07/08/2022
"𝐈𝐥 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐜𝐜𝐚𝐝𝐮𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 è 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚𝐧𝐳𝐚." (𝐁𝐞𝐧𝐞𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐂𝐫𝐨𝐜𝐞)
Richiamare alla memoria il Senatore Avvocato Antonio Tommaso Ventre (per molti "Tomy", per me sempre il "Voi", tanto era il rispetto) è impresa ardua. Tentare di perimetrarne l’ecclettica personalità in poche righe, impegnativo anche solo nel pensiero. Persona di raffinata intelligenza e rara cultura, di quella stentata sui libri durante i difficili anni del fascismo, bramata più di ogni altra cosa, di cui se ne conosce e riconosce il valore; cultura ed istruzione come mezzo di riscatto sociale. Quindi, uomo di umiltà. Parimenti, dotato di spiccata ragion pratica e sensibilità morale. Aveva un marcia in più!
Ha vissuto da protagonista una lunga stagione politica. Lo ha fatto con coerenza, passione e intelligenza, camminando nel solco di quel cattolicesimo politico che trovava nel popolarismo di De Gasperi le sue matrici più originali. Il suo impegno politico ha sempre avuto al centro l’idea della “democrazia possibile”. Quella da costruire e vivere nel progressivo farsi della storia delle nostre comunità, della vita concreta delle persone, delle loro speranze e dei loro interessi. Democrazia come processo inesauribile per il rinnovamento e l'adeguamento delle nostre istituzioni. Su tutto, dobbiamo riconoscerne l’impegno incessante per un meridionalismo intelligente e modernizzatore. Il gusto (anche quello politico) è soggettivo. La qualità no.
Lungi dal volerne rammentare l’impegno istituzionale – quanto presto o tardi, i fatti se ne incaricheranno di farne Storia – consentitemi il tentativo, seppure con tutti i limiti del caso, dei quali anticipatamente mi scuso, di farne emergere il lato umano, la persona che, grazie a mio padre e all’affettuosa amicizia di cui egli stesso mi faceva dono, ho avuto la possibilità di conoscere.
Nel cimentarmi in tale piacevole e allo stesso tempo triste (data la circostanza) “impresa”, ricordo di quando in uno dei nostri viaggi romani, si stupì – volendone apprendere il funzionamento – di come, tramite un’applicazione presente sugli smartphone di ultima generazione, fosse possibile sapere quale tratto del grande raccordo anulare era da evitare, poiché trafficato.
Di quando, poco dopo averlo conosciuto, lo vidi sfrecciare sulla sua rossa fiammante bmw coupè turbo benzina e, una volta sceso – del tutto ignaro era ancora in me il motivo per il quale un uomo così facoltoso economicamente viaggiasse su di un auto tanto datata, oltre il quotidiano vestire con abiti molto semplici – gli chiesi: "𝘚𝘦𝘯𝘢𝘵ò! 𝘔𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩è 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦𝘵𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘤𝘰𝘶𝘱è? 𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 è 𝘶𝘯 𝘱ò 𝘷𝘦𝘤𝘤𝘩𝘪𝘰𝘵𝘵𝘢!". E lui, quasi offeso dalle mie parole, con occhi sgranati (che facevano capolino sotto la sua sempre presente coppola) neanche avessi spergiurato in nome del buon Dio, con un'interrogativa indiretta capace di paralizzare il più sfrontato tra gli sfrontati, con tono dialettale esclamò: "𝘝𝘦𝘤𝘤𝘩' !!! 𝘊𝘩𝘦𝘭𝘭' 𝘯' 𝘵𝘦𝘯' 𝘮𝘢𝘯𝘤' 𝘵𝘳𝘦𝘯𝘵'𝘢𝘯𝘯' ... 𝘦𝘳' 𝘦 𝘱𝘢𝘵𝘮!". Solo qualche tempo dopo capìì il profondo significato dietro quella risposta: avrebbe potuto viaggiare su ferrari, navigare su yacht e abitare in attici super lussuosi, aveva invece scelto il rispetto per i sacrifici dei suoi genitori che lo avevano educato al valore del lavoro, delle cose (anche di un filo di spago avanzato dopo una cucitura), del denaro. Sempre in tal senso, ricordo di quando mi racconto che durante il suo mandato da Segretario generale dell'Ospedale "Sant'Anna e San Sebastiano" di Caserta – sua creatura di cui era immensamente orgoglioso – per verificare se i centralinisti lavorassero, a notti alterne era lui stesso a chiamare per accertarsene; durante una di queste, non vedendosi rispondere, si precipitò in pigiama, vestaglia e ciabatte in ospedale e li trovò a dormire. Il giorno dopo li licenziò. Che rispetto per il denaro pubblico e per la funzione di una pubblica amministrazione! Che politico e dirigente al di sopra della media! Di quelli che (purtroppo) non ne esistono più...
Di quando, nella nostra corrispondenza messaggistica via whatsapp, ad un mio messaggio tramite registrazione vocale, lui mi rispose con testuali parole: “𝘛𝘪 𝘳𝘪𝘯𝘨𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘭’𝘪𝘮𝘮𝘦𝘯𝘴𝘢 𝘧𝘪𝘥𝘶𝘤𝘪𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘳𝘪𝘱𝘰𝘯𝘪 𝘪𝘯 𝘶𝘯 𝘢𝘯𝘻𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘮𝘦. 𝘔𝘢 𝘴𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘦𝘵à 𝘧𝘰𝘴𝘴𝘪 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘤𝘢𝘱𝘢𝘤𝘦 𝘥𝘪 𝘢𝘴𝘤𝘰𝘭𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘪 𝘮𝘦𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪 𝘷𝘰𝘤𝘢𝘭𝘪 𝘮𝘪 𝘴𝘢𝘳𝘦𝘪 𝘤𝘢𝘯𝘥𝘪𝘥𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘪𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘛𝘦𝘭𝘦𝘤𝘰𝘮”, invitandomi a rispondergli per iscritto.
Di quando, nel farmi prestito di un libro sulla spedalità campana e casertana – oggetto della mia Tesi di Laurea Magistrale in Giurisprudenza – che aveva contribuito a redigere, nel tardare a restituirglielo anche di un solo giorno, mi scrisse: “𝘲𝘶𝘢𝘭𝘴𝘪𝘢𝘴𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘪𝘮𝘱𝘦𝘨𝘯𝘰, 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘰𝘱𝘳𝘢𝘷𝘷𝘦𝘯𝘶𝘵𝘰, 𝘯𝘰𝘯 𝘵𝘪 𝘦𝘴𝘰𝘯𝘦𝘳𝘢 𝘥𝘢𝘭 𝘥𝘰𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘮𝘰𝘳𝘢𝘭𝘦 𝘦 𝘨𝘪𝘶𝘳𝘪𝘥𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘪 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘢 𝘥𝘢𝘵𝘢, 𝘳𝘦𝘴𝘵𝘪𝘵𝘶𝘦𝘯𝘥𝘰𝘮𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰𝘵𝘪”.
Ricordo le nostre lunghe chiacchierate nella sua casa a Caserta, lui seduto dietro la sempre disordinata scrivania (“𝘚𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘷𝘢𝘯𝘪𝘢 𝘪𝘯 𝘥𝘪𝘴𝘰𝘳𝘥𝘪𝘯𝘦 è 𝘴𝘦𝘨𝘯𝘰 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘪𝘴𝘰𝘳𝘥𝘪𝘯𝘢𝘵𝘢, 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘢, 𝘢𝘭𝘭𝘰𝘳𝘢, è 𝘴𝘦𝘨𝘯𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘷𝘢𝘯𝘪𝘢 𝘷𝘶𝘰𝘵𝘢?”, con questa frase era solito accogliermi) ed io accomodato davanti, come uno scolaro degli anni 70’, pronto ad apprendere quanto più possibile dal suo “maestro unico”. In tali occasioni, tra cimeli e affetti gelosamente custoditi, dei quali aveva precisa memoria, amava deliziarmi sul degrado lessicale e di pensiero dell’allora e attuale classe politica. In tal senso, di recente, nel commentare uno degli ultimi decreti legge legati alla pandemia di Covid-19, con specifico riferimento alle disposizioni di sicurezza previste per la celebrazione di riti funebri e matrimoniali, con amara ironia mi lesse testuali parole normate del legislatore: “𝘢𝘪 𝘧𝘶𝘯𝘦𝘳𝘢𝘭𝘪 𝘦 𝘢𝘪 𝘮𝘢𝘵𝘳𝘪𝘮𝘰𝘯𝘪, 𝘰𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘨𝘭𝘪 𝘪𝘯𝘷𝘪𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘦 𝘢𝘭 𝘤𝘦𝘭𝘦𝘣𝘳𝘢𝘯𝘵𝘦, 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦𝘤𝘪𝘱𝘢𝘳𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘪 𝘥𝘪𝘳𝘦𝘵𝘵𝘪 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘦𝘴𝘴𝘢𝘵𝘪”.
Ed ancora, di quando passeggiando per le strade di Formicola, nel prendermi sotto braccio, mi faceva da Cicerone (come solo lui sapeva e poteva fare) tramandandomi la memoria storica di ogni porta, di ogni finestra, di ciascuna bottega, strada o vico incontrato…, rimembrando cosa c’era stato e cosa – grazie al suo impegno, parimenti a quello di altri – fosse possibile apprezzare oggi; appagando la mia sete di conoscenza circa le nostre comuni radici. In tali occasioni, soleva ripetermi: “È 𝘪𝘮𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘰𝘪 𝘨𝘪𝘰𝘷𝘢𝘯𝘪 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘪𝘢𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘪ò 𝘥𝘪 𝘤𝘶𝘪 𝘰𝘨𝘨𝘪 𝘪𝘭 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘰 𝘊𝘰𝘮𝘶𝘯𝘦 𝘱𝘶ò 𝘷𝘢𝘯𝘵𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘢𝘪 𝘊𝘰𝘮𝘶𝘯𝘪 𝘭𝘪𝘮𝘪𝘵𝘳𝘰𝘧𝘪 𝘦 𝘢𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘪 𝘥’𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 (𝘴𝘵𝘳𝘢𝘥𝘦, 𝘧𝘰𝘨𝘯𝘦, 𝘴𝘤𝘶𝘰𝘭𝘦, 𝘴𝘵𝘳𝘶𝘵𝘵𝘶𝘳𝘦 𝘴𝘱𝘰𝘳𝘵𝘪𝘷𝘦, 𝘭𝘶𝘰𝘨𝘩𝘪 𝘥𝘪 𝘢𝘨𝘨𝘳𝘦𝘨𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘭𝘶𝘥𝘪𝘤𝘰-𝘤𝘶𝘭𝘵𝘶𝘳𝘢𝘭𝘪), 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘦 𝘱𝘪𝘰𝘷𝘶𝘵𝘦 𝘥𝘢𝘭 𝘤𝘪𝘦𝘭𝘰, 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘧𝘳𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘣𝘢𝘤𝘤𝘩𝘦𝘵𝘵𝘦 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘤𝘩𝘦, 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘦 𝘦𝘭𝘢𝘳𝘨𝘪𝘵𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘣𝘦𝘯𝘦𝘧𝘪𝘤𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢, 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘪𝘭 𝘱𝘳𝘦𝘮𝘪𝘰 𝘦 𝘭’𝘪𝘮𝘱𝘦𝘨𝘯𝘰 𝘵𝘦𝘯𝘢𝘤𝘦 𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘤𝘢𝘵𝘶𝘳𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘶𝘯 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘷𝘦𝘳𝘰, 𝘪𝘯𝘰𝘴𝘴𝘪𝘥𝘢𝘣𝘪𝘭𝘦, 𝘵𝘦𝘯𝘢𝘤𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘍𝘰𝘳𝘮𝘪𝘤𝘰𝘭𝘢 𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘪 𝘍𝘰𝘳𝘮𝘪𝘤𝘰𝘭𝘢𝘯𝘪” – aggiungendo – “𝘤𝘦𝘳𝘵𝘰, 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘦 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘦 𝘰𝘨𝘨𝘪 𝘴𝘵𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘪𝘯 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘪 𝘊𝘰𝘮𝘶𝘯𝘪, 𝘱𝘦𝘳 𝘤𝘶𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘪 𝘴𝘢𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘥𝘢 𝘷𝘢𝘯𝘵𝘢𝘳𝘴𝘦𝘯𝘦, 𝘮𝘢 𝘍𝘰𝘳𝘮𝘪𝘤𝘰𝘭𝘢 𝘭𝘦 𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘪ò 𝘦𝘳𝘢 𝘶𝘯 𝘮𝘪𝘳𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰, 𝘶𝘯 𝘥𝘦𝘭𝘪𝘳𝘪𝘰 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯 𝘮𝘪𝘯𝘶𝘴𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘱𝘢𝘦𝘴𝘦 𝘥𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘷𝘪𝘯𝘤𝘪𝘢 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘴𝘴𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘭𝘦”. Tutto questo non per vanagloria! Ma perchè l'amore che si è messo nel contribuire alla nascita di qualcosa ha (e deve avere nella narrazione di sé stessa) un grande significato ed essere collegata a tutto ciò che succede dopo.
Ecco, il Senatore Antonio Ventre era questo e tanto altro ancora… Impensabile associare l’idea della morte alla sua persona: amante della vita nella sua pienezza, spirito libero e sensibile, capace di meravigliarsi delle piccole e nuove cose – proprio del fanciullino di pascoliana memoria – anche alla sua veneranda età, fino alla fine dei suoi giorni. Uomo di parola. Di una vivacità intellettuale straordinaria: dietro ai suoi ragionamenti da fine giurista ed intellettuale classico spuntava sempre l’aneddoto sul commerciante formicolano, l’amico boscaiolo, la frase della madre, i mestieri della gente, e cosi via… Capace di dialogare con tutti, soprattutto con i giovani, ai quali – potrà sembrare strano ai più – era legato: particolarmente gioioso del livello socio-culturale maturato dai giovani formicolani, dei traguardi loro raggiunti, dal potere orgogliosamente rappresentare Formicola nel mondo, dal lui sempre e ironicamente definita “caput mundi”. In ognuno di noi giovani, il Senatore vedeva e ha sempre visto un po di sé…. Egli sapeva chi era e chi voleva rappresentare, e conosceva la realtà che voleva cambiare. E aveva scelto e amato per tutta la vita lo strumento per farlo: la politica.
In conclusione di questa mia non sicuramente esaustiva riflessione, ad memorandum di tali e tanti altri momenti trascorsi assieme, di cui la mia memoria sarà premurosa custode, ho tentato di individuare un singolo pensiero che potesse cristallizzarne la memoria… E l’immagine che a mio modesto avviso può aspirare a tale (ingrato) compito, è quella di una quercia secolare: robusta, longeva e saggia, con radici saldamente ancorate al terreno natio e rami ben distesi e proiettati verso l’alto, verso l’avvenire…; capace di dare riparo sotto l’ombra della sua folta chioma e di nutrire con i suoi frutti l’ecosistema alle sue pendici.
Ed è con questa immagine che, da giovane e borioso cittadino formicolano, rivolgo un accorato invito al nostro caro Sindaco e all’amministrazione comunale: possiate voi rendere omaggio al Senatore Antonio Tommaso Ventre dedicandogli una targa, una strada, un luogo, finanche una singola pietra, non per piaggeria o sterile esercizio istituzionale, quanto per far si che la memoria storica di uno dei figli migliori di questa terra possa continuare ad essere tramandata alle nuove generazioni e così, quindi, diventare eterna. Solo avendo coscienza (𝘤𝘰𝘯𝘴𝘤𝘪𝘳𝘦, 𝘤𝘶𝘮 𝘴𝘤𝘪𝘳𝘦: “conoscere in modo consapevole”) e rispettando (𝘳𝘦𝘴𝘱𝘦𝘤𝘵𝘶𝘴: “guardando in dietro”) il nostro passato potremmo avere un futuro.
Se oggi possiamo godere dell’ombra è perché qualcun altro ha piantato un albero prima di noi.
La foto ritrae una delle varie targhe che il Senatore amava fare erigere nella sua casa formicolana "La Vigna", con su inciso l'incipit di "Se questo è un uomo" di Primo Levi (a seguito della sopravvivenza ad Auschwitz), e che ben esaurisce il 𝘮𝘰𝘥𝘶𝘴 𝘷𝘪𝘷𝘦𝘯𝘥𝘪 𝘦𝘵 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘢𝘯𝘥𝘪 che da sempre lo hanno contraddistinto.
Grazie per avermi onorato della Vostra amicizia e del Vostro sempre disinteressato affetto, Senatò! Così come grazie per i sempre saggi e lungimiranti consigli, di cui farò tesoro.
Che la terra vi sia lieve. E come sempre: "Viva Formicola!" 🐜 🌾 🖤

16/05/2022
30/04/2022
30/04/2022
30/04/2022