ERSILIAlab. La Biblioteca delle relazioni
Nel territorio italiano le comunità Rom sono storicamente residenti all’interno di insediamenti (“campi nomadi”) sia irregolari che regolari, caratterizzati socialmente, e, molto spesso, confinati spazialmente. Localizzati nelle aree periferiche, le abitazioni informali di Rom e Sinti rimangono “invisibili” alla città dei Gagè (i Non Rom in lingua Romanì), quasi fossero una città parallela.
L’Invisibilità ha molteplici facce. Essere invisibili da una parte consente di costruire contesti di protezione in cui sviluppare processi di mutuo aiuto e attivare così lenti percorsi di miglioramento delle proprie condizioni di vita. Dall’altra parte aumenta lo stato di isolamento e di conseguenza il radicarsi delle “legge del più forte” e della violenza. In un contesto “invisibile” la prevaricazione dilaga e facilita l’innestarsi di pratiche illecite costituendo un ambiente di vita in cui risulta difficile innescare processi di cambiamento e di miglioramento dello stesso. L’isolamento tramuta questi luoghi in “luoghi perduti” che i Gagè non riconoscono come parte del tessuto urbano, luoghi della diffidenza e della paura. Diffidenza e paura che investono reciprocamente Rom e Gagè ne perpetrano la distanza.
Le azioni messe in campo sino ad ora dall’Amministrazione consistono nel progressivo smantellamento dei campi irregolari e di alcuni campi regolari, e nella collocazione temporanea delle famiglie sgomberate, soprattutto in presenza di minori, nei Centri di Accoglienza Temporanea (CAT ex CES_Centri di Emergenza Sociale).
I Centri di Accoglienza Temporanea accolgono tutte le famiglie in situazione di estremo disagio abitativo, provenienti da sgomberi o da situazioni di informalità, indipendentemente dalla loro etnia di provenienza. L’ingresso al CAT costa dell’accettazione da parte delle famiglie di un “patto educativo”. I Centri di Accoglienza Temporanea sono presidiati da un gestore Sociale predisposto al controllo del Centro stesso e al perseguimento dell’obiettivo di rispetto del “patto educativo” e di inclusione delle famiglie nel contesto urbano e sociale a partire dall’inserimento lavorativo e dall’inserimento scolastico dei minori.
I CAT sono aree confinate e controllate, costituite da container abitativi e container destinati agli usi comuni. In ciascun container vivono 5 nuclei famigliari. Tra un nucleo e l’altro non ci sono pareti bensì dei “pannelli divisori” h 200 cm circa. All’interno dei container è vietato consumare cibo. Un grande container contiene l’ufficio del gestore sociale, dei depositi, e un grande spazio da utilizzarsi per usi comuni. Questi è per lo più chiuso. Gli spazi comuni utilizzati sono i servizi igienici la lavanderia e le cucine.
Nel 2015 Architetti senza Frontiere Italia, interessata a lavorare in questi pezzi di città, si è avvicinata al Campo Rom Abruzzese di Via Bonfadini con il progetto la Biblioteca delle Relazioni poi estesosi al Centro di Accoglienza Temporanea di Via Bonfadini- Sacile da quando nel 2016 l’Amministrazione vi ha spostato il CES prima collocato in via Lombroso. Il Centro di Accoglienza temporanea di via Sacile-Bonfadini accoglie circa trenta famiglie di cui l’80% circa sono di etnia Rom. Il Campo Rom di via Bonfadini ed il CAT di via Sacile-Bonfadini sono collocati in un’area ai margini del quartiere Molise-Calvairate-Ponti a Sud-Est di Milano.
Il Campo, regolarizzato nel 1987, si trova tra tre rami ferroviari, ed è accessibile unicamente da un sottopassaggio. All’ingresso di quest’ultimo nel 2016 l’Amministrazione colloca il Centro di Accoglienza Temporanea.
Lo stato di isolamento di quest’area rispetto al tessuto urbano del quartiere Molise-Calvairate-Ponti è paradigmatico. Circondata da aree industriali e limitata da una via ad alto scorrimento, La Via Varsavia, da una parte e dai tracciati ferroviari dall’altra, l’intera area richiede una volontà di accesso. I confini che la definiscono la connotano: è Rom, è marginalità. Il superamento di quei confini implica un'appartenenza e pertanto esclude le persone non Rom, i Gagè.
D'altra parte le difficoltà economiche e sociali in cui si trovano le famiglie residenti nei "Campi" e nei Centri di Accoglienza Temporanea conduce le famiglie, donne e bambini in particolare, a spendere la maggior parte del proprio tempo all'interno di questi luoghi, che sono pertanto i luoghi privilegiati, se non gli unici, in cui si sviluppano le relazioni e i rapporti sociali. Il confine che li accoglie perpetua la condizione di isolamento e non consente loro di costruire relazioni e combattere lo stato di discriminazione in cui le famiglie di Rom Sinti e Camminanti versano nel nostro paese.
L’area tanto connotata è divenuta facilmente punto di approdo per i molti Camminanti che attraversano il nostro territorio e per le famiglie che non hanno trovato ospitalità nei Centri di Accoglienza Temporanea o in altri Campi. Via Sacile si trasforma ciclicamente in “Campo nomade” e la casa abbandonata di proprietà SOGEMI, adiacente al CAT, è diventata luogo per l’abitare abusivo ed informale di chi non ha altre possibilità. La trasformazione dell’area intera, inevitabilmente, ha sollecitato lo sguardo dei vicini abitanti del quartiere Molise-Calvairate-Ponti che ne percepiscono il degrado e ne hanno paura. Il conflitto è in crescita e non giova né agli abitanti del quartiere né agli abitanti del Campo e del CAT.
Architetti senza Frontiere Italia nel 2015 entra in contatto con le famiglie del Campo di via Bonfadini e sviluppa con le mamme e i bambini alcune riflessioni in merito ai luoghi di socialità. Emerge con chiarezza che i ragazzini che frequentano le scuole del quartiere non riescono a sviluppare rapporti solidi con i compagni a causa dell’impossibilità di frequentarli al di fuori dell’orario scolastico. Le madri infatti, occupate con più figli, non sono in grado di accompagnare i ragazzini in età scolare fuori dal Campo per frequentare i compagni e viceversa quest’ultimi non si avvicinano a quei luoghi isolati e connotati socialmente che rappresentano per gli abitanti del quartiere delle aree “off limits”.
In risposta a questa criticità, Architetti senza Frontiere sviluppa nel 2016 un progetto denominato “la Biblioteca delle Relazioni”.
L’idea è quella di realizzare in modalità partecipata un luogo intermedio tra il “Campo” e il quartiere dedicato ai bambini, Rom e Gagè, gestito dalle mamme, con il supporto di associazioni ed enti della zona. Il Parco Alessandrini appare come il luogo ideale per sviluppare il progetto, che si configura come “padiglione temporaneo” in legno da auto-costruire con dei workshops di falegnameria.
Nella primavera 2017 il Municipio 4, cavalcando l’onda dell’inasprimento dei conflitti si oppone alla realizzazione di ERSILIAlab, Biblioteca delle Relazioni verso cui muove una battaglia mediatica.
L’opposizione politica ci ha portato, come Architetti senza Frontiere Italia, a considerare prematura la realizzazione di ERSILIAlab, Biblioteca delle Relazioni, perché sarebbe stata utilizzata come bersaglio politico e non avrebbe, quindi, raggiunto lo scopo immaginato. Intorno al progetto si è tuttavia creato un gruppo eterogeneo e misto e coeso,
convinto del valore del percorso intrapreso. Insieme abbiamo in risposta sviluppato un progetto di sensibilizzazione e di promozione della conoscenza reciproca tra Rom e Gagè. Un progetto per aprire la strada alla futura Biblioteca.
ERSILIAlab, Biblioteca delle Relazioni è diventata ERSILIAlab Biblioteca senza mura. Una struttura mobile e trasformabile chiamata il CARRO di ERSILIAlab è stata realizzata nel Centro di Accoglienza Temporanea di via Bonfadini-Sacile coinvolgendo tutto il gruppo coinvolto nel progetto, Rom e Gagè. In dieci giornate il Centro si è aperto al quartiere e si è trasformato in laboratorio di falegnameria a cielo aperto. Ognuna delle giornate di lavoro al CAT è stata vissuta come giorno di festa, mentre Fabio Gandolfi ci accompagnava con la sua telecamera nelle giornate di lavoro rilevandone l’energia. Lavorare insieme ci ha permesso di conoscerci meglio, in profondità e di riflettere insieme sui temi chiave della convivenza tra Rom e Gagè.
Elena Mocchetti ha ritratto con i suoi strumenti foto e video l’intimità che si lasciava svelare e i rapporti umani che si andavano sviluppando. Con Elena abbiamo pensato di raccontare questo paesaggio sociale e il nostro viaggio al suo interno.
MIGRAZIONI per ERSILIAlab è il lavoro in progress che restituirà questa narrazione.
A luglio 2018 è stata annunciata, di sorpresa, dagli organi di stampa la dismissione del Centro di Accoglienza Temporanea a seguito della pressione politica del Municipio 4. Le soluzioni abitative alternative non sono chiare e da settembre si sono intensificate le dimissioni di alcune famiglie dal Centro. La dimissione implica la necessità da parte della famiglia stessa di trovare in poco tempo una residenza alternativa. Alcune famiglie riescono a trovare ospitalità presso parenti od amici, altre ritornano alla strada da cui erano venute, indipendentemente dalla presenza o meno di bambini.
Nel Centro si respira uno stato di agitazione. L’incertezza sul futuro è grande.
In questo contesto il CARRO di ERSILIAlab è ora lo strumento per portare fuori la voce “della” marginalità “dalla” marginalità in cui è rinchiusa.
Scenari abitativi futuri, alternativi a quelli di un Centro di Accoglienza, tanto connotante ed escludente per sua natura e per il luogo in cui è stato collocato, sono il tema di discussione e riflessione che, come Architetti senza Frontiere Italia, vogliamo promuovere con questa mostra APRIAMO IL CARRO DI ERSILIAlab.
Scenari abitativi che vorremmo nascessero condivisi e co-progettati con i diretti interessati, le famiglie in condizioni di marginalità abitativa, siano esse Rom siano esse Gagè e non più imposti dalle politiche cangianti.
La marginalità estrema che abita in situazioni informali o di emergenza abitativa è come l’acqua che anche se spostata o sparpagliata, ritrova ogni volta la sua forma e nuovi percorsi in cui incunearsi. La marginalità richiede uno sforzo di trasformazione che deve partire dall’interno.
Silvia Nessi
PARTECIPAZIONE E CITTADINANZA ATTIVA
ERSILIAlab è un luogo che ancora non c’è, ma esiste dal momento in cui esistono le relazioni che lo abiteranno.
ERSILIAlab vuole essere uno spazio condiviso di incontro e relazione tra diverse culture e contesti di vita.
Per questo nasce, fin dalle fasi di progettazione e realizzazione, attraverso un processo di partecipazione che coinvolge comunità e associazioni presenti sul territorio, ed è finalizzato allo sviluppo del senso di appartenenza e di cittadinanza attiva.
ERSILIAlab sarà realizzata in autocostruzione con le famiglie che la sosterranno, e con noi, Architetti senza Frontiere Italia, che guideremo il processo anche con il coinvolgimento di studenti di architettura e di altre scuole, perché ERSILIAlab è una sfida cittadina.