rapporti Sociali e l’omonima casa editrice.
Dobbiamo ribaltare questi attacchi repressivi: nel torto è il governo Meloni e le autorità e istituzioni che collaborano con i
sionisti genocidari, con chi uccide in mare i migranti e devasta il paese, il suo tessuto produttivo, il suo ambiente, i diritti
sociali conquistati con le lotte di lavoratori e lavoratrici
Siamo consapevoli che, esattamente come ogni attacco repressivo è la manifestazione della debolezza del nemico, ogni
attestato di solidarietà a chi è colpito dalla repressione alimenta la lotta di classe, la resistenza, la lotta rivoluzionaria, tutto il
campo delle masse popolari.
Pertanto, con la presente comunicazione, come Partito dei Carc esprimiamo la nostra solidarietà alle compagne e ai compagni
colpite/i dalla repressione a Palermo e al contempo ringraziamo chi ha già preso posizione contro le accuse infamanti rivolte
alla nostra area politica e rinnoviamo l’appello a prendere posizione pubblica a chi ancora non l’ha fatto.
Solidarietà alle compagne e ai compagni colpite/i dalla repressione!
Nessuno deve essere lasciato solo!
Continuare la mobilitazione per cacciare il Governo Meloni e sostituirlo con un Governo di emergenza popolare che attui le
parti progressive della Costituzione del 1948!
19/04/2026
🔴Come Partito dei Carc siamo stati oggi a Castellamare del Golfo per salutare la partenza delle flotille. Il genocidio del popolo palestinese non si è fermato, perché Israele continua a perpetrare il suo progetto criminale estendendo il raggio anche agli altri popoli, del Libano e dell’Iran; siamo qui, sulle coste della nostra isola, come lo eravamo anche lo scorso autunno. In quell’occasione la mobilitazione popolare ha esondato, ad essa si sono uniti anche i lavoratori, insieme ai quali abbiamo “bloccato tutto”, dai porti alle tangenziali, dagli aeroporti alle stazioni dei treni.
In quei giorni il Governo Meloni ha vacillato, rischiando di cadere, ma così non è stato. Ha tentato di riprendere il controllo a forza di decreti repressivi, a criminalizzare il movimento, a mettere in scena processi farsa contro esponenti di spicco del movimento popolare.
Anche noi come Partito dei Carc siamo stati oggetto della persecuzione dei nostalgici del ventennio: i parlamentari di Fratelli d’Italia Kelany e Filini hanno fatto un’interrogazione parlamentare al ministro Piantedosi in cui chiedevano di indagini a nostro carico per avere diffuso un volantino in cui dicevamo di cacciare questo Governo e sostituirlo con uno che attui la costituzione del 1948. Non siamo rimasti a subire il colpo, ma siamo passati all’attacco: li abbiamo querelati e usato la loro mossa per rivoltargliela contro.
Ecco la vera faccia di questo Governo e dell’intero sistema di potere che sono le Larghe Intese, in cui centro destra e centro sinistra si alternano attuando lo stesso programma politico: fanno carta straccia di ogni diritto e conquista che gli abbiamo strappato con le lotte e attuano l’agenda Draghi lacrime e sangue per le masse popolari; è un Governo che non ha mosso un dito in maniera concreta per impedire ad Israele di perpetrare le proprie operazioni criminali e che ha fatto un accenno solamente quando è stato impedito ai cattolici di celebrare i loro riti alla chiesa del San Sepolcro e quando l’esercito italiano è stato colpito in Libano; i rappresentanti della borghesia imperialista nella nostra regione, Schifani e Lagalla hanno stretto la mano compiacenti all’ambasciatore di Israele e a pochi chilometri da qui il Governo ha avviato la costruzione di un campo di formazione per piloti F-35, altamente inquinante per la popolazione e la fauna e flora del territorio e che rendono la nostra isola ancora più centrale nelle aggressioni degli imperialisti Usa, Nato e sionisti in medio oriente.
Da quell’autunno nulla è cambiato in termini di scelte politiche.
E noi oggi siamo qui a ribadire la nostra solidarietà al popolo palestinese e lo facciamo nonostante tutta la criminalizzazione a nostro carico e le misure repressive vagliate dal Governo!
Siamo qui perché le nostre istituzioni hanno fallito nel fermare il genocidio e nel fare rispettare il diritto internazionale, non ci rappresentano in nulla, sono disposti a continuare una guerra che noi non vogliamo, che spacciano come necessaria per esportare la democrazia.
Quindi oggi oltre a protestare e a portare la nostra voce nelle piazze dobbiamo porci la questione di cacciarlo questo Governo e sostituirlo con uno espressione delle masse popolari organizzate, della classe lavoratrice e degli studenti, quelle categorie sociali che hanno animato le piazze degli ultimi mesi e che rappresentano il vero potere, legittimo che deve conquistare le istituzioni.
Un Governo che metta al centro l’attuazione della carta costituzionale e in particolare le sue parti progressive, come l’articolo 11: significherebbe uscire dalla Nato e cacciare gli imperialisti usa e sionisti dai nostri territori.
Che interrompa ogni accordo con l’entità sionista e impedisca l’uso delle base militari per le aggressioni agli altri popoli!
16/04/2026
Giovedì 30 aprile, ore 17:00,
Bar Erredue in Via dei Cantieri 94/100, Partito dei CARC - Palermo
Presentazione del libro
"I Consigli di fabbrica degli anni Settanta.
La parola ai protagonisti" (ERS, 2021)
Una pubblicazione e un'iniziativa Edizioni Rapporti Sociali, con la partecipazione di Fiom Fincantieri Palermo e ANPI Palermo "Comandante Barbato"
Una pubblicazione che raccoglie una serie di interviste a diversi esponenti operai che furono protagonisti della più importante stagione di lotta e organizzazione della classe operaia, quella in cui essa espanse massimamente diritti e poteri tanto da contendere al padronato la direzione dell’intera società, quella in cui sembrò possibile – ed effettivamente lo fu – portare più in alto le conquiste politiche e sociali che la Resistenza partigiana antifascista aveva ottenuto con la vittoria e la Liberazione dal nazifascismo sancita poi della Carta costituzionale della Repubblica italiana del 1948. Un'iniziativa, dunque, dal carattere storiografico, politico e culturale, che s'inserisce nel periodo delle principali date della classe lavoratrice del nostro Paese (il 25 aprile e il 1 maggio, la cosiddetta "settimana rossa") e che offre spunti importanti per una trattazione particolare anche della storia dello stabilimento di Fincantieri, delle lotte che lo hanno animato in quegli anni e quelle di oggi, gli sviluppi e le prospettive.
Una presentazione quindi non celebrativa, ma utile alla lotta di classe di questa fase, all'affermazione del necessario protagonismo operaio e della sua centralità nella costruzione di un'alternativa di governo e di potere di cui il nostro Paese ha bisogno.
15/04/2026
La Voce 82 - marzo 2026
Estendere e rafforzare la mobilitazione contro guerra, corsa al riarmo ed economia di guerra
Un approfondimento su produzione bellica e protagonismo operaio
La mobilitazione contro la guerra si sviluppa in diversi campi e forme. Numerose proteste hanno attraversato e attraversano il nostro paese, in particolare a partire dal 7 ottobre 2023. Tra le tante spiccano i blocchi agli stabilimenti della Leonardo promossi da Extinction Rebellion e altri (a Brescia, Roma, Varese, Palermo, ecc.), i presidi e i cortei contro la Cabi Cattaneo di Milano (azienda che fa affari con i sionisti d’Israele), le mobilitazioni e le iniziative legali contro l’ampliamento dello stabilimento della RWM di Domusnovas (Sud Sardegna), le mobilitazioni contro la Fiocchi di Lecco (produttrice di munizioni leggere che esporta in tutto il mondo), le mobilitazioni diffuse nei porti e aeroporti per il blocco dei traffici di armi, che stanno dando vita a nuovi collettivi di lavoratori ispirati dall’esempio del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova, le proteste contro le aggressioni con cui gli imperialisti USA e sionisti estendono la Terza guerra mondiale dall’America Latina all’Asia occidentale, dall’Europa all’Africa, la partecipazione del nostro paese ad esse e la subordinazione del governo Meloni all’amministrazione Trump e ai sionisti di Israele, le iniziative contro la presenza di basi USA-NATO da un capo all’altro dell’Italia, le mobilitazioni contro la reintroduzione della leva militare.
Coordinare gli organismi popolari già attivi e crearne di nuovi, sviluppare il ruolo degli operai e degli altri lavoratori, sfruttare le contraddizioni in campo nemico e combinare le manifestazioni nazionali con le mille iniziative di base sono quattro linee per far crescere questa mobilitazione: le abbiamo illustrate in La Voce 80 (luglio 2025), a cui rimando.
Lo sviluppo del movimento contro la guerra rende però necessario affrontare più a fondo una tendenza esistente tra gli organismi popolari, le reti, associazioni e gruppi mobilitati contro la Terza guerra mondiale e che serpeggia anche nelle file della Carovana del Nuovo - Partito comunista italiano, in particolare nel P.CARC: quella di contrapporsi ai lavoratori impiegati nelle aziende belliche. Questa tendenza, che si traduce nella linea di “chiudere le fabbriche di morte”, unisce una parte delle masse popolari che sinceramente sono contro la guerra e giustamente ripudiano l’uso delle armi, i traffici, l’aumento delle spese per il riarmo e la conversione della produzione in funzione bellica. Ma la contrappone, nei fatti, ai lavoratori impiegati nella produzione bellica e nel suo indotto, li spinge a coalizzarsi con i “loro” padroni e finisce così per alimentare la guerra tra poveri promossa da padroni e guerrafondai.
Bisogna affrontare il problema della produzione bellica con criteri di classe, cioè partire dalla condizione oggettiva degli operai e del resto dei lavoratori dipendenti nel nostro paese: il tipo di lavoro che fanno non dipende dalle loro idee, sentimenti, propensioni né dagli studi che hanno fatto né dall’utilità alla vita del paese dei beni e servizi che producono, ma dal fatto che i proletari per vivere devono lavorare, quindi devono trovare chi li assume e questo in un contesto segnato da decenni di smantellamento del tessuto produttivo del paese (chiusure di aziende, delocalizzazioni e ridimensionamenti) e di precarizzazione dei rapporti di lavoro. Oggi l’iniziativa economica è ancora in mano ai capitalisti, che assumono i lavoratori per produrre quei beni e servizi che contano di vendere con profitto e nel capitalismo in crisi i settori dell’economia reale che tirano solo la produzione di armi, il lusso, i grandi eventi, le grandi opere speculative. Vuol dire che bisogna difendere e/o ampliare la produzione di armi per garantire posti di lavoro e anzi aumentarli? No, non è questo il punto. Vuol dire che non è un problema della singola azienda né tanto meno della “scelta più o meno etica” del singolo lavoratore, ma di cosa si produce nel nostro paese, come lo si produce e come viene distribuito: è un problema che ha la sua soluzione sul terreno politico, di governo del paese.
Continua al link nei commenti.
10/04/2026
Apprendiamo di quanto accaduto questa mattina in via Ruggero Marturano, dove si è consumata l’ennesima strage sul lavoro.
Daniluc Tiberi e Najahi Jaleleddine, rispettivamente di 50 e 41 anni, erano impegnati in lavori di ristrutturazione al decimo piano di un palazzo quando è avvenuta la rottura del braccio della gru che sorreggeva il cestello.
Due vite sono state spezzate ed un terzo lavoratore, impiegato del negozio di pneumatici sottostante, è rimasto gravemente ferito.
Come Partito dei Carc, manifestiamo il nostro cordoglio per le famiglie dei due lavoratori.
Leggiamo anche delle dichiarazioni del sindaco Lagalla, che invoca “un impegno urgente, concreto e continuo per garantire sicurezza, controlli efficaci e condizioni di lavoro dignitose”.
Noi però diciamo basta alla lagna velenosa delle Larghe Intese! Quello verificatosi questa mattina è solo l’ultimo episodio di operaicidio che si consuma nella città, dopo quello di Salvatore La Rosa e quello di Alessio La Targia.
Lasciare in mano ai padroni e alle loro autorità la sicurezza dei lavoratori apre il fianco al tentativo di scaricare sugli stessi lavoratori la responsabilità degli omicidi padronali.
E nel frattempo i padroni vengono lasciati liberi di agire impuniti: lo scorso 18 marzo è stato rinviato al 7 luglio il processo per la strage di Casteldaccia del 6 maggio 2024, nella quale 5 operai sono stati assassinati; dopo quasi due anni per le famiglie non si vede neanche uno spiraglio di luce!
Ogni giorno, sui luoghi di lavoro e in itinere, vengono ammazzati lavoratori a causa delle condizioni di lavoro imposte dai capitalisti e dalle loro autorità, dell’ignoranza e della rassegnazione che essi impongono, del criminale sistema dei subappalti, per la manomissione dei sistemi di sicurezza dei macchinari, per i mancati controlli e la scarsa manutenzione.
Ogni causa dell’assassinio quotidiano di lavoratori ha le sue radici nello sfruttamento che i padroni impongono alla classe operaia e agli altri lavoratori.
Non bisogna rassegnarsi a questi omicidi e alle decine di migliaia di incidenti con feriti e invalidi. È necessario reagire!
Per questo i lavoratori devono organizzarsi e farsi valere azienda per azienda, contro le autorità governative e le istituzioni padronali.
La storia che abbiamo alle spalle e in particolare l’esperienza dei Consigli di fabbrica ci insegna che ogni legge e misura a favore dei lavoratori è stata imposta alle autorità padronali con la mobilitazione e la lotta, animata e sviluppata azienda per azienda.
Le morti sul lavoro non si ridurranno se la legge sul reato di omicidio e le altre proposte dell’Usb non saranno ambito di mobilitazione e organizzazione dei lavoratori per imporne l’approvazione e l’attuazione.
Per questo, con la presente comunicazione aderiamo e invitiamo a prendere parte al Presidio presso la Prefettura di Palermo, che si terrà il prossimo 13 aprile alle h10:00, nell’ambito dello Sciopero Provinciale chiamato dall’Usb.